La Zeriba Suonata – una poesia in musica

Lo so che spesso di una canzone si dice che è una poesia in musica per dire della qualità letteraria, vera o presunta, del testo, e so anche che spesso lo si dice per i cantatroci, ma quelli non li trovate certo in questa rubrica, vade retro. Qui parliamo di una poesia del drammaturgo e poeta irlandese William Butler Yeats messa in musica dall’arrangiatore e musicologo Herbert Hughes suo contemporaneo connazionale, di cui i Clannad proposero la loro versione in un singolo nel 1978, non so se avete presente San Martino di Fiorello, ecco, non c’entra niente.

Quattro anni dopo i Clannad dovevano esibirsi alla BBC, Maire (o Moya) stava per uscire con i suoi due fratelli e due zii, quando la chiamò la madre: Moya, dove andate tutti quanti? E Moya: Ma’, dobbiamo andare a cantare in televisione, abbiamo fretta! E la madre: Perché per una volta non vi portate pure vostra sorella? La lasciate sempre qui da sola, povera ragazza? Moya sbuffando: Ma’, non possiamo farle da balia, ha 21 anni e dovrebbe essere indipendente. E la madre contrariata: Si, però se rimane qui si mette a strimpellare quel piano e mi fa una testa così! E Moya alla fine cedette: Uff, e va bene, però guardala come si è vestita e pettinata: sembra un ragazzo! E così quando i Clannad entrarono in studio Moya raccomandò alla sorellina di mettersi in un angolo e non dare fastidio, ma lì vicino c’era una tastiera e c’era pure un microfono in più che non serviva a nessuno e alla fine pure la sorella minore Enya si mise a cantare e suonare e qualche anno dopo per dispetto avrebbe venduto più dischi dei parenti.

Down By The Sally Garden

La Zeriba Suonata – partendo da un musicista mitico

Questa storia inizia da un musicista mitico, che si può considerare tale non perché si drogava o perché era circondato da groupies o ancora perché lo trovarono morto in un bagno ma forse non era lui o infine perché distruggeva le stanze degli alberghi, no, infatti parliamo di Turlough O’Carolan, che è un mito perché essendo vissuto circa 300 anni fa su di lui non si sanno tantissime cose, e pure delle composizioni che lo fanno ritenere il più grande bardo d’Irlanda esiste solo una raccolta in unica copia. Si dice che dava più importanza alla poesia ma scriveva prima la musica. Reso cieco dal vaiolo, iniziò a fare l’arpista errante ospite di nobili e mecenati, e figuriamoci se poteva permettersi di sfasciare le stanze dove alloggiava, anzi in onore delle persone che lo ospitavano componeva arie tra la musica popolare e quella classica che lui chiamava “planxty”, e uno dei gruppi più famosi del folk irlandese scelse di chiamarsi proprio con questo termine. I Planxty si formarono nel 1972 e i membri originari erano Donal Lunny, Andy Irvine, Christy Moore e Liam O’Flynn, nomi che ricorrono nella storia del genere in svariate combinazioni, e nel loro repertorio non potevano mancare brani di O’ Carolan, come ad esempio Planxty Irwin, o quei medley che si ascoltano spesso in questo genere musicale: qui una versione live di Raggle Taggle Gypsy/Tabhair dom do laimh. Il gruppo non ebbe lunga vita perché alcuni membri, forse per emulare il bardo, non si potevano vedere (questa se non l’avete capita è meglio) e una reunion nel loro caso si poteva escludere a priori, e infatti eccola qui: Cliffs Of Dooneen.

La Zeriba Suonata – una giornata da raddrizzare

Oggi è un giorno triste perché è la Festa della Musica e non so cosa hanno organizzato in giro per l’Italia ma in queste situazioni istituzionali immagino che ci sarà soprattutto musica ammuffita seriosa e poco festosa e potrei sbagliarmi però non si sa mai e allora in via precauzionale La Zeriba provvede a controbilanciare con un po’ di musica festosa non so se avete presente.

