Il ritorno di Riccioli d’Oro

Mettiamo un attimo da parte le tristezze della versione provinciale delle Olimpiadi proposta dalla RAI perché lontano dagli occhi degli spettatori italiani c’è stata un’esplosione di allegria e vitalità. E’ successo che Eva Lechner, più volte argentata o bronzea ma dorata solo nelle staffette, ha avuto anche lei una giornata “no” nella mtb olimpica e con le tre degli uomini è poker, la compagnia di Celestino ha fatto en plein, e ora il buon Mirko sta già mandando il suo curriculum in giro perché vede a rischio il suo posto da cittì, ma se Eva si trovasse per sbaglio a leggere questo blog le ripeto quello che ho scritto pure in passato: ora che si è tolta il pensiero delle Olimpiadi passi alla marathon e l’oro arriverà. Ma non è questo che volevo dire, è che il risultato negativo dell’altoatesina ha comportato che dopo una veloce finestrella di Stefano Rizzato la RAI non ha più spiato la gara. E il buon Rizzato ha fatto in tempo a mitragliare la prospettiva di un risultato storico che si sarebbe poi concretizzato: un podio occupato interamente da una sola nazione, che alcuni amanti delle statistiche dicono sia un fatto mai accaduto in nessuna specialità del ciclismo nelle Olimpiadi “moderne”, ma possiamo dire con certezza quasi assoluta che ciò vale per tutte le Olimpiadi, perché non si sono mai trovate, su ceramiche o affreschi antichi, delle raffigurazioni di gare ciclistiche, tranne che su una borraccia in terracotta esposta sul balcone di casa De Luca ma la cui datazione resta molto dubbia, né gli storici hanno mai raccontato di simili gare nei giochi olimpici, sappiamo solo dell’avversione di Leonida per gli antichi ciclisti che lui usava buttare giù dalla Rupe Sormana. Tornando all’oggi, cioè l’oggi di ieri, le favorite erano le francesine, la relativamente vecchia Paolina, che le olimpiadi proprio non le vuole vincere ma in famiglia di ori olimpici ne hanno già due più varie maglie iridate e altra chincaglieria che non sanno più dove mettere, e la giovane Loana Lecomte che ha dominato la stagione e come spesso accade ha mancato l’appuntamento più importante. Addirittura nel finale le francesi sono state superate anche dall’ungherese Blanka Kata Vas, astro nascente di varie specialità, più che un semplice “cambio di vocale”. L’argento e il bronzo sono andati a Sina Frei e Linda Indergand che, soprattutto la prima, sono ancora giovani e possono riprovarci, sempre se in futuro esisterà ancora questa curiosa e pesante manifestazione, ma l’oro è andato a Jolanda Neff che non pensavo fosse più capace di un risultato del genere, perché mentre le giovani avanzavano lei continuava a infortunarsi, anche poche settimane fa. Finora Neff aveva vinto soltanto un mondiale “normale” e uno marathon, una Coppa del Mondo, 3 campionati europei e la prima edizione dei Giochi Europei, oltre a gare internazionali anche nel ciclocross e su strada riuscendo anche a essere campionessa svizzera in tutte e tre le specialità contemporaneamente. Ma non avevo pensato allo strano rapporto che c’è tra me e lei a sua insaputa: quando non posso vedere la gara lei vince, nei rari casi in cui la RAI trasmette un campionato internazionale di mtb vince un’altra, e oggi la RAI ha preferito tutt’altro, tra cui la canoa slalom, commentata da un sempre più eclettico Bragagna, che per contro è quello meno in linea con lo sciovinismo televisivo, e disputata in una specie di grande piscina, perché non credo che in Giappone ci siano i fiumi con i marciapiedi, ma allora dov’è finita tutta la natura che si vede nei film dello Studio Ghibli? Tornando a Jolanda, la Neff è una fracassona, a volte è un pericolo per sé e per le altre, e anche ieri ha rischiato di cadere nello stesso punto dove era cascato Van Der Poel, e ha dato la colpa dell’accaduto a una manovra “stupida” della Ferrand-Prévot che a sua volta ha criticato la svizzerotta per un sorpasso velocissimo che l’avrebbe fatta cadere, ma viste le immagini quest’ultima non si direbbe una scorrettezza, semmai un’azzardo e la francese sembra cadere per paura o per lo spostamento d’aria. Comunque sembra che tutti i suiveurs neutrali siano contenti di questa vittoria, e in questo non pesano solo quei gravi infortuni, tra cui una caduta in discesa, lei fidanzata con uno che fa downhill, che le ha fatto perdere la funzionalità della milza, ma anche i suoi extra, soprattutto i video in cui trasmette la sua passione per la mtb o la serie autobiografica intitolata “Jolandaland”, per non parlare dello spot, fracassone anch’esso e realizzato per la sua bici, in cui interpretò Riccioli d’Oro mostrando doti di recitazione superiori anche a quelle di Thomas Voeckler.

