Racconti a colori – La nuvola dorata

Il bambino che reggeva il palloncino con una mano e il nonno con l’altra camminava lungo la spiaggia quando in cielo apparve una nuvola dorata. Il bambino gridò: Nonno, nonno, guarda, una nuvola d’oro! Chissà come mai è d’oro! Io non avevo mai visto nuvole d’oro! Perché la nuvola è d’oro, eh, nonno? E il nonno, svegliato dal suo torpore da tutto quelle grida, quasi si strozzava per la saliva inghiottita, ma poi quando si riprese iniziò a raccontare una storia al nipotino: Adesso ti racconto una storia. Devi sapere che quando i pirati saccheggiano le navi devono fondere l’oro che hanno rubato per farne dei lingotti, così non si può più sapere quali oggetti hanno rubato e possono venderlo più facilmente. Ma quando fondono l’oro nel calderone una parte di questo liquido evapora e sale in cielo e così si formano le nuvole d’oro. A sentire queste cose il bambino spalancò gli occhi dalla meraviglia e disse: Allora questo significa che da quelle parti nel mare ci deve essere un’isola dove c’è il rifugio dei pirati che ci fondono l’oro. E tu ci sei mai stato su quell’isola Nonno? Dov’è precisamente? Si vede da qui? Come si chiama quell’isola, Nonno? Ma in quel momento un gabbiano che volava da quelle parti atterrò vicino ai due e incominciò a fissarli e il bambino iniziò a gridare: Uh, guarda nonno, un gabbiano. Chissà se viene dall’isola dei pirati, eh nonno? Secondo te è un gabbiano o una gabbianella? Ce l’ha la mamma? Chi gli avrà insegnato a volare, la mamma o un gatto? Mi ci porti sull’isola dei pirati, nonno? E il gabbiano spaventato da tutto quel baccano col becco fece scoppiare il palloncino e volò via. Il bambino voleva correre dietro al gabbiano per dargli una legnata in testa ma in quel momento sentì la mano del nonno che scivolava via dalla sua, si girò e vide il nonno cadere a terra con gli occhi chiusi e un sorriso sulle labbra come se fosse morto contento. La gente che passava da quelle parti vide la scena e chiamò i soccorsi. Dopo un po’ venne un’ambulanza che caricò il corpo del nonno e il bambino iniziò a gridare ai barellieri: E’ morto il nonno? Secondo voi volerà lassù fino alla nuvola d’oro? Dite che la nuvola lo regge il nonno? Non è che poi la buca e cade giù nell’acqua? E con quest’ambulanza si può arrivare fino all’isola dei pirati, eh? Signore, suoniamo la sirena? Più forte di così non suona? Non possiamo andare più veloce? Perché non superate quella grossa auto lì, che gliela facciamo vedere noi? Signore, la vuoi sentire la storia che mi ha raccontato il nonno prima di morire? Non  possiamo inseguire il gabbiano che mi ha scoppiato il palloncino e lo buttiamo sotto con l’ambulanza? Signore, perché avete scritto ambulanza al contrario, l’ha scritta uno che era mancino? E questo cos’è, il claxon?

Quiz Mitico

La Zeriba Illustrata vi propone un quiz di attualità attualissimo facile facile. Si tratta di indovinare chi ha detto la seguente frase:

Con gli anni si perde il bisogno di avere idoli e si capisce qualcosa di ben più importante. Gli atleti e le atlete sono uomini e donne come tutti gli altri. Hanno i loro punti di forza e le loro debolezze. 

  1. Lo scrittore Omero o chi ne faceva le veci.
  2. Il Duce Benito Mussolini dal balcone di Piazza Venezia mentre stendeva i panni.
  3. Il Sindaco della città di Napule in persona.
  4. Il cantante impegnato part-time Jovanotti.
  5. La ciclista Rossella Ratto.

La soluzione è qui sotto capovolta, ma non è difficile perché è la stessa di un precedente quiz.

