Gente che ci rimangono male

C’è gente che c’è rimasta male per il ritiro di Caleb Ewan, la famiglia Merckx ha detto che non ha rispetto per il Giro, ma forse Calebino, oltre a vincere tappe in tutti e tre i grandi giri, punta anche a battere il record di Cipollone che partecipò a otto Tour e l’unica volta che non si ritirò andò fuori tempo massimo ma almeno in Italia nessuno ci rimaneva male.

Pare quasi che qualcuno ci sia rimasto male che Mohoric dopo il salto mortale non si è fatto male, si chiedono com’è possibile che non si è rotto neanche un osso. Dovrà scusarsi socialmente pure lui come Ewan?

C’è gente, quelli della Bora, che ci sarebbero rimasti male se, dopo aver tirato a tutta per tutta la tappa per riprendere la fuga e disperdere un po’ di velocisti, poi Sagan non vinceva. Invece poi Sagan ha vinto battendo gli UAE che hanno tentato una variazione sul tema con Molano che è scappato dicendo a Sagan prova a prendermi se ci riesci e Gaviria che seguiva lo slovacco per poi uscirgli dalla scia e invece poi non è uscito, e però è stata più spettacolare la volata al traguardo volante con abbuoni vinta da Evenepoel anzi no da Bernal anzi no da Evenepoel anzi no da Narvaez.

C’è gente che ci rimangono male quando iniziano a dimenticare le cose e dicono che stanno diventando vecchi, ma si possono consolare pensando a Sagan che a 31 anni non ricorda più come ha festeggiato sul traguardo solo 5 minuti prima.

L’abilità non è tutto

Fino ai primi del secolo quando una corsa passava per strade non asfaltate si diceva che c’era un tratto sterrato, una piccola difficoltà in più e basta e così non ci si faceva caso più di tanto. Poi è scoppiata la moda del ciclismo-cosplay da correre sulle strade sterrate con bici e abbigliamento d’epoca o se preferite agghindati come alla Coppa Cobram e c’è stato il boom delle strade bianche. Qui mi ripeto dicendo che questa è l’ennesima dimostrazione dell’incapacità markettistica del Sud, perché in Belgio e Francia c’è il pavé, nel Centro Italia ci sono le strade bianche e al Sud ci sono semplicemente le strade scassate. Le strade bianche non piacciono a tutti e forse queste di Campo Felice non piacciono neanche agli abitanti del luogo che preferirebbero sfrecciarvi con l’auto a centinaia di kmh, e qualcuno espone un cartello con una scritta che suona ambigua: “Ciccone asfalta tutto”, cioè “tutto” e non “tutti” secondo quanto vorrebbe l’orribile frasario dei tifosi scemi di tutti gli sport e dei giornalisti scemi uguale. Di sicuro queste strade non piacciono a Remco Evenepoel, perché su questo terreno bisogna essere bravi a guidare la bici e invece Evenepoel, che non viene dal fuoristrada e manco dalla bmx o dalla pista ma dallo sport sbagliato, ammesso e non concesso che il calcio sia uno sport, ha già mostrato difficoltà in discesa. Ma Remco è ancora molto giovane e ha tanto da imparare, e poi è reduce da un grave infortunio per cui non bisogna mettergli pressione, non attendersi niente. E questo è proprio quello che fa il sito di Het Nieuwsblad, che infatti ogni giorno pubblica un articolo in cui spiegano perché è stato un bene che Evenepoel nella tappa del giorno non abbia preso la maglia rosa, un altro in cui si chiedono se il giorno dopo Evenepoel la prenderà questa maglia rosa, poi un’intervista a Evenepoel, e un supplemento di intervista a Evenepoel, e ancora, dato che ci sono molti columnist tra cui il team manager di Evenepoel, due o tre commenti che lo riguardano, insomma lo lasciano tranquillo. Ma l’esperienza e l’abilità non sono tutto, a volte non bastano, per dire oggi Mohoric è caduto proprio in discesa, si è ribaltato e ha sbattuto la testa a terra, e viene da dire meno male che la bici si è rotta perché sarebbe stato capace di risalirci, invece così sono arrivati i medici e l’hanno portato in ospedale. E l’esperienza in mtb non ha evitato a Valter di perdere la maglia rosa sulla salita in sterrato, mentre invece Evenepoel è arrivato buon quarto, ma la vittoria se l’è presa l’ex biker Bernal che grazie all’aiuto di Moscon ha recuperato un minuto e mezzo agli ultimi fuggitivi di giornata in pochi km e ha staccato gli avversari di classifica ottenendo la prima vittoria di tappa in un grande giro. E già, quando ha vinto il Tour non ha vinto tappe. Il Principe Duca Conte ne ha approfittato per farsi intervistare al Processo perché lui campa felice di rendita sul fatto di aver scoperto Bernal, anzi lanciato nel professionismo, perché a scoprirlo e segnalarglielo fu l’ex ciclista e scrittore Paolo Alberati, sempre che si possa parlare di scoperta per uno che è stato argento e bronzo mondiale da junior anche se in mtb. Oggi il nuovo idolo abruzzese Giulio Ciccone, che a volte si innervosisce ma è un bel passo avanti rispetto al sempre polemico Taccone e alla bestia da vittoria Di Luca, è arrivato secondo spinto anche dal tifo locale, ma c’è stato un momento di sconcerto quando al Processo hanno detto che Garzo (i ciclisti italiani tra di loro si chiamano troncando l’ultima sillaba del cognome), insomma Garzelli manda spesso dei “vocali” a Ciccone, ma ci siamo tranquillizzati quando abbiamo capito che si intendeva “messaggi vocali” e non le lettere che il Garzo notoriamente usa con molta creatività.

