Abnegati

Ieri mattina ho acceso la tv ricordando che la RAI ha sempre trasmesso le prove olimpiche di mtb, da Paola Pezzo scollata nel 1996 fino alla vittoria mancante nella carriera dorata di Nino Schurter passando per il finale fantozziano di Marco Aurelio Fontana. Ma non ero troppo speranzoso perché qualcosa è cambiato nell’offerta RAI, per non dire elemosina RAI. In passato mi pare di ricordare che si sfruttavano più canali mentre stavolta RAI Sport replica tutto il replicabile dal Tour ultimo scorso alla finale degli europei con pallone del 1996 senza perdersi l’occasione per la 101esima replica della puntata di Memory su Geminiani. Le Olimpiadi sono trasmesse da Rai2 che non rinuncia alle trasmissioni base, tipo TG, e ancora più che in passato si limitano alle gare con italiani. Purtroppo l’Italia nella mtb ha schierato ben 3 atleti ma, per una coincidenza che sarà tale fino a un certo punto, erano tutti in giornata “no” e se c’era qualche cronista in agguato pronto a collegarsi se si sentiva odore di medaglia questo non è successo, e per colpa dei tre italiani non ho potuto vedere la fenomenale vittoria del fenomeno Tommasino Pidcock e la fenomenale caduta, come se fosse un Sagan qualunque, dell’ammaccato fenomeno originario Mathieu Van Der Poel, e forse anche una delle ultime apparizioni di Schurter che non ha preso neanche una medaglia. Il risultato molto deludente ha quasi fatto arrabbiare il buon Mirko Celestino che, dopo Fausto Scotti e probabilmente Davide Cassani, potrebbe sentirsi anche lui a rischio dimissioni. Tornando alla televisione, la RAI nelle dirette saltella da un italiano all’altro, ce ne sono in tutti gli sport, al punto che domenica mi chiedevo se non avessero ripristinato Giochi senza frontiere, ma quelle canoe in uno specchio d’acqua credo artificiale mi pare che in passato scendevano per corsi d’acqua naturale, e comunque altro che senza frontiere, per la RAI le frontiere ci sono eccome, e gli stranieri sono soltanto degli intralci alla gloria degli italiani. A conferma di ciò, tra una diretta e l’altra, c’è il TG olimpico dove una tipa poco brillante parla di bella giornata e di notizie magnifiche e altri esclamativi e superlativi per le vittorie italiane mentre per le sconfitte abusa dei “purtroppo”, solo una volta le è scappato di accennare alla vittoria di una tredicenne, casi in cui ti chiedi dov’è la differenza tra fenomeni tout court e fenomeni da baraccone, ma ha subito precisato che “purtroppo” non è italiana (buon per lei). C’è anche spazio per quello che non si è potuto vedere in diretta ma sempre con gli italiani dentro. E insomma io non ho né il tempo né l’interesse per seguire tutto e non posso dire con certezza ma l’impressione è che il pastone offerto dalla RAI sia in linea con la programmazione televisiva generalista e anche con il rincoglionimento sciovinista a fini politici, perché nelle ore in cui in Giappone dormono non ci sono differite per chi lavora di mattina o recuperi ma chiacchiere, interviste (cioè chiacchiere) e talk-show, tra cui quello in prima serata condotto da AdS che fa cadere gli indici di ascolto, ma la gossippara di RaiSport, al centro di una tavolata alla Fabiofazio con vecchie glorie dello sport italiano, avrà certamente tante storie da raccontare, se possibile anche pettegolezzi, ma tutte straordinarie perché – pensate – questi ragazzi medagliati hanno dei nonni, ecco perché vincono. Forse di storie interessanti ce ne sarebbero anche tra gli atleti stranieri, come il caso di Anna Kiesenhofer, ma non interessano e chissà che il Direttore Bulbarelli, che dicono leghista, non abbia avuto una accelerazione sovranista. Ma credo che una tivvù generalista debba cercare il pubblico generico, di cui ha una certa idea forse non completamento sbagliata, cioè di gente che si identifica con chi ha in comune solo la cittadinanza, perché in Italia c’è tanta gente che degli altri vuole prendersi quello che capita, i meriti o i soldi, non si butta niente, e sentirsi orgogliosi di essere italiani, popolo furbo che vuole i fondi europei per non pagare le cartelle che giacciono in esattoria da prima del covid, ma anche apprezzato nel mondo per lo stile e la cucina, idealmente uniti nell’orribile divisa da pizzaiolo che hanno appioppato agli atleti. E stamattina mi auguro che nella mtb femminile Eva Lechner vada forte, sia perché è una tipa simpatica e poco italiana, sia perché mi consentirebbe di vedere la gara con dentro quella forza della natura che è Jolanda Neff.

