Simboli e messaggi

Quando nel primo periodo COVID si rimandavano e programmavano per i mesi successivi eventi e manifestazioni si diceva che sarebbero stati un simbolo o un messaggio di ripresa o di ritorno alla normalità e altre cose del genere a seconda dei gusti retorici e ovviamente anche il Giro a vocazione didattica aveva questo messaggio da recapitare, ma poi le cose sono andate diversamente e il messaggio che AdS ha dato durante le ultime tappe era quello di stare a casa, che purtroppo lei per prima non ha raccolto e ci tocca sentire ancora la sua voce che dopo i “ma di cosa stiamo parlando” dell’altro giorno suona come un gessetto sulla lavagna ai tempi della scuola in presenza, ma ormai il Giro è finito e con esso la pena del Processo. Però forse un messaggio concreto il Giro lo ha lanciato, però solo a quelli che scommettono, e cioè che non è il caso di puntare sui favoriti. Oggi c’è stata la crono finale vinta da Ganna e gli inglesi venuti dalla pista hanno vinto le principali classifiche. Ha aperto Jonathan Dibben che era sfavorito dalla crono perché lui è stato un inseguitore ma il suo svantaggio sul penultimo, l’israeliano Sagiv, era rassicurante ed è riuscito a conquistare la maglia nera solo virtuale. Poi per la maglia rosa la competizione è finita presto perché Coso Hart ha iniziato subito a guadagnare su Hindley e non ha più smesso, ma questo giro con questo finale sembra la versione under 23, o meglio under 25, di quello del 2012 con Hesjedal e Purito cavalieri che non fecero l’impresa, anche se è difficile giudicare due che sono partiti come gregari e uno ha perso tempo per aiutare Gerainthomas e l’altro è stato frenato da un incomprensibile gioco di squadra, in una Sunweb che quest’anno è andata forte ma ha fatto spesso scelte difficili da capire. E in fondo vedere due della stessa squadra arrivare secondo e terzo in classifica è un po’ come quando in volata due compagni di squadra non si aiutano ma fanno la volata ognuno per conto proprio e si piazzano in top qualcosa. Jay Hindley poi ci è già passato al Giro Under 23 del 2017 quando lui e Hamilton persero da Sivakov. Vince quindi l’inglese e a fine tappa c’è una brutta notizia per Mitraglia Rizzato che segue il ciclismo femminile: Tao è fidanzato con Hannah Barnes e se si sposeranno c’è da sperare che lei mantenga il suo semplice cognome, perché passi Liz Deignan, passi Niki Brammeier, ma Hannah Impronunciabile non è il caso. Comunque gli italiani non sono gli unici a chiedersi (ma a chiedere al diretto interessato no) come si pronuncia il nome del vincitore, ed ecco che ci pensa Het Nieuwsblad a chiarire il mistero, o forse no perché poi vai a sapere un fiammingo come pronuncia quella roba lì.

E ora e in futuro che cosa ricorderemo di questo Giro, lo sciopero? No, piuttosto l’impresina di Cerny proprio quel giorno lì, e a maggior ragione le impresone di Filippone, e la vittoria stilosa di Sagan e pure le volatone di Démare che non possiamo fare finta di niente, e le volatine di Ulissi, l’Alaphilippe dei poveri. Almeida non avremo problemi a ricordarlo perché in futuro ci rinfrescherà spesso la memoria, e poi le vittorie di Caicedo Narvaez Tratnik O’Connor e Dowsett, che forse ritroveremo, ma l’inglese c’ha un’età e deve sbrigarsi. E infine la tranquillità di Nibali quando ha capito che non è più cosa per lui; qualcuno sminuisce la sua vittoria al Tour dicendo che i favoriti erano caduti, ma io direi che se il Giro fosse rimasta una faccenda quasi solo tra italiani, come accadeva negli anni eroici ma anche autarchici, di giri ne avrebbe vinti chissà quanti perché eredi non se ne vedono. E di cosa non sentiremo la mancanza? Delle cartoline dello scrittore parlante, e dei servizi svolazzanti di AdS, e le magie dello studio virtuale di AdS, e il “cinque” virtuale di Ads, che speriamo ritorni in redazione o a scrivere libri rosa come quello su Coppi e la Dama Bianca, e le barrette di Cassani, e le ibride di Cassani, e il banchiere figlio di banchiere che ci chiede se incontrassimo il nostro passato e il nostro futuro, ma non vedo il problema, l’importante è non incontrare lui né Ads né Bellino né Cairo e neanche Vegni che di recente si è autonominato sergente come Torriani. Le note positive dello spettacolo televisivo sono state i nuovi commentatori, Cunego e Bennati che si dimostrano persone di buon senso, mentre Bugno è un signore, e lo ha dimostrato ancora una volta non reagendo alle offese di Reverberi, ma non sembra adatto a quel ruolo perché quando parla sembra che le parole appena uscite dalla bocca ritornino subito da dove sono venute e se ne percepiscono solo dei pezzetti. Ora resta mezza Vuelta con Roglic che rischia di perdere ma senza aspettare l’ultima tappa e se tutto va bene il campionato italiano femminile decentrato rispetto agli altri campionati stradali. E poi, come direbbe Bugno, vedremo.