Jorge Benjor – A Banda do Zé Pretinho (feat. Chico Buarque e Caetano Veloso)

The B-52’s – Roam

The Go! Team – Milk Crisis

E dire che anni fa, prima che mi decidessi ad ascoltarlo, ero convinto che Caetano Veloso fosse una specie di De Gregori brasiliano, ma ce li vedete i cantatroci nostrani a zompettare su un palco? Invece Chico Buarque in Italia è diventato addirittura un verbo: in alcune versioni di “Silvano” di Enzo Jannacci il testo fa: “Silvano e non valevole ciccioli
Silvano ChicoBuarquedehollandami”.

Terzine

Il Giro appena finito è stato un giro scremato nel quale stranamente si sono verificate molte delle cose che avevo previsto alla vigilia, però la mancanza di un dominatore ha portato spettacolo oltre che soddisfazioni per qualcuno che, almeno fino a ieri, era in seconda linea, e poi tanti “finalmente” per le vittorie di tappa di ciclisti che non erano ancora riusciti in questa impresa. Ed è stato anche il Giro delle commemorazioni dantesche nei 700 anni dalla morte del poeta, per cui azzardo delle considerazione finali in terzine.

Le tre cose da non ripetere

Il Processo di AdS, le inopportune e retoriche intrusioni dello scrittore parlante e i traguardi volanti a pochi km dall’arrivo.

Le tre più belle vittorie di tappa

Il cocciuto Campenaerts, il travolgente Bettiol e l’invisibile Bernal. Di quest’ultima abbiamo visto solo l’inizio dell’impresa decisiva sul Giau, ma se la tappa non fosse stata tagliata, come sarebbe piaciuto a AdS perché una volta ha visto Nibali vincere sotto la neve, non avremmo visto neanche come ci si è arrivati.

Le tre più belle volate

La volata liberatoria di Nizzolo, la prima di Ewan come solo lui sa, e quella di Narvaez a un traguardo volante combattutissimo tra Bernal ed Evenepoel. E quelli che hanno criticato Ewan, Merlier e gli altri velocisti che si sono ritirati, chissà cosa direbbero se andassero a commentare l’atletica e in particolare l’ex uomo più veloce d’Italia, ammesso e non concesso che ci fosse una sua gara da commentare.

Le tre speranza per il futuro

Ci sono stati tanti giovani che in passato hanno vinto una tappa e poi più niente. Ci sono stati tanti giovani che in passato hanno fatto una buona classifica e poi più niente. Fortunato ha fatto entrambe le cose, ma ci sono stati tanti giovani che in passato hanno fatto entrambe le cose e poi più niente. Sì, però ogni tanto qualcuno poi si conferma. Ora Fortunato lo vedrei bene al Giro dell’Emilia, se nella sua Bologna non si farà distrarre da amici e parenti.

Consonni ha già 26 anni però è diventato più consapevole delle sue capacità e quando si sarà tolto il pensiero delle Olimpiadi su pista potrà puntare alle tappe e alle classiche.

Ponomar non ha neanche 19 anni ed è arrivato 67esimo. Il suo team manager Principe Duca Conte si è sempre vantato di non aver voluto mandare allo sbaraglio in un grande giro il troppo giovane Bernal, e ora con Ponomar sembrerebbe aver cambiato idea, ma il suo braccio destro Ellena dice che a differenza del colombiano il fisico del ragazzino ucraino è già formato. Ma chissà che sotto sotto invece Savio non rimpianga di non averci provato a vincere il Giro con Bernal.