La Zeriba Suonata – ritorno almeno al presente

Dopo varie puntate dedicate alla musica irlandese del passato ora bisognerebbe ritornare al futuro, ma per quello ci vorrebbe una macchina del tempo e purtroppo Elon Musk progetta cose più banali come i viaggi nello spazio e di quelli nel tempo non si interessa, e allora torniamo almeno al presente e proprio con la compagna di Musk.

In fatto di tecnologia non sono molto aggiornato, però pensavo che se i robot sono macchine intelligenti ce ne dovrebbe essere già qualcuno in grado di interagire con un computer e, quando quello con il test CAPTCHA gli chiede se è un robot, che sia anche capace di rispondere cose tipo: Ma certo che no, cosa vai a pensare?

Grimes – Be A Body – live

Libri in grande quantità

Giovanni Spadaccini da Reggio Emilia vende libri usati e in Compro libri anche in grandi quantità. Taccuino di un libraio d’occasione, Utet 2021, racconta gli incontri con le persone che svendono libri, o perché costrette dai casi della vita o perché incolpevoli eredi. Qualche giorno fa scrivevo che non recensisco (non ne sarei capace) i libri che mi piacciono ma ne posto qualche frase, qualche rigo appena. In questo caso non è possibile perché l’editore spende 12 righi per dire che è assolutamente vietato riprodurne anche una sola lettera o un solo carattere tipografico e che chi si azzardasse a farlo verrebbe perseguito penalmente e segnalato alle polizie di tutto il mondo, e che anche la riproduzione minima a fine pubblicitario deve essere graziosamente concessa dagli aventi diritto. Allora mi limito a dire che le cose interessanti del libro sono le storie dei contatti e contratti e le tavole a colori che riproducono vari oggetti, cartoline foto biglietti, ritrovati in quei volumi perché usati come segnalibro. Molto meno interessanti sono gli sfoghi personali qui e là e degli scritti inediti dell’autore tratti da racconti abortiti, poi ci sono apprezzamenti per le persone che hanno delle biblioteche come si deve che però implicano in maniera esplicita disprezzo per tutti gli altri, però alla fine ci dice che potrebbe essere tutto vero o tutto inventato questo libraio i cui colleghi, a quanto sembra, sono tutti antipatici e cinici, e mi ha ricordato un bancarellaio che veniva qui una volta al mese con diverse bancarelle sporche piene di libri sporchi e buttati a casaccio, a cui neanche mi avvicinavo, il quale però a una mia amica fece notare che un libro che aveva preso era importante perché delle edizioni “Adelpi”. Tornando al volumetto, finita la lettura ci sono 5 pagine con l’elenco degli ultimi titoli pubblicati dall’editore, e se ci ho capito qualcosa quasi nessuno di quei titoli sarebbe degno di stare nella libreria ideale dell’autore, politica economia elzevirismi folklore torinese e napoletano, poi potrei sbagliarmi ma io ne comprerei al più una modica quantità, anzi, visto che I Russi sono matti di Nori già ce l’ho, non rimarrebbe quasi niente.

Start-up? No, starter

C’è stato lo sblocco dei licenziamenti ed è andata grossomodo così: le lettere erano già pronte, i capi del personale hanno fatto il riscaldamento e hanno sgranchito il dito, mancava solo uno starter e hanno scelto il migliore.

