il presepe mancante

Michele Rech da Rebibbia non credo che faccia il presepe, ma se lo facesse sono sicuro che sopra ci metterebbe anche i dinosauri, e allora è un peccato che non lo faccia.

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il più grande direi

Oggi pomeriggio sono andato in libreria e lì per il mio senso civico ho spostato un libraccio sul calcio messo inopportunamente davanti ai libri sul ciclismo, non tutti, questo va detto, degni di attenzione, dato che ancora ci sono quelli di Di Luca e Riccò che nessuno li vuole. Ma nessun libro avrebbe potuto coprire il nuovo e forse definitivo libro su Coppi, che però stava su un tavolo. Qualcuno dice che in questi anni Auro Bulbarelli in RAI era quasi in un sottoscala, roba da mobbing, e probabilmente il tempo a disposizione l’ha utilizzato per scrivere con Giampiero Petrucci il librone Coppi per sempre, pubblicato da Gribaudo in questi giorni, un volume voluminoso illustrato strapieno di immagini anche a colori oltre 500 pagine di grandi dimensioni rilegato una cosa enorme. E pensavo a quella domanda stupida, qualcuno direbbe oziosa, se era più grande/forte Coppi o Merckx, e io penso che forse ci si potrebbe limitare a chiedersi se in Belgio hanno mai pubblicato un libro così grande su Eddy Merckx, che comunque su questo ha scritto la prefazione. E mi immagino le presentazioni del libro e la gente che si accalca per farselo firmare dall’autore e poi tutti contenti qualche giorno a letto con i muscoli indolenziti e la colonna vertebrale compromessa dallo sforzo. Se tanto mi da tanto, io semmai, se lo pubblicano, mi compro il libricino piccino picciò su Pozzovivo.

La Zeriba Suonata – i primi Placebo

Nella storia della musica ci sono stati vari casi di omonimia tra gruppi e penso che la band finto trasgressiva dei Placebo, quelli della patetica scen(eggi)ata di Sanremo, non abbiano avuto problemi con un gruppo belga degli anni settanta, fondato dal pianista e compositore Marc Moulin, un poliedrico personaggio che come musicista jazz ha suonato con grossi nomi americani e col famoso chitarrista e connazionale Philip Catherine, poi è stato membro passeggero del gruppo sperimentale Aksak Maboul e fondatore del gruppo pop Telex, e poi produttore di Lio e The Sparks e tante altre cose ancora. I Placebo quelli degli anni 70 funkeggiavano e non potevano mancare, proprio no, nella compilation Funky Chicken di cui ho già scritto qui, con due brani, tra i quali vi propongo Humpty Dumpty. Questo pezzo poteva andare bene per un telefilm poliziesco dell’epoca, ma è difficile immaginare un inseguimento sulle strade del Belgio, perché a passare su Taaienberg, Oude Kwaremont, Paterberg, beh, si scassano le auto.

anch’io il futuro

Anch’io ho avuto una visione del futuro, ho immaginato il cantante, il musicista, insomma il trapper che, sconvolto dall’accaduto, decide di cambiare vita, si converte da trappano a trappista, diventa un cantautore impegnato, collabora con Jovanotti, come Jovanotti si vergogna pure lui del suo ridicolo pseudonimo, si dichiara a favore del potere temporale del Dalai Lama e insomma queste cose così. Ma se fosse davvero questo quello che il futuro ci riserva allora vorrei un futuro di riserva.

La Zeriba Suonata – Panic

Nei posti dove si suona non ci dovrebbe essere mai panic se non preceduto da rip e rig. Agli inizi dei favolosi anni 80 non era insolito sentire musica insolita, c’erano in giro le cose più diverse, e i Rip Rig & Panic musiche diverse le miscelavano tutte insieme, dal punk al funk dal jazz all’afro e chi più ne ha più ne metta e loro ne avevano. E qui ci sono anche le radici del trip hop: il gruppo era di Bristol e per dire Robert Del Naja collaborò al primo disco solista della cantante, che se uno che non conosce i RP+P si chiede se la cantante è lei e la risposta è sì, è proprio lei.

Il colore dei gilet

Stanno tutti a chiedersi di che colore politico sono i gilet gialli, di destra di sinistra pro contro l’Europa, ma per me è sufficiente tutta la loro violenza che non c’è neanche bisogno di infiltrati, e per quello mi sono bastati i poco favolosi anni 70, no grazie. Piuttosto sono altre le domande che ci si dovrebbe fare: hanno scelto il colore giallo che è quello del Tour, allora se il movimento attecchisce pure in Italia ci saranno i gilet rosa? E se per luglio stessero ancora in giro e volessero creare problemi al Giro, quello di Francia, come si farebbe a distinguerli dai membri dell’organizzazione del Tour? Uno potrebbe rispondere che in tal caso si capirebbe dal fatto che tenteranno di buttare a terra i ciclisti, ma questo non li distinguerebbe per niente dal personale del Tour.