Il sorpasso di Jolanda e la caduta di Paolina.

Abnegati

Ieri mattina ho acceso la tv ricordando che la RAI ha sempre trasmesso le prove olimpiche di mtb, da Paola Pezzo scollata nel 1996 fino alla vittoria mancante nella carriera dorata di Nino Schurter passando per il finale fantozziano di Marco Aurelio Fontana. Ma non ero troppo speranzoso perché qualcosa è cambiato nell’offerta RAI, per non dire elemosina RAI. In passato mi pare di ricordare che si sfruttavano più canali mentre stavolta RAI Sport replica tutto il replicabile dal Tour ultimo scorso alla finale degli europei con pallone del 1996 senza perdersi l’occasione per la 101esima replica della puntata di Memory su Geminiani. Le Olimpiadi sono trasmesse da Rai2 che non rinuncia alle trasmissioni base, tipo TG, e ancora più che in passato si limitano alle gare con italiani. Purtroppo l’Italia nella mtb ha schierato ben 3 atleti ma, per una coincidenza che sarà tale fino a un certo punto, erano tutti in giornata “no” e se c’era qualche cronista in agguato pronto a collegarsi se si sentiva odore di medaglia questo non è successo, e per colpa dei tre italiani non ho potuto vedere la fenomenale vittoria del fenomeno Tommasino Pidcock e la fenomenale caduta, come se fosse un Sagan qualunque, dell’ammaccato fenomeno originario Mathieu Van Der Poel, e forse anche una delle ultime apparizioni di Schurter che non ha preso neanche una medaglia. Il risultato molto deludente ha quasi fatto arrabbiare il buon Mirko Celestino che, dopo Fausto Scotti e probabilmente Davide Cassani, potrebbe sentirsi anche lui a rischio dimissioni. Tornando alla televisione, la RAI nelle dirette saltella da un italiano all’altro, ce ne sono in tutti gli sport, al punto che domenica mi chiedevo se non avessero ripristinato Giochi senza frontiere, ma quelle canoe in uno specchio d’acqua credo artificiale mi pare che in passato scendevano per corsi d’acqua naturale, e comunque altro che senza frontiere, per la RAI le frontiere ci sono eccome, e gli stranieri sono soltanto degli intralci alla gloria degli italiani. A conferma di ciò, tra una diretta e l’altra, c’è il TG olimpico dove una tipa poco brillante parla di bella giornata e di notizie magnifiche e altri esclamativi e superlativi per le vittorie italiane mentre per le sconfitte abusa dei “purtroppo”, solo una volta le è scappato di accennare alla vittoria di una tredicenne, casi in cui ti chiedi dov’è la differenza tra fenomeni tout court e fenomeni da baraccone, ma ha subito precisato che “purtroppo” non è italiana (buon per lei). C’è anche spazio per quello che non si è potuto vedere in diretta ma sempre con gli italiani dentro. E insomma io non ho né il tempo né l’interesse per seguire tutto e non posso dire con certezza ma l’impressione è che il pastone offerto dalla RAI sia in linea con la programmazione televisiva generalista e anche con il rincoglionimento sciovinista a fini politici, perché nelle ore in cui in Giappone dormono non ci sono differite per chi lavora di mattina o recuperi ma chiacchiere, interviste (cioè chiacchiere) e talk-show, tra cui quello in prima serata condotto da AdS che fa cadere gli indici di ascolto, ma la gossippara di RaiSport, al centro di una tavolata alla Fabiofazio con vecchie glorie dello sport italiano, avrà certamente tante storie da raccontare, se possibile anche pettegolezzi, ma tutte straordinarie perché – pensate – questi ragazzi medagliati hanno dei nonni, ecco perché vincono. Forse di storie interessanti ce ne sarebbero anche tra gli atleti stranieri, come il caso di Anna Kiesenhofer, ma non interessano e chissà che il Direttore Bulbarelli, che dicono leghista, non abbia avuto una accelerazione sovranista. Ma credo che una tivvù generalista debba cercare il pubblico generico, di cui ha una certa idea forse non completamento sbagliata, cioè di gente che si identifica con chi ha in comune solo la cittadinanza, perché in Italia c’è tanta gente che degli altri vuole prendersi quello che capita, i meriti o i soldi, non si butta niente, e sentirsi orgogliosi di essere italiani, popolo furbo che vuole i fondi europei per non pagare le cartelle che giacciono in esattoria da prima del covid, ma anche apprezzato nel mondo per lo stile e la cucina, idealmente uniti nell’orribile divisa da pizzaiolo che hanno appioppato agli atleti. E stamattina mi auguro che nella mtb femminile Eva Lechner vada forte, sia perché è una tipa simpatica e poco italiana, sia perché mi consentirebbe di vedere la gara con dentro quella forza della natura che è Jolanda Neff.

