Ancora spot

Il Giro scremato arriva al Sud ma non troppo, a Guardia Sanframondi in provincia di Benevento passando per la salita del Calvese, maledetta da Binda, che a detta di un vetero-tifoso del luogo è “abbastanza durissima” e ne parla come se quella volta in cui vinse comunque Binda lui fosse stato presente, ma fatti due conti è improbabile. Non si poteva pretendere che il Giro arrivasse a Caserta dove non gliene frega niente a nessuno, e poi qui la carovana non avrebbe avuto dove passare perché quando hanno decretato che ci si poteva ristorare solo all’aperto i ristoratori non se lo sono fatto dire due volte e stanno occupando tutti gli spazi possibili e già per i pedoni ci sono difficoltà a muoversi ma penso che tra poco di problemi ne avranno pure i motorizzati. Ma il Paese lo esige, per dire stamattina fuori a un bar di quelli lussuosi c’erano due che mangiavano come se fossero andati alla mensa della caritas e avessero trovato chiuso, evidentemente quando si dice che certi politici edonisti parlano alla pancia delle persone si intende in senso letterale, e praticamente quello che si riteneva il Paese del Gusto è ormai diventato il Paese del Disgusto.

Ancora si parte con una notizia cattiva e una buona. La cattiva è il ritiro di Caleb Ewan che è caduto sotto una galleria, anzi si è ritirato come ci si aspettava, anzi ha preso una botta al ginocchio, non si è capito bene cosa è successo ma, anche se ieri aveva detto che gli sarebbe piaciuto terminare la corsa perché per la prima volta si trovava in testa alla classifica a punti, nessuno gli ha creduto ed era prevedibile che per centrare il suo obiettivo di vincere tappe in tutti e tre i grandi giri dovesse risparmiarsi sforzi inutili in salita. Comunque sia il Giro che fin qui era stato discretamente cremoso riprende a scremarsi perdendo questo incrocio tra McEwen e Cavendish le cui volate un giorno saranno esposte al Museum of Contemporary Art di Sidney. La buona notizia è un nuovo spot, non tanto per il prodotto pubblicizzato che è roba ottenuta riciclando materiale, che sarebbe sempre più ecologico delle vetture ibride, ma per la testimonial che è Giada Borgato in persona e, dato che quando ci vuole ci vuole, in questo video è davvero graziosa.

Anche oggi arriva la fuga e vince il giovane francese Victor Lafay, che in curriculum aveva una vittoria in una corsa semipro e una commozione cerebrale, precedendo Francesco Gavazzi più vecchio di 11 anni. AdS dice che si attendeva di più dall’altro fuggitivo Campenaerts che sarebbe più esperto, ma subito viene contraddetta perché in realtà il cruccio di quel disastro del belga è quello di essere bravo a cronometro e a tirare il gruppo, che è un po’ la stessa cosa, ma di non aver fatto granché nelle prove in linea. Ma AdS, non contenta, prima dice di non aver visto Bardet finora e la regia tempestivamente manda le immagini della sua fuga dell’altro giorno in compagnia di Bettiol e Ciccone, e poi assegna la maglia ciclamino alla classifica dei traguardi volanti. Ma la preoccupazione principale di tutta la squadra RAI è come si pronuncia il nome di Attila Valter, che ha già attirato tifosi dall’Ungheria, intesa come nazione e non come Loggia. Valter ha iniziato con la mtb e solo a 18 anni è passato alla bici da strada, quella che AdS definisce bici da corsa come se in mtb si stesse fermi sul posto, e i suoi idoli infatti sono stati Absalon e Schurter ma in tv vedeva pure Bodrogi che però a un certo punto prese la cittadinanza francese. E si vede che di ciclismo su strada Valter ne capisce ancora poco perché ha detto che la sua squadra è la più forte del mondo, ma lui non corre né con la Ineos né con la Jumbo né con la Deceuninx, ma con la Groupama diretta da Madiot e Maudit, che non sono una coppia di comici, almeno non ufficialmente.

In chiusura del Processo viene trasmesso un nuovo spot per la sicurezza sulle strade. In questo video ci sono tre personaggi inespressivi che sono a turno a piedi in bici e in auto, si incrociano più volte e rispettando le norme nessuno investe nessuno. Quello che non è chiaro è se gli autori hanno immaginato una situazione tipo Io sono leggenda in cui i tre sono gli unici sopravvissuti sulla Terra dopo una terribile pandemia o dopo che tutti gli altri sono morti per un’indigestione universale dopo essersi abbondantemente ristorati, oppure se si tratti di un caso di stalking triangolare.

L’ultima cartolina dell’ex ungherese a fine carriera.

