Ro ed io

Tra i tanti che sono morti per il covid o per le sue complicanze c’è Ro Marcenaro. Io non lo conoscevo, di persona intendo, e allora vi chiederete perché questo titolo. Non lo conoscevo di persona ma evidentemente non lo conoscevo bene neanche come artista, sapevo che faceva animazione e videoclip musicali ma non che fossero suoi i vecchi caroselli del Fernet Branca con la plastilina, e sapevo che era illustratore ma non ricordavo che facesse pure satira. E allora mi sono detto ma vuoi vedere… e sono andato a vedere. Anni fa, quando gli enti locali potevano spendere e spandere, c’erano mostre e concorsi, di fumetti o di satira, aperti a tutti, e a volte partecipavo, e qualche volta ne usciva pure un catalogo democratico che non separava il grano dal loglio e quando si disponevano le vignette in ordine alfabetico mi ritrovavo nella pagina con Altan, troppo onore, troppissimo. E insomma volevo vedere se in quei pochi cataloghi spuntava Marcenaro, ed eccolo infatti in quello dell’edizione 1990 di Satira Oggi dedicata all’informazione nel 2000.  La vignetta di Marcenaro più che satirica sembra un omaggio al fondatore del giornale che spesso lo ospitava.

La mia vignetta invece era sul gap generazionale nella comunicazione e, ammesso che ci fosse e avendo allora trent’anni, non so dire dove mi potevo collocare.

 

 

Vecchiacci

Lo zapping dovrebbe essere considerato sport estremo e praticato con molte cautele. Già sono un problema gli spot che partono a tradimento. Ieri in uno di questi c’era un vecchiaccio col pizzetto che faceva quel gesto tipo corna che fanno i fans del rock troglodita, ed era una faccia conosciuta, sì, era il cantante dei Ligajovapelù, già, erano tutti e tre cantanti, quello patetico, già, lo erano tutti e tre, insomma ho capito che il coronavirus non s’è portato i talent show. E a proposito della pandemia, mi è capitato di sentire un tipo che, con un accento alla Alan Friedman o alla Dan Peterson, diceva in sostanza che l’Italia non pensa al futuro, ai giovani, perché chiude le scuole per salvare i “vecchiacci”, e il tipo in questione era un vecchiaccio che parlava in diretta da un paese dove due vecchiacci si contendono il titolo di uomo più potente del mondo, anche se io ero convinto che quello più potente era il presidente cinese, ma non me ne intendo. E allora pensavo che per tagliare la testa al toro il prossimo virus fatelo che colpisce i giovani così si piglia una soluzione univoca.

Statistiche Illustrate – Che gusto è?

Tra oscillazioni dei contagi e percentuali sui tamponi, mi pare che l’unico dato certo è quello sull’aumento dei morti. Una cosa che invece mi sembra molto più difficile da dimostrare scientificamente è il fatto che l’Italia sia il paese della bellezza con la “Beee” maiuscola, dello stile e del gusto, perché quando, tra tutti questi morti veri, si inscenano per proteste e pretesti finti funerali per la morte dell’economia del commercio o dello spettacolo, con manifesti bare e perfino le auto e la banda che suona marce funebri, tutto questo secondo voi che gusto è? Io direi cattivo.

La Zeriba Suonata – come ci si sente?

Se le manifestazioni in piazza non mi si confanno è perché ci tengo alla mia asocialità, ma ad altri non si confanno per censo, per estrazione sociale. Ieri un rappresentante dei commercianti diceva che le piazze sono per altri, perché già dire “le partite iva”, quelle care alla Fratella d’Italia, dà l’idea di qualcosa di “impettito e dignitoso” come direbbe Jane Fonda, però poi il capo commerciante ha chiesto i soldi lo stesso. Però delle manifestazioni ci sono state, e sono spesso degenerate, e andava tutto bene quando capitava ai lavoratori, ai no global, agli altri, ma, ammettendo e non concedendo la buona fede, come ci si sente a venire strumentalizzati e criminalizzati?

How does it feel, how does it feel? / To be without a home / Like a complete unknown, like a rolling stone

Un genere di manifestazioni di piazza che preferisco.

 

Il Decreto della Nonna

Come si dice in questi casi Maometto è andato a trovare la montagna nel reparto maternità perché ha partorito un topolino, o almeno credo ma non sono sicuro perché non sono ferrato in frasi fatte. Insomma i parlamentari residui si lamentano che fare le leggi spetterebbe a loro ma invece fa tutto il governo, ma da oggi possono stare tranquilli perché anche i DPCM hanno ormai solo valore decorativo. Il tanto atteso DPCM sul ri-Covid contiene solo delle raccomandazioni come se l’avesse redatto una mamma o una nonna, del tipo non fare tardi e stai attento a chi frequenti, ma per il resto mi sfugge qual’è il suo obiettivo, probabilmente quello di agevolare i contagi per sviluppare gli anticorpi nei sopravvissuti. E mi è tornato in mente quando il Premier Déjà Vu si presentò in società e disse di voler essere l’avvocato degli italiani, e mi chiedo come difendeva i suoi clienti nella sua vita precedente, forse si rimetteva alla clemenza della corte.

Il modello del Premier Déjà Vu

Ritorno ad Anghiari

I Gufi sono capaci di tutto pur di mettere in cattiva luce l’italiano vivo. Ora si sono inventati che Leonardo non ha mai dipinto la Battaglia di Anghiari, che è stato il cavallo di battaglia del famoso comico politico che era disposto a smantellare tutto Palazzo Vecchio pur di ritrovare il dipinto. Ma persa un’opera se ne trova un’altra, e infatti è stato ritrovato un disegno di Da Vinci che si pensava perduto. Il disegno è intitolato “Gli umarell di Anghiari” e la Zeriba Illustrata lo espone in anteprima mondiale.