Le Olimpiadi e la Decadenza della Civiltà Occidentale

Alla prima mattinata di Olimpiadi già mi sono rotto. Ieri mi sono evitato la diretta della cerimonia di apertura, come facevo del resto anche negli ultimi decenni, una cosa troppo lunga e retorica, in cui Franco Bragagna immagino che abbia fatto sfoggio di cultura a 380° e se ne avesse avuto la possibilità avrebbe tolto la parola anche al Presidente del CIO e avrebbe interrotto l’atleta che avrà pronunciato il giuramento, e non avendolo visto mi chiedo se quest’ultimo si sarà per l’occasione tolto la mascherina: “Ghrhpnbm pfbnhm…”, che avrà detto, avrà mica giurato il falso? L’unica curiosità di queste cerimonie è l’occasione di ricordarsi di quei piccoli staterelli che altrimenti ignoreremmo, per i quali ogni olimpiade potrebbe essere l’ultima perché, Greta o non Greta, potrebbero a breve essere sommersi dagli oceani. In quei pochi secondi mostrati dai tg ho visto che gli italiani per parvenza di parità hanno voluto nominare due portabandiera ma causa spending review la bandiera era una sola e Viviani e Rossi l’hanno sventolata a 4 mani con qualche difficoltà del caso e speriamo che la Cecchini non si sia ingelosita. Hanno sfilato tanti atleti pronti a diventare eroi, così diranno nel caso, a cantare l’inno, sempre se lo ricordano, con la mano sul petto all’altezza di organi interni a casaccio, e poi a mordere la medaglia, che io non so come è nata questa consuetudine, forse in passato si addentava il metallico gadget come a provare che fosse davvero di oro, ma da tempo si tratta di patacche appena bagnate nel metallo ché i soldi non ci sono per farle vere, però in fondo se un atleta è abituato ad alimentarsi con le barrette di Cassani al gusto di crete senesi capirete che anche una medaglietta in similbronzo diventa appetibile. E veniamo alla gara, e già, speravo la gara al singolare ma le trasmissioni olimpiche non sono l’ideale per chi è interessato a un solo sport, in particolare quelle della RAI che prima ci seduce con dirette di ciclismo di oltre 100 km anche quando non è il caso e poi ci abbandona. Intanto ci sarebbe da chiedersi perché hanno ancora due canali tematici e trasmettono su una rete generalista, volendo si potrebbe diversificare e invece Rai Sport propone repliche di altro e vecchi notiziari in cui potrete apprendere il risultato dell’incontro tra Hellas Verona e Lanerossi Vicenza. E il pastone che ha preparato la RAI e le sue menti che purtroppo non sono cervelli fuggiti da qualche parte è adatto agli sciovinisti, a quelli che durante la Grande Chiusura cantavano l’inno sul balcone senza che nessuno gliel’avesse chiesto, insomma nelle scelte di sub-palinsesto non conta l’importanza o la spettacolarità della disciplina ma che ci sia un italiano in gara, anche se è uno che non si conosce in uno sport che non si capisce. E gli sport con cui ha gareggiato la diretta della prova su strada maschile sono stati il tennis, purtroppo quello maschile, la scherma e il taekwondo. Dell’ultimo il cronista ci ha fatto sapere, come a giustificarsi, che è uno degli sport più praticati nel mondo, e se lo dicono in tv sarà vero ma io non conosco nessuno che lo pratichi, e purtroppo l’italiano ha vinto nonostante l’avversario argentino avesse un tipico nome da villain, e ritornerà nei prossimi giorni a interrompere sport più decenti, ma un giorno storici e sociologi scriveranno pagine e pagine sul ruolo svolto dalla RAI nella Decadenza della Cultura Occidentale. La scherma era l’unico sport per il quale decenni e ventenni fa dalle mie parti si faceva reclutamento nelle scuole dell’obbligo grazie alla volontà di vecchi insegnanti di educazione fisica fascistoni, e dato il costo dell’attrezzatura i volontari erano di famiglia agiata. La scherma è uno sport che per tempi morti se la gioca col baseball, mentre nel ciclismo anche quando sembra che non stia succedendo niente e il gruppo rallenta sta invece accadendo qualcosa di importante perché quelli davanti aumentano il vantaggio fino a 20 minuti, vogliamo andarli a prendere cortesemente? Intanto quelli davanti sono i soliti rappresentanti di paesi con meno tradizione ciclistica, tra i quali c’è il fratello di Peter Sagan, il sudafricano Dlamini che ha avuto il suo momento di gloria quando al Tour ha voluto portare a termine la tappa più dura anche se molto fuori tempo massimo ma il ragazzo non è un avventuriero dilettante perché da under 23 ha corso in Italia e andava forte, e poi il più titolato della compagnia è il romeno Grosu che essendo però un velocista è stato il primo a staccarsi in salita. Dietro per ridurre il gap ci si è messo il campione olimpico usato garantito Greg Van Avermaet, che forse