La figura di Marinetti

Filippo Tommaso era orgoglioso di essere italiano, però poi in Francia gli andava meglio che in Italia. In Francia ottenne il baccalaureato, e poi in Italia nascondeva la cosa per paura che quei grossolani dei connazionali, mangiatori di pastasciutta, lo sfottessero per strada chiamandolo “baccalà” e che i meno grossolani gli gridassero:  E’ vero che ti sei laureato baccalà? E quando scrisse il Manifesto del Futurismo lo inviò a vari giornali italiani ma questi gli risposero che quel manifesto poteva pure attaccarlo da solo sui muri delle città, e ancora una volta venne in suo soccorso la Francia e quel Manifesto fu pubblicato da Le Figaro nel 1909. Sono passati 110 anni e il Futurismo è diventato il Passato: un’altra figuraccia di Filippotommaso.

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allenata

In questo libro Ourednik a ricordi di momenti storici alterna ricordi personali.

 

Vignette artistiche

A leggere alcuni miei vecchi post si potrebbe pensare che non mi piacciano le vignette. In realtà le leggo (e le disegno pure per occasioni generalmente invisibili, come questo blog), alcune mi piacciono altre no, e gli aspetti su cui sono spesso stato critico sono il modo di pubblicarle, spesso così piccole al limite dell’illeggibilità, la mancanza del nome dell’autore almeno dove si potrebbe, e poi il fatto che alcuni temi, alcune situazioni, siano abusati e sembrino rivelare una certa mentalità retrograda del disegnatore, e mi riferivo in particolare a quelle vignette risapute sui ruoli di moglie e marito, quelle viste e riviste sui giornali di enigmistica, a base di mogli che chiacchierano o fanno spese folli con i soldi dei mariti i quali lavano i piatti al loro posto o dormono sul divano o litigano col cane per il possesso del medesimo, e poi quelle sull’arte diciamo del 900 o delle avanguardie. Poi è uscito un librotto quadrato intitolato Arte? Non mi faccia ridere! La critica d’arte secondo il disegnatore umorista, per Officina libraria, 2017, a cura di Chiara Gatti e Francesco Botter, con dentro nomi famosi come Bort, Carnevali, Cavallo, Coco, Danilo, Gal e altri ancora, e il bello è che questo volumotto in libreria non era nel settore fumetti/umorismo/varie/cazzate ma proprio nel settore arte. 

E devo dire che mi sono ricreduto sulle vignette sull’arte, perché a rileggerle sembra che gli obiettivi del disegnatore spesso siano piuttosto il pubblico o la critica. Inoltre, sarà la selezione effettuata, alcuni degli autori hanno praticato anche l’arte quella ufficiale seria che si espone nei musei e nelle gallerie e ci sono i vernissage e quelle cose che poi a volte finiscono nelle vignette stesse. Ma se volessimo continuare a pensare che la gran parte delle vignette da giornale enigmistico rappresentano una visione delle cose retrograda, dovremmo dire che l’opposto sono le vignette del settimanale americano The New Yorker, che è un giornale intellettuale, all’avanguardia, che parla di cose all’ordine del giorno, in Italia selezionate e pubblicate da Internazionale, e, toh, in un’altra libreria ne trovo un’antologia fresca fresca, natalizia: The New Yorker. L’amore e altri sbagli, Rizzoli/Mondadori, 2018. Ma nel raffronto tra le due edizioni, una faccenda tutta italiana, ne esce vincente il primo libro, brossurato ma con le pagine cucite, e soprattutto nomi e note biografiche sugli autori, mentre il secondo, tratto da una più corposa antologia americana, è un vistoso cartonato con le pagine incollate, con una introduzione brevissima, nessuna notizia sugli autori (se li riconoscete bene, altrimenti niente perché la pubblicazione non è nata per fare scienza), ed è diviso per argomenti, ma tra i tanti manca quello più newyorchese di tutti cioè il lettino dell’analista. E io proprio su quell’argomento feci una piccola parodia della vignetta del New Yorker pubblicata sull’ultima pagina di Internazionale, per pubblicarla in una mia vecchia fanzine (una di quelle occasioni invisibili di cui scrivevo sopra) che tanto per cambiare aveva, la fanzine, un nome tratto dal ciclismo, e dato che era all’epoca l’ultima dal punto di vista tecnologico e non solo, si chiamava Maglia Nera. Quella vignetta oggi ve la propongo colorata.

E in un accesso eccessivo di presunzione l’ho stampata in bianco e nero su carta adesiva e l’ho incollata sull’ultima pagina di quell’antologia.

 

 

Eredità perdute

Nei giorni scorsi ho visto in dvd il film d’animazione Snoopy & Friends del 2015 in cui Charlie Brown, qualcuno direbbe “finalmente”, si fa apprezzare dalla ragazzina dai capelli rossi; non che trombino ma si scriveranno durante le vacanze. Una cosa del genere io credo che con Charles Schulz non si sarebbe mai vista neanche se fosse vissuto e avesse lavorato ancora per altri 70 anni e fosse arrivato al top del rincoglionimento, ma questo film è stato realizzato dagli eredi di Schulz, che poi questi eredi sarebbe più opportuno che lo fossero solo dal punto di vista legale e commerciale e non artistico e forse farebbero meglio a stare al posto loro. Ma se accadono di queste cose con le opere e i personaggi ancora di proprietà di qualcuno, figuriamoci cosa può succedere con quello che non è più soggetto a diritto d’autore. Aspettiamoci, ad esempio, un librone cartonato e molto pubblicizzato, in cui qualcuno ci racconti che Gregor Samsa e Bartleby lo scrivano non sono morti, ma, conosciutisi a un congresso mondiale di impiegati, abbiano messo in atto un piano diabolico, inscenando la loro morte, va detto in maniera inaspettatamente plateale se si pensa alle loro grigie esistenze, per poter fuggire in una sperduta isola deserta e iniziare una vita nuova, o quasi.