(ac)cade anche qui

Quando una nazione ci sta antipatica, soprattutto se non è abbastanza occidentale, o ci da fastidio che ospiti qualche evento importante, si dice che per la costruzione della tale struttura sono morti molti operai e che lì i lavoratori sono tenuti praticamente in schiavitù. Qui invece, a parte le condizioni di quelli che raccolgono la materia prima per la principale attività economica del paese, non abbiamo bisogno di grandi eventi per avere morti sul lavoro, e c’è da credere che a breve, per rilanciare il paese e togliere i famosi lacci e lacciuoli all’imprenditoria, le norme sulla sicurezza saranno ritenute parti del famoso mostro chiamato Burocrazia con quel che ne può conseguire.

Gli orrori del passato spiegati ai post-millenials

Tra tutte le guerre che ci sono state nel mondo da quando la guerra finì, quelle che più colpirono gli italiani furono le guerre iniziate 30 anni fa nell’ex Jugoslavia dove la caduta del cosiddetto comunismo fece esplodere l’insofferenza reciproca di popoli, o il sinonimo che preferite, costretti a convivere dal Maresciallo Tito, un tipo che non mi meraviglia che sia stato rimpianto da qualcuno, perché si sa che i militari cattivi sono solo quelli dell’altra sponda, in senso politico. E queste guerre colpirono gli italiani soprattutto perché erano le più vicine a noi, dall’altra sponda, in senso geografico, in luoghi dove molti andavano a passare le vacanze a buon mercato. In questi conflitti si commisero orrori degni (si fa per dire) del nazismo, ma questo non poteva giustificare altri orrori, e invece sul finire di quelle guerre in Italia venne generata un’orrida creatura che neanche la vivace fantasia di Mary Shelley avrebbe potuto partorire: il LigaJovaPelù, un mostro a tre bocche che gettava nel panico la popolazione sbraitando: Il mio nome è maipiù!, un messaggio peraltro condiviso dai malcapitati che appunto si auguravano di non incontrare mai più quel mostro. Allora ai giovani dico che è importante ricordare gli orrori del passato per evitare che si ripetano in futuro, e mi riferisco al LigaJovaPelù, non alle guerre che quella è una guerra persa.

come volevasi sospettare

Siete di quelli che hanno problemi col sito di qualche Pubblica Amministrazione o attendete una risposta a una vostra domanda? E quando qualche politico parla di troppa burocrazia vi sentite coinvolti e annuite con la testa? Guardate che non sta parlando di voi, che nella faccenda potete tutt’al più servire da pretesti. Oggi, per dire, mi è capitato di sentire il consueto Discorso del venerdì alla Nazione, pardon, alla Regione, di un Governatore, che parlava di sburocratizzazione con molte “s” “b” “r” e pure “z”, e accennava agli appalti, al ruolo delle sovrintendenze e ai troppi vincoli ambientali. Viceversa, se volete costruire un albergo a pochi metri dal mare o sull’argine di un fiume sotto un costone di roccia, beh, la cosa vi può interessare.

Cartolina dalla ridente località di Strapiombo.

La Zeriba Suonata – riconoscimenti tardivi

Sulla faccenda del genocidio degli armeni Diamanda Galas ce l’aveva soprattutto con gli Stati Uniti che per convenienze economiche e politiche facevano finta di non riconoscerlo, ma ultimamente qualcosa è cambiato e il Presidente ha detto che a guardarlo bene sembra proprio un genocidio. Meglio di niente, l’ideale sarebbe che lo dicesse pure la Turchia, ma per ora non se ne parla, e non per cattiveria, ma la tempistica per il riconoscimento di errori e orrori del passato è molto lunga, ci vogliono secoli, pensate alla Chiesa cattolica.

Orders From The Dead

Dipinto Di Diamanda

Von Der Land

Gli italiani di notte sognano Ursula, ma non quella che come una Venere un po’ mascolina sorgeva dalle acque dopo averne depredato i fondali, no, l’altra, quella dell’Europa, perché trovano più erotici i soldi europei. Ma per avere quei soldi bisogna prima fare i compiti e l’esame e come materia è uscita Le Riforme. Non so se chiederanno delle riforme a piacere o scelgono loro, io vedrei bene la riforma dell’imprenditoria e pure quella delle banche ma pare che non possono essere toccate, e allora andrebbe bene semplificare le leggi, però non possiamo aspettarci indicazioni opportune da persone così rigide per i nostri politici così contorti: che cosa vuoi rendere semplice se non si comincia dalle teste? E già, perché a quanto pare l’incidente turco non è stato causato solo dal padrone di casa che, accortosi che c’era una donna in piedi, le voleva chiedere di preparare un caffè per gli ospiti, ma anche dal rigido protocollo che gli europolitici redigono per sé stessi. E con questa rigida classe eurodirigente non so quanta fiducia si può avere nell’arrivo di quei soldi che permettano di mantenere lo stesso alto tenore di vita, pur continuando a bivaccare nei dintorni dei locali, a un popolo crapulone che con autoironia ha eletto suo Santo Patrono il Poverello d’Assisi. Ma del fatto che qualcosa sia cambiato nel paese, soprattutto nella consapevolezza di quale sia l’attività trainante per l’economia, ce ne accorgeremo quando finirà lo smart-working e allora prevedo che la tivvù di impegno incivile, tra una tetta e una chiappa, pedinerà i dipendenti pubblici per esporre alla gogna quelli che dopo aver timbrato il cartellino andranno a lavorare invece che al bar a sostenere l’economia del paese.