La Zeriba Suonata – Le Signore Jones e i pirati

Quando mi capita di zappare, o zappingare non saprei, dalle parti di qualche programma con i vip non mi meraviglio di non conoscere molti dei personaggi presenti dato che sono carente in cultura televisiva, però poi mi dicono che buona parte di questi sono famosi più che altro perché hanno avuto una relazione con altri vip, forse ce l’hanno scritto pure sulla carta d’identità, in pratica la proprietà transitiva della vippaggine. Però non penso che nel 1979 per incidere un disco fosse sufficiente l’essere comparsa in foto sul retro della copertina di un altro disco, oggi famoso allora non saprei, irriconoscibile e appoggiata a un’auto con l’autore del disco medesimo che cercava di congiungersi con lei more uxorio in quanto suo partner titolare. Ma sicuramente la ragazza in questione, Rickie Lee Jones, di etnia fricchettona, aveva rivelato notevoli doti di autrice ed interprete, più che l’anello di congiunzione tra Joni Mitchell e Tom Waits, cioè quel suo fidanzato. Due anni dopo incise Pirates, un altro grande disco che in copertina ha una foto di Brassai con la dieresi sulla “i”. E direi che se fosse stata una gara, a quel punto tra Rickie Lee e Tom Waits, nonostante il Blue Valentine della foto suddetta, era pari o forse era in leggero vantaggio la signora. Ma dopo è andata che Tom Waits ha pubblicato due dischi monumentali, Swordfishtrombones e Rain Dogs, mentre la Jones ha avuto una carriera discontinua e, per non essere da meno del suo ex in quanto a stramberie, tanto per dire a quel capolavoro fece seguire Girl At Her Volcano, un 10 pollici che non so se oggi è una rarità da collezionisti, io ce l’ho ma me lo tengo. I pirati che Rickie Lee Jones aspettava nella canzone omonima erano pirati metaforici.

Rickie Lee Jones – Pirates

Norah Jones ha venticinque anni meno di Rickie Lee e le due non sono parenti. Norah è figlia del sitarista indiano Ravi Shankar, famoso soprattutto negli anni dei trip per l’India, però ha vissuto solo con la madre, e per me comunque questo era solo un dato biografico, perché i grandi della musica, da John Lennon a Yoko Ono da Bob Dylan a Tim Buckley, non è che abbiano generato dei geni musicali. Dalla figlia dell’idolo di tanti fricchettoni e vissuta in una famiglia monca forse qualcuno si sarebbe aspettato chissà che musica strana, invece la signora Jones 2 non poteva fare musica più tradizionale: country blues e jazz a forte rischio abbiocco. Ma sarebbe un peccato addormentarsi durante l’ascolto di un suo disco perché si rischierebbe di perdersi qualcuno di quei pezzi che quando li azzecca le vengono proprio bene, come You’ve Ruined Me, contenuto in The Fall, album del 2009 più pop e pure leggermente elettronico, che si apre con Chasing Pirates, e anche qui i pirati di cui lei va in caccia sono metaforici. Ma un’altra cosa che a me piace di questa cantante, oltre al suo aspetto assai grazioso, è il fatto che sembra cantare e comportarsi molto naturalmente, senza costruirsi un personaggio, senza cantare (finto) sofferto come una donna che fuma beve e si droga, però mai quanto il figlio, e che è stata lasciata prima dai genitori poi dal marito che l’ha picchiata e infine è finita sotto un camion sulle polverose strade americane.

