che poi uno può rimanere deluso

Ma forse per pubblicizzare il campionato del pallone mandano video con Piola o Riva? Perché il ciclismo deve sempre guardare al passato e alle sue leggende a volte romanzate a volte plausibili come l’accecamento di Polifemo? E hanno fatto questo spot sì con i ciclisti morti ma con questa atmosfera idealizzata che sembra il corrispettivo ciclistico di quelli del Mulino Bianco. Secondo me bisognerebbe presentare quello che verosimilmente si può verificare, basterebbero un allungo in discesa di Nibali o una volatina di Calebino. E perché alla RAI hanno preso il vizio di replicare delle azioni di corsa virate in bianco e nero come a dire sembrano imprese del ciclismo eroico ma poi se lo fanno così spesso vuol dire che sono imprese anche di questo ciclismo qua? E non pensano che uno semmai si aspetta le imprese eroiche su quelle salite che oggi non fanno neanche più selezione e poi dopo ci può anche rimanere deluso? 

Ridotti all’ossimoro

Avrete saputo che nei giorni scorsi nel Parco della Reggia di Caserta è morto un cavallo che trainava un calesse per turisti pigri. Forse la gente dovrebbe assecondare un po’ di più le proprie inclinazioni e chi è pigro dovrebbe starsene a casa sul divano e i monumenti vederli nei documentari. Se invece le persone si fanno il giro in carrozza a guisa di aristocratici per ostentazione, per fare i grandi, allora sarebbe comunque meglio che come misura precauzionale, direi perfino igienica, se ne stessero ugualmente a casa, oppure se proprio si ritengono tanto grandi che si facciano la loro reggia personale e dentro ci facciano quello che gli pare, ci scorrazzino con una carrozza trainata da varani di Komodo, basta che non vadano in giro. Voi direte che ci sono anche persone che hanno problemi a camminare, e avete ragione pure voi, ma per quelli c’è anche un servizio di navette, e peccato che l’architetto Luigi Vanvitelli non pensò pure a una linea di metropolitana, il massimo del progresso è una specie di ascensore all’interno del Palazzo. Purtroppo la Direzione non va nella direzione che auspicherei, anche perché i cosiddetti Beni Artistici Eccetera hanno come obiettivo principale quello di staccare biglietti, tanti biglietti, e sostituirà il servizio di carrozze a cavallo con le golf-car, così quelli che vogliono fare i grandi potranno sentirsi come Tyger Woods e fantasticare di congiungersi carnalmente con Lindsey Vonn. A proposito di storie erotiche, chi non è pratico del Parco della Reggia deve sapere che i vetturini dicevano agli sprovveduti turisti che avrebbero potuto vedere tutto il parco ma non è vero perché a un certo punto, poco oltre la metà, c’è una curva in salita troppo ripida, e forse lo sarà anche per le golf-car, e quindi lì le carrozze non arrivavano, tagliando fuori dal giro, oltre al suggestivo Giardino Inglese, le ultime fontane tra le quali spicca quella che raffigura l’episodio mitologico di Diana e Atteone.

Il Bagno di Venere nel Giardino Inglese: si lavavano molto queste divinità.

Diana era la Dea della caccia e stava esercitando la sua specifica funzione quando per il troppo caldo si spogliò per farsi un bagno, ma nei paraggi gironzolava Atteone, che era un suo collega perché si sa che l’uomo è cacciatore. Atteone non poté fare a meno di vedere la Dea in quella diciamo inedita veste, Diana se ne accorse e temeva una revenge porn con la tecnologia dell’epoca, cioè che Atteone andasse in giro a raccontare quello che aveva visto, ma qualcuno sospetta pure che tra i due ci fosse un’accesa rivalità venatoria, così per risolvere i suoi problemi lo trasformò in cervo, grazie ai suoi superpoteri, perché la faccenda di superpoteri e superproblemi non pensate che l’hanno inventata quelli della Marvel. Atteone non si accorse subito della sua metamorfosi anche perché non era reduce da una notte agitata ma se ne avvide solo guardandosi in una fonte, ma purtroppo per lui neanche i suoi 50 cani 50 lo riconobbero e lo sbranarono.