qualche riforma si può rimediare

“Riforma” è una parola che ci perseguita almeno dai tempi di Craxi e piaceva pure a quell’ex comunista incapace di dire qualcosa di sinistra. Con la pandemia sembrava circolare poco al pari delle persone ligie alle regole, ma poi con la faccenda dei soldi europei l’ha ritirata in ballo l’Europa medesima, e allora bisogna darsi da fare. La cosa migliore sarebbe quella di semplificare le leggi a beneficio di chi deve rispettarle o applicarle nel suo lavoro, ma le cose semplici non sono congeniali alle persone con le menti contorte e allora, dato che si parla sempre di riforme in generale senza specificare, le riforme per le riforme, e una vale l’altra, qualcosa si può rimediare, anche una riforma costituzionale, addirittura la prefazione della Costituzione (era la prefazione?) e cambiarla così: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla Ristorazione”. Poi si può istituire il Ministero della Ristorazione, più importante e attuale di quelli inopportuni di ambiente cultura istruzione ricerca insomma quelle robe lì, e sono già due riforme. I tempi sono maturi, l’associazione dei Comuni ha chiesto di semplificare le norme, peraltro poco rispettate, sull’occupazione di suolo pubblico per concederne di più e più velocemente ai locali che devono esercitare all’aperto; visto a cosa mirano i discorsi sulla famigerata Burocrazia? Essendo il settore trainante dell’economia, dietro al quale sarebbe interessante sapere chi c’è, va sostenuto a tutti i costi, anche a scapito dei pedoni, perché del resto camminare se non è finalizzato a raggiungere un bar o un ristorante è solo una perdita di tempo.

Non più citta a misura d’uomo ma a misura di elicotterista.

La faccenda del pubblico

Questo calcio sta dappertutto: che ci fa nella pagina del ciclismo di Het Nieuwsblad? E’ che pure lì ha fatto notizia l’apertura degli stadi italiani al pubblico. In Belgio niente, due Fiandre senza pubblico che già uno sembrava strano, al secondo per strada c’era solo un ragazzino, lo svizzero Schar per ringraziarlo gli ha donato una borraccia ed è stato squalificato in flagranza di reato secondo l’Editto Lappartient, ma tutti gli altri ciclisti avevano invitato il pubblico a stare a casa perché così potevano salire sui marciapiedi senza il rischio di abbattere qualcuno. Pure la stagione del ciclocross è stata senza pubblico, tutti davanti al televisore, se passavi per le strade deserte del Belgio all’ora italiana di pranzo sentivi il rumore dei campanacci provenire dalle case. Però i fotografi hanno detto che le foto così venivano meglio. In Italia invece la decisione a gamba tesa del Banchiere di aprire gli stadi al 25% del pubblico ha scatenato un effetto domino e dal Ministero di Cultura Spettacolo e Fuochi d’Artificio hanno detto che allora bisogna aprire pure teatri e cinema. E il Banchiere, che è uomo di poche parole perché tiene da fare, ha detto: E sia. E ieri il TG diceva che dal 26 aprile andremo a cinema e a teatro, un messaggio volutamente ambiguo, perché detto così sembra che sia un obbligo, come vaccinarsi dato che non farlo è ritenuto un’attività sovversiva. Però posso tranquillizzarvi perché non sarete tenuti ad andare a vedere una simpatica commedia di quel simpaticone di Salemme o il remake del sequel de I Fantastici 4 contro King-Kong, per ora non c’è l’obbligo. Si sorvola invece sul pubblico del ciclismo, perché come fai a dire che sullo Zoncolan potrà andare solo il 25% degli indiani? E intanto oggi si corre l’Amstel Gold Race in un circuito chiuso e vedremo se esiste il Cauberg senza il pubblico, io credo di no, penso piuttosto che è una salita che il pubblico la porta da casa insieme alle birre.

Dagli archivi dell’Area 51 una foto che dimostrerebbe l’esistenza del Cauberg senza pubblico.