Nuove soluzioni

Il rebus che vedete qui sotto è stato pubblicato qualche anno fa da un giornale di enigmistica e proselitismo religioso. La soluzione era facile: B ambi nero buste = Bambine robuste.

Ma dico “era” perché ora col governo del cambiamento, grazie al quale cambiano sia i problemi che le soluzioni, ci sono appunto altre due soluzioni possibili al rebus: “Non ho vinto al lotto per colpa dei neri” e “La posta arriva in ritardo per colpa dei neri”.

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La Zeriba Suonata – Il mare non bagna Torino

Il ciclismo arriva di nuovo in Piemonte e a Torino, la città che per me rimane sempre quella de La donna della domenica. Oggi la Milano Torino si conclude come da qualche anno sulla collina di Superga e domani il Giro del Piemonte passerà per regge e castelli della zona, ma tuttavia c’è qualcuno che dice sì, vabbe’, a Torino abbiamo tutte queste cose però Qui non c’è il mare, e questo non lo dico io ma gli Statuto.

Gli Statuto nascono nel 1983, quindi ben prima di quell’ondata di gruppi ska più o meno cazzoni che ridanciavano (tranquilli, il verbo non esiste, ma questo non vuol dire niente) per la penisola a cavallo dei millenni, prima che lo ska italiano fosse affogato in un mare di noia da Giuliano Palma, l’ex guaglione che aspettava il sole insieme a Giovanni Pellino ex Neffa. Le loro canzoni parlano di proletari o sedicenti tali, di ribelli o sedicenti tali, di ultrà, di ragazzi chiamati alla ferma di leva e cose così, e i testi sono un po’ sempliciotti, un po’ vittimisti e anche un po’ misogini, e ce li immaginiamo molto prima di Sanremo radunati a Piazza Statuto con gli altri mods, con le loro lambrette, con le loro divise da mods, a guardare da lontano questa o quella ragazza e commentare. Ascoltate i doppi sensi di Saluti dal mare, che sono quasi sensi unici, e comunque la canzone dimostra che per loro il mare era una fissazione. Sulla musica e sul linguaggio diciamo pure che, se ai tempi dei fasti di Madness, Selecter e Specials lo ska era già revival, inevitabile che molte canzoni come questa suonino un po’ anni 60.

Anche se i loghi e le icone ska sono in bianco e nero, loro non sono tifosi della squadra con lo stile che non si capisce che stile è, ma del Torino, al punto da suonare ai raduni del club, però chissà come hanno saputo di quel ciclista mod e gli hanno dedicato una canzone intitolata Pedalando elegante, più sul genere northern soul anch’esso molto gradito ai mods, che suonarono pure al Giro, del resto c’è chi suona da David Letterman e chi da Alessandra De Stefano, e forse loro si riferivano all’eleganza di Wiggo in quanto mod, ma lui lo era in bici in quanto pistard e cronoman, però appena scendeva dalla bici e la scagliava a bordo strada, beh, lasciamo stare, scene che non vediamo in questo video agiografico con testo quasi ridicolo, né vediamo il gregario Froome fargli fare una figuraccia al Tour 2012, però c’è Wiggo che suona col Modfather Paul Weller, mentre gli Statuto, dal canto loro, si esibiscono nel trenino, non quello Sky, ma quello dei Madness. Però non credete, se gli Statuto non erano un ascolto tutto sommato piacevole non gli dedicavo un post con ben tre pezzi.

 