Ancora spot

Il Giro scremato arriva al Sud ma non troppo, a Guardia Sanframondi in provincia di Benevento passando per la salita del Calvese, maledetta da Binda, che a detta di un vetero-tifoso del luogo è “abbastanza durissima” e ne parla come se quella volta in cui vinse comunque Binda lui fosse stato presente, ma fatti due conti è improbabile. Non si poteva pretendere che il Giro arrivasse a Caserta dove non gliene frega niente a nessuno, e poi qui la carovana non avrebbe avuto dove passare perché quando hanno decretato che ci si poteva ristorare solo all’aperto i ristoratori non se lo sono fatto dire due volte e stanno occupando tutti gli spazi possibili e già per i pedoni ci sono difficoltà a muoversi ma penso che tra poco di problemi ne avranno pure i motorizzati. Ma il Paese lo esige, per dire stamattina fuori a un bar di quelli lussuosi c’erano due che mangiavano come se fossero andati alla mensa della caritas e avessero trovato chiuso, evidentemente quando si dice che certi politici edonisti parlano alla pancia delle persone si intende in senso letterale, e praticamente quello che si riteneva il Paese del Gusto è ormai diventato il Paese del Disgusto.

Ancora si parte con una notizia cattiva e una buona. La cattiva è il ritiro di Caleb Ewan che è caduto sotto una galleria, anzi si è ritirato come ci si aspettava, anzi ha preso una botta al ginocchio, non si è capito bene cosa è successo ma, anche se ieri aveva detto che gli sarebbe piaciuto terminare la corsa perché per la prima volta si trovava in testa alla classifica a punti, nessuno gli ha creduto ed era prevedibile che per centrare il suo obiettivo di vincere tappe in tutti e tre i grandi giri dovesse risparmiarsi sforzi inutili in salita. Comunque sia il Giro che fin qui era stato discretamente cremoso riprende a scremarsi perdendo questo incrocio tra McEwen e Cavendish le cui volate un giorno saranno esposte al Museum of Contemporary Art di Sidney. La buona notizia è un nuovo spot, non tanto per il prodotto pubblicizzato che è roba ottenuta riciclando materiale, che sarebbe sempre più ecologico delle vetture ibride, ma per la testimonial che è Giada Borgato in persona e, dato che quando ci vuole ci vuole, in questo video è davvero graziosa.

Anche oggi arriva la fuga e vince il giovane francese Victor Lafay, che in curriculum aveva una vittoria in una corsa semipro e una commozione cerebrale, precedendo Francesco Gavazzi più vecchio di 11 anni. AdS dice che si attendeva di più dall’altro fuggitivo Campenaerts che sarebbe più esperto, ma subito viene contraddetta perché in realtà il cruccio di quel disastro del belga è quello di essere bravo a cronometro e a tirare il gruppo, che è un po’ la stessa cosa, ma di non aver fatto granché nelle prove in linea. Ma AdS, non contenta, prima dice di non aver visto Bardet finora e la regia tempestivamente manda le immagini della sua fuga dell’altro giorno in compagnia di Bettiol e Ciccone, e poi assegna la maglia ciclamino alla classifica dei traguardi volanti. Ma la preoccupazione principale di tutta la squadra RAI è come si pronuncia il nome di Attila Valter, che ha già attirato tifosi dall’Ungheria, intesa come nazione e non come Loggia. Valter ha iniziato con la mtb e solo a 18 anni è passato alla bici da strada, quella che AdS definisce bici da corsa come se in mtb si stesse fermi sul posto, e i suoi idoli infatti sono stati Absalon e Schurter ma in tv vedeva pure Bodrogi che però a un certo punto prese la cittadinanza francese. E si vede che di ciclismo su strada Valter ne capisce ancora poco perché ha detto che la sua squadra è la più forte del mondo, ma lui non corre né con la Ineos né con la Jumbo né con la Deceuninx, ma con la Groupama diretta da Madiot e Maudit, che non sono una coppia di comici, almeno non ufficialmente.

