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Pedagogia del cambiamento

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Statistiche illustrate – dati lineari

Finite le corse importanti del 2018, andiamo ad analizzare le principali corse in linea della stagione, in particolare i podi delle 5 classiche dette “monumento” e del Mondiale. Cosa c’è di nuovo? Non molto, è vero che c’è la novità del giovane ma non giovanissimo Jungels che ha vinto a Liegi, ma l’età media è alta. Nessuno ha vinto più di una classica monumento, Sagan alla Roubaix ha accoppiato “solo” la Gent-Wevelgem e Terpstra oltre al Fiandre ha vinto Harelbeke. Diciamo allora che la novità è il dominio della Francia che non solo ha ottenuto 4 podi, il doppio di Italia e Olanda, ma li ha ottenuti con tre uomini diversi (Pinot, Bardet e Démare) cui si potrebbe aggiungere l’Alaphilippe di Freccia Vallone e San Sebastian, mentre le altre due nazioni li hanno ottenuti con un solo corridore cadauna: Nibali per l’Italia e Terpstra per l’Olanda. E questi ultimi due sono i primi a livello individuale, Vincenzino con un primo e un secondo posto e Nikolino con un primo e un terzo. Nessuna vittoria per il Belgio ed è una notizia. E questa è la tabella, per quello che vale, perché il ciclismo non si può raccontare solo con i numeri.

A Ovest del Mondiale

Nei giorni dei mondiali sono successe cose interessanti, anche divertenti, come la manifestazione di quelli che dicono che hanno capito, ma secondo me non hanno ancora capito niente perché non hanno ancora rottamato il rottamatore. Ieri mattina, invece, per un’altra manifestazione, ero io che non avevo capito di cosa si trattava e mi chiedevo in quante città capita che organizzino moto e autoraduni in pieno centro, quando mi pare che altrove semmai la domenica chiudono al traffico. Invece quello che vedevo e soprattutto sentivo non era un autoraduno ma una manifestazione contro la pressione fiscale e il costo del lavoro, e i manifestanti facevano rombare i motori delle loro Ferrari, che avevano un numerino a dimostrare che loro manifestano in modo civile e ordinato e non come i morti di fame, e rombando la loro rabbia facevano scattare gli antifurti nei paraggi, peccato solo che non c’era un servizio d’ordine, e secondo me, più che i poliziotti o la Digos, ci stava bene la Guardia di Finanza. Ma in questi giorni non è che il resto del ciclismo si è fermato a guardare il mondiale, si corre continuamente ed è pure già partita la stagione del ciclocross. Nel lontano Ovest si sono disputate le prime due prove di Coppa del Mondo e in entrambe Toon Aerts ha battuto Van Aert. Questa stagione è partita all’insegna del terzo uomo perché la prima gara in Belgio è stata vinta da Van Der Haar, peccato che i due che si dice si contendano questo titolo poco lusinghiero di terzo uomo siano stati sempre discontinui, ma è un bene che dimostrino di poter battere i due fenomeni, così quando quei due passeranno prima o poi alla strada, non si potrà dire che chi resta vince solo perché quelli sono passati ad altro. E poi i terzi uomini ci vadano piano a pregustare future vittorie, perché si annuncia il ritorno di un campione, Lars Bum-Bum, che l’anno scorso disse di non volersi più distrarre col cross e puntare solo alle classiche e ora che ha cambiato squadra scendendo in una professional ha anche cambiato idea, dicendo di voler correre pure per i prati perché il ciclocross è cambiato. Non so a quale cambiamento si riferisca, ma mi pare che si pedali ancora con i piedi e non con la lingua o con i cazzotti, per cui la vedo dura per lui. Continuando a muoversi da lì verso Ovest si finisce per arrivare in Asia, nel Kazakhistan, dove hanno una tale considerazione di loro stessi che il Tour di Almaty, dopo essersi disputato dagli inizi nello stesso giorno del Lombardia, quest’anno si è disputato in contemporanea col mondiale medesimo, impedendo anche che Lutsenko facesse una prestigiosa cinquina in quella prestigiosa corsa. Buon per Vilella che ha vinto una tappa e la classifica generale, lui che finora ha vinto solo la Japan Cup, si vede che l’aria dell’Asia gli fa bene, ma diciamo pure che ci sono tanti che rimpinguano il palmares con le corsette in Cina o in Malesia, lui invece ha vinto le due corse più importanti di quel continente. E continuando a girare arriviamo sul Mar Nero dove c’è stato un altro ritorno alla vittoria, anche qui con tappa e maglia. Il redivivo è Ramunas Navardauskas, in verità già vincente in Cappadocia, ma l’idolo di Schiantavenna’s non è stato convocato per un mondiale con scarsa presenza baltica perché gli hanno preferito il vecchio Konovalovas. Navardauskas da un po’ di tempo corre solo con la selezione nazionale in giro per i continenti contro avversari molto inferiori a quelli con cui gareggiava in passato, perché neanche la Bahrain lo convoca e sembra che non sappia cosa farsene, un po’ come l’Astana con Moser, che quando ha vinto al Laigueglia anche lui correva con la nazionale, e poi, dopo aver fatto lo sborone alle Strade bianche, da lui definita corsa per veri uomini prima di partire e ritirarsi, è di nuovo evaporato, e se non fosse proprio Cassani il suo ultimo estimatore chissà dove sarebbe oggi, forse sempre in Kazakhistan, semmai a rimirare l’enorme installazione alta 12 metri dello scultore britannico Alex Rinsler che raffigura uno scoiattolo, oppure a cercare un ingaggio nella continental kazaka Vino Astana-Motors, ma ditegli però che Vino sta per Vinokourov e non per quella che ormai è la specialità dei Moser, perché di ciclismo odierno meglio non parlarne. Però, tra tutti questi ciclisti di cui le squadre non sanno che farsene, speriamo si trovi qualche team professionistico che sappia che farsene del siciliano Ficara, che continua a far bene nonostante infortuni vari ma corre nella continental di Fanini. Chiudiamo il giro del mondo e torniamo in Austria per riflettere su un’ultima cosa, sul potere dei conservatori nel ciclismo. A inizio anno quelli del Tour hanno annunciato che avrebbero eliminato le miss, poi non l’hanno fatto ma c’è stato l’immancabile dibattito, e le forze della reazione si sono subito attivate, ingaggiando al posto delle miss dei mister, o come volete chiamarli, vestiti agli europei di Glasgow in gonnellino scozzese e ai mondiali austriaci in pantaloncini tirolesi, sperando che così la gente supplicasse gli organizzatori vari e anche quelli eventuali di richiamare in servizio le miss.