La Polizia indaga, la Slovenia si incazza

Ci sono ciclisti bravi a infilarsi nelle fughe e altri bravi a infilarsi nelle cadute: Gerainthomas fa parte della seconda categoria e anche oggi ci sono state due cadute e lui era presente in entrambe, dovrebbero segargli la bicicletta. Nonostante fossero caduti molti corridori qualcuno pensava ad andare forte e allora a calmare gli animi è intervenuto Pogacar in persona, che nonostante sia giovanissimo già svolge il ruolo di sceriffo, un tutore dell’ordine al di sotto delle parti perché tra i caduti c’erano alcuni suoi compagni tra cui Majka gregario preziosissimo in salita. Della prima categoria fa parte Mohoric che quando va in fuga non evapora come Perichon e Perez ma è pericoloso, e infatti oggi a 25 km dall’arrivo è partito per la seconda vittoria di tappa. Prima della partenza Mohoric, riferendosi alla perquisizione dell’altro giorno, al contrario di Colbrelli ha detto che sono stati trattati come criminali e che gli hanno sequestrato i telefonini su cui hanno foto e indirizzi privati e che gli permettevano di essere in contatto con la famiglia, ma poi sul traguardo si è sfogato non solo con il dito davanti alla bocca ma anche mimando il gesto di chiudere una cerniera davanti alla bocca medesima, come non solo a voler zittire gelosoni e sospettoni ma anche a insinuare che essi siano dediti a pratiche sadomaso. Ma visto l’andamento della tappa ci sarebbe bisogno di un’altra indagine, stavolta per capire come è possibile che quelli della Trek erano in tre nella fuga e il migliore si è piazzato sesto.

Lo Sceriffo Pogacar all’inseguimento dello sconclusionato fuggiasco Skujins.

I perché del Portet d’Aspet

Quando nel 1995 Casartelli è morto cadendo nella discesa dal Portet d’Aspet non aveva il casco, ok, ma quando nel 2018 Gilbert è volato oltre il parapetto il casco lo aveva, però gli organizzatori del Tour si ostinano a passare da queste parti come quelli del Lombardia da Sormano. Eppure la Francia è un paese così grande, non hanno altre strade su cui passare? E per cosa poi? Per un’altra tappetta semi-pirenaica con fuga di giornata e uomini di classifica tranquilli o quasi. Nella fuga entra anche Sonny Colbrelli con una nuova bici tricolore, e uno si chiede perché solo ora se il campionato italiano l’ha vinto un mese fa. Per celebrare la vittoria in quell’altro sport, e pare che Colbrelli ci tenga molto, perché già dopo la vittoria dell’Italia sulla Spagna lui pubblicò sui social uno sfottò indirizzato al compagno di squadra Pello Bilbao, che già la faccenda degli sfottò è una cosa che non capisco, ma poi farebbe meglio a pensare a sé medesimo: Bilbao ha vinto due tappe al Giro d’Italia mentre lui nei grandi giri è a quota zero e per ora lì rimane. L’uomo tricolore sembra sempre indeciso se andare in fuga o aspettare, se sprecare energie per il traguardo volante, e nel dubbio perde pure quello, o conservarle per la vittoria di tappa, che gli sfugge ancora perché l’austriaco Konrad attacca sull’ultima salita e aumenta il vantaggio in discesa, dove Colbrelli sbaglia qualche curva perché la discesa oltre che mortale è pure bagnata. Comunque è troppo indeciso, di questo passo rischia di essere intercettato dalle truppe del Gen. Figliolo. Il gruppo arriva sonnacchioso ai -7 km ma all’improvviso attacca Van Aert e non si capisce perché dato che i migliori (nel senso ciclistico) sono tutti davanti, o forse no e provano a staccare qualcuno, ma quando tutti i qualcuno importanti si ricompattano non si capisce perché Van Aert insiste nell’azione che porterà a una volatina vinta da Carapaz che non ci guadagna niente. Ma forse un motivo c’era: in RAI avevano già dato la linea allo studio in cui Orlando, con la sua espressione da orologio a cucù rotto, dice, sopravvalutandosi parecchio, di voler mettere pepe nelle discussioni, ma l’improvviso risveglio degli uomini di classifica ha costretto la regia a ricollegarsi con la Francia e ci siamo scampati un po’ di chiacchiere inutili: grazie Wout, a buon rendere.