In chiusura del Processo viene trasmesso un nuovo spot per la sicurezza sulle strade. In questo video ci sono tre personaggi inespressivi che sono a turno a piedi in bici e in auto, si incrociano più volte e rispettando le norme nessuno investe nessuno. Quello che non è chiaro è se gli autori hanno immaginato una situazione tipo Io sono leggenda in cui i tre sono gli unici sopravvissuti sulla Terra dopo una terribile pandemia o dopo che tutti gli altri sono morti per un’indigestione universale dopo essersi abbondantemente ristorati, oppure se si tratti di un caso di stalking triangolare.

L’ultima cartolina dell’ex ungherese a fine carriera.

La Zeriba Suonata – Julia prima e dopo

Nel 2015 lessi una recensione di Have You In My Wilderness di Julia Holter che mi incuriosì, lo comprai e diventò subito uno dei miei dischi preferiti, tra i più gradevoli degli anni 10, e più lo ascoltavo più mi piaceva. Eppure l’autrice è una musicista ritenuta sperimentale e alcune altre sue cose che ho avuto modo di sentire non sono proprio musica-leggera-anzi-leggerissima. Anche il successivo Aviary mi è piaciuto ma non conoscevo niente di precedente, e allora ho trovato le sue esibizioni live a KEXP, da cui vi propongo un brano da Loud City Song del 2013

In The Green Wild

e già che ci siamo ecco un pezzo scoppiettante da Aviary del 2019.

Les Jeux To You

Fernando contro tutto

Anche alla partenza della tappa di oggi ci sono brutte notizie, una interna e una esterna. Dall’estero arriva la notizia dell’annullamento della Parigi-Roubaix per il secondo anno consecutivo, una incongruenza dato che in Francia il Tour si correrà regolarmente e si disputano anche tante altre corse e corsette, una disdetta per le donne che non riescono a correre la prima edizione della prova femminile e anche per certi vecchietti come Stybar che non so quante altre occasioni avranno nelle loro carriere. E a proposito di vecchietti, l’altra notizia è il ritiro di Pozzovivo, e anche se era andato benino nella cronometro questo suo continuo infortunarsi e riprendersi sembra quasi accanimento terapeutico, e se a fine stagione non si ritira mi sa che bisognerà abbatterlo, dopo Rebellin ovviamente, salverei solo Casagrande perché l’ambiente delle marathon in mtb è pieno di vecchietti, c’è meno stress e poi finché non c’è stato il covid dopo le gare c’era il pasta-party in cui con la scusa di recuperare le energie si mangiavano cofane di spaghetti, altro che il riso scotto di Froome.