E per quelli che cercano i vincitori morali, quello del Giro 2020 è il personaggio a sinistra nella foto: è il manager della Axeon dove sono cresciuti tra gli altri Hart Guerreiro e Almeida, si chiama Axel ed è il figlio del signore a destra che mi sembra un volto familiare.

l’ultimo assembramento

Veniamo da ore di assembramenti pericolosi. A Napoli la ggente esasperata e impoverita che voleva protestare contro coprifuoco e chiusure, non disponendo di mezzi ha dovuto ricorrere ai fumogeni e alle bombe carta della Caritas e di questo passo a Capodanno dovranno fare “Bum” con la bocca. Ma se si vede il lato positivo delle cose qui ci escono 4 o 5 puntate di Gomorra, anche se non l’ho mai visto e non se si si tratta di una fiction o di un tutorial. Al Giro invece si continua a parlare della protesta, al punto che ricompaiono anche personaggi come De Zanino, cioè di quelli che al ciclismo ritornano solo quando c’è qualcosa di scandaloso o presunto tale da sfruttare. A ripensare all’accaduto e a quanto ho scritto ieri per oggi, è stato un bene che volente o nolente portavoce dei ciclisti sia risultato Adam Hansen, perché visto l’accanimento con cui cercavano di scovare e isolare i colpevoli, più che Vegni i suoi alleati – e dato che non mi piace generalizzare sono sicuro che se nel gruppo RAI ci fosse stato Pancani si sarebbe assistito a qualcosa di più decente – dicevo, se poi si fosse mirato a ricattare il colpevole, ma cosa gli fai a Adam Hansen che con lo stipendio da ciclista ci compra le sigarette per il giardiniere e il maggiordomo? Anzi Hansen ha detto ancora due cose interessanti, che si conoscono in anticipo le tappe ma non i famigerati spostamenti, e poi ha parlato di sistema immunitario, non so se AdS sa di cosa si tratta, e allora quelli che per ricordare tappe nella neve non sono andati indietro ai tempi eroici ma, bontà loro, si sono fermati già a Nibali 2013, si ricordino pure che allora non c’era il COVID. E qui semmai si può notare il risultato contraddittorio dello stop dei ciclisti che poi si sono assembrati dove potevano. Alla fine dispiace solo che Cerny, autore di una bella azione come non ne abbiamo ancora viste da nessuno dei primi tre in classifica, non riceverà il premio per la tappa per la decisione del sergente Vegni di non dare i premi ai ciclisti scioperati ma devolverli in beneficenza, e che triste populismo che è la beneficenza pubblicizzata. Poi dicono che la tappa di oggi ha riconciliato col ciclismo, sarà, l’Impronunciabile ha corso a ruota del compagno Dennis, dimostrando che la Ineos è ancora la squadra più forte anche se non ha vinto il Tour, e poi a ruota di Hindley che ha fatto qualche scattino inefficace, mentre dietro Almeida dimostrava di essere tra questi il giovane con più carattere e più senso dello spettacolo e Kelderman sembrava assente, e non a  caso stamattina era il favorito di Cassani. L’ex olandese nella sua carriera avrà avuto tanti problemi, di cui sappiamo forse solo una parte, ma non poteva vincere un giro corso solo limitando i danni, però speriamo per lui che gli assegnino almeno un premio per il miglior finto tonto, perché era davvero incredibile la faccia di (medaglia di) bronzo con cui ha ringraziato RCS per aver accolto le loro richieste. Finisce che i due contendenti rimasti sono a pari tempo, neanche un minimo distanziamento sociale, perché la tappa l’ha vinta l’Impronunciabile (non c’è uno di quei grandi professionisti della RAI capace di una cosa semplicissima come chiedere a Tao Geoghegan Hart come si pronuncia Tao Geoghegan Hart, invece di chiederlo a diesse italiani  che già hanno problemi con la lingua madre), e poi ci dicono che ha rischiato di diventare giocatore del pallone ma si è salvato iniziando a correre sul velodromo dove si svolsero le Olimpiadi di Londra del 1948, cioè dopo 72 anni il velodromo è ancora lì. E che fine hanno fatto i velodromi delle Olimpiadi di Roma, o quello di Monteroni e di tutti i mondiali successivi? E poi dicono che in Italia non ci sono ciclisti.