A Ovest del Mondiale

Nei giorni dei mondiali sono successe cose interessanti, anche divertenti, come la manifestazione di quelli che dicono che hanno capito, ma secondo me non hanno ancora capito niente perché non hanno ancora rottamato il rottamatore. Ieri mattina, invece, per un’altra manifestazione, ero io che non avevo capito di cosa si trattava e mi chiedevo in quante città capita che organizzino moto e autoraduni in pieno centro, quando mi pare che altrove semmai la domenica chiudono al traffico. Invece quello che vedevo e soprattutto sentivo non era un autoraduno ma una manifestazione contro la pressione fiscale e il costo del lavoro, e i manifestanti facevano rombare i motori delle loro Ferrari, che avevano un numerino a dimostrare che loro manifestano in modo civile e ordinato e non come i morti di fame, e rombando la loro rabbia facevano scattare gli antifurti nei paraggi, peccato solo che non c’era un servizio d’ordine, e secondo me, più che i poliziotti o la Digos, ci stava bene la Guardia di Finanza. Ma in questi giorni non è che il resto del ciclismo si è fermato a guardare il mondiale, si corre continuamente ed è pure già partita la stagione del ciclocross. Nel lontano Ovest si sono disputate le prime due prove di Coppa del Mondo e in entrambe Toon Aerts ha battuto Van Aert. Questa stagione è partita all’insegna del terzo uomo perché la prima gara in Belgio è stata vinta da Van Der Haar, peccato che i due che si dice si contendano questo titolo poco lusinghiero di terzo uomo siano stati sempre discontinui, ma è un bene che dimostrino di poter battere i due fenomeni, così quando quei due passeranno prima o poi alla strada, non si potrà dire che chi resta vince solo perché quelli sono passati ad altro. E poi i terzi uomini ci vadano piano a pregustare future vittorie, perché si annuncia il ritorno di un campione, Lars Bum-Bum, che l’anno scorso disse di non volersi più distrarre col cross e puntare solo alle classiche e ora che ha cambiato squadra scendendo in una professional ha anche cambiato idea, dicendo di voler correre pure per i prati perché il ciclocross è cambiato. Non so a quale cambiamento si riferisca, ma mi pare che si pedali ancora con i piedi e non con la lingua o con i cazzotti, per cui la vedo dura per lui. Continuando a muoversi da lì verso Ovest si finisce per arrivare in Asia, nel Kazakhistan, dove hanno una tale considerazione di loro stessi che il Tour di Almaty, dopo essersi disputato dagli inizi nello stesso giorno del Lombardia, quest’anno si è disputato in contemporanea col mondiale medesimo, impedendo anche che Lutsenko facesse una prestigiosa cinquina in quella prestigiosa corsa. Buon per Vilella che ha vinto una tappa e la classifica generale, lui che finora ha vinto solo la Japan Cup, si vede che l’aria dell’Asia gli fa bene, ma diciamo pure che ci sono tanti che rimpinguano il palmares con le corsette in Cina o in Malesia, lui invece ha vinto le due corse più importanti di quel continente. E continuando a girare arriviamo sul Mar Nero dove c’è stato un altro ritorno alla vittoria, anche qui con tappa e maglia. Il redivivo è Ramunas Navardauskas, in verità già vincente in Cappadocia, ma l’idolo di Schiantavenna’s non è stato convocato per un mondiale con scarsa presenza baltica perché gli hanno preferito il vecchio Konovalovas. Navardauskas da un po’ di tempo corre solo con la selezione nazionale in giro per i continenti contro avversari molto inferiori a quelli con cui gareggiava in passato, perché neanche la Bahrain lo convoca e sembra che non sappia cosa farsene, un po’ come l’Astana con Moser, che quando ha vinto al Laigueglia anche lui correva con la nazionale, e poi, dopo aver fatto lo sborone alle Strade bianche, da lui definita corsa per veri uomini prima di partire e ritirarsi, è di nuovo evaporato, e se non fosse proprio Cassani il suo ultimo estimatore chissà dove sarebbe oggi, forse sempre in Kazakhistan, semmai a rimirare l’enorme installazione alta 12 metri dello scultore britannico Alex Rinsler che raffigura uno scoiattolo, oppure a cercare un ingaggio nella continental kazaka Vino Astana-Motors, ma ditegli però che Vino sta per Vinokourov e non per quella che ormai è la specialità dei Moser, perché di ciclismo odierno meglio non parlarne. Però, tra tutti questi ciclisti di cui le squadre non sanno che farsene, speriamo si trovi qualche team professionistico che sappia che farsene del siciliano Ficara, che continua a far bene nonostante infortuni vari ma corre nella continental di Fanini. Chiudiamo il giro del mondo e torniamo in Austria per riflettere su un’ultima cosa, sul potere dei conservatori nel ciclismo. A inizio anno quelli del Tour hanno annunciato che avrebbero eliminato le miss, poi non l’hanno fatto ma c’è stato l’immancabile dibattito, e le forze della reazione si sono subito attivate, ingaggiando al posto delle miss dei mister, o come volete chiamarli, vestiti agli europei di Glasgow in gonnellino scozzese e ai mondiali austriaci in pantaloncini tirolesi, sperando che così la gente supplicasse gli organizzatori vari e anche quelli eventuali di richiamare in servizio le miss.