Le telefonate impossibili: Don Alejandro

Diciamo la verità: il grande assente del Giro 2019 è Alejandro Valverde, che all’estero non so ma in Italia è stato oggetto di un cambiamento di gabbana come solo in Italia sanno fare, pensate a certi politici del passato remoto o recente o anche dell’attualità, questi ultimi vedrete tra qualche annetto. Solo che Valverde fa più degno mestiere e il cambiamento è stato in senso positivo. Ritenuto attendista, sparagnino, dopato, per un breve periodo ha anche interpretato il villain nei confronti di Rodriguez, preferito dal pubblico come se Purito chissà che ciclista spettacolare fosse e invece era solo uno specialista delle rampe finali che ha dato il meglio di sé nelle interviste, anche se con avversari come Ba(nala)sso non era difficile. E dicevo Valverde, oggi è esaltato come grande campione, forse anche perché il tempo cambia la prospettiva, rende più rispettabili, e, per quel che mi riguarda, penso che uno che va forte per tanti anni qualcosa di suo deve averlo, e forse pure Armstrong lo aveva, ma gli ha nociuto anche il fatto di non essere un signore come invece è ritenuto Valverde, non a caso chiamato Don. Ho telefonato a Valverde giovedì scorso verso le ore 22.00.

-Buonasera Don Alejandro, disturbo? Cosa stava facendo?

-Buonasera. Sto collegandomi con la tv italiana.

-Vuole seguire la presentazione del Giro?

-No, per carità! Quella musica de mierda a palla che palle! Non essendoci costretto la evito volentieri, la lascio a Annemiek che appena sente una musichetta qualunque subito si mette a ballare. No, volevo vedere la Corrida.

-Scusi Don, ma qui in Italia non ci sono le corride, certe manifestazioni  cruente non le abbiamo, siamo un popolo evoluto.

-A giudicare dai vostri ministri non si direbbe. Comunque io intendevo la Corrida di Corrado.

-Ma Corrado è morto.

-Davvero? Così giovane?

-Mica tanto!

-Ma io pongo me stesso come riferimento. Comunque la Corrida so che la trasmettono ancora da qualche parte.

-Si, ma non stasera.

-Ma voi in Italia fate sempre repliche e repliche delle repliche. State ancora replicando Drive In e Colpo Grosso?

-Eh, gli italiani sono nostalgici.

-Ho saputo anch’io del Salone del Libro di Torino.

-Non intendevo in quel senso. Comunque l’avevo chiamata per invitarla ad andare sul Canale 65, vedrà qualcosa, o meglio qualcuno, che la rincuorerà.

-Canale 65? Ecco, … cos’è, un programma sulla mtb?

-Si, sono servizi sulle gare marathon in Italia.

-Ma quello mi sembra una faccia conosciuta, un po’ invecchiato… Sì, mi pare Francesco Casagrande, ha smesso di correre quando io ho iniziato. Avrà 60 anni.

-No, meno di 50, e non ha smesso, è solo passato alla mtb. Vede che a quell’età si può ancora gareggiare?

-E quell’altro invece me lo ricordo, è Riccardo Chiarini, correva nel decennio scorso, ma sarà vecchissimo pure lui!

-Ehm, sì…, però è più giovane di lei, Don.

Tut tut tut

Ma che è successo, è caduta la linea?

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La Zeriba Suonata – l’insostenibile leggerezza del pop italiano