Cose che succedono lassù

Non so se è una coincidenza che i privati che si sono buttati sul turismo spaziale hanno molto a che fare con la musica: Richard Branson fondò la Virgin Records, Elon Musk ha sposato Grimes che prima del matrimonio era una delle musiciste più interessanti in circolazione e Jeff Bezos non saprei, ah sì, tramite Amazon sono stati venduti molti dischi che sicuramente saranno arrivati all’acquirente molto più velocemente di quelli ordinati ai sempre più rari negozi che hanno a che fare con grossisti e distributori inaffidabili. Molti km più in basso delle orbite dei razzi privati ci sono i 2408 metri del Port d’Envalira nello Stato Libero (più che altro dalle tasse) di Andorra dove il Tour ha collocato la cima più alta, il Souvenir Henry Desgrange corrispettivo francese della Cima Coppi, in questa edizione meno dura delle altre. Dicono che negli anni olimpici disegnano una corsa con meno salite per non far scappare (non nel senso di andare in fuga) i ciclisti, e in effetti nel 2012 prima di Londra fu così e vinse il passista Wiggins che sulle poche salite fu contemporaneamente graziato e sbeffeggiato dal gregario Froome. Ma quest’anno è andata male perché molti sono andati a casa per le cadute, altri perché arrivati fuori tempo massimo e altri ancora per prepararsi meglio per le Olimpiadi, soprattutto oggi che c’è il secondo giorno di riposo. Potrebbe lasciare il peloton anche il 41enne Alejandro Valverde, ciclista poco glamour che non usa né lo shampoo magico né la brillantina Linetti più consona alla sua età, e non ha neanche tanta voglia di farsi la barba e così non può schierarsi tra le tribù di ex calciatori rasati o barbuti di cui non riusciamo proprio a liberarci, e però Valverde è ancora capace di fare barba e capelli a tanti più giovani, e solo uno di questi, l’americano incostante Sepp Kuss, è riuscito a precederlo sul traguardo pirenaico. La tappa è stata abbastanza combattuta, sia per la vittoria che per una maglia a pois raramente così contesa, ma è stata un pochino meno combattuta per la classifica perché tutti compreso Pogacar hanno fatto almeno uno scattino ma senza benefici. Gli unici che hanno perso posizioni sono stati il filosofo Guillaume Martin e Mattia Cattaneo ed è curioso che il primo, che corre senza pensare, e il secondo, che corre guardando il contatore, hanno fatto corsa parallela. Le loro colleghe, intanto, possono concentrarsi su Tokyo senza lasciare il Giro d’Italia perché ieri è terminato, Coryn Rivera ha capito che per vincere doveva andare in fuga e fare una volata di gruppetto e anche per lei è stata la prima vittoria al Giro, mentre è stata l’ultima per Anna Van der Breggen che a fine stagione si ritirerà e non è tentata dal volere provare il Tour. E già, e allora diciamo che è stato pure l’ultimo Giro Donne senza la concorrenza del Tour de France, che l’anno prossimo tornerà e chissà se le campionesse correranno entrambi o si inizieranno le discussioni sull’importanza dell’uno e dell’altro e le doppiette e insomma le stesse che già annoiano per il ciclismo maschile.

Si parla tanto delle squadra maschili che aprono una sezione femminile, ma al Giro la SD Worx solo femminile si è presa tutto.

Quante storie!