E pensavo che la civiltà di questa parte di mondo non ha fatto un grande affare ad abbandonare il simpatico carrozzone dell’Olimpo con tutti quei dei e semidei che ne combinavano di tutti i colori e quante ancora ne avrebbero combinate a cominciare da quel vecchio porco di Giove, per sostituirlo con le tristi religioni monoteiste basate su sofferenza penitenza e odio per la concorrenza perché l’espressione “dialogo interreligioso” è solo un ossimoro grandioso .

La Zeriba Suonata – la folla era scatenata

E’ morta Elsa Quarta, cantante leccese che ha avuto una certa fama negli anni 60, un’epoca in cui c’era una netta divisione tra interpreti, musicisti e parolieri e i primi si può dire che dovevano accontentarsi di quello che gli passava il convento e alla Quarta non è che andò molto bene. Non era una ragazza yé-yé, si può dire anzi che le sue canzoni tristi su amori finiti erano ancora legate ai melodrammatici anni 50.

Solo nel 1967 sembra che una sua canzone parta un po’ più pimpante, lei si rivolge a dei ragazzi che stanno suonando, forse vuole unirsi all’allegra brigata, e invece no, come non detto, gli dice Ragazzi non suonate più perché la canzone gli ricorda il suo ex, che ha tradito i sogni di lei e ha dato a un’altra i baci suoi, che eufemismo. Elsa Quarta incise anche canzoni in spagnolo e in turco e soprattutto nella seconda fase della sua carriera cantò molto all’estero al punto che discogs etichetta i suoi dischi come schlager. Poi nel 1985 incise il suo ultimo 7 pollici dedicato allo sport, con due canzoni piene zeppe di retorica imbarazzante in un linguaggio rudimentale, opera di mestieranti semisconosciuti. Il lato B è intitolato Azzurri Battimani e non si capisce se queste due parole sono sostantivi aggettivi o chissà cosa’altro, forse è meglio non saperlo, ma questa sorta di inno avrebbe fatto la sua figura cantata sui balconi qualche mese fa. Il lato A si intitola Viva la bicicletta ed è dedicato al ciclismo, ma la particolarità del testo è che, retorica per retorica, ci si aspetterebbe di sentir cantare delle eroiche gesta di eroici scalatori, ed è vero che quelli erano piuttosto gli anni di Moser e Saronni e la bandana ancora non si sapeva cos’era, ma siamo pur sempre in Italia dove c’è gente che vorrebbe vedere le salite anche nei velodromi. E invece la canzone parla proprio di sprint, di pista, di 6 giorni, di folla scatenata che aspetta la volata, e nomina il Vigorelli, ma la cosa alla fine non sorprende perché qui c’è un piccolo conflitto di interessi: Elsa Quarta è sposata con Sante Gaiardoni.

Viva la bicicletta

Sante Gaiardoni è stato campione olimpico nella velocità e nel chilometro a Roma e tra i professionisti ha vinto due mondiali nella velocità. Su strada ha vinto da dilettante la classica Milano-Busseto. Erano anni in cui anche il ciclismo su pista era molto popolare e infatti c’è una foto in cui Gaiardoni è premiato da un’altra cantante e non proprio l’ultima: Mina.

Tornando alla canzone, se i nomi degli autori della musica e dei testi diranno qualcosa solo agli addetti ai lavori, quello che sorprende è il nome del produttore, famoso sì ma in tutt’altro campo, trattandosi dello storico rivale di Gaiardoni, Antonio Maspes che di mondiali ne vinse ben sette.

Maspes è quello con la maglia iridata.

Elsa e Sante  si sposarono nel 1963 e, in tempi in cui il gossip non riguardava la metà della popolazione come accade oggi, erano così popolari che alle loro nozze ci fu il miracolo della moltiplicazione degli invitati: Gaiardoni raccontò di aver prenotato per 200 ma poi si presentarono in 800 e i guadagni dei due successivi mesi di gare servirono a pagare la differenza, perché, anche se oggi può sembrare strano, a quei tempi si guadagnava anche con la pista. Un’ultima curiosità è che quasi tutte le canzoni di Elsa Quarta erano scritte da poco noti mestieranti ma uno dei suoi primi singoli fu Esta Noche composto dal Maestro Gorni Kramer, che all’anagrafe faceva Gorni di cognome mentre il nome Kramer era dovuto all’ammirazione del padre per Frank Kramer, tanto per cambiare uno dei primi campioni della pista.