se non avesse quel titolo non sarebbe stato neanche convocato, eppure tirava così forte che hanno dovuto invitarlo a moderarsi per riprendere più avanti. Potrebbe essere l’ultima stagione per Greg che si è detto deluso dalla sua annata ma si è mostrato generoso fino all’ultimo, lui che fu maglia gialla in fuga al Tour pur senza padri e nonni famosi, e il bello è che lavorava per un capitano altrettanto orgoglioso e generoso che non si tira mai indietro, Wout Van Aert, mentre per l’altro favorito Pogacar ha lavorato Tracagnotnik. Gerainthomas, convocato dalla Gran Bretagna con grande senso dell’umorismo, inglese of course, invece si è distinto nella sua specialità, la caduta, e a questo punto dovrebbe intervenire qualcuno per convincerlo a smettere, perché è un pericolo per sé e per gli altri. Nelle fasi finali la corsa passa per il circuito motoristico e come succede sempre in questi casi, come pure ai Mondiali di Imola, i cronisti vengono presi da venerazione ed eccitazione feticistica per il Sacro Circuito, di cui possono ricordare la variante dove si schiantò Tizio o la chicane dove la ruota di Caio volò fin sulle tribune, ooooooh con punti esclamativi. Così, tra un’interruzione di vario tipo e un tg sportivo che interviene a interrompere le dirette con interviste registrate giusto per pubblicizzare altre gare future che a loro volta saranno interrotte, vediamo nel caldo-umido giapponese andare forte uomini da classiche del nord e una grande morìa di spagnoli, compreso Valverde da cui forse ci si aspettava di più ma bisogna ricordare che i coetanei dell’Embatido stanno davanti alla tv con una flebo di caffè e granita. La presenza di due strafavoriti induce al tatticismo e se attacca qualcuno tutti gli altri guardano Van Aert e Pogacar come a dire: siete voi i fenomeni, tocca a voi, anche in mancanza degli altri fenomeni perché Alaphilippe, che è quasi un abusivo in quella categoria, non era interessato ai 5 cerchietti e Van Der Poel e Pidcock gareggeranno nella mtb. Così, tra scatti e controscatti, quello buono arriva da due americani, che quando nel 2019 hanno vinto entrambi in Italia potevano far storcere il naso a molti. Il giovane e sconosciuto statunitense Mc Nulty vinse il Giro di Sicilia battendo tutti gli italiani disponibili e l’ecuadoriano Carapaz vinse il Giro e tutti a dire che doveva ringraziare Roglic e Nibali distratti a organizzare una visita alla Casa-Museo Nibali, e invece oggi è partito con in saccoccia anche un secondo posto alla Vuelta un terzo al Tour e un Giro di Svizzera più una tappa octroyée in favore di Kwiatkowski al Tour 2020. Gli italiani, già, c’erano anche loro, non erano i favoriti e hanno fatto il possibile per rispettare il pronostico, Caruso Ciccone e Nibali prima hanno fatto i loro tentativi, precoci, e poi hanno lavorato per i capitani, ché, per quanto può sembrare strano, c’erano due ritenuti degni di questo ruolo: Moscon che quando toccava a lui si è squagliato e Bettiol che rimaneva attaccato ai primi ma non prendeva iniziative finché non ha avuto i crampi ed è finito 14esimo, ma almeno nessuno si è ritirato. Il risultato potrebbe accelerare la pratica per le dimissioni di Cassani che ha costruito una nazionale a misura di sé stesso ciclista che nelle gare importanti agli ultimi km rimaneva senza forze (vedi Liegi 1992 e Amstel 1995). L’incredibile Supercittì, anche se il movimento italiano è quello che è, farebbe bene a rinunciare ai suoi superpoteri per fare altre cose ma non l’organizzazione del Giro d’Italia che rischierebbe di diventare un Giro di Emilia-Romagna e Province Limitrofe. Poi direi che l’avvicinamento alla gara non è stato dei migliori, non sono un esperto ma i primi 8 dell’ordine d’arrivo sono reduci dal Tour, e le convocazioni le decidono i team per cui non è colpa dei ciclisti né del cittì che l’unico al Tour fosse Nibali, ma in alternativa si è organizzata la Settimana Italiana però in date troppo vicine alle olimpiadi per cui era una corsa in 5 misere tappe per le strade superstrade e sopraelevate della Sardegna ma per partire in tempo per Tokyo gli stradisti ne hanno corse solo 3. E alla fine per vincere la prova olimpica non era necessario essere iscritti all’albo dei Fenomeni perché Van Aert e Pogacar si sono limitati a contendersi al fotofinish argento e bronzo, ma a vincere è stato Richard Carapaz, il campesino che voleva fare il muratore, rappresentante dell’Ecuador, un paese che non si è potuto permettere di mandare giornalisti a Tokyo perché costava troppo, e, in una giornata di sport fighetti in cui c’era pure il dressage in cui i cavalli sembrano se possibile più altezzosi degli stessi cavalieri, questa è una bella notizia.