Il dissenso delle proporzioni

Non sono né un ciclista né un organizzatore di corse ciclistiche e non mi sogno di prendere posizione tra Vegni e i ciclisti scioperati, sono solo uno spettatore di ciclismo, in questo caso televisivo, e in questo diciamo ruolo dico che ieri ho visto brutta televisione, perché mi tengo lontanissimo dalla tivvù di impegno incivile e scopro che AdL e AdS sono pronti per le arene e per le iene. De Luca ha fatto il possibile per mettere in imbarazzo il suo compagno di banco Gianni Bugno che in questa occasione fa il commentatore televisivo, e dubito che continuerà a farlo in futuro, ma è anche presidente dell’associazione mondiale dei ciclisti, e dubito che continuerà a farlo in futuro. Tra i tanti direttori sportivi che avrebbe potuto coinvolgere De Luca ha scelto quello che con un eufemismo viene definito il più sanguigno, Bruno Reverberi, che infatti ha offeso Bugno, e tra l’altro ha detto che i suoi ciclisti non sapevano niente di quello che stava succedendo, ma vedendo i loro risultati direi che è dall’inizio del giro che non sanno dove sono e cosa stanno facendo. La De Stefano, invece, ha tolto ripetutamente la parola a Cristian Salvato, peraltro imbarazzato sindacalista, e ha dimostrato che non solo non capisce di ciclismo ma non ha neanche la minima idea di concetti come democrazia e rappresentatività. Vegni da parte sua ha detto che arriviamo a Milano e poi qualcuno la pagherà, e forse in questi giorni la corsa l’ha distolto dal resto e non sa che, come al solito, a pagare qui non paga nessuno, soprattutto da quando il Premier Déjà Vu ha scoperto che la trasmissione del covid avviene attraverso le cartelle esattoriali. Poi si è parlato di figuraccia del Giro e si è tirata in ballo la solita storia della vocazione educativa ed esemplare del ciclismo, peraltro nel giorno in cui c’è stato un caso di positività ma finalmente di quelle vecchio stile cioè all’antidoping, ma continuo a non capire perché questo lo si chiede solo al ciclismo e non anche al tamburello o all’orienteering o al nuoto sincronizzato. Si è parlato della gente in attesa di un giro che non è passato, dipingendo vecchi vestiti a lutto bambini piangenti e donne disperate aggrappate alle tende come dive del muto, e poi si è tirato in ballo l’anno particolare. Ecco, l’anno particolare si tira in ballo quando fa comodo, ma di esso direi che hanno tenuto conto gli organizzatori del Fiandre che ne hanno ridotto il chilometraggio, e quelli del Polonia del Delfinato e della Vuelta che hanno ridotto il numero delle tappe. Qui invece di ridurre il numero di tappe neanche a parlarne, anzi alla Tirreno-Adriatico ne hanno aggiunta una, e a quanto pare quel giorno in più non ha creato il “fondo” per Nibali, si sono allungate le tappe e i trasferimenti, e questo vale pure per il Giro Donne dove, non bastassero gli assurdi tratti di sterrato, c’è stata una tappa di oltre 170 km, ma se volete dimostrare che le donne possono correre su quella distanza fatelo in una corsa in linea e non al Giro. Nessun senso delle proporzioni nelle corse né, come detto, nelle lamentazioni: e la figuraccia e di questo giro si ricorderà solo la tappa dimezzata e scioperata, ma davvero credete che in un giorno in cui si è arrivati a quasi 20.000 contagi la gente resti colpita da questo scioperillo? E se c’era gente in attesa del passaggio della corsa al freddo e sotto la pioggia vuol dire