Statistiche illustrate – Covid e più covid

Il 1° agosto si è riaperto il calendario World Tour con le Strade Bianche maschili e femminili. Il 18 agosto si corre il Giro dell’Emilia che per quest’anno tribolato dovrebbe essere l’unica altra occasione in cui in Italia correranno sia gli uomini che le donne. In questo arco di tempo nel mondo ci saranno state in campo maschile 11 corse a tappe e 9 in linea e in campo femminile 3 corse in linea e basta. Il problema non riguarda solo l’Italia, però qui alla cancellazione delle corse per dilettanti si è ovviato con la creazione di nuove gare semmai una tantum mentre per le donne nessuno ha pensato a fare altrettanto, neanche i supercittì, né Cassani che non sembra molto interessato alle donne in bicicletta al di là delle chiacchiere, né Salvoldi che sembra molto più interessato alla pista. Speriamo almeno che da questi dati nessuno voglia dedurre che nelle corse femminili c’è più rischio di contagi.

Totò Peppino e la logica aristotelica

L’altroieri tutti i telegiornali erano scandalizzati perché una donna si era data fuoco e la gente nei paraggi invece di aiutarla si è messa a filmare la scena con gli smartufoni, cosa stiamo diventando dicevano, poi subito dopo tutti i telegiornali hanno mandato in loop le immagini di un pestaggio a Castellammare, le hanno mandate più volte nel timore che qualcuno si forse perso un pugno o una sediata. Con questo clima e tenendo conto che già si fanno viaggi sui luoghi di disgrazie, chissà che non aumenti questo tipo di turismo ai danni di quello diciamo tradizionale. Se così fosse Napoli e la Campania ne sarebbero avvantaggiati, una visita dove è stato freddato Caio, un giro nel bunker dove hanno trovato Tizio, qualche compagnia più intraprendente potrebbe organizzare roghi di rifiuti tossici per turisti in cerca di emozioni particolari. In caso contrario, se continuasse a prevalere il turismo verso arte e paesaggi, la Campania non potrebbe contare sulla promozione tramite lo sport perché qui esiste solo il pallone e il calcio è sport claustrofobico, durante la partita viene inquadrato solo lo stadio, si sbircia fuori solo nel  caso di risse che però, ricordiamolo, non hanno niente a che fare col calcio anche se quelli che si azzuffano sono tifosi organizzati che danno del tu a calciatori e dirigenti. E nessun cronista pallonaro divaga dal gioco parlando dei siti e della storia e dei personaggi famosi della città che ospita la gara, se qualcuno si azzardasse verrebbe fucilato. E comunque, dato che Albi non ha una grande squadra di calcio, non c’è il rischio che tra un corner e un arbitro cornuto qualcuno inizi a parlare del massacro dei catari che noi ciclofili invece sappiamo ormai a memoria. La Liguria però non è messa meglio, si parla solo di ponti che crollano, costoni che franano, strade bloccate, e quando con la Sanremo c’è l’occasione di mostrare la riviera con le sue bellezze i sindaci dicono di non essere interessati. C’è chi invece il ciclismo come mezzo di promozione turistica non si limita a sfruttarlo ma lo va a cercare. Il caso più clamoroso è quello dles Dolomites, che ha una copertura televisiva superiore a qualsiasi corsa professionistica e in realtà è difficile pensarlo come ciclismo, essendo in realtà una passerella di vip, semivip e leccavip, che si fanno pubblicità reciproca con i luoghi che ospitano la gara, che poi sarebbe meglio se venisse ridotta a semplice pedalata in quanto l’albo d’oro c’ha i suoi innominati, e per contorno democratico ai Vip che partecipano di diritto, ci sono tutti gli amatori che si contendono i posti limitati per l’iscrizione, ma, con quello che costano l’attrezzatura e eventuali additivi da aspiranti squalificati, non si possono neanche ritenere poveri comuni mortali. Ma quest’anno anche la maratona dolomitica è stata cancellata, e