Ieri parlando di sicurezza e lancio delle borracce AdS incitava i ciclisti alla disobbedienza civile e a lanciarle tutti le dove gli pareva. Quando oggi a un certo punto ne sono volate alcune sembrava quasi che le avessero dato ascolto, ma gli uomini RAI si sono poi accorti che era una zona verde e quindi i ciclisti stavano rispettando le regole. Anzi, i corridori mi sa che vogliono evitare AdS e il suo Processo e per questo vanno a una media bassa per arrivare tardi e ridurre la durata della trasmissione che alle 18 si chiude. Un messaggio ambiguo arriva anche da Giada Borgato che, incerta se fosse più opportuno un attacco in contropiede o un colpo di mano, auspicava un attacco contromano. Ma Giada deve solo chiedere e viene subito accontentata. Succede che Fernando Gaviria, consapevole di non poter contare su un compagno capace di tirargli la volata, cioè quel Molano che è stato difeso proprio dalla Borgato, e forse ritenendosi battuto allo sprint, ha tentato il colpaccio che gli è riuscito più di una volta, quello da finisseur a corta gittata, e a 500 metri è partito in contropiede contro mano contro vento. A quel punto Ewan portato in carrozza dai compagni fin lì ha dovuto prendersi l’onere di inseguirlo, ma in progressione con i suoi tempi, e poi lui non teme il vento perché basso com’è il vento lo prende chi gli è alla ruota e quello era Cimolai, e sembrava proprio come se Ewan potesse finire per tirare la volata a Cimolai ma questi non è riuscito neanche a uscirgli dalla scia e anzi deve aver pensato che seguendo quel diavolo di un tasmaniano avrebbe fatto almeno secondo e così è stato. Ma a questo punto bisogna citare Fellini, non con la “e” finale che Felline è arrivato undicesimo e chissà se riuscirà mai a vincere una corsa importante, ma con la “i”, cioè proprio il regista che polemizzava con gli spot durante i film, e quelli che i film li trasmettevano farciti di pubblicità dicevano che vabbe’, ma se li gira pure lui, ma Fellini criticava quando e dove li inserivano, la famosa storia che non si interrompe un’emozione. E mi chiedo appunto se durante le partite di calcio dopo un gol mandano la pubblicità, semmai uno spottino breve, ma nel Giro Rai succede invece che appena arrivano i primi non solo partono tre minuti almeno di spot ma cambia pure trasmissione palco e commentatori, e quando riprendono il collegamento hai dimenticato pure che corsa era, e poi a sentire AdS altro che emozione, viene lo sconforto.

Treno contro treno tra tre notizie

Oggi la tappa è partita con tre notizie, una buona una cattiva e una bah. La buona è il ritorno alle corse dell’Airone Rosa di Maastricht, che punta alla cronometro delle Olimpiadi e tornerà in gara al Giro della Svizzera, un po’ come dire che di lavorare per Roglic al Tour non se ne parla proprio. La notizia bah è la rielezione di Malagò alla Presidenza del CONI, c’erano due candidati dal mondo del ciclismo e avremmo visto volentieri al vertice dello sport italiano Antonella Bellutti, mentre l’altro speriamo solo che si convinca ad andare finalmente in pensione, insomma poteva andare peggio. La brutta notizia è il ritorno dello spot delle barrette miracolose che proprio pensavo scongiurato, ma come dicevano in RAI Cassani è capace di fare più cose contemporaneamente: cicloamatore, maratoneta, Commissario di Tutti i Commissari Tecnici, commentatore (attività iniziata quando ancora correva), autore di libri e almanacchi, testimonial di più sponsor e di iniziative varie, e può ancora puntare a presentare il prossimo Sanremo o succedere a Mattarella. Ma per quanto riguarda il commento tecnico c’è Giada Borgato che è sempre più preziosa, ad esempio quando Pancani stava ipotizzando, anche se con tutte le cautele, che forse ieri era posizionato troppo avanti il vigile frangiflutti che è stato travolto da Dombrowki (che deve essere il tipo che di fronte a un bivio lo imbocca), lei ha subito precisato che queste persone fanno corsi di