il giorno del ristoro

Ci sono vari modi di trascorrere il giorno di riposo, c’è chi preferisce corricchiare e chi riposare completamente, la cosa più pericolosa che un ciclista può fare è annunciare che l’anno dopo cambierà squadra scatenando immediate ritorsioni da parte della squadra attuale che fino alla fine dell’anno lo convocherà tuttalpiù per qualche corsa nella foresta pluviale cui è costretta a partecipare per esigenze di sponsor. Ma si può approfittare della pausa per fare anche altre cose. Oggi per esempio la Katusha, che ha perso il ciclista testimonial Marcello Bellicapelli, ha cercato di girare un nuovo spot dello shampoo multitasking con i ciclisti residui, ma Zakarin è riuscito a cadere anche durante le riprese. La Ineos invece, volendo mantenere lo stile Sky, ci tiene anche al livello culturale dei ciclisti che sono tenuti a seguire dei corsi su materie per lo più attinenti l’attività dello sponsor, come fisica o petrolchimica. Oggi c’era matematica e il precettore Puccio, cui sono stati affidati Bibì Sivakov e Bibò Hart, poiché tutto è parametrato al livello dello sponsor, gli ha fatto ripetere la tabellina del milione.  Reverberi ha concesso ai suoi ragazzi di distrarsi a vedere qualche serie tv purché sia italiana. Savio ha voluto motivare i ciclisti che finora hanno reso poco concedendogli di lavare la sua Isotta Fraschini mentre quelli che si sono ben comportati hanno potuto visitare, previo pagamento del biglietto al modico prezzo di 14 euro, la sua residenza principesca con una ricca collezione di opere d’arte di ogni epoca tra cui spicca una scultura di Jeff Koons in acciaio rosa che raffigura Leonardo Sierra mentre cade in discesa. E infine il simpatico Valerio Conti, volendo fare lo spiritoso, è andato al bar dell’albergo che ospita le squadre e ha chiesto un Amaro Antunes ma nessuno ha capito la battuta.

Annunci

Un ragazzo alla pari

Dopo un po’ che si segue il ciclismo si capisce perché è uno sport così avversato da genitori e parenti degli aspiranti ciclisti. E’ storia che il padre di Nibali gli segò la bicicletta per punirlo di qualcosa, che però doveva essere nulla al confronto con quello che combinano Bibì e Bibò che si nascondono costringendo Capitan Puccio a far spostare mezzo gruppo per vedere dove siano finiti. In genere i genitori consigliano ai figli di drogarsi e andare a rubare come tutti gli altri, o in subordine di studiare e diventare stimati professionisti collusi con la criminalità, ma se proprio vogliono fare uno sport scelgano il calcio, che sono soldi, o uno sport meno pericoloso come l’automobilismo, ma meglio pure che diventino ballerini gay e bullizzati come Billy Elliot, ma assolutamente non ciclisti. Ci sono dei grandi vantaggi a praticare qualsiasi altro sport: si può avere una teoria estrema dei picchi di forma per cui fare due gare all’anno ma avere lo stesso le copertine dei giornali e fare spot pubblicitari, si può diventare fenomeni a 40 anni senza che nessuno commenti Ma questo/a da dove è uscito/a? Si vede che si dopa, si può essere polemici e rissosi ma quell’unica volta che si vince viene tirato in ballo quel comodo tormentone di genio e sregolatezza, una scempiaggine che ha lo stesso fondamento scientifico di donna baffuta sempre piaciuta, e a proposito di piacenza, si possono avere le spalle di un camionista e la simpatia di un camionista arrabbiato e diventare sex symbol. Ma c’è soprattutto un dato che spaventa: il ciclismo è una delle prime cause di mortalità tra genitori e parenti dei ciclisti. Almeno la metà dei ciclisti vittoriosi alzano un dito al cielo e non tutti vogliono ricordare Scarponi né omaggiare l’elicottero che gli ha rotto le scatole per tutta la gara, e infatti quando vengono intervistati i protagonisti svelano di aver perso da poco un genitore, un nonno o una nonna, uno zio, che in genere è proprio quello che più lo incitava a correre in bicicletta. E questo è un ulteriore problema per chi ancora studia, si sa che già la scuola è poco comprensiva nei confronti di chi fa sport, ma poi chi fa ciclismo non può neanche variare un po’ le scuse per le impreparazioni, e non può dire che, invece che a gareggiare, è andato al funerale del nonno, come fanno i ragazzi normali, perché sa che i parenti deve conservarseli per quando diventerà professionista. E a proposito di disgrazie il Giro oggi arriva a L’Aquila e il ciclismo, questo sport finto e da abolire, deve adempiere al compito sociale che si è dato, a differenza degli altri sport, quelli seri e puliti, e ogni giorno ricorda cause benefiche, eventi luttuosi, episodi storici. Il percorso è ondulato e la fuga va pure oggi. Dispiaciuto per quello che ieri ha scritto di lui questo blog, JJ Rojas si infila anche in questa fuga e per un po’ di tempo è maglia rosa virtuale, poi il gruppo riduce il distacco, ma i primi si giocano comunque la vittoria che va all’astano Pello Bilbao, e quando alla fine si fanno i conti (non nel senso di Valerio) si scopre che Formolo, terzo all’arrivo, in classifica ora è a pari tempo con Roglic. Sul palco si cantano le lodi di Bruno Reverberi che fa crescere i giovani, segnatevi i loro nomi che tra qualche anno ne parliamo, per 2 che passano nel World Tour quanti sono raccattati dalle continental o si ritirano? E mentre Giovannelli intervista i cosplayers di Garibaldi e Pinky, Conti ringrazia la squadra che ha lavorato per mantenere la rosa, escluso Gaviria che si è ritirato chissà se davvero per un male al ginocchio o per la cazzimma del velocista che è passato in secondo piano, e dice che non è stata una squadra ma una famiglia, e per quanto detto all’inizio Ulissi e compagnia staranno facendo gli opportuni scongiuri.