Sceriffi e gregari

Il Giro del Paese Più Ridicolo del Mondo gira al largo dal Mottarone ma non abbastanza, i ciclisti donano in beneficenza i premi della tappa, non so a chi, forse all’unico sopravvissuto, né quanto volontariamente, perché i premi divisi tra squadra e staff aiutano i molti che vivono del loro stipendio, come diceva Rodari nella filastrocca del gregario che Cassani recita a memoria, e Rodari è morto nel 1980 ma per i gregari non è cambiato molto. Pare che i ciclisti stiano ancora facendo penitenza per gli errori del passato quando ufficialmente erano gli unici sportivi che si dopavano. E a questo proposito oggi ho fatto lo sbaglio di dare un’occhiata a Villaggio di partenza dove c’era una sciatrice degli anni 90 accusata a suo tempo dal cacciatore di dopati Sandro Donati, ma quest’ultimo è il classico personaggio che si tira in ballo solo quando fa comodo, e comunque sia la sciatrice oggi è in politica e pertanto ha avuto la capacità di parlare a valanga senza dire niente di concreto, ed era preferibile ascoltare i lavori stradali col martello pneumatico sotto casa mia. Tutto questo mentre i responsabili del disastro del Mottarone si rimpallano le colpe, e allora una donazione benefica dovrebbero farla tutti quelli che credono che affidare tutto ai “privati” risolverebbe i problemi del paese: eccoli i vostri privati. Ma i soldi circolano a senso unico, la Corte dei Conti dice che il prelievo fiscale è concentrato sui dipendenti ma il Capitano e la Sorella d’Italia, e non solo loro, vorrebbero abbassare le tasse agli altri, quelli che già contribuiscono poco. Ma è meglio tornare ai gregari, che cercano di andare in fuga appunto per racimolare premi vari, ma ieri è stato multato Sagan perché ha frenato con un comportamento intimidatorio alcuni di loro comportandosi come un vecchio sceriffo o l’Innominato. Nella stagione in cui sono tornati a vincere arzilli vecchietti come Cavendish e Greipel è un po’ prematuro parlare di declino agonistico e fisico di Sagan, tanto più che una tappa l’ha vinta e pure per la maglia ciclamino è quasi fatta, ma è tramontato il Sagan burlone in gruppo, su cui qualcuno si è addirittura inventato una generazione mai esistita davvero, e poi quando uno è pagato tanto da avere difficoltà a trovare una nuova squadra disposta a fare lo stesso e la sua attuale è una delle più ricche ma al Giro ha raccolto poco non c’è da stupirsi che sia più nervoso di quando tutto veniva facile.

Oggi arrivo in salita e come l’altro ieri di nuovo Yates attacca e poi gestisce il poco vantaggio, e di nuovo Almeida si decide tardi a inseguirlo, ma stavolta per sua fortuna Yates non ha più nessuno davanti e almeno vince la tappa, e per sua sfortuna Almeida ha di nuovo Yates davanti, ma non deve demordere perché, come hanno dimostrato in questi giorni Bettiol Campenaerts Nizzolo e Vendrame, prima o poi la vittoria arriva, forse. Alle loro spalle Bernal non insegue ma prosegue col suo passo e con una straordinaria freddezza. Alla fine si fa la conta dei gregari e ci si lamenta perché il povero Yates ha perso il povero Schultz, dimenticando che da subito il povero Bernal ha perso il povero Sivakov. In RAI sembrano tifare per Yates, ma augurarsi la vittoria dell’inglese o di Caruso, per quello che si è visto finora, significa augurarsi che a Bernal torni il mal di schiena. E chissà per chi tifa Adam Yates, se per il gemello o per il compagno di squadra Bernal. Caruso è ancora secondo e a crono va meglio di Yates, non corre per vincere ma per prendere un podio insperato e clamoroso, gregario partito come gregario arriverebbe dove non è mai arrivato il suo capitano in seconda Bilbao e dove il più capitano Landa arrivò ma quasi in un’altra vita. In chiusura di trasmissione lo scrittore parlante ricorda una scena di Down by law in cui Benigni dice: E’ un mondo triste e bello, frase che stava canticchiando Tom Waits, però questi gli dice di togliersi di torno, sante parole se rivolte a Benigni, santissime se estese ad AdS e allo stesso scrittore parlante.

La Zeriba Suonata – i Miti nel Rock

Alcione figlia di Eolo sposò Ceice re di qualcosa. I due erano tanto felici che nell’intimità non si chiamavano amo’, teso’ o trottolino amoroso, ma Zeus e Hera, una cosa sacrilega, come se oggi una cantante si chiamasse Madonna. E Zeus che, oltre che un maniaco sessuale, era pure permaloso, si incazzò come una bestia mitologica e fece morire Ceice mentre era in mare. Morfeo nelle sembianze di Ceice apparve ad Alcione che capì che il marito era morto e si buttò a mare pure lei. Poi a Zeus passò l’arrabbiatura, ebbe compassione di quei due poveri pirla e li trasformò in uccelli, così racconta Ovidio.