quindi il più grosso spot in bicicletta è diventata la Tre Valli Varesine che per l’occasione ha fagocitato Bernocchi e Agostoni e l’hanno chiamata Gran Trittico Lombardo, ma in realtà era la Tre Valli travestita neanche bene. La Tre Valli ha avuto sempre una diretta più lunga di qualsiasi corsa italiana, escluse Sanremo e Lombardia, quest’anno più delle stesse Strade Bianche di categoria UCI superiore, ed è sempre stata una passerella per politici e amministratori locali, ricordiamo Cunego con Bossi, e poi dicono Nibali che correva per il Re del Bahrain, però noi ringraziamo perché ne approfittiamo per vederci una porzione abbondante di corsa, ma quest’anno è venuto storto per tutti e ci si è messa pure la pioggia, per promozione hanno mandato immagini assolate dell’anno scorso, l’elicottero non poteva alzarsi, poche immagini della corsa che ci mancava solo la voce di De Zan, poca passerella, facce coperte dalle mascherine, le miss potevano anche avere i baffi vai a sapere, e per ultimo, dato che gli appassionati italiani vogliono vedere vincere gli italiani ma sembrava di essere tornati ai tempi prima di Viviani e Bettiol, se ne va in discesa lo straniero Gorka Izagirre e non lo prendono più, neanche Nibali che fa la corsa, la agita, è il primo italiano all’arrivo battendo in volata gente più veloce di lui, e non so se questo può portare meno turisti a Varese ma non credo. Però non è un risultato a sorpresa e ora vi spiego perché. Nel ciclismo si fa largo uso della logica aristotelica, ad esempio Nibali ha vinto il suo tour nella tappa sul pavé e sotto la pioggia? Se ne desume che ogni volta che c’è brutto tempo e le strade sono messe male Nibali è favorito, ne gode addirittura, pavé, sterrato, buche, se buttassero pure le puntine a terra sarebbe il massimo, povero Nibali che non può farsi una pedalata tranquillo su strade scorrevoli. E allo stesso modo quando piove vanno forte i ciclocrossisti e gli uomini dei paesi freddi e piovosi, e manco a farlo a posta c’erano due squadre belghe piene di crossisti, il traguardo volante l’ha vinto Quinten Hermans che, per come sono passati veloci questi mesi virali, sembra ieri che correva per i prati inseguendo quelli che inseguivano Van Der Poel, e la corsa l’ha vinto Gorka il fratello di Ion, che sembrava quello meno forte ma non ne siamo più tanto sicuri, che in inverno si diletta a fare il ciclocrossista ed è anche basco, e a dar retta ai telecronisti i Paesi Baschi devono essere tipo la Milano di Totò e Peppino.

Eppure il fango non c’era.

sensazionale

La Gazzetta riesce sempre ad andare sotto le più rosee aspettative. L’ho comprata dopo tanto tempo per un inserto sulla stagione ciclistica e ho trovato una (per me) nuova rubrica intitolata  “dentro la notizia” con commenti tra cui uno sulla vittoria di Evenepoel a Burgos, e la cosa bella è che il commento c’è ma è la notizia che, girando e rigirando il giornale, non si trova. Ma forse la Gazzetta è avanti e con i nuovi media che ti danno le notizie in tempo reale ritiene che il quotidiano debba dare altro, commenti appunto, e allora aspetto il giorno in cui sul giornale non ci siano più risultati e classifiche del pallone. Ma a proposito di Evenepoel viene fuori una cosa interessante, perché si parla tanto di lui come fenomeno per la giovane età, la cosa fa sensazione, ovviamente autorizza i sospettoni a sospettare, ci siano pure i fenomeni 14enni negli altri sport (che poi uno per ragazzi di quella età dovrebbe forse porre altre domande) ma giovani ancorché maggiorenni nel ciclismo puzza, no? Ebbene, se anche vincesse il Giro, il ragazzo Evenepoel  non sarebbe il più giovane vincitore della storia perché era ancora più giovane di lui un ciclista eroico dei tempi eroici ancorché informatissimo più dei medici sui preparati, presumo eroici, da assumere o meno.

