Gold is the new Green

Lo sport agonistico costa e pertanto non c’è evento sportivo che non sia anche evento spottivo. Non chiedetevi perché Rai Coso trasmetta un evento che semmai ha poco seguito piuttosto che un altro, il motivo è economico. Anche il Barone De Coubertin forse oggi farebbe pubblicità, semmai per le azioni di qualche multinazionale, con lo slogan: L’importante è partecipare. Le Dolomiti in ambito ciclistico ospitano due grossi eventi e lo spazio dedicatogli dalla RAI è inversamente proporzionale al loro spessore agonistico: lunga maratona televisiva per la Maratona Dles Dolomites riservata a cicloamatori, fanatici e vips, una direttina facendo a sportellate con altri sport (sport e sportellata hanno per caso la stessa radice?) per la Sellaronda Hero, ritenuta la marathon in mtb più dura del mondo e forse anche per questo unica gara di questa disciplina onorata con la diretta. Gli organizzatori di entrambe le manifestazioni ci tengono a far sapere che si preoccupano del rispetto dell’ambiente, ma quando si punta a richiamare i turisti la schizofrenia è dietro l’angolo, o dietro la parete rocciosa, perché è difficile conciliare i numeri che soddisfino ristoratori e albergatori con la salvaguardia del paesaggio. Da parte loro gli organizzatori della Sellaronda, che non si chiama più così ma con il nome della marca d’auto che sponsorizza e profuma l’ambiente, hanno raccomandato ai bikers di non buttare a terra i loro rifiuti, atteggiamento che nel ciclismo su strada viene multato, e hanno realizzato un palco riciclando tappi di plastica, poi chissà dopo cosa ne faranno, dove l’andranno a buttare. Ma girato l’angolo ecco l’attacco di schizofrenia tamarra: quando, annunciati da musica a palla, arrivano sul traguardo i vincitori c’è il lancio di coriandoli che nessuno ci ha detto se sono ecosostenibili o biodegradabili.

La Zeriba Suonata – Ora basta!

Abbiamo pazientato 6 anni! Ora basta: è uscito Radiate Like This, il nuovo album di Emily Kocal, Jenny Lee Lindberg, Stella Mozgawa e Theresa Wayman. Le avevamo lasciate ai tempi di New Song che sgallettavano colorate di notte in città ridendo e scherzando, le ritroviamo ora bianche e nere di mattino sul mare, più quiete, perlomeno più quiete del mare sottostante.

Champion

Ma gli elementi che componevano la loro pozione musicale di streghe-sirene ci sono ancora tutti, dalla new wave al trip-hop/dreampop, dalla psichedelia alla danza sensuale.

Stevie

Sarebbe il caso di avvisare anche Mosca e Kiev che è uscito il nuovo delle Warpaint, così per andare a sentire i “Colori di Guerra” diranno basta alla guerra vera.

Il Concertone e il Festival

Ragazzi che state festeggiando il Primo Maggio in Piazza, permettete una domanda antipatica? Se state festeggiando vuol dire che siete lavoratori, allora cosa fate ancora lì a mezzanotte? Domani mattina non dovete svegliarvi presto per andare a lavorare? Possibile che fate tutti il turno di notte? Mi fate rabbia, ma non perché io invece devo alzarmi presto e uscire altrettanto per quel motivo lì del lavoro (questo post è stato scritto prima e programmato), anzi preferisco quando in giro c’è poca gente e si cammina meglio, bensì perché la RAI mantiene la tradizione di trasmettere il concertone-ossimoro, che è istituzionale ma vi si recita la parte degli alternativi contestatori trasgressivi, ma non trasmette più la corsa di Francoforte dal nome cangiante. E visti i risultati non gli si può neanche dare torto. La corsa ha almeno il merito storico di essere nata per pubblicizzare la birra locale spingendo la concorrenza olandese a fare altrettanto con una corsa che quella sì è diventata molto importante. I primi segni di cedimento della gara tedesca si ebbero quando fu esclusa dal calendario delle Coppa del Mondo, ma ancora attirava i reduci dalla stagione delle classiche. Poi un periodo di alti e bassi e infine, dopo qualche anno in cui doveva contare sulla partecipazione delle squadre di terza fascia, è stata inserita nel World Tour ma ciò non ha migliorato di molto il suo prestigio. La birra aveva già smesso di sponsorizzare la corsa che ha cambiato il traguardo collocato ora nel quartiere degli affari, e nonostante qualche salitella si è conclusa sempre in volata. Quest’anno poi hanno pure accorciato la lunghezza a livello di gare per under 23 e la volatona era ancora più probabile. Sarebbe stato bello che nel centro degli affari arrivasse la fuga di un operaio gregario ma anche stavolta ha prevalso l’élite dei velocisti, anche se un po’ decaduta, Bennett Gaviria Kristoff, un podio buono 3 o 4 anni fa. E alla fine per la RAI non è stato un cattivo affare ignorare la classica del quartiere degli affari, ma almeno potevano trasmettere il Festival lussemburghese, che non sarebbe andato in conflitto con il concertone, perché quel Festival, dedicato a Elsy Jacobs, la prima campionessa del mondo su strada, è ovviamente una corsa ciclistica e ovviamente, dato il periodo, ha vinto un’italiana e nel turn-over di vincitrici stavolta era il turno di Marta Bastianelli prossima alla pensione.