che tra covid e polmonite hanno scelto entrambi. Poi se il giro sarà ricordato per poco altro è anche perché in generale non è stato molto spettacolare, e poi quando vengono fuori nomi non attesi, uno di mezza età che al massimo ha fatto un quarto alla Vuelta e correndo solo in difesa, senza neanche un’azione spettacolare come invece fu per la mezza sorpresa e mezza meteora Chioccioli per dire, e poi due giovani che non erano tra i più attesissimi, un dubbio viene sulla qualità di quello che stiamo vedendo, e insomma se un giovane sconosciuto vince un mondiale non sai se diventerà Freire o Astarloa. Si è addirittura ipotizzato un complotto nordico ai danni del giro, ma non se ne vede proprio il motivo, oggi il portavoce degli scioperanti sembrava essere Adam Hansen, e forse è una scelta infelice farsi rappresentare da un riccone, sarebbe stato meglio Bisolti o Rota, e poi le accuse della Lotto e il ritiro della Jumbo, ma siamo proprio sicuri che non avessero un minimo di ragione sulla faccenda della sicurezza e che negli alberghi non ci sia stata la stessa faciloneria che potete constatare nella vita di tutti i giorni, per dire ma la pistole che misurano la temperatura la misurano davvero o le ha inventate qualche pistola? Alla fine ad Asti si è parlato solo di questo, ma probabilmente la fuga sarebbe arrivata lo stesso, e a vincere è stato Cerny che ha resistito a un gruppetto di inseguitori che pure girava in doppia fila, e se Jacopo Mosca, poi terzo, ha qualche rimpianto deve prendersela con sé stesso dato che ha fatto il furbetto e queste cose rompono l’armonia del gruppetto. Nell’anno in cui nella CCC i capitanissimi Van Avermaet e Trentin non hanno vinto neanche al gratta e vinci, sono venute le vittorie di Cerny e Tratnik, e il ceco, come lo sloveno, ha fatto bene a venti anni poi è finito in serie C ma è risalito con i risultati ed eccolo alla più importante vittoria della sua carriera, per piombare di nuovo nella sfiga perché la sua squadra non ne ha per molto e Vegni poi ha deciso di non assegnare i premi per la tappa, ma comunque se si fosse parlato della storia di Josef Cerny, della caparbietà che occorre per raggiungere obiettivi che sfuggono ai predestinati precoccolati (state pensando a Moscon?) sarebbe stato un buon insegnamento da questo giro, dove si studiano storia e geografia ma per l’educazione civica mancano i docenti.

Il ciclismo al tempo del colera

Dell’epidemia di colera del 1973 mi ricordo solo la vaccinazione di massa e l’assai gradito rinvio dell’inizio dell’anno scolastico che in quel tempo cominciava il primo ottobre e il quattro ottobre San Francesco già c’era la prima festività. Al di là del panico fu una epidemia contenuta per vittime, regioni interessate e durata, da metà agosto a metà ottobre. Durante quell’arco di tempo Felice Gimondi vinse il Mondiale, il Lombardia per la squalifica di Merckx, il Giro del Piemonte e il Trofeo Baracchi in coppia con Cochise Rodriguez, il primo colombiano a memoria di ciclofilo. Eddy Merckx si consolò delle sconfitte nelle gare più importanti vincendo la Parigi-Bruxelles, il G.P. delle Nazioni, l’Attraverso Losanna, il G.P. di Fourmies e la challenge Superprestige. L’altro belga Rik Van Linden vinse la Parigi-Tours, Franco Bitossi vinse Giro dell’Emilia e Giro del Veneto, il neoprofessionista Giovanni Battaglin vinse il Giro del Lazio e il vecchio Italo Zilioli vinse la Coppa Placci.