Ieri pomeriggio al supermercato la radio trasmetteva Freak di Samuele Bersani, avevo dimenticato sia la canzone che il cantante, e diciamo che è stato anche Bersani con la produzione successiva a farci dimenticare quel pezzo insolitamente divertente. Il testo tratteggia una ragazza presa da effimere mode alternative, che ricorda il personaggio di Mia (Silvia Dionisio) nel film Il Belpaese, un filmetto minore con Villaggio che però rivelava come il regista Luciano Salce fosse a suo modo coraggioso deridendo miti e mode della sinistra, dell’intellighenzia, degli alternativi, ma la tipa è un personaggio che può ricordare anche ragazze che abbiamo davvero conosciuto. E poi l’io narrante (questo qui sta sempre in mezzo) mostra insofferenza per i Doors, l’icona massima della trasgressione trasgressiva, oggetto di una mitologia insostenibile. Ma poi, avesse continuato così, dove sarebbe andato Bersani, in un paese in cui bisogna schierarsi, in cui non si può essere leggeri, a meno di non far parte dell’immaginario dell’infanzia felice di Fabio Fazio? Appunto, come fai ad andare da Fazio a promuovere i dischi? Questo è un paese che in alternativa a Sanremo ha creato un premio dedicato a un cantante triste che scriveva canzoni tristi e poi si è suicidato, e come avrebbe potuto parteciparvi uno che, avesse continuato così, poteva rischiare di essere accostato a cantanti sconsiderati come Jonathan Richman o Daniel Johnston? E poi quella frase: “Ciao ciao belle tettine”, oggi gli scatenerebbe contro #metoo e compagnia castrante.

radio dies

Mi ricordo di aver ascoltato la Corrida di Corrado che forse si approfittava un po’ di quegli ingenui mandati allo sbaraglio, ma niente in confronto al cinismo di Bonolis, anche se altrettanto cinicamente penso pure che chi vuole farsi vedere in tivvù a tutti i costi in fondo si merita quello e altro. Puntate a caso di Alto Gradimento, il cui gradimento da parte mai non è mai stato troppo alto. Poi Hit Parade e la sua serie B che mi pare si chiamava Dischi Caldi. Quando seguivo tutti gli sport ho ascoltato delle dirette e anche Tutto il calcio minuto per minuto con la sigla di Herb Alpert. Ma quando la musica è cambiata ho cercato la musica, quella cambiata appunto, prima su qualche rara emittente locale poi su StereoRai e fu un piacere sentire qualche conduttore che leggevo su Rockerilla. Uno di questi nell’estate del 1987 in collegamento da Londra annunciò lo scioglimento degli Smiths e non mi dispiacque perché le cose hanno un inizio, una fine, l’importante è che sia stato buono il durante perché a volte neanche quello. Poi la radio l’ho sentita sempre meno, ho seguito per anni il Ruggito del Coniglio, dove cercavano di inserire in tornei di orrori musicali la Giapponese a Roma di Kahimi Karie che a me invece già sembrava una cosa geniale, prima della nippon invasion e prima di scoprire che dietro c’era Momus. Mai ho sentito un programma politico e quindi non mi preoccupa la sorte di Radio Radicale, non ci vedo la grande minaccia per la già malandata democrazia italiana, anzi penso che tutte quelle testate giornalistiche, scritte e orali, che da decenni invocano il libero mercato dovrebbero piuttosto essere contente di finalmente naufragare nel dolce mare del mercato.

 

La Zeriba Suonata – i 60 visti dai 90

Dicono che gli anni 60 sono stati favolosi, ma io non posso dire perché era il primo decennio che vedevo e non avevo con che paragonarlo, ma se lo sono stati è stato solo fino a quando poi una masnada di borghesi non si sono messi a giocare alla rivoluzione, in attesa di diventare cinici professionisti, altrettanto cinici librai, giornalisti di destra e registi erotomani con licenza d’autore. E proprio perché era solo un gioco sono riusciti a trascinarvi anche gli operai che altrimenti neanche sapevano cos’erano questi operai di cui si parlava in giro, e infatti agli operai forse la rivoluzione neanche interessava, gli importava avere i soldi per far studiare i figli che non diventassero operai pure loro e poi se avanzava qualcosa comprarsi la 500.

gemelli biodiversi

L’ONU ha denunciato (o annunciato? boh, dipende dagli interessi) che un milione di specie animali sono a rischio estinzione per colpa dell’uomo. Beh, dovesse scomparire la zebra gialloverde non facciamone un dramma.

