Uno storico 4 a 3 (un post post-primaverile)

Questo libretto dello scrittore ceco Patrik Ourednik riprende la serie dei ricordi, dopo l’iniziale “I Remember” di Joe Brainard cui seguì “Je me souviens” di George Perec.

Annunci

mal comune mica tanto mezzo gaudio

Ci sono diverse cose in comune tra ciclismo e pattinaggio di velocità e la principale credo sia la faccenda dei muscoli impegnati, con conseguente travaso di atleti dall’una all’altra disciplina e anche eclettici doppiogiochisti (cioè fanno entrambi gli sport e così partecipano sia ai giochi olimpici invernali che a quelli estivi). Un’altra cosa in comune è che tra le donne vincono sempre le olandesi e ai campionati europei All Around (una specie di omnium) tenutisi a Collalbo ha vinto Antoinette De Jong battendo la ciclista ceca Sablikova e la rotellista frascatana Lollobrigida, e per dire qualche pattinatore si riscaldava pedalando. Ma quando si parla di Italia la cosa in comune è negativa e riguarda gli impianti. Il ciclismo su pista forse è la disciplina che porta più medaglie ai dirigenti sportivi per farsi belli, ma in Italia al momento non c’è un velodromo coperto e il “potrebbe piovere” non è un “potrebbe essere peggio” ma la realtà quotidiana. Poi vedi eccezionalmente i campionati europei di pattinaggio velocità che l’Italia ha voluto ospitare e scopri che non si gareggia in un impianto coperto, ma su una pista scoperta attorno a un campo di calcio, campi che invece in Italia si buttano tanto che ogni comune ne ha minimo uno. Sono cose agghiaccianti.

pub comics

Dicono che le feste natalizie suscitano ricordi. Eh, pure a me quest’anno è successo, perché su una bancarella, merce sempre più rara, tra pochi vecchi libri e giornaletti c’era un volume rilegato di una striscia che avevo completamente dimenticato: Tommy Wack. Disegnata dallo scozzese Hugh Morren e pubblicata dal 1968, in UK su Daily Express e The Sun e in Italia su Eureka, la striscia racconta il lavoro poco e l’ozio molto, le partite di vari giochi e sport e le scommesse, gli scioperi e le scappatelle di un operaio, con contorno di colleghi, colleghe tra cui la sua eterna ragazza, madre gelosa e caporeparto sconfortato da tutto. Tommy Wack si potrebbe collocare a metà strada tra il nullafacente Andy Capp e l’impiegato Bristow, strisce alle quali deve qualcosa, e a me sembra il corrispettivo fumettistico del pub rock, quella musica che con Dr. Feelgood, Ian Dury, Nick Lowe e via suonando ebbe il maggior successo proprio in quegli anni 70, un misto di rock folk e blues divertente e di poche pretese, musica per la classe lavoratrice, più o meno sempre uguale a sé stessa e in contrasto con il prog e secondo alcuni anche con il glam, anche se sia il pub rock che il glam sono ritenuti anticipatori del punk. Anche la striscia è divertente, senza pretese, capace di proporre tante varianti alle poche solite situazioni, ma, data anche la scarsa concorrenza, si può inserire nella premier league delle strisce britanniche.

Poi arrivò la Megera di Ferro…

una bici piena di fango

Chissà se per un direttore di rete si può fare un bilancio dei primi 100 giorni come succede per i governi. Un mesetto fa il ciclismo italiano festeggiava la nomina di Bulbarelli alla direzione di RaiSport attendendosi grandi cose. Ma bisogna dire che non siamo nella stessa situazione di quando fu nominato vice, e qui ci sarà già tanto da lavorare per il ripristino dello stato dei luoghi: la priorità al momento a quanto pare è l’accordo con RCS che sarebbe scaduto e sarebbe paradossale che la RAI perdesse Giro e contorno (Sanremo, Lombardia e Tirreno, mica patatine), e poi non ci sono più le due reti che allora poterono consentire la creazione della cosiddetta casa del ciclismo. Inoltre, a questa punto credo che la programmazione sia già ben fissata, almeno fino all’estate, e infine in questi anni oltre al calcio nella rete si sono sempre più imposti quegli sport artisticoidi, acrobatico-teppistici e residuali che andrebbero bene in un programma della De Filippi. Oggi RaiSport è come una bicicletta piena di fango difficile da togliere. E il ciclismo non è l’unico sport in disgrazia, c’è anche l’atletica: abbiamo visto gli Europei di corsa campestre programmati verso notte. Bulbarelli speriamo stia lavorando per cambiare le cose, ma per adesso non abbiamo ancora visto niente, quasi in senso letterale. E già, perché in questo periodo gli sport di squadra supportati da grossi sponsor e la serie C del calcio si prendono il pomeriggio mentre le Coppe del Mondo, del ciclocross e della pista, vanno in notturna, compresa la gara di Zolder di ieri, che è stata un grande spettacolo soprattutto grazie alla migliore Marianne Vos della stagione. O in alternativa c’è RaiWeb, e forse in Rai pensano che chi segue la serie C sia un individuo abbrutito che già fatica ad arrivare fino al Canale 57, mentre chi segue il ciclismo sia aggiornatissimo in fatto di tecnologia e, anche se critica la Sky, si chiede come mai non sia stata ancora inventata una app per il cellulare che serva a togliere il fango dalle bici.

Animali normali e dove trovarli

Stamattina approfittando dell’ultimo giorno della prima tranche di vacanze sono volato nella Grande e anche nella Piccola Russia, sui luoghi della Grande Letteratura Russa, ho scattato alcune foto, e poi sono rientrato a Caserta in tempo per il pranzo e il ciclocross on-line.

Questo è un pesce veloce del baltico che risale baldanzoso la corrente del Volga.

Le russe da noi non hanno una buona fama, per una vecchia faccenda di badanti che strapperebbero i mariti alle italiane, ma su questa faccenda non mi pronuncerò finché non ci saranno dati certi. Però le testimonianze sul fenomeno vengono solo da terzi, mai che si sia ascoltato un diretto interessato, anche perché sembra siano tutti morti prosciugati. Questa nella foto non si spaventa ma si pavoneggia perfino come una diva e invece è solo una stupida oca.

Passando per l’Ucraina mi sono fermato presso la fattoria Didan’ka dove un gruppo di papere si gode il sole evitando di entrare nell’acqua ghiacciata.

Questo è il brutto anatroccolo, personaggio di una nota favola del folklore locale.

E questa è la più classica delle papere, e non mi riferisco a qualche portiere di calcio.

Il Dnepr scorre impetuoso, come il tempo, e già si è fatta ora di tornare.

Se vi sembra che in questo reportage ci siano delle lievi imprecisioni o comunque delle cose che non vi convincono tenete presente che non a caso qui non lavoriamo per il National Geographic.