Mentre i suoi principali avversari avevano una squadra Carapaz ha corso praticamente da solo.

L’incredibile prevedibile

Incredibile non è l’auto che sponsorizza Cassani in uno degli spot più insopportabili ma l’ultima tappa del Tour, prevedibilissima finché sarà disegnata così. Si inizia col tratto di trasferimento più lungo ma che qui fa parte del percorso ufficiale e in cui ci sono i brindisi e le foto di rito per singoli, per squadre, per nazioni, poi si arriva a Parigi e prima di entrare nel circuito finale si passa attraverso il Louvre dove la sorpresa è che Gerainthomas riesce a non andare a sbattere contro la piramide. Poi c’è la fughetta interlocutoria ma che sia di pochi temerari, infatti ieri ne stava partendo una troppo corposa ed è stata subito ripresa, poi ricongiungimento, volatona insolita e su un arrivo in pavé e in leggera salita ci sta che vince Van Aert battendo Cavendish, il quale ha avuto la cattiva idea di non seguire il suo apripista Morkov ma la ruota di Wout. Van Aert così in un’unica edizione del Tour ha vinto in tutti i modi, salita crono e volata, e l’intervistatore gli ha chiesto come ha fatto, ma a questo punto bisognerebbe chiedersi semmai come ha fatto in primavera a perdere una volata e mezza contro quell’altro fenomeno di Pidcock. Altro fenomeno ancora è Pogacar, il primo che a meno di 23 anni ha vinto due Tour. I due gareggeranno tra meno di una settimana alle Olimpiadi, e Pogacar è chiaro che aveva come obiettivo principale il Tour ma di Van Aert non si sapeva se avrebbe concluso la corsa e forse ha deciso solo strada facendo, e tra pochi giorni vedremo se ha avuto ragione lui o tutti quelli che si sono defilati. Ma già da ora si può prevedere che quelli avranno difficoltà con le Olimpiadi saranno gli spettatori italiani che vorranno seguire tutto o quasi, dall’atletica al nuoto dal dressage al badminton, non solo perché le gare si disputeranno in orari dell’altro mondo ma perché dovranno saltare da una rete all’altra per la rigidità del palinsesto RAI.

Start-up? No, starter

C’è stato lo sblocco dei licenziamenti ed è andata grossomodo così: le lettere erano già pronte, i capi del personale hanno fatto il riscaldamento e hanno sgranchito il dito, mancava solo uno starter e hanno scelto il migliore.