Orbital – Halcyon

Il Paradosso di Manzoni

Da festa di maggio il Giro è diventato la festa dell’omaggio e per questo scopo i morti non bastano, oggi si parte da Ravenna e si arriva a Verona e la tappa ricorda Dante, Giulietta, Romeo, quello che scriveva sotto le mentite spoglie di Shakespeare e pure Elia Viviani che è vivo e in buona salute ed è perfino in grado di reggere una bandiera. Anzi, per dirla con Totò, specie che quest’anno c’è stata una grande morìa di velocisti come voi ben sapete, è il favoritissimo in quella che potrebbe essere l’ultima volatona di questa edizione. In RAI continua la gara di pronostici tra Rizzato e Pancani. Sono in fuga i soliti Pellaud Marengo e Rivi, che secondo il Supercittì ormai sono amici, di certo si vedono spesso in queste fughe, e Pancani in vista di un traguardo volante pensa che non ci sarà volata, e infatti i tre si scatenano e alla fine Pellaud, battuto, si impermalisce e stacca gli altri due, e per un po’ proseguono col distanziamento sociale, ma alla fine si ricongiungono e si danno appuntamento al bar per mangiarsi un cornetto ché le barrette che sanno di sterrato se le mangi il supercittì. La tappa è piatta in tutti i sensi e c’è spazio per chiacchiere oziose più che mai, si censiscono tutti gli ex professionisti che hanno dei ruoli in carovana, per lo più motorizzati, e tra questi c’è Mario Manzoni di cui si ricorda sempre che ha vinto poche corse e la sua sfortuna fu che la più importante arrivò nella tappa del Giro 1997 in cu cadde Pantani e tutte le attenzioni mediatiche erano sul cosiddetto Pirata, ma questa cosa è stata ricordata tante volte per cui paradossalmente questa vittoria di Manzoni ha avuto fortuna col tempo ed è più ricordata di tante altre. Poi si arriva nella green zone dove si possono buttare i rifiuti perché l’organizzazione si impegna a raccoglierli, e vola davvero di tutto: borracce, cartacce, sacchetti, cartoni di pizza, toner, pile esauste, mascotte di peluche vinte da ciclisti che non hanno figli. Pare che il lancio di cartacce abbia creato problemi a qualche ciclista che, a detta di Rizzato, ha commentato che si possono benissimo mettere “nel dietro” e Rizzato intende nella tasca posteriore ma ho il sospetto che la sua interpretazione non sia corretta. E’ una tappa nel complesso scontata ma con dei momenti di follia come quello del traguardo volante ricordato prima e poco dopo nel gruppo un tentativo di ventaglio senza vento. Ma quello più concreto è stato il tentativo da finisseur di Affini, che tira la volata a Groenewegen ma poi si accorge che dietro non c’è nessuno, si crea il buco e tira dritto e col suo passo raggiungerlo è un’impresa, se ci fosse riuscito l’avrebbero chiamato Affinisseur, ma uno solo ci riesce e quello è lo stilista Nizzolo che finalmente vince una tappa al Giro, con Gaviria quinto senza la sella e Viviani nono senza la bandiera, ma paradossalmente tutto questo avviene nel giorno prima dello Zoncolan, per cui tutti i commentatori hanno detto: Hai vinto finalmente? Bravo, ma ora spostati che domani c’è lo Zoncolan. Invece Het Nieuwsblad, oltre a titolare Eindelijk!, che significa finalmente, ha ricordato tutti gli undici secondi posti di Nizzolo. E il bello di un Giro scremato è che può diventare democratico per cui la squadra più miserella e scalcagnata del World Tour ha già vinto due tappe in questa edizione.

L’Affinisseur.

