Dalla parte degli ultimi

In Italia c’è un uomo che è sempre stato dalla parte degli ultimi, e non è un politico perché in natura non è mai stata dimostrata l’esistenza di un politico dalla parte degli ultimi, ma è un giornalista, che poi pare pure brutto chiamarlo così, perché possiamo sbilanciarci e dire che Marco Pastonesi è il più grande narratore italiano di cose ciclistiche. I suoi corridori preferiti sono quelli che terminano la carriera senza vittorie,  che non è una cosa bella da augurare, e io non sono tanto d’accordo su questa cosa ma non importa. Con i suoi libri ci stava girando attorno, scrivendo ora dei gregari, ora delle corse africane, ora della grande promessa mancata, leggi delusione, Romeo Venturelli, ma ora nel senso di 2018 ha pubblicato Spingi me sennò bestemmio per EdicicloEditore, che racconta proprio gli ultimi negli ordini d’arrivo, anche quelli che lo sono stati occasionalmente, come Bettini che all’Eroica non ancora Strade bianche del 2008 preferì arrivare ultimo piuttosto che ritirarsi, ma soprattutto le maglie nere e le lanternes rouges, cioè gli ultimi al Giro e al Tour. Il suo motto potrebbe essere: perché descrivere la cronaca di un evento quando si può benissimo romanzarlo? Ed è forse quello che fa nel capitolo dedicato a Zandegù che forse pronunciò la geniale frase che da il titolo al libro, e qui i “forse” sono opportuni, forse. Ma quando Pastonesi affronta il pericoloso argomento Scarponi e potrebbe scivolare nella retorica stile AdS invece si sottrae e lascia la parola allo stesso Scarponi con le tante interviste che non erano difficili da ottenere da lui ed erano piene di battute, anche se difficilmente avrebbe potuto avere un futuro a Zelig o Colorado perché non aveva bisogno di ricorrere a parolacce.

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Groucho non esiste

Dylan Dog Color Fest numero 26: può piacere o non piacere questa versione Creepy Past, ma un Groucho assente in una storia e marginale nelle altre due, che cita Kierkegaard e che non fa ridere e neanche ci prova, non esiste.

La banalità del banale

Eravamo stati avvisati: la RAI e RCS ci tenevano a farci sapere che la presentazione del Giro d’Italia 2019 avveniva nello studio dove va in onda il programma di Fazio, quindi nel Tempio del Banale. E a confermare i sospetti ecco come cerimoniere Alessandro Fabretti, e già a quel punto, mentre anche i ciclisti più scapoloni avranno nella circostanza invidiato il Piccioncino di Maastricht e gli altri colleghi che in questi giorni si sono sposati e sono lontani mille miglia da questo posto, i più socievoli tra gli spettatori avranno spulciato tutti i social a disposizione per vedere se ci fosse il funerale di qualche amico o conoscente, che sarebbe stato più interessante, ma qualcuno avrà pensato che sarebbe stato preferibile anche avere un negozio qualunque e ascoltare l’out out dolcetto o scherzetto da bambini instupiditi manovrati da mamme stupide, come mi hanno raccontato succedesse in quelle ore nelle vie dello shopping casertano. Chi invece è rimasto davanti alla tivvù si è sorbito la passerella di presidenti, direttori, amministratori, sottosegretari, nessuno dei quali ha detto niente di rilevante, mancava solo qualche banchiere. A quel punto era una boccata d’ossigeno anche l’arrivo di AdS, che è dotata di questa empatia con i ciclisti che ha qualcosa di soprannaturale. Poi si è passati alla presentazione del percorso che manterrà la vocazione didattico-celebrativa del Giro, che infatti omaggerà i grandi personaggi nazional-popolari: Montanelli, definito il più grande giornalista italiano e figuriamoci il più piccolo, Coppi, Padre Pio, Gioacchino Rossini, Claudio Villa, sia il cantante che il fumettista, Garibaldi, Pippo Baudo, Peppone e Don Camillo, Renzo e Lucia, ma soprattutto il più mitico di tutti, Leonardo Da Vinci, che nei suoi disegni anticipò tutto, soprattutto su quei fogli sui quali incollò altri disegni con il nastro biadesivo, un’altra delle sue fantastiche invenzioni. Tra i progetti di Leonardo infatti ci sono quelli della bicicletta, dei freni a disco, del cambio automatico,  della borraccia biodegradabile, dell’ammiraglia e ovviamente anche della retropoussette. Con la tappa di Pinerolo si ricorderanno i 70 anni della più leggendaria impresa di Fausto Coppi e con la tappa de L’Aquila si ricorderanno i 9 anni della più clamorosa fuga bidone del ciclismo moderno. Tra gli spettatori c’era Davide Cassani, forse perché non c’erano partite di calcio da commentare, ma diciamo che le ricognizioni delle tappe di Marco Saligari sono più divertenti delle ricognisssioni che faceva il cittì. E tra i superospiti c’era Froome, al quale inevitabilmente si faceva l’imbarazzante domanda sulla sua partecipazione al Giro. E’ chiaro che certe cose verranno decise più in là quando si programmerà la stagione, però credo che qualche possibilità ci sia, anche perché il percorso del Tour a Froome non è piaciuto molto, con poche cronometro e quelle tappe brevi, un percorso disegnato per favorire i francesi ma che calza a pennello al gemello Simone più che a Gerainthomas, il quale ultimo dice che prima o poi vorrà correre il Giro, sì, ma quando, quando lo chiameremo Geronthomas?

Da Vinci progettò anche una macchina volante per le riprese aeree.