aggiornamento e quindi sapeva dove mettersi. E poi è di Giada la perla linguistica della giornata, quando di Mollema dice: “Usa usare questi lunghi lunghi rapporti”, che è una frase pure musicale e potrebbe affiancare Cassani nella conduzione di Sanremo. Ma tornando al tema dell'(in)sicurezza, oggi ne è capitata un’altra da antologia (dell’orrore) con Pieter Serry abbattuto dall’ammiraglia della Bike Exchange, gente che dai tempi in cui si chiamavano Orica già sapevamo che non sanno portare gli autobus, e stavolta il guidatore, poi squalificato, era in amabile conversazione e scambio di indumenti con un auto dell’organizzazione, e come facilmente previsto dai ciclisti le regole per la sicurezza causano altro genere di incidenti. Serry tra l’altro quest’anno era già stato abbattuto dalla polizia in Catalogna. Sugli arrivi come quello di ieri un bel paragone viene da Matej Mohoric che non si fa problemi per non poter più andare in discesa nella posizione da lui inventata ma ha detto che arrivare nei centri cittadini come successo ieri è “come guidare le Formula 1 su un circuito di go-kart”. E Mohoric è stato uno dei protagonisti della tappa di oggi. I due corridori determinanti sono arrivati uno a quasi 9 minuti e l’altro a 19 minuti dal vincitore, ma si tratta di due passistoni, due treni che hanno lavorato per i compagni. Mohoric, dopo il ritiro di Capitan Landa, ha tirato per miriametri per portare all’arrivo il gruppetto con dentro Gino Mader che ha completato il lavoro, anche se nel finale ha temuto di essere beffato come alla Parigi-Nizza. Filippone Ganna invece si è inventato un ventaglio da falsopiano per sparpagliare il gruppo e semmai avvicinare i fuggitivi. De Marchi è stato la vittima principale di questo attacco e quando ha capito che non ce l’avrebbe fatta a raggiungere il gruppo dei migliori, e non sto parlando di banchieri, ha mollato e probabilmente già starà pensando a una vittoria di tappa da conciliare con la buona classifica di Dan Martin. Ma quelli che vanno più forte al momento sono i due sulla cui forma c’erano molti dubbi, Bernal ed Evenepoel, con Ciccone in subordine e criticato da Cassani perché non corre con giudizio. Ma alla fine, quando i precipitosi cronisti RAI stavano già dando la maglia rosa al ragazzino terribile belga che oggi aveva un’espressione da assassino cinico e spietato, o era soltanto inespressivo, facendo i conti si scopre invece che tomo tomo cacchio cacchio il primo in classifica è il giovane ungherese Attila Valter, primo in maglia rosa del suo paese, e che, come ci ricorda Het Nieuwsblad, fu uno di quelli che al mondiale bagnato di Harrogate caddero nelle pozzanghere della cronometro, e ora e sta a vedere che i francesi della Groupama dopo averci provato con i connazionali Pinot e Gaudu hanno trovato nell’est sovranista l’uomo per le corse a tappe. Come ormai tradizione celebriamo il processo al Processo, in cui AdS con l’incompetenza che le compete dice che la Ineos poteva benissimo venire al Giro solo con Ganna e Bernal, che forse voleva essere una esagerazione retorica, ma inopportuna nel giorno in cui hanno lavorato molto anche Moscon e Castroviejo, quest’ultimo anche con una ruota forata, e poi Martinez ha fatto un bell’attacco per far lavorare i rivali. Sempre più insostenibile, AdS fa le domande ma poi risponde lei stessa o non è contenta finché il malcapitato intervistato non dice quello che le aggrada, quando si dice il piacere di confrontarsi. Poi a fine giornata, da un altro sport, arriva una quarta notizia, pure questa buona e giusta, e dovrebbero essere d’accordo anche quelli che preferiscono i ciclisti che corrono spesso rispetto a quelli che si prefissano solo pochissimi obiettivi stagionali: Marcell Jacobs, uno che non ha paura di gareggiare e corre all’aperto e indoor, ha stabilito il nuovo primato italiano nei 100 metri togliendolo a uno che corre poco perché si risparmia e poi è impegnato a girare gli spot pubblicitari.