Dialogo tra un conduttore e uno scrittore .

Le telefonate impossibili: Rodriguez

Per la prima puntata di questa nuova rubrica abbiamo telefonato a Alejandro Valverde e oggi per le pari opportunità chiamiamo Purito Rodriguez, che per anni è stato il suo grande rivale, vabbe’, per qualche annetto, insomma per due corse: Mondiale e Lombardia 2013.

-Pronto, parlo con Purito Rodriguez?

-No, yo soy Cacaito Rodriguez.

-Ehm, … ho sbagliato, scusi, buonasera.

Ma che ç@##o di numero mi hanno dato? Ma poi pure questi ispanici, hanno tutti gli stessi cognomi!

 

Le telefonate impossibili: Don Alejandro

Diciamo la verità: il grande assente del Giro 2019 è Alejandro Valverde, che all’estero non so ma in Italia è stato oggetto di un cambiamento di gabbana come solo in Italia sanno fare, pensate a certi politici del passato remoto o recente o anche dell’attualità, questi ultimi vedrete tra qualche annetto. Solo che Valverde fa più degno mestiere e il cambiamento è stato in senso positivo. Ritenuto attendista, sparagnino, dopato, per un breve periodo ha anche interpretato il villain nei confronti di Rodriguez, preferito dal pubblico come se Purito chissà che ciclista spettacolare fosse e invece era solo uno specialista delle rampe finali che ha dato il meglio di sé nelle interviste, anche se con avversari come Ba(nala)sso non era difficile. E dicevo Valverde, oggi è esaltato come grande campione, forse anche perché il tempo cambia la prospettiva, rende più rispettabili, e, per quel che mi riguarda, penso che uno che va forte per tanti anni qualcosa di suo deve averlo, e forse pure Armstrong lo aveva, ma gli ha nociuto anche il fatto di non essere un signore come invece è ritenuto Valverde, non a caso chiamato Don. Ho telefonato a Valverde giovedì scorso verso le ore 22.00.

-Buonasera Don Alejandro, disturbo? Cosa stava facendo?

-Buonasera. Sto collegandomi con la tv italiana.

-Vuole seguire la presentazione del Giro?

-No, per carità! Quella musica de mierda a palla che palle! Non essendoci costretto la evito volentieri, la lascio a Annemiek che appena sente una musichetta qualunque subito si mette a ballare. No, volevo vedere la Corrida.

-Scusi Don, ma qui in Italia non ci sono le corride, certe manifestazioni  cruente non le abbiamo, siamo un popolo evoluto.

-A giudicare dai vostri ministri non si direbbe. Comunque io intendevo la Corrida di Corrado.

-Ma Corrado è morto.

-Davvero? Così giovane?

-Mica tanto!

-Ma io pongo me stesso come riferimento. Comunque la Corrida so che la trasmettono ancora da qualche parte.

-Si, ma non stasera.

-Ma voi in Italia fate sempre repliche e repliche delle repliche. State ancora replicando Drive In e Colpo Grosso?

-Eh, gli italiani sono nostalgici.

-Ho saputo anch’io del Salone del Libro di Torino.

-Non intendevo in quel senso. Comunque l’avevo chiamata per invitarla ad andare sul Canale 65, vedrà qualcosa, o meglio qualcuno, che la rincuorerà.