Remco e la sua ex che ha lasciato perché gli ricordava una cartina altimetrica, e invece c’è bisogno di staccare dal ciclismo almeno nei momenti intimi.

La Zeriba Suonata – La nuova cantante

Ieri ho scritto che per una disattenzione avevo pensato che qualcuno stesse copiando Arca, ma poi ho scoperto che al contrario una sua idea che vediamo nel video di Reverie, cioè quella di rappresentare la sua diversità in forma in centauro, era stata anticipata di poco da Sevdaliza nel video di Human, e devo dire che tutte e due mi fanno venire in mente Il nuovo avvocato, il racconto di Kafka in cui il cavallo Bucefalo, terminata l’epopea di Alessandro Magno, diventa appunto avvocato. Sevdaliza è il nome d’arte di Sevda Alizadeh, nata in Iran e da anni residente nei Paesi Bassi, giocatrice di basket nella nazionale neerlandese, modella, e poi cantante compositrice performer, e come per la collega venezuelana anche per lei ha molto importanza l’aspetto visivo, e tanto per capirci ammirate il potente video Shahmaran, diretto da Emanuel Adjei autore anche del cortometraggio Formula in cui Sevdaliza ha recitato e composto la colonna sonora. Di questa artista scrivo in questa rubrica e non in quella sugli anni 10 perché l’ho scoperta solo adesso e i siti italiani ne parlano come di un’artista di nicchia ma i suoi video hanno fantastilioni di visualizzazioni. La sua musica è un sinuoso trip-hop che richiama anche Bjork e il soul, finora ha inciso solo un album, Ison nel 2017, ma un secondo dovrebbe essere prossimo, e poi un bel po’ di singoli tutti pubblicati dalla sua etichetta Twisted Elegance, e potete divertirvi a cercarli, da quelli più diciamo naturali, come Clear Air, quando a volte, ma non è questo il caso, cantava in parsi, a quelli molto virtuali come That Other Girl in cui lo scenario quasi ricorda le orribili sculture di Jeff Koons, fino a quelli in cui potete ammirarla in tutta la sua sensualità come Amandine Insensible.

E dal vivo non è più l’algida e altera donna che appare nei video, anche se rende la vita dura al povero ballerino, ma solo nella finzione.