Nervi a fior di pelle e pelle di banana

Al giro scremato oggi c’è stata una tappa piatta piattissima, quasi una tappa di trasferimento come c’erano una volta e come una volta c’è stata la fuga-parenti con Lorenzo Fortunato accolto a Bologna come avesse appena vinto il Giro. C’è spazio per gli Extraliscio che all’inizio mi incuriosivano, oggi meno, perché quel loro leader lì non mi convince, non mi sembra sincero, e poi c’è l’intervistatrice che tra Romagna e Pantani provoca un’ondata di banalità e luoghi comuni. C’è tempo anche per riprendere qualche moto che sfreccia sull’autodromo di Imola, ma questa è una cosa inopportuna in quanto è stato vietato il super-tuck perché pericoloso e perché il pubblico era portato a emulare i discesisti folli, ma se si ritiene che il pubblico del ciclismo è facilmente impressionabile non mostrategli le moto col rischio che poi lo spettatore si metta a correre nel traffico cittadino piegandosi nelle curve, che poi non è molto lontano da quello che accade realmente nelle città. Ma il fatto è che il Giro in bici è sponsorizzato dai motori, anzi c’è una guerra di sponsor tra i due commissari. Il Super Commissario di Tutte le Nazionali Cassani pubblicizza una marca d’auto, mentre una marca concorrente è reclamizzata da Saligari, che passò al ciclismo con molta voglia di imparare e per questo faceva sempre domande, tanto che Baronchelli disse che gli sembrava un commissario e da lì gli venne il nomignolo, e poi nello stesso spot ci si mette pure Pastonesi che gironzola su una motorella eufemisticamente definita bici a pedalata assistita. Però quest’anno Cassani non è più testimonial delle barrette miracolose e forse per ripicca mangia prodotti genuini locali in favore di telecamera. Siamo dalle sue parti, il supercittì ne approfitta per ricordare Monica Bandini ma per dare l’idea del tempo passato dalla vittoria mondiale di Bandini e compagne fa una cosa che sarebbe contro le buone maniere, cioè chiede l’età di Giada Borgato che però non si fa problemi a dirla, e del resto se qualcuno fosse curioso basta un qualsiasi sito di ciclismo. Si va verso il mare e si pensa alle vacanze, ma si scopre anche una grave carenza legislativa perché il legislatore ciclistico ha proibito ai ciclisti di lanciare borracce e gettare cartacce, ma delle bucce di banana, che sono biodegradabili ma scivolose, non ha detto niente e allora che si fa? In attesa di una risposta dall’UCI i ciclisti possono approfittarne per alimentarsi con tutto quello che non rientra nelle categorie delle cartacce e delle borracce e portarsi dietro uova, come Binda, gavette pentole tegami e volendo anche una moka ma quella forse non serve poi vedremo perché, e poi si può continuare a sperimentare con le lingue e ancora Garzelli parla di “pelle di banana”. L’andamento lento si vivacizza in vista del traguardo volante e, sarà che le varie classifiche non sono ancora definite, quest’anno non ci sono cortesie per i traguardi parziali ma sprint combattutissimi, i fuggitivi Tagliani e Marengo fanno una volata che sembrano WVA e MVDP e poi arriva lanciatissimo il gruppo. L’avevano appena definita una tappa rilassata e rilassante, ma con un relax simile chi ha bisogno di stress? In gruppo diventano tutti nervosi, ecco perché dicevo che della moka non hanno bisogno, Sivakov la settimana scorsa aveva detto che il capitano è Bernal ma che in corsa può succedere di tutto, e infatti è caduto. Poco dopo è caduto anche Landa, stavolta non per colpa sua ma per una deviazione improvvisa di Dombrowski che ha abbattuto un vigile spartitraffico, e così il Giro scremato perde altri pezzi. Intanto la regia continua a perdere le volate e a non far capire cosa succede e si perde le acrobazie di Caleb Ewan che vince uno sprint confuso in cui l’unica certezza è il secondo posto di Giacomo Nizzolo che si avvia a stabilire un record. Ma ancora più confuso è il Processo dove AdS invita a parlare tre persone contemporaneamente e subito toglie la parola a tutte e tre per sentire una quarta. Poi accenna al rapporto di Alessandro De Marchi con la scrittura, ma rimanda a domani, e allora c’è l’internet per scoprire che ha partecipato a un libro a più mani pubblicato da quelli di Bidon, ma quest’anno un’altra iniziativa interessante è il Diario dall’ammiraglia di Giovanni Ellena, diesse al servizio del Principe Duca Conte, pubblicato su Cicloweb.

Una simpatica action figure in pelle di banana raffigurante il Delfino di Bibione Franco Pellizzotti.

