il fumettista sottinteso

Quando si pensa ai grandi fumettisti in generale, o soltanto a quelli argentini, forse vengono in mente Alberto Breccia che invecchiando sperimentava invece di classicheggiare, oppure Carlos Trillo poliedrico e prolifico, o Quino di cui si ricorda soprattutto Mafalda, un fumetto importante ma un po’ invecchiato e che ha occupato solo una piccola parte della sua carriera, in cui si è dedicato per lo più a tavole mute spesso geniali. Invece forse non viene in mente, o almeno non subito, Guillermo Mordillo, anche lui autore di tavole mute spesso geniali, che, a differenza di quelle di Quino in bianco e nero e con frequenti riferimenti a temi sociali, erano a colori e più surreali, con utilizzi impropri di animali, per lo più giraffe ed elefanti che ben si prestano a questa bisogna. Forse troppo popolare, troppo merchandising, beh, in questo neanche i Peanuts e Mafalda scherzano, calendari cartoline diari segnalibri, forse sottovalutato, o forse soltanto dato per scontato, sottinteso.

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una bella legge

Non so se all’estero è lo stesso ma in Italia ognuno ha la sua idea per risolvere qualche problema specifico e la soluzione è sempre la stessa: una bella legge. E i partiti e partitazzi e movimenti, che sono sempre in pieno marketing, propongono le loro proposte idee e ipotesi di leggi, preferibilmente nella forma fast e anche take away del decreto.

Eppure di leggi ce ne sono già tante che non si sa più dove metterle. E se il popolo si diverte a esercitare la sua sovranità virtuale continuando a elaborare le sue idee, sarebbe meglio che almeno i politici le loro energie le mettessero nel cercare di farle applicare quelle leggi, se non altro per giustificare la carta utilizzata.

 

La Zeriba Suonata – musica horribilly

Quando il popolo sovrano si stufa dei politici di mestiere, che sono tutti corrotti in un paese pieno di brava gente, allora ci si affida ai politici nuovi che vengono dalla società civile, cioè gente che fa lavori veri, seri, tipo svegliarsi – portare i levrieri afgani a passeggio – uscire a fare jogging – rientrare e fare la doccia – fare colazione a un bar di quelli lussuosi costosi e poi andare a fare (ma cercando di iniziare tardi perché altrimenti come si fa a rinfacciare agli altri di lavorare fino a mezzanotte?) un lavoro rispettabile tipo imprenditore medico avvocato commerciante cattedratico, e qui viene un sospetto di classismo, perché da quando non c’è più il PCI non ci sono più neanche quegli operai che venivano candidati per marketing politico. Poi però il popolo sempre sovrano si stufa pure di quelli istruiti che vengono dispregiativamente chiamati professoroni e passa a preferire quelli come noi, che a guardare bene non è un complimento, e comunque mi piacerebbe chiedere a chi la pensa così se, dovendo subire un’operazione, preferirebbe farsi operare dal miglior chirurgo sulla piazza o da uno come noi, tipo il macellaio all’angolo. In questo contesto è particolare la situazione degli uomini di spettacolo, perché a volte sembra che vige ancora il divieto di seppellirli entro le mura cittadine, altre volte gli va bene. Nello stesso periodo dell’elezione in USA dell’ex attore Ronald Reagan, in Francia, in tempi molto diversi da quelli attuali, il comico Coluche voleva candidarsi alla Presidenza ma poi preferì ritirarsi, mentre la frenetica Jo Squillo guidò l’effimero Partito Rock. Però un partito chiamato Monster Raving Loony Party non poteva sperare di avere molti consensi. Il fondatore e leader dal 1983 al 1999, anno del suo suicidio, fu David Edward Sutch che di mestiere in realtà faceva il cantante e, ispirandosi al più famoso Screamin’ Jay Hawkins (quello di A Put a Spell On You), scelse il nome d’arte Screaming Lord Sutch. Attivo dagli anni 60, ha lavorato con Keith Moon, Jeff Beck, Jimmy Page, Ritchie Blackmore, Charlie Watts e Nicky Hopkins, e con la sua band, i Savages, ha proposto un rockabilly horror non particolarmente significativo, anzi l’album Lord Sutch and Heavy Friends del 1970 è stato nominato in un sondaggio della BBC come il peggior album di tutti i tempi, e lui stesso riconosceva i propri limiti come cantante. Però i suoi spettacoli con travestimenti, bare, incendi, coltelli e teschi, anticiparono il grand guignol di quell’altro sarchiapone di Alice Cooper. Fu riscoperto dai punk, anche se non aveva niente a che spartire con la musica dark e neanche tanto con i Cramps che pure facevano un rockabilly influenzato dall’immaginario horror ma con una bravura e una carica sexy ineguagliabili (o ineguagliabilly?). Io invece l’ho scoperto grazie al ritrovamento di una versione cd di Rock & Horror, del 1982, che contiene anche il suo vecchio classico Jack The Ripper.