Eternità provvisoria

Al Tour ci sono state due giornate importanti, ieri c’era il tappone pirenaico nel giorno della festa nazionale e oggi c’è stato il tappino pirenaico, una breve frazione con un Tourmalet innocuo anche perché piazzato lontano dall’arrivo, nel giorno in cui ci sono stati due eventi che ormai fanno parte della tradizione di questa corsa: la visita di Monsieur Le Président, ma non Lappartient, quell’altro, il marito di Brigitte, e poi l’altrettanto tradizionale blitz della gendarmeria. Una 50ina di agenti sono andati nell’albergo dove c’erano Movistar e Bahrain, agli spagnoli non li hanno proprio pensati perché già stanno facendo il loro peggior Tour di sempre e non era il caso di infierire, e allora sono andati da quegli altri e hanno prelevato files con i dati degli allenamenti e hanno fatto l’esame del capello ai ciclisti che pare sia il più efficace per scoprire il doping, non so se serve pure a scovare il covid . Colbrelli ha parlato di gelosia da parte di qualcuno, e pare che il team manager di un’altra squadra ha avanzato sospetti sui risultati di Teuns e dello stesso Colbrelli, eppure Teuns ha vinto una tappa e non è una novità perché aveva già vinto nel 2019, chiedere a Ciccone, e Colbrelli non ha vinto niente e pure questa non è una novità. Beppe Conti ha guadagnato improvvisamente 100 punti dicendo che i gendarmi non vanno al Roland Garros, e basterebbe ricordare che dell’Operacion Puerto di 15 anni fa si seppero i nomi dei ciclisti e non dei tennisti e dei calciatori coinvolti. Però Conti ha aggiunto che i francesi sono sospettosi perché i loro non vincono niente, da cui si dovrebbe dedurre che gli altri si dopano, e a quel punto Giada Borgato ha ricordato che l’anno scorso toccò all’Arkea, senza accorgersi che ha fatto crollare il castello accusatorio di Conti perché si tratta di una squadra francese. Colbrelli ha detto che i gendarmi hanno agito con gentilezza, la stessa gentilezza e lo stesso tatto che ha avuto De Luca nel dire che il doping riguardava i ciclisti di 20 anni fa avendo al suo fianco Garzelli che in quel periodo correva, per di più senza capelli come pure il suo amico famoso. In effetti i ciclisti oggi sono molto controllati, così si dice, e a quelli istituzionali si aggiungono i controlli interni delle squadre finalizzati soprattutto a evitare figure di m**** come quella di iscrivere 8 ciclisti al Giro e partire in 6, storia di pochi anni fa. E anche l’Alpecin ha voluto avviare un’indagine interna con il test del capello per verificare se i suoi ciclisti usano davvero lo shampoo magico e scongiurare che preferiscano quello della concorrenza. La tappina si è poi risolta in volatina tra pochi eletti, condizionata forse dalla nascente rivalità tra Carapaz e Pogacar, con quest’ultimo che ieri si era arrabbiato perché l’ecuadoriano avrebbe finto di essere in crisi e non l’ha proprio mandata giù, si vede che il ragazzo è più inesperto di quello che sembra, e poi l’altroieri ha detto di venire da una buona famiglia e non si sa che cosa voleva intendere ma potrebbe non voler avere niente a che fare con questo plebeo ex aspirante muratore, sta di fatto che nel dubbio ha voluto vincere pure oggi e, anche se i jumbi si sono congratulati di nuovo con lui, qualcosa mi dice che da ora in poi Pogacar farebbe bene a cercare di non cadere o forare, potrebbe fare la fine del connazionale Roglic. Oggi sei un semi-dio ma domani chissà, nel ciclismo anche l’eternità è provvisoria, un concetto che ha espresso bene il commissario Saligari dalla contemporaneo Settimana Italiana, che non è un film degli anni 80 con Jerry Calà ma una corsa a tappe in Sardegna. Infatti, parlando del rapporto di Sagan con la Bora, Saligari ha detto: “Il suo posto in squadra ce l’ha e per il momento ce l’ha per sempre.”


Poiché gli organizzatori del Tour hanno bloccato i video del canale youtube dell’ex ciclista Bas Tietema per uso illegale delle immagini, la Zeriba Illustrata si cautela limitandosi a pubblicare solo un disegnino di Pogacar, come fanno in America per i processi.