Allo scoperto

Oggi non era la giornata ideale per uscire allo scoperto, perché pioveva, ma in molti l’hanno fatto, a iniziare da quelli della RAI che lo hanno detto esplicitamente che loro fanno doposcuola. Cioè hanno detto che col ciclismo si imparano tante cose, la solita tiritera sullo sport come scuola di vita, e Giada Borgato ha subito invitato i ragazzi a chiudere i libri ogni tanto, e c’è da credere che lei lo facesse spesso, perché anche a sentire dei suoi allenamenti viene da pensare che si sia ritirata presto perché poco incline ai sacrifici, poi potremmo sbagliarci. Pancani dice che si può imparare la storia, ad esempio se volete sapere qualcosa sul massacro dei Catari seguite il Tour dove quello è diventato un tormentone. E poi si apprendono tutte le curiosità spicciole per le quali sarebbe bastato un redattore di un giornale di enigmistica senza scomodare uno scrittore parlante. Si possono imparare anche le lingue, ad esempio con il video di Valerio Piva che ieri incitava Taco Van Der Hoorn, un mantovano che ha vissuto in Belgio incitava in inglese un olandese e ha concluso il tutto con un “Porco Cane” che la RAI per fortuna non ha tagliato. Ma si impara pure la storia del ciclismo, che a me piace, mi piace l’aneddotica, molto meno l’agiografia, perché i ciclisti, come gli artisti e chiunque altro, sono uomini, ma poco ci manca che di qualcuno escano fuori pure i miracoli, non ho idea di quali potrebbero essere, a parte quello della moltiplicazione delle uova di Binda per vincere un Lombardia. E poi si impara la geografia, dei luoghi dove si corre o dove sono nati i ciclisti, altrimenti chi avrebbe mai sentito parlare di – cito a caso – Palù di Giovo, Sandrigo, Ornavasso, Oliveto Citra (è il paese di Albanese), Buja. Oggi sono passati per Lama Mocogno dove nacque Romeo Venturelli, un goloso e lussurioso sul quale sarebbe impossibile scrivere un’agiografia. La fuga del giorno si è via via ingrossata fino ad arrivare a 25 elementi. Ai tempi di L’Aquila 2010 Savoldelli disse che una fuga di 50 ciclisti prima si va a prendere e poi si vede chi c’è dentro. E con 25 come la mettiamo? La Ineos infatti ha lavorato per non farla dilagare e qualcuno ha gridato al sacrilegio perché Ganna stava facendo il suo lavoro di gregario, ed è vero che aveva la maglia rosa ma queste erano le regole d’ingaggio. Dentro c’era il ciclocrossista di turno, Quinten Hermans detto (dagli italiani) Quentin Hermans, anche lui come il compagno Van Der Hoorn con un brutto incidente nel curriculum ma a ben guardare il plotone è pieno di miracolati. Lui in genere è abituato a fare corsa parallela con Corné Van Kessel ma qui non siamo sui prati e si è dovuto accontentare del mezzo bidone Rein Taaramae. Ma non era questa la fuga bidone tanto auspicata. Dentro c’era anche il più famoso ciclista di Buja, Alessandro De Marchi, che si pensava in cerca della vittoria di tappa ma all’arrivo ha detto che era partito con l’intenzione di prendere la maglia rosa e c’è riuscito. La tappa è esplosa nel finale con uomini in testa crollati a pochi km dall’arrivo, capovolgimenti, e vittoria di Joe Dombrowski che faceva il fenomeno tra gli under 23 battendo Aru e Zakarin, e sarà pure vero che il sardo non brilla da anni, ma tra i tre è quello che ha vinto di più, un palmarés che molti ci metterebbero la firma. Dietro prima il gruppo ha ridotto di molto lo svantaggio e poi sono usciti allo scoperto gli uomini di classifica e il più pimpante sembrava Ciccone, anzi Landa, anzi Vlasov, anzi Bernal, mentre si sono staccati i protagonisti del Giro sgonfio dell’anno scorso, Hindley e Almeida. Ci sono tante gare nella gara, e in una di queste AdS sta cercando di battere il record di collegamenti persi, e dopo quello di Bramati mentre guidava, oggi ha perso quello con Bugno che, guarda caso, si era arrabbiato perché lei gli aveva attribuito una carica a casaccio. Secondo me ce la farà.

Toccata dalla fuga

Sono passati una ventina d’anni dal momento migliore per i ciclisti campani, quando Totò Commesso e Giuliano Figueras dal napoletano vincevano belle corse anche se meno di quanto promettevano da dilettanti. Ora sembra il momento di Vincenzo Albanese dal salernitano che si sta specializzando nella classifica degli scalatori delle prime tappe, quando centra le fughe e col suo spunto velocino vince i GPM sulle prime pedalabili salite, insomma una specie di Gran Premio della Collina. Sembra che non abbia vinto ancora niente perché l’unica vittoria nel calendario professionistico Albanese l’ha ottenuta al Matteotti quando era ancora under 23 e fu convocato nella nazionale di Cassani. Oggi la concorrenza era maggiore perché c’era più gente in fuga e la Fuga è stata l’argomento principale di discussione. Dicono che Mirko Rossato, guidatore dell’ammiraglia della Bardiani e più o meno direttore sportivo, si è arrabbiato perché i fuggitivi andavano troppo veloci e secondo lui così non si riesce ad arrivare al traguardo, ma forse parlava dei suoi, perché uno è arrivato ed era il primo a non crederci, il paesebassino Taco Van Der Hoorn, qualche vittoria in carriera ma come Merlier al suo primo grande giro. Durante la diretta Pancani ha fatto una domanda a Borgato che era quasi una gaffe, perché le ha chiesto se era la tipa che andava in fuga, ma che domande, l’unica vittoria tra le élite, il campionato italiano 2012, la ottenne proprio con una bella fuga. E nel finale, quando Taco non si arrende e resiste al gruppo che lo bracca o quasi, e tutti fanno il tifo per l’unico sopravvissuto della fuga, Giada sembra molto coinvolta, si alza dalla sua postazione e sembra identificarsi nel fuggitivo ed è davvero contenta per la sua vittoria.