La disegnatrice dei capitani

E’ partito il Giro Scremato e la RAI si vanta di offrire la diretta integrale di tutte le tappe, ma i ciclisti non so se saranno contenti perché non potranno permettersi nessuna trasgressione, non potranno azzardare super-tuck, scie, retropoussette, lancio di borracce nelle aree naturali protette, neanche dita nel naso. L’inizio non fa ben sperare perché il primo partente, Tagliani, è incerto già sulla rampa di lancio della cronometro ma le cose miglioreranno. E’ una gara maschile ma è una donna la protagonista della giornata: Giada Borgato, prima donna a commentare il Giro, almeno in RAI; anche perché l’altra donna della squadra, AdS, è ritenuta una giornalista e sui suoi commenti no comment. Giada è ormai sicura e non tituba come agli inizi, ma si direbbe che abbia seguito un corso di aggiornamento tenuto da Garzelli sull’uso random delle vocali, perché quando Pancani parla di “capitani designati” lei preferisce dire “capitani disegnati”. In quel frangente si parlava di Pello Bilbao che dovrebbe correre per il capitano designato Mikelanda, ma Giada mette i dubbi manco volesse seminare zizzania nella squadra del suo compagno, che prudentemente non partecipa e forse preferirà il Tour. Ma la ragazza ne capisce di ciclismo, mica come Ads che non conosceva neanche Nuyens, e quando parte il giovane gregario Tobias Foss che nessuno si sognava di prendere in considerazione lei dice che potrebbe essere lui il capitano della Jumbo invece di Bennett, sembra in giornata eversiva, ma pochi minuti dopo Foss fa il miglior tempo e alla fine sarà terzo. AdS non so se l’ha apprezzato, ma ha cercato di condividerne i meriti dicendo “noi donne”, ma il suo Processo è stato un mezzo disastro. Infatti ha chiamato Davide Bramati al telefono ma si è accorta che il diesse stava guidando e gli ha chiesto di accostare prima, perché loro parlano di sicurezza sulle strade e non possono mostrare uno che telefona mentre guida. Bramati ha acconsentito ma non si è più sentito, aveva da fare e l’avrà mandata da qualche parte. Ma AdS ci spiega pure che il ciclismo è cultura perché nel colletto della maglia rosa c’è scritto un verso di Dante, pensa cosa ti escogitano le persone di cultura, ma ora non vogliamo sapere dove hanno scritto qualche frase dello scrittore Genovesi, ché in un paese dove tutti i pagamenti sono sospesi a noi che seguiamo il Giro ci tocca questa tassa qua di sentire Genovesi. E poi dato che AdS è sempre sul pezzo ogni giorno ci proporrà un pezzo di Sergio Zavoli, forse con l’audio in bianco e nero. Però c’è stata pure una corsa, in cui il norvegese Foss quasi sorprendente ma neanche tanto, avendo vinto un Tour de l’Avenir, è stato preceduto solo da due italiani in una giornata felice per i nazionalisti: 3 italiani nei primi 10, 7 nei primi 20, 13 nei primi 30, e fa piacere trovare al 16esimo posto Diego Ulissi ripresosi dai problemi cardiaci. Ma almeno a giudicare da oggi stanno tutti bene, Bernal e Nibali sono sui loro livelli, Evenepoel è settimo, Martin e Sivakov non sono caduti. Ganna voleva assolutamente vincere nel suo Piemonte e dato che – mi ripeto – i ciclisti non possono gettare il cuore oltre l’ostacolo perché si porterebbe dietro il cardiofrequenzimetro, ha fatto quello che in genere può costare una caduta, cioè ha pedalato pure in curva. Il povero Evenepoel crede che in Italia sia come in Belgio e che qui Ganna sia un supereroe, ma non è calciatore né motociclista né nuotatore e quindi già è tanto che lo conoscano dalle sue parti. Affini che era in testa e quasi ci sperava ha commesso due errori: ha rallentato in vista di una curva che in realtà non c’era e poi, quando è arrivato Ganna e di fronte alla prestazione dell’abituale rivale si è letteralmente tolto il cappello, ha mostrato di aver commesso lo stesso errore di Cesare Polacco, cioè non ha mai usato la brillantina Linetti, ma questa la capiscono solo i boomers. E a proposito di anziani, continuano i problemi economici dell’Astana, e quando Luigi Leone ha avuto un problema l’ammiraglia gli ha passato una bici normale comprata da Lidl a 9,99 euro e, dato che i vecchi sono come i bambini e Luis Leon è ormai un vecchietto, per tutto il resto della gara si è divertito a suonare il campanello conquistando così la prima maglia nera.

Tobias Foss disegnato male.