La verde estate

Si direbbe che abbia un’espressione indecisa la donna raffigurata in questo quadro del pittore postpreraffaellita John Liston Byam Shaw, intitolato “Last Summer Things Were Greener”.

Start-up? No, starter

C’è stato lo sblocco dei licenziamenti ed è andata grossomodo così: le lettere erano già pronte, i capi del personale hanno fatto il riscaldamento e hanno sgranchito il dito, mancava solo uno starter e hanno scelto il migliore.

La Zeriba Suonata – Diamo un inno a tutti

E’ un periodo di grandi eventi sportivi e gli inni dilagano, ma il problema di questo genere musicale è che spesso gli inni nazionali sono stati scritti in altre epoche e i testi rispecchiano un altro modo di pensare, come rileva un blog che ha proposto un’analisi del testo dell’Inno di Mameli, e un po’ mi ha sorpreso perché credo proprio di non averlo saputo integralmente neanche alle elementari e comunque ne ricordavo solo gli highlights: “Che schiava di Roma Iddio la creò”, “Stringiamoci a coorte siam pronti alla moorte”, e “Zan Zan”, e devo dire che quest’ultima è la parte che preferisco, forse perché sa un po’ di avanspettacolo e di teatro di rivista, un tipo di spettacolo che quando sono nato probabilmente già non c’era più ma quella cultura è filtrata attraverso i varietà televisivi e i film comici coevi, soprattutto quelli con Totò. Tornando agli inni, essi rappresentano delle comunità e questo concetto oggi molto usato delle comunità è davvero comodo perché pensare per contro che là fuori ci siano miliardi di singoli individui che pensano ognuno a modo suo fa venire le vertigini, non se ne parla proprio, meglio pensare per gruppi, categorie, comunità. Ma alcune di queste non mi risulta che abbiano un inno e allora questa rubrica interviene a suggerire delle canzoni che potrebbero fungere allo scopo. Ad esempio ci sono i taccheggiatori che nel periodo delle chiusure hanno reso un grande servigio al Paese perché quando qualcuno veniva sorpreso a rubare nei supermercati forniva ai media una preziosa opportunità di fare dei lacrimosi servizi in cui si denunciava l’impoverimento della gente e di conseguenza la necessità di ridurre le tasse ai ricchi.

Shoplifters Of The World Unite

Altra categoria vituperata è quella degli stalkers di cui diciamo tutto il male possibile ma poi per loro fortuna intervengono i Giudici che hanno studiato e con la loro autorevolezza li mandano liberi per il mondo, e questo è l’inno da cantare con la mano sul petto, preferibilmente quello della persona perseguitata.

The More You Ignore Me The Closer I Get

Al pari delle bandiere gli inni sono divisivi, come solo il tifo nel calcio, e allora ben venga un inno trasversale che può unificare la comunità uligana.

Sweet And Tender Hooligan

E infine ci vorrebbe un inno per tutti i fans sparsi per il mondo di un famoso gruppo degli anni 80, un inno da cantare con la mano non sul petto ma sul fianco.

The Boy With The Thorn In His Side

Enrico Baj – “Generale”

Classificazioni animali

Nel mondo ci furono indignazione e proteste contro il festival di Yulin in cui si macellavano milioni di cani. Fu da allora che le mucche cercarono di essere ammesse tra gli animali da compagnia.

Frasi dimenticate – la prima

Sarà l’età, sarà che le cose viste lette e sentite negli anni sono molte, succede che tante le dimentico e tante altre si confondono. Però il problema della memoria non è solo mio, a giudicare da quanti ultimamente stanno rivalutando il Cavalier B, ma non divaghiamo. Ci sono frasi che non ricordo più dove venivano dette, e se mi ricorderò di altre cose che non ricordo potrò farne una nuova rubrica. Ma iniziamo proprio con una prima, nel senso che c’è una frase che veniva pronunciata nella prima avventura di un personaggio popolare, ma non ricordo se si trattava di Popeye o James Bond. Non so, mi convince di più 007, non pare anche a voi?