Il nastro adesivo gialloverde esisteva già quando c’erano quelli di prima.

La Liegi del cambiamento

In Belgio qualche tempo fa sono stati più di un anno senza governo e forse pochi ne sentivano la mancanza. In Italia invece abbiamo il governo customizzato, ognuno ne ha la sua fetta, e ci sono giornali che tengono per mezzo governo e criticano l’altro mezzo. Però con quota 100 questo governo ha consentito a Davide Rebellin di potersi finalmente ritirare a giugno dopo i campionati italiani, avendo totalizzato 48 anni di età più 52 anni di attività agonistica. Ma nonostante la sua età neanche lui è mai arrivato nel centro di Liegi. Da quest’anno invece sono stati tolti il Saint-Nicolas e l’arrivo ad Ans vicino al supermercato e si è tornati nel centro di Liegi non lontano dal Boulevard de la Sauvenière passando per il ponte sulla Mosa. Questa è anche l’ultimissima corsa della Sky, poi Puccio e compagni cambieranno sponsor e colori, che ancora non si sa quali saranno, forse, dovendo fare tutto in fretta, dipenderà dalla vernice che riusciranno a trovare, cercando anche nel supermercato di Ans. Il paradosso del ciclismo odierno è che per rendere più spettacolare una corsa bisogna toglierle le salite finali, all’Amstel è andata bene, la Freccia Vallona non vuole provare, per la Liegi una sola edizione è poco per poter giudicare, anche perché la pioggia ha fiaccato ulteriormente i ciclisti. Qualcuno in verità è venuto già fiaccato, come Daniel Martin, poi strada facendo si è ritirato Valverde. Ma non andate di fretta a credere finiti i ciclisti che hanno deluso nelle classiche: Valverde ha esordito ottimamente nelle Fiandre e pure Sagan, che qui non è neanche venuto, alla Roubaix è sembrato il migliore fino a pochi km dalla fine. Ion Izaguirre, intanto, continua ad avere problemi meccanici con una bici presa con la raccolta punti del supermercato di Ans, poi in una curva va dritto forse perché il percorso è cambiato lui è basco i cartelli sono in fiammingo quindi non riesce a raccapezzarsi. Ma oggi la corsa la fanno le seconde linee, quelli che De Zan chiamava i luogotenenti, i gregari, i portatori di borracce, Kangert su tutti, sulla Redoute ci si aspetta gli attacchi dei favoriti, niente, i Deceuninck fanno l’andatura ma non sanno che il loro capitano Alaphilippe non ne ha più, e quando attacca Fuglsang la coppia scoppia, così il finale viene divertente, con uno sparpaglio di corridori tutti a inseguire qualcun altro, Formolo è l’ultimo a staccarsi dal danese e arriva secondo, un domani qui potrà vincere, soprattutto se correrà ancora tanti anni come Rebellin. Fuglsang invece nel finale rischia di cadere ma rimane in piedi con un’acrobazia e lì tutti a ricordare il suo passato nella mtb e a elogiare la multidisciplinarietà, e buon per i Reverberi che erano impegnati a fare una figura barbin(a) con un 16esimo posto al Giro dell’Appennino, perché se fossero stati davanti al televisore avrebbero dovuto tapparsi le orecchie per non sentire. Arrivo nel centro di Liegi anche per la gara femminile, dove cambia l’olandese vincitrice rispetto alla Freccia di mercoledì e alla Liegi dell’anno scorso: la Van Vleuten, visto che le rincorse non le riescono più, ha preferito attaccare per prima e, in attesa che i premi nelle gare femminili vengano parificati a quelli dei maschi, stavolta ha vinto un blocchetto di buoni da spendere nel supermercato di Ans.

Questo post contiene un grave errore per uno che si dice belgiofilo. Se hai scoperto qual’è l’errore invia la soluzione in busta chiusa al supermercato di Ans: potrai vincere un buono per un punto interrogativo.

Più apprezzato dai belgi che dagli italiani?