Metamorfosi e trasformazioni

Richard Carapaz, svegliatosi stamattina da sogni agitati, si trova trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo, un’ape regina. Poi però nota che il compagno di stanza si comporta normalmente come pure il Priore della Movistar Padre Eusebio Unzué e allora si guarda di nuovo nello specchio e vede con piacere che ha il suo solito aspetto, si è solo fatto condizionare dallo scrittore parlante che è anche entomologo e in assenza della farfalla di Maastricht si è inventato questo paragone tra la maglia rosa e l’ape regina, e quindi si può partire tutti per la tappa regina pure lei, quella del Mortirolo, che però è venuta troppo presto o sono le elezioni che sono venute tardi. E sì, perché i famosi popoli hanno votato no all’austerità e sì al fare e, se non si può salire sul Gavia, rispettando il volere dei popoli sovrani in un paio di giorni si trivella la montagna e si passa dall’altra parte, mentre tutta la neve che sta sul Gavia la si spedisce a Greta così può spegnere l’incendio della sua casa ha ha ha! Le previsioni della vigilia sono confermate: se si saliva il Gavia a un centinaio di km dall’arrivo l’ultima settimana era strapiena di montagne, senza quella salita lì, dopo il Mortirolo, è rimasta solo la salitella di Viale De Amicis. E pure il Mortirolo, la salita dove si rivelò Pantani che qui è ricordato da uno dei monumenti più brutti che gli hanno dedicato ché lo raffigura aggrappato a una grondaia, o almeno così mi sembra, è stato parzialmente spuntato dalla pioggia perché i ciclisti hanno dovuto badare sia a non scivolare nei burroni che ai tifosi oggi armati anche di ombrelli oltre che di telefonini. Ai commentatori non va mai bene niente: se qualcuno parte presto è poco saggio e spreca energie, se è saggio e non spreca energie non è spettacolare e lo scrittore lo mette nella blacklist insieme a Roglic, e oggi è toccato proprio all’Apecarapaz ma avercelo un giovane già così scafato. Purtroppo se il Mortirolo richiede ai ciclisti di dosare bene le forze i commentatori possono dire scemate illimitate e comunque per gli amanti del ciclismo senza calcoli e senza freni oggi ha vinto Giulio Ciccone, che sembrava si fosse posto un obiettivo piccino, i GPM, e invece torna a vincere una tappa, nonostante abbia litigato con la mantellina e col suo compagno di fuga. E si parla tanto di tecnologia ma poi non si riesce a disegnare una mantellina facile da infilare, così Neuro Ciccone deve ricorrere al giornale, una cosa che spiega anche la rimonta parziale di Roglic in discesa, perché lui è un robot, è tecnologico e quindi non legge i giornali cartacei e sotto la maglia ha infilato un tablet, perché lui, anche se non parla italiano, tra i preferiti ha il sito della Gazzetta, e da qualche giorno, su consiglio di Tolhoek, anche la pagina instagram di Puck Moonen, e con quel peso aggiuntivo addosso è sceso più velocemente. Dicevo che lo scrittore parlante non apprezza i ciclisti calcolatori, come Roglic e Apecarapaz, ma può fare un’eccezione se vanno in crisi mostrandosi umani. Come se non bastasse, anche Franzelli vuole dire la sua e, accennando all’incidente quando faceva salto con gli sci, dice che Roglic si era rotto in mille pezzi e poi si è ricomposto: ma allora più che un robot è un transformer.