Norah Jones – Chasing Pirates

uno sport da sconsigliare

Il ciclismo è uno sport duro e pure costoso. Una squadra di ciclismo costa molto anche nelle categorie giovanili e quindi per mantenerla si cercano più sponsor possibili. L’altro giorno ha cercato di tracciare un bilancio dell’annata il Presidente della “Aspiratori Otelli Vtfm Carin Loxam Baiocchi Alchem Cadeo Carpaneto” ma secondo me dopo averne detto il nome già si era fatto tardi e avranno lasciato stare. E poi porta male, già avevo scritto di un fatto inquietante: quando un ciclista vince una corsa spesso ha qualche morto da omaggiare, per lo più parenti stretti. Nella settimana appena conclusa ci sono state due cose positive per la famiglia ciclistica Vanthourenhout: Sven, che già era cittì della nazionale di ciclocross, è stato nominato alla guida anche delle nazionali della strada, una specie di supercittì come Cassani. E ieri nella prova di Superprestige di Merksplas il cugino Michel ha finalmente vinto una gara importante. Michel è stato secondo sia a un mondiale che a un europeo ma non era mai riuscito a vincere in uno dei grandi circuiti, prima o poi doveva succedere, ma non è capitato in una circostanza qualunque, perché dopo l’arrivo ha detto che di recente gli è morto un cugino. Insomma, se i ragazzi è normale che si ispirino a Nibali, i loro genitori farebbero bene a ispirarsi al padre e segargli la bicicletta.

Racconti occulti – Le 123 e una notte.

C’era una volta il Re delle Città Shupac Takur che aveva avuto un trauma, aveva scoperto che sua moglie lo tradiva e allora l’aveva uccisa e non contento aveva iniziato a sposarsi e dopo la prima notte di nozze uccidere la nuova moglie, e questo più volte, non la stessa ovviamente, ne sposava una l’uccideva e avanti un’altra, finché, quando nel paese iniziarono a scarseggiare le donne in età da marito, si offrì volontaria Sharazella, figlia del Gran Visir, non so se mi spiego. Sharazella non era una gran bellezza, ma il Re accettò sia perché in fondo si trattava di passare con lei una sola notte sia perché rifiutare pareva brutto nei confronti del Gran Visir. Sharazella in realtà aveva in mente un piano per far cambiare usanze al Re e bendisporlo verso le donne: ogni sera gli raccontava una storia ma poi sul più bello diceva “à suivre” e se ne andava a dormire e il Re la pregava di raccontare il finale e iniziava a bestemmiare, ma poi si rassegnava a sentire il finale la sera dopo, quando però Sharazella a seguire iniziava subito un nuovo racconto anche quello lasciato in sospeso sul più bello. E questa bravura nell’arte del racconto faceva sembrare la sposa in corso ogni notte più bella, ma comunque il Re non cambiava idea sulle donne. Ma successe che dopo la centoventitreesima notte Sharazella, per quanto fosse un’eccezionale narratrice, si accorse che i racconti iniziavano a scarseggiare e passò tutto il giorno successivo a escogitare un nuovo stratagemma. Così la sera iniziò a raccontare una storia sul Grande Notoryuk, Re delle Steppe, e iniziò a descrivere la sua reggia maestosa con mille stanze e duemila finestre e il suo giardino incantato con piante rare dai frutti succosi e cascate e giochi d’acqua e ruscelletti e animali bizzarri, e aggiunse che Notoryuk si vantava di avere un esercito imbattibile, che le donne del suo paese erano bellissime e poi finiva sempre a deridere il Re delle Città, cioè Shupac medesimo, definendolo inetto lazzarone e poveraccio da compatire. A quelle parole Shupac non si preoccupò di verificare se fosse tutto vero né di come lo avesse sapute la sposa che mai era uscita dai confini, non gli venne nessun dubbio o sospetto, fece schierare subito tutto il suo esercito e senza perdere tempo marciò verso le steppe per invadere il paese del re gaglioffo. 

Statistiche illustrate – Il povero ricco

Ci si può ritirare vincendo o vincere proprio quando ci si ritira (Marangoni), all’opposto si può abbandonare dopo un lento declino o per mancanza di motivazioni o per altri interessi o per infortunio o semplicemente per non aver trovato un contratto. E diciamo che l’australiano Adam Hansen forse poteva uscire di scena in una maniera migliore invece che ritrovandosi come rappresentante di una discussa protesta al Giro. Adam Hansen non è stato un ciclista qualunque, passistone capace di tirare in testa al gruppo e di vincere dopo lunghe fughe non è un caso se ha corso fino all’ultimo, trentanovenne, in squadre ricche. Ma è ricordato soprattutto per aver terminato 20 grandi giri consecutivi. Certo lui non ha mai corso per fare classifica e si può dire che si risparmiava questo stress, come hanno dimostrato le trovate goliardiche soprattutto quando in salita il suo compito era finito e procedeva in allegria, scherzando col pubblico fino ad accettare una birra dai tifosi olandesi. Eppure ridendo e scherzando ha vinto una tappa al Giro e una alla Vuelta, non quanto il suo compagno di squadra e affine Thomas De Gendt ma comunque un bel palmarès.