-Canale 65? Ecco, … cos’è, un programma sulla mtb?

-Si, sono servizi sulle gare marathon in Italia.

-Ma quello mi sembra una faccia conosciuta, un po’ invecchiato… Sì, mi pare Francesco Casagrande, ha smesso di correre quando io ho iniziato. Avrà 60 anni.

-No, meno di 50, e non ha smesso, è solo passato alla mtb. Vede che a quell’età si può ancora gareggiare?

-E quell’altro invece me lo ricordo, è Riccardo Chiarini, correva nel decennio scorso, ma sarà vecchissimo pure lui!

-Ehm, sì…, però è più giovane di lei, Don.

Tut tut tut

Ma che è successo, è caduta la linea?

una passione disinteressata

Il Signore lo aveva pure dotato di un buon cuore: era facile alle lacrime e all’entusiasmo; per di più ardeva di una passione disinteressata per l’arte, disinteressata per davvero, visto che proprio d’arte il signor Benevolenskij, a dire il vero, non ne capiva un’acca. (Ivan Sergeevic Turgenev, Memorie di un cacciatore, 1852)

La Zeriba Suonata – l’insostenibile leggerezza del pop italiano

Ieri pomeriggio al supermercato la radio trasmetteva Freak di Samuele Bersani, avevo dimenticato sia la canzone che il cantante, e diciamo che è stato anche Bersani con la produzione successiva a farci dimenticare quel pezzo insolitamente divertente. Il testo tratteggia una ragazza presa da effimere mode alternative, che ricorda il personaggio di Mia (Silvia Dionisio) nel film Il Belpaese, un filmetto minore con Villaggio che però rivelava come il regista Luciano Salce fosse a suo modo coraggioso deridendo miti e mode della sinistra, dell’intellighenzia, degli alternativi, ma la tipa è un personaggio che può ricordare anche ragazze che abbiamo davvero conosciuto. E poi l’io narrante (questo qui sta sempre in mezzo) mostra insofferenza per i Doors, l’icona massima della trasgressione trasgressiva, oggetto di una mitologia insostenibile. Ma poi, avesse continuato così, dove sarebbe andato Bersani, in un paese in cui bisogna schierarsi, in cui non si può essere leggeri, a meno di non far parte dell’immaginario dell’infanzia felice di Fabio Fazio? Appunto, come fai ad andare da Fazio a promuovere i dischi? Questo è un paese che in alternativa a Sanremo ha creato un premio dedicato a un cantante triste che scriveva canzoni tristi e poi si è suicidato, e come avrebbe potuto parteciparvi uno che, avesse continuato così, poteva rischiare di essere accostato a cantanti sconsiderati come Jonathan Richman o Daniel Johnston? E poi quella frase: “Ciao ciao belle tettine”, oggi gli scatenerebbe contro #metoo e compagnia castrante.

radio dies

Mi ricordo di aver ascoltato la Corrida di Corrado che forse si approfittava un po’ di quegli ingenui mandati allo sbaraglio, ma niente in confronto al cinismo di Bonolis, anche se altrettanto cinicamente penso pure che chi vuole farsi vedere in tivvù a tutti i costi in fondo si merita quello e altro. Puntate a caso di Alto Gradimento, il cui gradimento da parte mai non è mai stato troppo alto. Poi Hit Parade e la sua serie B che mi pare si chiamava Dischi Caldi. Quando seguivo tutti gli sport ho ascoltato delle dirette e anche Tutto il calcio minuto per minuto con la sigla di Herb Alpert. Ma quando la musica è cambiata ho cercato la musica, quella cambiata appunto, prima su qualche rara emittente locale poi su StereoRai e fu un piacere sentire qualche conduttore che leggevo su Rockerilla. Uno di questi nell’estate del 1987 in collegamento da Londra annunciò lo scioglimento degli Smiths e non mi dispiacque perché le cose hanno un inizio, una fine, l’importante è che sia stato buono il durante perché a volte neanche quello. Poi la radio l’ho sentita sempre meno, ho seguito per anni il Ruggito del Coniglio, dove cercavano di inserire in tornei di orrori musicali la Giapponese a Roma di Kahimi Karie che a me invece già sembrava una cosa geniale, prima della nippon invasion e prima di scoprire che dietro c’era Momus. Mai ho sentito un programma politico e quindi non mi preoccupa la sorte di Radio Radicale, non ci vedo la grande minaccia per la già malandata democrazia italiana, anzi penso che tutte quelle testate giornalistiche, scritte e orali, che da decenni invocano il libero mercato dovrebbero piuttosto essere contente di finalmente naufragare nel dolce mare del mercato.