Merckx vince la Parigi-Bruxelles, classica che mancava al suo palmarès, battendo in volata la sua ammiraglia.

Statistiche illustrate – cosa free?

In questi giorni le piazze sono piene di insegnanti e altri lavoratori dell’indotto scolastico che si assembrano per dire che le scuole devono stare aperte perché sono covid-free e sono il posto più sicuro per i ragazzi. Dato che uno studio dell’Istat relativo al 2014 diceva che il 50% degli adolescenti è vittima di bullismo scolastico e che studi successivi hanno indicato il bullismo come causa principale dei suicidi tra i ragazzi, dalle affermazioni dei piazzisti scolastici si deduce che questo problema negli ultimissimi anni è stato risolto.

 

Variazione sul tema

Ieri al Giro c’è stata una variazione sul tema fuga e volata o lotta per la classifica, perché è stata una via di mezzo. Nella fuga c’era il solito Simon Pellaud che, alla faccia di quelli che si nutrono di luoghi comuni e pensano che gli svizzeri siano persone grigie, è un tipo particolare, al giro è il superfuggitivo e collezionista di traguardi parziali, e quando è stato ripreso dai primi inseguitori è sceso dalla bicicletta per applaudirli. E a quel punto c’era già stata la rottura del gruppo, spezzato in più tronconi da qualche salitella, per cui c’era il gruppo di Démare che inseguiva il gruppo di Sagan che inseguiva il gruppo della maglia rosa che si chiedeva ma noi chi stiamo inseguendo? Nessuno? Allora ci tocca fare lo sprint? E il più veloce tra i primi era Ulissi che forse è il primo a conoscere i suoi limiti e al contrario dei suoi fans non si aspetta la grande vittoria ma quello che è nelle sue possibilità lo fa bene e infatti sprinta in maniera perfetta e vince l’ottava tappa al Giro nella sua carriera, un risultato notevole per uno che non è un velocista di gruppo. Poi arrivano gruppini e gruppetti alla spicciolata e poi ancora Viviani parte e stranamente nessuno lo insegue eppure c’era in palio un prestigioso 25esimo posto. Ma al Processo si parla soprattutto della EF che ha chiesto all’UCI la chiusura del Giro, però parlano dell’EF ma mandano le immagini di De Gendt perché anche il belga ha detto di non sentirsi sicuro, ma forse è contrariato più che altro dal fatto di non aver centrato una fuga buona, ma l’età avanza pure per lui. Poi pare che De Gendt si è scusato per le sue affermazioni, ma al processo hanno intervistato il manager della EF, Fabrizio Guidi indimenticato vincitore di qualche cosa e perditore del mondiale 1996, che era imbarazzato e ha praticamente preso le distanze dalla dirigenza suprema, affermando che lui al Giro deve tutto, eppure vi ha vinto 6 tappe meno di Ulissi. Quindi la parola a Vegni che in pochi secondi prima ha detto “Sistema Italia” e poi non contento ha aggiunto “quant’altro” e a quel punto almeno la cartolina dello scrittore parlante me la sono evitata.

Nella foto Thomas De Gendt. E’ uno dei due, non mi chiedete quale.

 