I perché del Portet d’Aspet

Quando nel 1995 Casartelli è morto cadendo nella discesa dal Portet d’Aspet non aveva il casco, ok, ma quando nel 2018 Gilbert è volato oltre il parapetto il casco lo aveva, però gli organizzatori del Tour si ostinano a passare da queste parti come quelli del Lombardia da Sormano. Eppure la Francia è un paese così grande, non hanno altre strade su cui passare? E per cosa poi? Per un’altra tappetta semi-pirenaica con fuga di giornata e uomini di classifica tranquilli o quasi. Nella fuga entra anche Sonny Colbrelli con una nuova bici tricolore, e uno si chiede perché solo ora se il campionato italiano l’ha vinto un mese fa. Per celebrare la vittoria in quell’altro sport, e pare che Colbrelli ci tenga molto, perché già dopo la vittoria dell’Italia sulla Spagna lui pubblicò sui social uno sfottò indirizzato al compagno di squadra Pello Bilbao, che già la faccenda degli sfottò è una cosa che non capisco, ma poi farebbe meglio a pensare a sé medesimo: Bilbao ha vinto due tappe al Giro d’Italia mentre lui nei grandi giri è a quota zero e per ora lì rimane. L’uomo tricolore sembra sempre indeciso se andare in fuga o aspettare, se sprecare energie per il traguardo volante, e nel dubbio perde pure quello, o conservarle per la vittoria di tappa, che gli sfugge ancora perché l’austriaco Konrad attacca sull’ultima salita e aumenta il vantaggio in discesa, dove Colbrelli sbaglia qualche curva perché la discesa oltre che mortale è pure bagnata. Comunque è troppo indeciso, di questo passo rischia di essere intercettato dalle truppe del Gen. Figliolo. Il gruppo arriva sonnacchioso ai -7 km ma all’improvviso attacca Van Aert e non si capisce perché dato che i migliori (nel senso ciclistico) sono tutti davanti, o forse no e provano a staccare qualcuno, ma quando tutti i qualcuno importanti si ricompattano non si capisce perché Van Aert insiste nell’azione che porterà a una volatina vinta da Carapaz che non ci guadagna niente. Ma forse un motivo c’era: in RAI avevano già dato la linea allo studio in cui Orlando, con la sua espressione da orologio a cucù rotto, dice, sopravvalutandosi parecchio, di voler mettere pepe nelle discussioni, ma l’improvviso risveglio degli uomini di classifica ha costretto la regia a ricollegarsi con la Francia e ci siamo scampati un po’ di chiacchiere inutili: grazie Wout, a buon rendere.

Lo dicevo io che erano i danesi

Qualche mese fa Saronni spiegava il presunto miracolo sloveno con gli investimenti statali e il fatto che lì già dalle scuole si indirizzano i ragazzi verso gli sport a loro più congeniali. Se è così con Pogacar e Mohoric hanno visto giusto, ma già per Tratnik con quel suo fisico tracagnotto ho dei dubbi. Ma soprattutto chi ha consigliato a Roglic di fare il salto con gli sci? Ma neanche il ciclismo avrebbero dovuto suggerirgli perché con la sua tendenza a sfracellarsi Roglic avrebbe dovuto darsi al biliardo o alle bocce, ma meglio ancora l’asso pigliatutto. E poi in Slovenia, che è un piccolo paese, non ci sono tutti questi fenomeni, almeno nel ciclismo. E mentre Saronni diceva queste cose i danesi dilagavano e io su questo blog scrivevo perché non andiamo a vedere piuttosto come sono organizzati in Danimarca? In quest’ultimo quinquennio hanno vinto titoli mondiali con Dideriksen e Pedersen, il quale nel calendario compresso dell’anno scorso vinse una classica il giorno in cui un omonimo ne vinceva un’altra, e poi altre classiche con la stessa Dideriksen, Uttrup Ludwig, Fuglsang, Kragh Andersen, Valgren, per non parlare dell’esplosione di Asgreen, e poi il miglior pesce pilota sulla piazza, anzi sul rettilineo finale: Morkov. Mancava solo un nome per le corse a tappe, ma ora forse c’è. Ai sospettoni non pareva vero di aver trovato un fenomeno fenomenale come Tadej Pogacar sul quale finalmente poter convogliare pensieri cattivi, ma ieri, mentre Wout Van Aert andava a vincere, a sorpresa ma forse neanche tanto a sorpresa, la tappa con due passaggi sul Mont Ventoux, Pogacar andava “finalmente” in difficoltà e a metterlo in crisi nell’ultimo km del secondo passaggio è stato il giovane danese Jonas Vingegaard che era venuto a fare il gregario per Roglic. Poi alla fine il suo attacco si è rivelato una carapazzìa perché è stato ripreso nel finale, ma ci si sono dovuti mettere in tre per raggiungerlo. Invece al Giro Donne c’era una tappa attorno al Lago di Como, e subito verrebbero in mente Ghisallo, Civiglio, San Fermo della Battaglia, Sormano meglio di no, ma nella tappa non c’era niente di tutto questo, e in fondo non è detto che se si arriva da quelle parti si debba per forza salire, però questo Giro è stato disegnato male con una partenza brusca e già alla seconda tappa c’era una classifica ben delineata per cui mettiamo in negativo nel bilancio anche questa tappa. In partenza Marianne Vos si è dimostrata ancora una volta una ciclista illuminata, in tutti i sensi perché, dovendo la corsa passare sotto alcune gallerie, ha montato una lucina sulla bici. Poi, dopo qualche attacco senza speranze, c’è stata volata e Lorena Wiebes a 22 anni ha già lo status della capitana che cerca di far vincere le sue compagne, nello specifico Coryn Rivera, che donna da volatone di gruppo forse non lo era neanche nel suo periodo migliore, e così ha vinto Emma Cecilie Jørgensen Norsgaard, danese ovviamente.