Oggi era quel giorno, anzi quei due giorni, quello atteso e quello temuto. Si attendeva la 34esima vittoria al Tour di Cavendish ed è arrivata, certo si potrebbe dire che è stato facilitato da una concorrenza scarsina ma si sa che chi ha torto è sempre assente (si dice così?), e dopo l’arrivo Cav abbracciando il compagno Cattaneo ha detto “Abbiamo fatto la storia”: eh, quante storie! E dire che neanche doveva essere al Tour ma il suo compagno Sam Bennett, che fino a poche settimane fa era il meglio velocista del mondo, ha avuto quello che Beppe Conti ha definito “un problema politico al ginocchio” e l’anno prossimo dovrebbe tornare alla Bora che aveva lasciato in cerca di maggiore spazio. Cavendish di Merckx non vuole sentire parlare, nel senso che non si ritiene al suo livello, ma durante l’intervista, più ancora che nelle precedenti, per descrivere la volata ha fatto ampi gesti e marcate espressioni con la faccia, forse dopo Merckx vuole eguagliare pure Voeckler. Ma oggi era anche il giorno temuto, si arrivava a Carcassonne ed era il tradizionale giorno del massacro dei Catari, e poiché questo è il primo Tour seguito dallo scrittore parlante la lezione di Storia è toccata a lui. Ma guardate che c’è stata una caduta, un’altra caduta, dei ritiri, una foratura, attacchi e contrattacchi, ventagli, no, prima i Catari poi la corsa. Andrea De Luca dà la sua interpretazione delle guerre di religione dicendo che in realtà nascondono interessi economici, bene, lui ci è arrivato, ora non sarebbe male se lo capissero pure quelli che guardano i telegiornali facendo il tifo o quelli che, non avendo di meglio da fare, vanno in piazza a bruciare le bandiere in rituali patetici. De Luca ormai è complice dello scrittore parlante, in passato sembrava più sensibile al vino e alle belle donne, soprattutto durante le edonistiche sintesi del Tour Down Under, ora invece sembra che gli interessi solo l’architettura, e a 4 km dall’arrivo ha invitato Genovesi, che voleva vedere la corsa, a dire almeno due parole sulla Cittadella di Carcassonne.

C’è stata volatona anche al Giro Donne e ha vinto nettamente Lorena Wiebes, ma per lei non si prospetta un prosieguo di carriera monotono a base di soli sprint, perché altrove ha dimostrato che volendo può infilarsi anche nelle fughe, mentre si ferma a 30 vittorie, almeno per quest’anno, il record di Marianne Vos che, per preparare meglio le Olimpiadi, dovrebbe abbandonare il Giro evitando di affrontare nella tappa di domani il Monte Matajur, che pure tanti soldati nella Prima Guerra Mondiale, se avessero potuto, avrebbero evitato volentieri.

Vedi Carcassonne e poi muori.

Chi quaglia e chi no

Alla partenza della settima tappa del Giro Donne una ragazzina chiede l’autografo con dedica a Marianne Vos che le chiede lo spelling del nome perché le cose le piace farle bene e non vuole sbagliare a scrivere, e infatti poi fa cifra tonda con la 30esima vittoria di tappa. Sulla rampa finale Elisa Longo Borghini stacca tutte tranne lei, ma ultimamente ELB lascia un po’ a desiderare dal punto di vista tattico e tira dritto nonostante si porti dietro un’avversaria molto più veloce, cioè fa quello che avrebbe dovuto fare e invece non fece all’Amstel con la Niewadoma. Forse le sue diesse Giorgia Bronzini e Ina Yoko Teutenberg non la cazzeano abbastanza, o forse hanno difficoltà a mettersi nei panni di una che parte battuta in volata. Al Tour invece è ancora rimandata a data da destinarsi la vittoria numero 34 di Cavendish, il quale a quanto pare non gradisce domande su questo record, ma potrebbe essere inutile farsi il problema del paragone con Merckx perché per lui non sarà facile vincere ancora. Ieri per esempio, la brutta notizia di giornata, l’abbandono di Sagan per un ginocchio malandato, che cinicamente significava un avversario in meno, è stato invece un fatto negativo, perché capita spesso che quando viene meno un capitano, e con lui l’obiettivo principale che si era prefisso il suo team, i suoi compagni si scatenano e riescono anche a vincere, ma non perché vogliano fare un omaggio al leader il cui ritiro li ha rattristati al punto da strapparsi i capelli per la disperazione, tranne quelli che usano lo shampoo magico, ma più probabilmente perché pensano quando gli ricapiterà più un’occasione del genere visto che stanno sempre a lavorare da gregari. E infatti è stato proprio Nils Politt, compagno di Sagan, a fuoriuscire vincitore dalla fuga di giornata, ma il bello è che alla riuscita della fuga ha contribuito anche Alaphilippe compagno di Cavendish, perché va bene aiutare il velocista una volta, due volte, ma alla fine è pur sempre il campione del mondo e deve correre come compete alla maglia iridata, per cui va spesso all’attacco, se poi non quaglia è un altro discorso.

E alla fine Mark Cavendish ha fatto un sacco di complimenti sociali a Marianne Vos.