“Grazie dei fior”

La Zeriba Suonata – Ricordi della fine del mondo

Sono passati più di 30 anni e non ricordo più niente della fine del mondo, cioè non proprio quella vera che dovrebbe essere questione di tempo a sentire Putin e i suoi antagonisti, ma intendevo Until The End Of The World, film di fantascienza di Wim Wenders del 1991, di cui ricordo solo per i miei occhi Solveig Dommartin, che era la sua musa in quel periodo, e per le mie orecchie la colonna sonora piena di roba buona tra cui spiccava una versione dub di un brano di Neneh Cherry poi incluso nell’album Homebrew del 1992.

Neneh Cherry – Move With Me (dub)

Conneries d’Italie (et de France aussi)

Quella commedia di successo che in Italia fu distribuita con il titolo “Giù al Nord” non mi piacque – l’ho già scritto – non solo perché era patetica e poco divertente ma anche per motivi ideologici: il film presenta un’immagine idealizzata dell’amicizia e vediamo che gli amici del protagonista lo portano a vedere una partita di pallone invece di portarlo in mezzo alla campagna lì vicino a vedere la Roubaix. Qualcuno obietterà che la Roubaix si corre una volta l’anno e di partite ce n’è una a settimana, due quando va male. Obiezione respinta, il film potevano ambientarlo a Pasqua.

Sulla Roubaix si conoscono le frasi famose di ciclisti famosi, più di tutte quella di Hinault che la definì una “connerie”, ma sono più realistiche le impressioni dei ciclisti meno famosi. Ad esempio Marco Pastonesi sul sito brutto ricordava che Alberto Marzaioli, ciclista di Maddaloni, città a pochi km da qui ricordata anche per la caduta che impedì a Annemiek Van Vleuten di vincere il Giro 2020, diceva sempre che “da Parigi per arrivare a Roubaix esistono un sacco di strade e gli organizzatori scelgono sempre le peggiori”. E la peggiore è l’attraversamento della foresta di Arenberg, ma non date retta a quelli che dicono che è un passaggio decisivo per la corsa, perché lì in passato si decidevano solo le fratture, non quelle nel plotone ma quelle delle ossa, e oggi si decidono le forature, e sembra molto più difficoltoso il tratto dopo l’uscita quando i ciclisti si trovano di fronte una muraglia di centinaia di migliaia di meccanici pronti a dare assistenza o a far cadere qualcuno. Poi mi dovrebbero spiegare perché, nonostante questo che ho scritto, sul display del mio smartufone c’è una foto della Trouée d’Arenberg.

In occasione delle corse importanti ci sono anche cicloamatori che vanno a correre sul percorso, in appositi raduni o isolati, e l’inviato RAI ha intervistato una coppia che vuole correre sul tracciato delle cinque classiche monumento. La coppia corre in tandem perché composta da un ciclista non vedente e una guida, e quando l’inviato ha chiesto un parere sul percorso della Roubaix al non vedente questi ha risposto che è diverso da “quando lo vedi in televisione”. Non so se questa affermazione è stata presa alla lettera e ha allertato la Guardia di Finanza, intanto in studio o hanno fatto cadere la cosa o non se ne sono neanche accorti, anche perché in RAI in quanto a proprietà di linguaggio stanno messi peggio. Infatti Francesco Pancani, che fa sempre il sentimentalone, ha apprezzato l’intervento e quando Giada Borgato lo ha incitato a salire qualche volta in bicicletta lui ha chiesto: “ma si può fare una cosa a tre?” Il compagno di Giada è ben noto nel mondo del ciclismo ma non è come si può pensare, perché Pancani si riferiva a un “tritandem”, e alla fine i due hanno concluso che una cosa del genere non esiste, anche se meccanici di buona volontà credo che abbiano fatto biciclette anche a tre o più piazze.