L’attacco di Vingegaard

maleducati

Stasera c’è un’altra puntata di quella cosa del pallone che tira fuori il peggio dalle persone, qualcuno potrebbe dire una continuazione della guerra con altri mezzucci, e per la circostanza certe scelte di programmazione non sono solo infelici o contraddittorie rispetto a tutti i proclami che vengono fatti, ma direi che sono pure delle cafonate. Prendete la 6 Giorni di Fiorenzuola, l’unica che si svolge in Italia, applica la pari opportunità e si divide in due 3 Giorni, prima quella femminile e poi quella maschile, ma per stasera cambiano il programma in maniera tale che la gara decisiva di quella femminile, la madison che è anche la gara più spettacolare purché non ci si distragga, si disputa mentre su un megaschermo viene trasmessa la partita, e non capisco perché uno che va a seguire una cosa ne voglia seguire un’altra. Tra parentesi, a dire lo stato del settore, tra le favorite c’è Rachele Barbieri, già campionessa del Mondo e convocata per le Olimpiadi, che però non ha trovato un team vero e corre per la squadra del suo paesino: complimenti a tutto l’ambiente. Le pistard selezionate per Tokyo sono a Fiorenzuola, mentre quelle escluse partecipano al Giro che inizia oggi, Maria Giulia Confalonieri e Chiara Consonni, a proposito della quale c’è da notare come i cittì italiani siano riusciti a evitare, per le Olimpiadi socialmente distanziate, la presenza di fratelli sorelle e fidanzati: Consonni Simone sì e Chiara no, Braidot Luca sì e Daniele no, Viviani sì e Cecchini no. E dicevo il Giro, inizia oggi e la tappa si conclude nel primo pomeriggio ma la RAI, che tanto dice di fare per il ciclismo femminile, con una mezza giornata a disposizione sceglie di trasmettere la differita durante i preliminari pallonari. Tra l’altro Giada Borgato è opportunamente passata a commentare il Giro Donne lasciando uno studio di solo uomini a seguire il Tour: quello che resta di Alessandro Ballan, dal Museo Egizio Beppe Conti e la vera croce che è Antonello Orlando, uno che è incapace di sorridere e ha la verve di un parchimetro. Per di più la frase che lui dice più spesso è: “Scusa se ti interrompo”, ma chi si crede di essere, Franco Bragagna? E sarà che non seguo i talk show, tantomeno quelli in cui si dosano attentamente gli ospiti in maniera da creare scintille, a me dà fastidio sentire discorsi continuamente interrotti, poi per nulla, perché lui deve fare la didascalia vivente o come AdS vuole portare il discorso dove vuole o crede di volere, e l’unica sua abilità è quella di fare più volte la stessa domanda solo diversamente vestita. E direi che questa cosa delle interruzioni è tanto più grave in quanto è in contrasto con gli intenti didattici ed educativi della RAI soprattutto quando si tratta di ciclismo.

Però adesso è in corso quella che potrebbe essere la fuga del secolo, ne parliamo domani.