Perline di Sport – Nicolino l’imperfetto

Se non siete sciovinisti che si interessano solo dei ciclisti italiani e avete due quarti d’ora di tempo mettetevi comodi prendete mezzo chilo di popcorn o di patatine ma se preferite va bene anche qualcosa di  commestibile e una bibita supergassata superenergetica supercool o un vin brulé ghiacciato, insomma quello che preferite, perché ora parliamo e vediamo in azione Niki Terpstra che si è fatto male in un periodo negativo. C’è stato il gravissimo incidente di Zanardi, poi, non so se è una coincidenza oppure no, subito dopo che qualcuno aveva ipotizzato che Zanardi stesse al cellulare al momento dell’impatto, il Presidente della Lega dei ciclisti professionisti ha invitato i suoi iscritti a non fare video mentre pedalano, e chissà che non si riferisse soprattutto alla bionda trentina e ai suoi videini uau che viene da chiedersi se è la stessa che fa prodezze in bicicletta soprattutto su pista o è solo un’omonima che le somiglia, e però ci sta bene in questo post in cui parliamo appunto di ciclisti imperfetti, e dicevo quei videini poi la Gazzetta subito li ricondivide col mondo intero. Niki Terpstra qualche giorno prima per scansare delle oche aveva urtato un sasso ed era caduto. Ora non so cosa è successo da quelle parti, a leggere Het Nieuwsblad c’era solo preoccupazione per le condizioni del corridore che erano gravi, fosse successo qui probabilmente ci sarebbe stato il processo al proprietario delle oche e alle oche medesime che qualcuno avrebbe proposto di abbattere. Poi per fortuna Niki si è ripreso velocemente e ha lasciato l’ospedale però proprio le classiche del nord a lui congeniali rischiano di essere compromesse, o almeno la preparazione. Ma questa è la terza grave caduta di Terpstra in neanche due anni e il motivo per cui siamo tutti qui riuniti è che qualcuno ha insinuato che quando un ciclista cade spesso è segno che si è fatto vecchio. E infatti Terpstra ha da poco compiuto 36 anni e però sembra ancora un nome seminuovo perché è maturato lentamente, ha iniziato a vincere su pista, inseguimento a squadre e poi 6 giorni, mentre su strada era gregario e cronoman. Poi si è sbloccato nel 2012 diventando ufficialmente uomo da classiche, in primavera vinse la Dwars door Vlaanderen succedendo a Nick chi cazzo è Nuyens e però già in quel caso vediamo che rischiò di cadere dopo il traguardo. Vinse in quella che diventerà la sua maniera, con fughe da lontano preferibilmente solitarie, salutò Vanmarcke che a sorpresa aveva battuto Boonen all’Het Nieuwsblad, staccò Chavanel e il giovane Wallays e arrivò da solo, festeggiò un po’ troppo e per fare uno di quei gesti simbolici che vai a capire che cosa vogliono simboleggiare rischiò di cadere. Ma quelli che vanno bene sulle pietre non dovrebbero essere bravissimi in bicicletta? E lo stesso dicasi dei pistard, quale lui pure era? E i seigiornisti dovrebbero essere anche dei furbastri vecchie volpi capaci di mettere nel sacco avversari più forti (vedi Duclos-Lassalle ai danni di Ballerini alla Roubaix 1993). Dovrebbe essere così, ma sempre in quel 2012 a fine stagione lo ritrovammo in fuga alla Paris Tours con Marcato, secondo l’anno prima dietro l’altro astro nascente pure lui in ritardo Van Avermaet (era periodo di stelle nascenti) e voglioso di rifarsi, e ti aspetteresti il seigiornista scafato che beffa lo stradista che la pista mai l’ha vista, e invece Nicolino, impaurito dal sopraggiungere di quel bestio di Degenkolb, tirò la volata a Marcato che deviò impercettibilmente per tutta la larghezza della carreggiata ostacolando Laurens De Vreese e vinse con l’olandese che arrivò terzo in una corsa che proprio non gli riesce di vincere. Però in compenso, anzi stra-compenso, Terpstra ha vinto ancora la Dwars, Harelbeke, la Roubaix sempre in fuga da solo, fino al capolavoro del Fiandre 2018, mentre Marcato e De Vreese non hanno vinto più niente e si sono riciclati il primo come gregario nelle squadre di Saronni e il secondo come rapper dell’Astana. Poi vai a capire come succede che una squadra francese di seconda fascia lo strappa allo squadrone belga dal nome cangiante, forse molti soldi, e va a finire che lui non vince più nulla, ma pure il cosiddetto Pacco del Lupo non sembra più quello di una volta e Terpstra avrebbe potuto continuare a esserne capitano, visto che Gilbert se n’è andato Stybar le corse più importanti le sfiora soltanto e i giovani sono cresciuti solo anagraficamente e per il Fiandre sperano addirittura nell’esordiente Alaphilippe. Però è davvero il caso di dire che l’importante è la salute.

L’ho scritto che una delle cose di Terpstra che a me piacciono e ai giornalisti no è il fatto che parla poco?

Nessun genio, due compari, due polli

Uno è livornese. Ha un buon lavoro, fa il commissario tecnico della nazionale di ciclismo. Poi un giorno incontra un amico, un pilota spagnolo, che gli dice che vuole mettere su una squadra di ciclismo di prima fascia e ha pensato proprio a lui per il ruolo di direttore sportivo. E il livornese accetta e si dimette dalla nazionale. Quando si incontrano per la seconda volta il pilota spagnolo dice che quella squadra forse è meglio farla di seconda fascia, però crescerà, e il livornese dice che va bene, vincerà le corse e troverà gli sponsor e crescerà man mano, e lo spagnolo aggiunge che semmai per iniziare va bene pure di terza fascia, vediamo, ma poi crescerà. Quando i due si incontrano per la terza volta il livornese chiede notizie delle squadra, a che punto stiamo, e lo spagnolo cade dalle nuvole e dice: Quale squadra?