casi umani

Ieri al Giro si è corsa una tappa evitabile e bivalente. Evitabile per i motivi della sua bivalenza, perché omaggio alla Gran Fondo 9 Colli e a Pantani. La tappa infatti ricalcava il percorso della 9 Colli e il mondo degli amatori a volte mi sembra un male necessario per il ciclismo agonistico, necessario più per il mercato che per l’interesse attorno alle gare e comunque per alcuni aspetti mi lascia perplesso. E non sono mai stato un ammiratore di Pantani, ma al di là di questo aspetto personale, dato che ha ancora tanti estimatori bisognerebbe ricordare loro che in bici bisogna indossare il casco e non la bandana e che in discesa è opportuno pedalare sulla sella perché posizionarsi dietro al sellino non è meno pericoloso della tanto criticata posizione alla Mohoric. Pantani era un forte scalatore ma al discusso Giro del 1999 era in testa alla classifica generale, a quella della montagna e a quella a punti, e poi dicono Bradley Wiggins, anche se mi lasciavano altrettanto perplesso anche le successive maglie rosa di quella edizione. Sta di fatto che Pantani suscitò molto interesse attorno a un ciclismo che di attenzione in Italia già ne aveva persa molta, penalizzato dallo spazio che le ritagliava la RAI e da cronache noiose impettite e nostalgiche con De Zan che anticipava di decenni l’attuale PdR, e per questo ora sembra quasi incredibile che questo sport che non riesce a fare notizia possa aver innescato allora una faccenda di scommesse e camorra. E ieri in tivvù c’era la mamma di Pantani e la sua ostinazione a chiedere e denunciare si può capire, meno lecito è pretendere che la seguiamo, lei ha anche detto che non avrebbe voluto partecipare alla trasmissione ma l’ha convinta AdS, di cui si deve ammirare l’empatia che crea verso chiunque anche se in questo caso avrei detto che se lei non voleva venire non insistere, o almeno facci vedere prima l’arrivo del terzo e del gruppo e poi inizi con la sezione Pantani. Che poi Pantani tutti gli vogliono bene, tutti lo ricordano, ma a lasciarlo in pace proprio non ci pensano, il punto è che ci si può ancora ricavare qualcosa, c’è chi ci scrive il libro (l’ha fatto anche lo scrittore parlante con un titolo stra-retorico) e chi ci fa il film, e ad esempio è uscito il film Il Caso Pantani – l’Omicidio di un Campione e la Gazzetta scrive: “è un noir contemporaneo, un thriller, ma anche un film d’inchiesta, un biopic, un film drammatico” e se c’era anche un po’ di slapstick lo andavo a vedere. Tornando alla tappa, è stata evitabile anche per il clima, freddo e pioggia, abbiamo visto la maglia rosa che in corsa sembrava intirizzito, è arrivata la fuga e nel finale c’è stato il momento di maggiore interesse quando erano in testa Narvaez e Padun, poi Padun ha avuto un problema alla bici ed è iniziato un appassionante inseguimento finito male per lo sfinito ucraino. Dietro altri casi umani, Fuglsang quando era già rimasto senza compagni ha forato e ha dovuto inseguire, e il suo problema è sempre quello delle difficoltà economiche dell’Astana, la sua bici ad esempio l’ha procurata Martinelli con la raccolta punti del discount più 39 euro. Altro caso umano, in testa al gruppo ha tirato a lungo la NTT poi in cima all’ultima salita è andato in testa Pozzovivo e si è girato a guardare quando scattava il suo capitano poi si è ricordato che stavolta era lui il capitano ed è finita lì. Insomma i corridori stanno prendendo freddo e acqua, potrebbero ammalarsi anche di malanni tradizionali, si dovrebbe arrivare tra una decina di giorni a Milano mentre la Lombardia è la regione più colpita dal covid, giacché siamo in Romagna non si potrebbero fare un altro paio di tappe in zona e finire a Milano sì ma Marittima che è uguale? Più o meno quello che ha chiesto la EF, cioè di concludere la corsa lunedì per le violazioni della bolla, ma questo Giro dopo aver superato lo shock della maglia della EF non teme più nulla.

Evenepoel twitta entusiasmo per il comportamento della sua squadra. Già, doveva essere lui il capitano al Giro, quindi se dovesse vincere Almeida non dite più che certe cose capitano sempre alla Van Der Breggen.

Carosello

La Germania doveva ospitare i mondiali della mtb ma per il covid ha rinunciato e allora quei mondiali si sono disputati in Austria. L’Austria doveva ospitare gli europei di mtb ma ha rinunciato per lo stesso motivo, e da oggi le gare si disputano in Svizzera. La Svizzera doveva ospitare i mondiali su strada ma ha rinunciato e l’Italia l’ha sostituita. L’Italia doveva ospitare gli europei su strada ma ha rinunciato e la manifestazione è stata organizzata dalla Francia.