donne in giro

Oggi è stato presentato il prossimo Giro della Campania femminile. Nella foto potete vedere le numerose donne invitate all’evento.

A destra con la sciarpa il giornalista della RAI di cui ho più volte narrato le imprese linguistiche.

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Piaceri sanremesi

Ok, avete cantato, suonato, fatto i scemi, promosso, presenziato, visto, ascoltato, va bene, però ora cortesemente sgomberate che deve arrivare la corsa, ci manca solo un mese e mezzo, non sentite le sirene delle staffette, l’elicottero della RAI? No? E’ ancora presto? Però una cosa la vorrei scrivere pure sul Festival, che è una manifestazione da cui mi sono sempre più allontanato, non tanto per i cantanti che in genere mi sono stati sempre indifferenti, ma per i presentatori, soprattutto quelli col cognome di 5 lettere, e non mi interessa seguirlo per avere un argomento di conversazione coi colleghi né per poterne parlar male. Il fatto è che il festival implica pure tutto il carosello di polemiche varie, di cui è inevitabile che giunga qualche eco, e, al di là del fatto che queste polemiche mi sembrano sempre miserelle, da paesone chiacchierone, c’è sempre qualche accusa sulle scuderie favorite e sui cachet di conduttori e ospiti. Ecco, io penso che sarebbe meglio se il festival diventasse esplicitamente, ufficialmente, un grande spazio pubblicitario, tranquilli che non perderebbe pubblico, ma almeno come per tutti gli spazi pubblicitari chi vuole accedervi paga anziché essere pagato, come certi ospiti che pare stanno lì a fare un piacere a organizzatori e pubblico e invece stanno a ricordare che esistono, che hanno fatto dei dischi che si possono comprare, ci sono anche poster e magliette, e sono disponibili per concerti, spettacoli televisivi, serate, va bene anche qualche festa di piazza. Sarebbe un bene anche per il bilancio della RAI che potrebbe di nuovo permettersi una vera seconda rete sportiva dove mandare in diretta i mondiali di ciclocross, altrimenti tanto vale non spendere neanche i soldi per comprarne i diritti, è come nel bilancio familiare comprarsi una cosa e non usarla. E ricordate che se la RAI un evento non lo manda in diretta e neanche in differita di poche ore però vi dice che potete vederlo in streaming su Raiweb non vi sta facendo un piacere, perché quando poi si va su internet quello della RAI è un sito come un altro e non paghi l’accesso col canone tivvù ma col traffico che hai comprato.

Da cosa nascono i pregiudizi

Secondo me i pregiudizi e il razzismo nascono da equivoci e incomprensioni. Per fare un esempio, io penso che gli stranieri sono in gran parte criminali perché spesso quando arrestano qualcuno, in tv dicono che poi l’hanno tradotto in carcere.

Ora è ufficiale

Mathieu Van Der Poel è ritenuto un fenomeno, però finora aveva vinto un solo mondiale, e poi per tre anni consecutivi è stato battuto dall’altro fenomeno Wout Van Aert. Sembrava quasi proporsi come l’erede di Sven Nys che ogni anno dominava la stagione e poi falliva il mondiale impiegando una carriera per vincerne “solo” 2. E poi Mathieu viene da una famiglia disgraziata, di campioni ma disgraziati: il padre Adrie, che prima di vincere il suo unico mondiale arrivò 5 volte secondo ma prima ancora era arrivato secondo anche al mondiale stradale, e il nonno Raymond Poulidor che non riuscì mai a vincere il Tour, otto volte sul podio perché c’era Anquetil ma anche quando non c’era il rivale storico andava bene pure Aimar per perdere. Ma oggi a Bogense MVDP ha dominato come del resto ha fatto per tutta la stagione e quindi ora è ufficiale: Mathieu Van Der Poel è un fenomeno. E Wout Van Aert è stato quasi risucchiato, più in senso metaforico, dal gruppo, ha battagliato con Aerts per il secondo posto, causando pure un po’ di confusione in OASport che, quasi come se fosse un romanzo di Daniele Benati, ha finito per confondere l’identità dei protagonisti chiamandoli Van Aerts e Aert. Ora nessuno si  chiederà perché seguivo la gara su OASport, e appunto per questo ve lo dico: perché la RAI ne ha comprato i diritti e UCIchannel ha vietato la trasmissione della sua diretta in Italia. Però a capo di RaiSport c’è da poco l’ex ciclofilo Auro Bulbarelli, che prima si bisbigliava che fosse vicino alla Lega, ma ora è ufficiale, avendo ricevuto la nomina dal Governo del Cambiamento, e si comporta di conseguenza, quindi avrà fatto un’analisi costi-benefici da cui è risultato che non conviene comprare dei diritti per una diretta e poi mandarla davvero in onda, come farebbe invece un qualunque direttore servo della BCE e anche dell’UCI, e quindi spazio alla pallavolo, poi domani il ciclocross in una comoda differita a ora di pranzo, perché evidentemente si ritiene che gli appassionati siano tutti in attesa del reddito di cittadinanza.