L’altro è di Varese ma vive in Spagna. Pure lui ha un buon lavoro, fa il commentatore tecnico di ciclismo in RAI, e bisogna riconoscergli che nei caldi pomeriggi estivi, nella controra, il suo tono concilia il sonnellino, e così uno dorme e sogna una tappa battagliata del Tour, poi si sveglia all’ultimo chilometro e pensa che è successo davvero. Ma c’è un ex ciclista, pure lui spagnolo, che conosce un tipo che ha una Onlus e vuole comprare una squadra australiana in difficoltà, forse è pure quella una forma di beneficenza, perché no? Il varesino mette in moto le sue conoscenze, avrà un ruolo nella squadra e si dimette dalla RAI, l’affare si fa, si incontrano le parti, pare che firmano, poi il benefattore spagnolo forse parla un po’ troppo, o troppo presto, forse all’australiano gli vengono dei dubbi, ma una Onlus ce li avrà i milioni che occorrono per una squadra di ciclismo? Così finisce che lo spagnolo dice che è tutto a posto, l’australiano dice che non se ne fa niente, e il varesino sconfortato dice che lui ci ha messo la faccia, sì, ma forse ci ha rimesso diciamo il rovescio della faccia.

Ora sono maturi e un po’ dimessi, ma quando erano giovani e vincenti pensavi chi li batte questi due, chi potrà mai metterli nel sacco?

l’internet nel pallone

Ci sono delle volte che mi ricordo delle potenzialità di internet e cerco delle cose che mi domando perché non ci avevo pensato prima, e semmai qualche rara volta davvero ci avevo pensato prima ma me n’ero scordato. Ma non tutto si trova o è facile da trovare. Decenni e decenni fa quando la tv trasmetteva in bianco e nero, anche i film a colori, e il pomeriggio la si poteva vedere perché non c’era gente che straparlava addosso a sé e agli altri, il primo nome che si mi fissò in testa come autore di film forse fu quello del cecoslovacco Karel Zeman, credo, forse se la gioca con Chaplin ma facciamo finta che sia così, solo che i film di Chaplin erano davvero in bianco e nero mentre quelli di Zeman ho scoperto troppo tardi che erano a colori. Zeman era un regista fantasioso in tutti i sensi, i suoi film erano trasposizioni di romanzi di Jules Verne o di altri racconti fantastici, inventò un sistema per sovrapporre disegno animato a passo uno e riprese dal vivo il tutto arricchito da illustrazioni effetti speciali e altre ingegnose trovate, e tra i suoi estimatori ci sono Terry Gilliam (entrambi hanno tratto un film da Le avventure del  Barone di Munchausen) e Tim Burton, anche lui occasionalmente animatore a passo uno. Ho fatto in tempo a vedere qualche film di Zeman, perché dopo non credo che l’abbiano più passato in televisione, obliato come tanti e sovrastato da quegli americani che tra Disney Pixar e Dreamworks non riescono a incantare come sapeva lui, ma non voglio fare il nostalgico di mitici bei tempi, c’è ancora chi ce l’ha la capacità di incantare, come i giapponesi dello Studio Ghibli o il francese Michel Ocelot e poi chissà forse altri che neanche conosciamo. E poi oggi abbiamo l’internet che ci permette di recuperare, di ritrovare, a patto che sappiamo cosa cercare, ma non sempre si trova tutto. Infatti ho trovato il sito del Karel Zeman Museum, poi dei piccoli video sulla sua arte con anche i pareri di Gilliam e Burton, qualche trailer, ma i film, quelli non li ho trovati, forse bisogna andare in qualche cineteca della Repubblica Ceca? E poi sapete come funziona internet tra algoritmi e link più cliccati, se volete fare una ricerca dovete essere precisi, restringere il campo, perché se cercate solo “Karel Zeman”, prima dei brevi video che dicevo, vi escono tante imperdibili notizie filmate su un omonimo allenatore del pallone figlio di allenatore del pallone che in Italia ha allenato qualche squadra in serie Q.

Questa minacciosa nuvola rossa è vernice sciolta in acqua.