Cartolina da Ashgabat

L’UCI ha deciso le sedi di alcuni mondiali prossimi venturi e particolarmente interessanti sono le scelte per il 2021. Il mondiale su strada si disputerà nelle Fiandre, dovrebbero esserci i famosi muri, e per l’occasione aspettiamo più il fenomeno Van Aert che il fenomenino Evenepoel. Ma la sorpresa sono i mondiali della pista ad Ashgabat, la capitale del Turkmenistan, dove c’è una delle dittature più pittoresche del mondo. Il merito è del defunto superpresidente Saparmyrat Nyýazow, che fu una via di mezzo tra Mao e Pol Pot e, tra le altre cose, vietò il balletto, l’opera, i cani, le autoradio e i videogiochi, si fece costruire una statua placcata in oro che ogni giorno ruota su sé stessa, ma soprattutto scrisse il Ruhnama, che non è un librone di mitologie locali, ma un libretto di pensierini, reso obbligatorio a scuola, negli uffici e nelle scuole guida (quando si dice che un leader è la guida del paese), e che per non farsi mancare niente è stato raffigurato in un monumento, anch’esso mobile, perché ogni sera la scultura del libro si apre in uno spettacolare gioco di luci (quando si dice che un leader è la luce che conduce, dove chissà). Oggi il paese, a giudicare dalle foto, sembra avviarsi verso un più ordinario futuro di pacchianate orientali, tipo paesi petroliferi.

Il francobollo ricorda la visita dell’allora presidente Bill Clinton.