Hansen in rosa a modo suo.

Ma in passato c’è stato un altro stakanovista dei grandi giri, lo spagnolo Marino Lejarreta che di giri consecutivi ne disputò solo 10 ma correndo per la classifica. Alla Vuelta ha occupato tutte le posizioni del podio, anche se la vittoria nel 1982 fu a tavolino, e tra tutti e tre i grandi giri è entrato 15 volte in top ten. Inoltre ha vinto brevi corse a tappe, 3 volte la Classica di San Sebastian e il Giro dell’Appennino che ai suoi tempi era una corsa difficile e prestigiosa. Quindi si potrebbe dire che al confronto Adam Hansen potrebbe essere definito il Lejarreta dei poveri, se non fosse che lui è ricco. Hansen infatti è un imprenditore, produce calzature, si dice che colleziona auto da corsa, poi non so se la sua ricchezza viene esagerata o romanzata, di sicuro qualcuno potrebbe chiedersi chi glielo ha fatto fare di correre in bici per di più nel ruolo di faticatore, ma non sono più i tempi di Visentini, cioè quelli di Lejarreta, quando un ciclista di famiglia agiata era quasi sospetto.

La scultura dedicata a Lejarreta dalle parti di Oviedo.

 

minuzie

Non ricordo dove e quando ho comprato ho comprato questo libricino, probabilmente a Napoli più di trenta anni fa, e in fondo non so neanche perché, vabbe’ per il piccolo formato, uno sfizio, non so chi sia Jean Bell, forse una vegliarda di cui si può trovare qualche libro di genere su amazon, e quasi mi sorprende che sia sopravvissuto a pulizie e traslochi ma invece eccolo ancora qua, e all’improvviso questo librino che vedevo ma senza farci caso l’ho pure letto, tutto sommato divertente e breve che non richiede segnalibro.

Racconti a colori – La Balena Gialla

La balena gialla deviava dalle rotte che gli altri esemplari della sua specie percorrevano da secoli se non da millenni per andare incontro alle baleniere che non si distraessero o divagassero, cercava lo scontro e che fosse memorabile, perfino epico, che se ne tramandasse il ricordo e lo si romanzasse pure e potesse diventare un emblema una metafora qualunque figura retorica andava bene. Ma i balenieri la evitavano, diffidavano di quel colorito giallognolo che suonava sospetto per quanto un colore possa suonare, che evocava marciume, e nulla avrebbero potuto ricavare da una bestia già carogna prima ancora di morire ammesso che non lo fosse già e nuotasse per forza d’inerzia vai a sapere le reazioni dei nervi delle balene. Delusa dalla parte di mondo che aveva conosciuto, la balena decise una storica, per la sua specie, migrazione in Oriente e raggiunse il Mar Giallo, ignorando che ad attenderla inconsapevoli c’erano uomini anche loro gialli e nati già marci che non la fronteggiarono ma a tradimento spuntarono dal nulla cui sarebbero ritornati e l’ammazzarono come una bestia qualunque, in una maniera squallida e sordida, niente di solenne da raccontare per secoli e secoli, e solo la balena nell’ultimo suo attimo di vita si sorprese che il mare si colorasse di rosso.