Immagine da internet

Ma, come dicono chez les ch’tis, tirremm innanz perché poi c’è stata anche la corsa, preceduta dalla dichiarazione bluff degli Ineos secondo cui la squadra era tutta per Filippone Ganna, e gli italiani ci sono cascati, soprattutto i giornalisti. Ma figuriamoci se lo squadrone che negli ultimi tempi punta molto alle classiche, anche perché nei grandi giri sono a corto di personale, figuriamoci se puntava su un ragazzo fortissimo in altre specialità ma che nelle corse in linea ha fatto bene solo nelle categorie giovanili, avendo poi in squadra il vincitore fresco fresco dell’Amstel ultima scorsa e un bestio come Van Baarle che va forte sulle pietre ed è arrivato secondo sia all’ultimo mondiale che all’ultimo Fiandre. E infatti ha vinto Dylan Van Baarle che possiamo definire olandese e non ex, perché è olandese-olandese, cioè dell’Olanda meridionale, la provincia della capitale. Anche tra gli uomini, come ELB tra le donne, il convalescente di turno è andato forte ma Wout Van Aert è arrivato solo secondo, mentre grande protagonista è stato Matej Mohoric. Lo sloveno a Sanremo vinse con un aggeggio preso dalla mtb per regolare l’altezza della sella, stavolta il gadget ce l’avevano quelli della DSM che hanno montato un marchingegno che varia la pressione delle gomme e grazie a questo miracolo della scienza hanno ottenuto un prestigioso 18esimo posto con il vecchio John Degenkolb, sempre meglio del primo degli italiani, che nella classica pasquale è stato manco a dirlo Andrea Pasqualon. Il ciclista che in Italia nessuno voleva ingaggiare e che ha fatto fortuna in Belgio è arrivato 19esimo, e i commentatori hanno detto che gli italiani sono stati sfortunati perché hanno forato, ma in realtà hanno forato tutti almeno una volta, anche il vincitore, e Van Aert anche di più, e comunque sia il risultato ha deluso i tifosi italiani, che hanno avuto reazioni melodrammatiche, scrivendo sui social di fine del ciclismo in Italia (ovviamente per loro quello femminile non è ciclismo), ma purtroppo nessuno di loro si è ancora suicidato.

E non era un rainy day.