Straziami ma di bici saziami

Due mesi fa Auro Bulbarelli è stato nominato direttore di RaiSport e per ora non si è visto nulla, soprattutto non si è più visto Radiocorsa, la trasmissione che proprio lui ideò e ogni settimana viene annunciata ma non trasmessa. Ieri c’è stato un segno di vita con la nomina di sei vice direttori: il calciofilo Cerqueti, il calciofilo Civoli, il calciofilo Gentili, il calciofilo Varriale che si occuperà di calcio, poi Maurizio Gentili di cui ho trovato una foto con Gigi Sgarbozza, buon segno, e infine Alessandra De Stefano con la delega agli sport vari e residuali. Grande appassionata di ciclismo, AdS ha ricevuto la buona novella proprio mentre stava relazionando a un Convegno di studi intitolato “Nick Nuyens questo sconosciuto”. Però, sempre ammesso che la RAI trovi l’accordo con RCS per i diritti sul Giro, ora si pone il problema di trovare un altro conduttore per il Processo alla Tappa, una cosa che non sarà facile tenendo conto della conoscenza delle lingue e dell’empatia che Ads ha con i ciclisti; ricordiamo che personaggi difficili da gestire come Cav o Sagan si aprivano in grandi sorrisi a sentirne la voce, anche se questo fenomeno è difficile da capire. Il problema è causato da uno strano regolamento della RAI per cui chi ha incarichi dirigenziali non può andare in video, una cosa finanche paradossale, che mi ricorda il personaggio di Tognazzi nel film Straziami ma di baci saziami di Dino Risi. Per quelli che sciaguratamente non l’avessero visto, ricordo che Tognazzi interpretava un sarto che aveva perso la voce per lo shock causato dai bombardamenti e, ritrovatala dopo un’altra esplosione, mantiene il voto di farsi frate in un ordine con l’obbligo del silenzio.

AdS in una puntata del Processo con ospite Wiggins che conversa con Sgarbozza nel linguaggio dei segni.

Perline di Sport – che anno quell’anno

Ma quale 68?! L’ anno in cui sono successe cose davvero epocali fu il 1989. Innanzitutto uscì Doolittle, il capolavoro dei Pixies, ma diciamo che se anche fossero passati da Surfer Rosa direttamente a Bossanova sarebbero stati lo stesso il grandissimo gruppo che sono stati. Poi cadde il muro di Berlino, come vi ricorderanno molte volte in questo trentennale, e  fu una liberazione per i milioni di persone che lì, checché ne dicessero allora certi ciechiottusi di sinistra, non se la passavano tanto bene, poi lascia stare che dopo ci fu la ostalgie e l’insicurezza, ma quei regimi erano assurdi fino al ridicolo, e da lì iniziarono le crepe che portarono al crollo anche dell’URSS, e i primi ad andare in fuga dal mondo sovietico furono i baltici, che poi ci presero sfizio ad andare in fuga, soprattutto nel  ciclismo. E proprio nel ciclismo, agli inizi di quell’anno, ci fu un altro evento storico. A Pont-Chateau, dove oggi si disputa una prova di Coppa del Mondo, ci furono i mondiali di ciclocross. La RAI, che allora era solo generalista, non sempre li trasmetteva, quell’anno lo fece e noi che c’eravamo vedemmo una cosa mai vista: c’era il ciclista belga Danny De Bie, già secondo nel 1987, che non scendeva dalla bici per superare gli ostacoli, ma li saltava in bici, una cosa che oggi fanno in molti, anche qualche donna, ma allora era una novità determinante, perché De Bie vinse quel mondiale battendo quel collezionista di argenti che era Adrie Van Der Poel, oggi purtroppo per lui e per la storia più famoso come padre del fenomeno, e poi niente, cioè poco altro ha vinto De Bie, il Superprestige nella stagione successiva e tre titoli nazionali. Però, come potete vedere da questo servizio, si può dire che se n’è visto bene, fu festeggiato con cerimonie solenni e sfilata di carri. Meglio vivere un giorno da De Bie che 100 anni da fate voi.

L’Australia non è la Francia

Quest’anno molte volte la RAI ci ha proposto le immagini della vittoria di Nibali a Sanremo e altrettante volte si poteva vedere alle sue spalle la volatona dell’australocoreano Caleb Ewan che ha seminato gli altri velocisti cercando di acciuffare in extremis il toscomessinese. E tenuto conto che certe imprese sono rarissime e che Nibali nel 2019 punterà alle corse a tappe e che Ewan era partito forte, per me era lui il grande favorito della Sanremo. Però oggi al Giro del Giù Sotto è venuto fuori il suo lato negativo, quello del velocista che si fa strada a codate e testate, e tenuto conto che l’Australia non è la Francia dove al Tour è vietato squalificare i ciclisti locali, Caleb ha vinto ma niente gli ha impedito di essere retrocesso all’ultimo posto. Sarei curioso di sapere cosa ha detto il commentatore della tivvù cangura Robbie McEwen, il velocista non più forte ma di sicuro più spettacolare degli anni zero però anche lui a volte falloso. Quest’anno Ewan punta anche al Tour de France, dove dovrebbe trovare Bouhanni con cui si è già scontrato nel 2016 ad Amburgo. Il bello è che i due tipetti, quando vengono intervistati, hanno sempre quell’aspetto sereno e serafico, due angioletti, gli manca solo l’aureola, o forse l’hanno persa facendo a cornate con i colleghi?