Il Giro era la Festa di Maggio ma è diventata la Festa dell’Omaggio, che gli omaggi si sprecano, finiscono per sovrapporsi, inizia il Processo con due secondi di Paolo Conte e AdS dice che quello era un omaggio, perché lei fa un omaggio con la destra, uno con la sinistra, con i piedi no perché le servono per fare la sua televisione. Ma questo Giro si prospetta molto interessante anche dal punto di vista linguistico. Giada Borgato dice che nel finale c’è uno “strappellotto, come si usa dire”, ma non specifica dove si usa dirlo, sarà una via di mezzo tra uno strappo e uno zampellotto. Garzelli invece conferma che la pronuncia ufficiale della corsa è il veneto perché il cognome del neozelandese Patrick Bevin lo pronuncia “Bevìn”, più veneto di così.

Un simposio della sezione veneta del “Patrick Bevìn Fans Club”.

La tappa del riso e dell’oblio

E’ la Festa della Mamma e Remco Evenepoel dice che quando potrà farà il regalo alla madre ma sicuramente il più bel regalo per lei è il fatto che lui sia in piedi, e le mamme le conosciamo e sicuramente sarà così, però Remchino sei nato digitale e un acquisto on line per far recapitare a mamma tua un pensierino concreto materiale lo potevi fare. Prima tappa in linea, come prevedibile parte subito la fuga e ancora più prevedibile che ci sia un corridore per ogni squadra professional, tranne la Alpecin che ha ben altri progetti. C’è il primo GPM che significa automaticamente prima maglia azzurra e primo passaggio sul podio e Vincenzo Albanese fa il Van Aert dei poveri, controlla i compagni di fuga e di sfiga, lancia la volatina in testa e vince, e possiamo dire che è risorto come capita spesso a quelli lasciati a spasso dalla Bardiani, come pure Francesco Romano che non si è rassegnato a finire presto la carriera ed è tornato tra i dilettanti e pure a vincere. Oggi sono 10 anni dalla morte di Wouter Weylandt e per non obliarlo c’è stato un minuto di raccoglimento alla partenza e poi alla fine del Processo, con AdS sempre più MdF perché ha fatto una sorpresa a Ganna come fosse “C’è posta per te”, dicevo alla fine hanno mandato delle immagini di Weylandt, la tappa vinta e il funerale, e mi sono accorto che il problema non è ricordare i morti ma i vivi, perché i compagni che portavano la bara non li ho riconosciuti. Ma c’è stato spazio anche per il riso, sia quello nero che si coltiva nelle zone in cui è passata la corsa sia quello che secondo i Romani, che dovevano essere pesanti e seriosi, abbonda sulla bocca degli stolti. Ganna se la ride con Moscon che addirittura si copre la bocca perché non vuole essere ascoltato ma non vuole neanche che si legga il labiale. Poi si scherza anche in RAI dove forse l’arrivo di Giada Borgato ha alleggerito quell’ambiente dove solo due anni fa sonnecchiava Petacchi. Ma pure la volata della UAE è stata comica, con Molano che ha finito per lanciarla non al capitano Gaviria ma a Viviani, e neanche tanto bene visto che Elia è finito solo terzo, e poi si è spostato stringendo alle transenne proprio Gaviria che avrà avuto nell’occasione della festa un pensiero per la mamma di Molano e anche per tutti i suoi avi. Ancora una volta arriva secondo Nizzolo che si è fatto dipingere sul casco un’autocertificazione di quelle che si utilizzavano per le zone rosse, e quarto è arrivato Groenewegen, al quale la volata l’hanno lanciata direttamente i suoi numerosi avvocati che ormai l’accompagnano dappertutto. Ma a vincere è stato Tim Merlier, cioè il vero motivo per cui alla Alpecin non interessava inserirsi nella fuga dei peones. Come tanti della sua squadra Tim viene dal ciclocross, dove vittorie ne ha viste poche, è esploso come velocista nel 2019 e alla prima volata del suo primo grande giro ha vinto proprio mentre in mtb il suo capitano Mathieu faceva un floppino. Il suo nome i fiamminghi lo pronunciamo Merlìr ma gli italiani dicono Mèrlier o Merliér perché qui prevale la pronuncia veneta, come succede anche per l’eritreo Tesfatsion detto Tesfaziòn, che tra l’altro è molto religioso e il suo diesse Ellena racconta che è rimasto molto colpito quando ieri gli hanno detto che a pochi passi dalla partenza è custodita la Sacra Sindone.