La Pascale

In Francia, visti i risultati del primo turno, avrebbero fatto meglio a rimandare le elezioni del presidente anziché la Roubaix, ma in fondo non sarebbe cambiato molto. In politica ormai è difficile parlare anche di “meno peggio” e alla Roubaix non si è potuta mettere in moto la macchina del fango, perché si è corso ugualmente con il bel tempo, alla faccia di tutti quelli che avevano fatto scorta di retorica per parlare di ciclismo eroico e invece sono stati costretti a ripiegare sulla polvere che però non è la stessa cosa. E a questo proposito c’è un altro presidente che sarebbe opportuno cambiare prima che faccia altri danni, perché Lappartient, al pari di tutti gli altri politici, ritiene che cercare di amministrare bene, ammesso e non concesso che lo faccia, non è sufficiente ma bisogna fare le riforme, e dopo la scorsa Roubaix ottobrina che tanti dicono epica ma secondo me è stata falsata dal fango in eccesso, sta pensando di spostare a ottobre il Fiandre e la Roubaix proprio confidando nel maltempo e auspicando altre foto con ciclisti irriconoscibili. Questi ultimi non sono proprio d’accordo e Jasper Stuyven dice che il presidente farebbe meglio a occuparsi della loro sicurezza. Filippone Ganna supera il problema dicendo che la Roubaix è roba per masochisti che non si può amare e vorrebbe fare come Hinault che la paragonava al circo, la corse poche volte la vinse e adieu. Colpisce pure una dichiarazione di Ellen Van Dick, un pezzo di ragazzona che per la sua stazza e per i precedenti sul pavé fiammingo pensavo fosse la più adatta alla Roubaix, ma l’anno scorso è caduta e ha avuto una commozione cerebrale, e quest’anno non era più tanto entusiasta di correrla e ha finanche detto che se avesse piovuto il suo ragazzo le avrebbe impedito di gareggiare (e si presume che costui sia un pezzo di marcantonio per voler fermare i 182 cm x 71 kg di Ellen). Intanto per quest’anno l’unico risultato del cambio di data con l’Amstel è che la corsa, quella maschile, è tornata all’originale collocazione nel giorno di Pasqua, da cui la denominazione di “Pascale” che forse alla Chiesa è più gradita rispetto alla più diffusa di “Inferno del Nord”. Già che siamo in tema religioso parliamo della ragazza che ha avuto il dono da Dio. La più vogliosa di correre e di vincere era proprio Marianne Vos, seconda l’anno scorso solo per aver sottovalutato la fuga da lontano di Miss Deignan, e per prepararsi bene aveva saltato anche la corsa di casa di domenica scorsa, ma alla sua età quasi veneranda dovrebbe sapere che ogni lasciata è persa e carpe diem eccetera, e così è successo che è stata la prima protagonista della giornata, già prima di partire, anzi prima di uscire dall’albergo: tampone positivo, momentaneo crollo del mondo poi prime dichiarazioni giudiziose e posate, quando smetterà dovrebbero eleggerla Presidente dell’UCI. Se Dio le ha dato il dono, Marianne è stata anche sfortunata perché il miracolo della duplicazione delle classiche maschili è avvenuto durante la seconda parte della sua carriera e ora, anche se lo nega, sembra impegnata a completare la collezione, l’anno scorso vinse Gent e Amstel e fece seconda a Liegi e Roubaix, ma quest’anno è andata male. Fuori la campionessa del mondo del ciclocross, resta in gara quella della strada, ma Elisa Balsamo fora, insegue e raggiunto il gruppetto davanti viene annunciata la sua squalifica per bidon collé, cioè ha condiviso una borraccia con l’ammiraglia per troppo tempo, cose che si fanno in gruppo ma quando si indossa una maglia iridata è più facile che vengano viste dalle telecamere. I commentatori italiani si affaticano a giustificare la ragazza ingenua e dare le colpe alla direttrice sportiva che è tedesca e allora che ce frega, ma i belgi piuttosto che incolpare una pericolosa rivale della loro favorita Lotte Kopecky ammirano come Elisa sia riuscita a evitare una caduta e Thomas De Gendt quantifica che al suo posto 9 uomini su 10 sarebbero caduti. Ma i belgi già che ci sono elogiano anche l’altra Elisa, perché ha vinto Longo Borghini, definendola “Verbluffende“ (sensazionale), nonostante abbia preceduto, e di molto, proprio la Kopecky, ma la ragazza che, mentre vincevano Bastianelli Balsamo Bertizzolo Consonni e Cavalli, era l’unica big italiana a non aver ancora vinto quest’anno per colpa di una sinusite, non voleva neanche partire, la squadra l’ha convinta, e a 33 km dalla fine, quando la squalifica di Elisa II ha cambiato i piani trekkini, è partita in contropiede e non l’hanno più ripresa, grazie anche alla guardianìa delle compagne Lucinda Brand e Van Dijk che forse alla fine avrà superato lo shock dell’anno scorso. Intervistata alla fine ELB ha detto semplicemente che si sentiva bene e ha vinto, lei fa così, e quando ha tagliato il traguardo ha fatto un gesto che sembrava volesse dire che ha la testa dura. Non so a cosa si riferisse, ma lei che a volte ha fatto delle scelte tattiche sbagliate una volta di sicuro ha avuto ragione, cioè quando non ha voluto dimagrire, come fece invece la giovanissima Bastianelli che se non fosse stata altrettanto caparbia avrebbe concluso la carriera praticamente dopo il mondiale, e questo per tentare di diventare scalatrice in un paese con la fissazione degli scalatori e dei grandi giri, un paese dove sul finire del secolo scorso la gente guardava Pantani che gettava la bandana e ignorava che sempre in Italia c’era il più forte e talentuoso ciclista di quel periodo. E questo curioso paese non ha visto l’impresa di Elisa I sulla tv in chiaro, perché paradossalmente Raisport con una donna alla guida sta facendo un pessimo servizio al ciclismo femminile. Del resto su uno dei siti specialistici più cliccati c’è una specie di giornalista che dopo l’Amstel cavallina ha scritto di invidiare – ha scritto proprio così – i successi delle cicliste italiane, facendo intendere che preferirebbe che le vittorie arrivassero dagli uomini, forse perché di quelle delle donne non sa cosa farsene. Tornando a ELB, che è meglio, conservato il fisico da passistona, forse concluderà la carriera senza vincere un mondiale e quasi certamente non vincerà il Giro, ma ha vinto una Roubaix sette anni dopo il Fiandre, una doppietta ambitissima in campo maschile e dall’anno scorso anche tra le donne. E oggi, dopo la ragazza che ha avuto la sinusite ma poi si sentiva bene, vedremo cosa farà un altro malato immaginifico, Wout Van Aert guarito dal Covid.