Il catechismo di Don Eusebio

Le telefonate impossibili: Don Alejandro

Diciamo la verità: il grande assente del Giro 2019 è Alejandro Valverde, che all’estero non so ma in Italia è stato oggetto di un cambiamento di gabbana come solo in Italia sanno fare, pensate a certi politici del passato remoto o recente o anche dell’attualità, questi ultimi vedrete tra qualche annetto. Solo che Valverde fa più degno mestiere e il cambiamento è stato in senso positivo. Ritenuto attendista, sparagnino, dopato, per un breve periodo ha anche interpretato il villain nei confronti di Rodriguez, preferito dal pubblico come se Purito chissà che ciclista spettacolare fosse e invece era solo uno specialista delle rampe finali che ha dato il meglio di sé nelle interviste, anche se con avversari come Ba(nala)sso non era difficile. E dicevo Valverde, oggi è esaltato come grande campione, forse anche perché il tempo cambia la prospettiva, rende più rispettabili, e, per quel che mi riguarda, penso che uno che va forte per tanti anni qualcosa di suo deve averlo, e forse pure Armstrong lo aveva, ma gli ha nociuto anche il fatto di non essere un signore come invece è ritenuto Valverde, non a caso chiamato Don. Ho telefonato a Valverde giovedì scorso verso le ore 22.00.

-Buonasera Don Alejandro, disturbo? Cosa stava facendo?

-Buonasera. Sto collegandomi con la tv italiana.

-Vuole seguire la presentazione del Giro?

-No, per carità! Quella musica de mierda a palla che palle! Non essendoci costretto la evito volentieri, la lascio a Annemiek che appena sente una musichetta qualunque subito si mette a ballare. No, volevo vedere la Corrida.

-Scusi Don, ma qui in Italia non ci sono le corride, certe manifestazioni  cruente non le abbiamo, siamo un popolo evoluto.

-A giudicare dai vostri ministri non si direbbe. Comunque io intendevo la Corrida di Corrado.

-Ma Corrado è morto.

-Davvero? Così giovane?

-Mica tanto!

-Ma io pongo me stesso come riferimento. Comunque la Corrida so che la trasmettono ancora da qualche parte.

-Si, ma non stasera.

-Ma voi in Italia fate sempre repliche e repliche delle repliche. State ancora replicando Drive In e Colpo Grosso?

-Eh, gli italiani sono nostalgici.

-Ho saputo anch’io del Salone del Libro di Torino.

-Non intendevo in quel senso. Comunque l’avevo chiamata per invitarla ad andare sul Canale 65, vedrà qualcosa, o meglio qualcuno, che la rincuorerà.

-Canale 65? Ecco, … cos’è, un programma sulla mtb?

-Si, sono servizi sulle gare marathon in Italia.

-Ma quello mi sembra una faccia conosciuta, un po’ invecchiato… Sì, mi pare Francesco Casagrande, ha smesso di correre quando io ho iniziato. Avrà 60 anni.

-No, meno di 50, e non ha smesso, è solo passato alla mtb. Vede che a quell’età si può ancora gareggiare?

-E quell’altro invece me lo ricordo, è Riccardo Chiarini, correva nel decennio scorso, ma sarà vecchissimo pure lui!

-Ehm, sì…, però è più giovane di lei, Don.

Tut tut tut

Ma che è successo, è caduta la linea?

La Zeriba Suonata – l’insostenibile leggerezza del pop italiano

Ieri pomeriggio al supermercato la radio trasmetteva Freak di Samuele Bersani, avevo dimenticato sia la canzone che il cantante, e diciamo che è stato anche Bersani con la produzione successiva a farci dimenticare quel pezzo insolitamente divertente. Il testo tratteggia una ragazza presa da effimere mode alternative, che ricorda il personaggio di Mia (Silvia Dionisio) nel film Il Belpaese, un filmetto minore con Villaggio che però rivelava come il regista Luciano Salce fosse a suo modo coraggioso deridendo miti e mode della sinistra, dell’intellighenzia, degli alternativi, ma la tipa è un personaggio che può ricordare anche ragazze che abbiamo davvero conosciuto. E poi l’io narrante (questo qui sta sempre in mezzo) mostra insofferenza per i Doors, l’icona massima della trasgressione trasgressiva, oggetto di una mitologia insostenibile. Ma poi, avesse continuato così, dove sarebbe andato Bersani, in un paese in cui bisogna schierarsi, in cui non si può essere leggeri, a meno di non far parte dell’immaginario dell’infanzia felice di Fabio Fazio? Appunto, come fai ad andare da Fazio a promuovere i dischi? Questo è un paese che in alternativa a Sanremo ha creato un premio dedicato a un cantante triste che scriveva canzoni tristi e poi si è suicidato, e come avrebbe potuto parteciparvi uno che, avesse continuato così, poteva rischiare di essere accostato a cantanti sconsiderati come Jonathan Richman o Daniel Johnston? E poi quella frase: “Ciao ciao belle tettine”, oggi gli scatenerebbe contro #metoo e compagnia castrante.