organi fluttuanti

Da quando la mia edicola di riferimento ha chiuso credo di aver comprato solo lo speciale di Linus sul Giro d’Italia. Stamattina mi incuriosiva il nuovo numero di Internazionale per il fumetto di Zephyr, che poteva non essere la solita stupidata che il settimanale propone da un po’ di tempo con la pomposa dicitura graphic journalism, e soprattutto un articolo di Chimamanda Ngozi Adichie, che non è parente di Tao Geoghegan Hart. Quindi sono uscito per comprarlo approfittando dell’ultimo giorno prima che la zona arrossisca ma dopo pochi metri mi ero quasi pentito perché c’era gente dappertutto e in particolare fuori ai bar sembrava che stessero festeggiando. Poi di pomeriggio pare che abbiano festeggiato esplicitamente stappando bottiglie e la stessa cosa pare è successa nelle altre città della regione. So che comportamenti imprudenti o strafottenti ci sono anche altrove ma non è un caso se l’espressione “chiagnere e fottere” è stata coniata qui. Ma del resto nel weekend ci si riposa, poi da lunedì si ritorna alla dura attività delle lamentazioni.

Racconti occulti – Il Ponte Del Diavolo

La scorsa annata vi ho proposto una serie di racconti illustrati intitolata La Domenica Della Zeriba. Per la nuova collezione autunno-inverno-primavera ho in mente due serie che si dovrebbero alternare: Racconti occulti, da una definizione di Giorgio Manganelli che mi è piaciuta, a prescindere se abbia capito cosa voleva intendere (“ogni reticenza è racconto occulto” e questi racconti saranno anche un po’ reticenti), e Racconti a colori. Questo è il primo racconto della prima serie ispirato a una leggenda abbastanza diffusa con varianti locali.

Il Ponte Del Diavolo

Il prete del paese di Acquastagna era anche un teologo ma in quella terra povera e pure desolata non trovava interlocutori con cui discutere, tranne uno che però non era proprio quello ideale perché era il Diavolo. Il prete l’accusava di essere un buono a nulla capace solo di criticare e seminare zizzania, finché il Diavolo si stufò e disse che se voleva poteva fare anche cose buone e grandiose, e anzi lo sfidò: “Se in una notte costruisco un ponte sul fiume Malabruma che unisca questi due paesi divisi, Acquastagna e Zollafrolla, tu mi cederai la prima anima che passerà sul ponte”. Il prete accettò anche se quella del ponte non gli sembrava un’idea tanto buona perché i due paesi erano divisi da rivalità e pregiudizi, però pensava che forse potendo incontrarsi più spesso e conoscersi le due comunità avrebbero smesso di odiarsi, mentre il Diavolo tra sé si divertiva proprio all’idea che invece la gente dei due paesi divisi avrebbe potuto finalmente azzuffarsi, e per questo nella notte stabilita costruì un ponte a schiena d’asino. Figuriamoci la sorpresa del prete quando dopo mezzanotte si affacciò alla finestra della canonica e vide il ponte, ma subito dovette piuttosto concentrarsi su cosa inventarsi per ingannare il Diavolo e salvare la povera anima che sarebbe passata sul ponte. Il prete aveva sbagliato ad accettare la diabolica scommessa e doveva sacrificarsi lui, ma no, cosa avete capito? Non passò lui stesso sul ponte ma prese la capra che gli dava il latte tutte le mattine, si privò di quel prezioso alimento, e gettando una carota verso Zollafrolla la fece passare sul ponte e poi se ne tornò a dormire. La mattina dopo di buon’ora bussarono alla sua porta, lui andò ad aprire già dimentico dell’accaduto e si trovò davanti il Diavolo con la capra tirata con la mano sinistra e la nipote del prete stretta con la mano destra. “Tua nipote – disse il Diavolo – stava andando a un convegno notturno col suo moroso ed è passata sul ponte subito dopo la capra. Ora scegli tu quale anima devo prendermi, per me fa lo stesso perché sarà comunque una soddisfazione. Se scegli tua nipote avrò preso l’anima di una fanciulla, candida perché non le ho dato il tempo di consumare, e poi dici che non faccio opere buone. Se scegli la capra, tu che non sei un prete qualunque ma un teologo ammetterai che anche questa bestia rozza ha un’anima.”

Tecnica: pennarelli su copertina di agenda in similpelle.