La Zeriba Suonata – Una canzone divina

Questa cosa l’ho già raccontata ai giovani che al tempo non c’erano, ma dato che si erano distratti mi ripeto. In questa colonia fino alla metà degli anni 90 nel Venerdì Santo la televisione si adeguava alla ritualità prepasquale bandendo programmi ilari e fatui e abbondando in film di argomento religioso. Per cui anche quest’anno la Zeriba vuole ripristinare le sane tradizioni di un tempo proponendo un video di argomento divino. Anche se, conoscendo le sorelle Kim e Kelly Deal, mi viene un dubbio sulla natura di quel martello che dicono, più di un dubbio.

The Breeders – Divine Hammer

La Zeriba Suonata – Catalunya

I catalani sono altra etnia e non parlano castigliano, per cui la loro corsa non si chiama Vuelta ma Volta e l’edizione di quest’anno terminata ieri ci ha confermato che Almeida è ancora un giovane inaffidabile e che l’olimpico Carapaz è imprevedibile e capace di cose inusitate per ribaltare l’andazzo delle corse, ma poi alla fine ha vinto il colombiano Higuita. Delle rivendicazioni autonomiste della regione non è più pervenuta notizia, e se anche fosse successo qualcosa sarebbe stato coperto dal clamore del covid e della guerra slava. Catalana è anche la cantante Rosalia ma a volte pensavo fosse connazionale di Higuita, o di Kali Uchis per restare alle sue colleghe, e questo perché sì, i critici ne parlavano bene e lei ha sempre collaborato con grossi nomi della musica, ma parlavano di flamenco e figuriamoci se mi metto a sentire una che suona le nacchere come mi veniva da pensare. Poi una mattina stavo sentendo la tivvù uso radio e c’era il solito video splatter di The Weeknd, i suoi video si differenziano per il modo in cui lo uccidono, quella volta c’era una ragazza con un vestito trasparente che lo pugnalava e poi si allontanava girandosi, e vedendo il suo lato b, che trattandosi di musica è un’espressione pertinente, pensai: Ah, questo, cioè no, questa è la famosa Rosalia. Allora dico che bisognerebbe liberarsi dai pregiudizi e non discriminare le cantanti diversamente vestite, e Rosalia in particolare merita l’interesse che ha suscitato perché mica il suo è flamenco tradizionale con le nacchere e i tacchi, no, è influenzato da vari genere e fatto con l’elettronica e già che c’è pure con l’autotune. Ha inciso tre dischi di cui uno appena uscito, e una serie di singoli che non sempre inserisce negli album, ma finora, a differenza degli Smiths, non ha neanche pubblicato quelle antologie che del gruppo di Manchester costituivano almeno metà della discografia. Non ho approfondito la questione testi ma sembrerebbe alternare fierezza femminile, se non addirittura femminista, sesso e richiami all’immaginario modaiolo, ma del resto anche i rappers parlavano di sneakers.

Dolerme

La Combi Versace

Wordepress

Negli ultimi giorni noto una diminuzione dei post pubblicati, preceduta da un periodo di articoli tendenti al depresso. Non so se è solo una coincidenza, se sono aumentati i casi di covid tra i bloggers, o i casi di semplici influenze e malanni stagionali come quelli che stanno decimando le squadre ciclistiche, o al contrario la bella stagione dopo due anni di clausura spinge molti ad uscire abbandonando il mondo virtuale. O sarà colpa della guerra, ma in tal caso non è il caso, perché in questo conflitto con ambizioni mondiali i due capi belligeranti si devono impegnare molto per uguagliare il numero di morti della guerra civile, si fa per dire, nel Rwanda che pure lasciò indifferente l’occidente. Io comunque resto qua, scrivo disegno metto musica e faccio quello che mi piace, al limite parlo da solo che a una certa età dicono è normale.