La Zeriba Suonata – ritorno almeno al presente

Dopo varie puntate dedicate alla musica irlandese del passato ora bisognerebbe ritornare al futuro, ma per quello ci vorrebbe una macchina del tempo e purtroppo Elon Musk progetta cose più banali come i viaggi nello spazio e di quelli nel tempo non si interessa, e allora torniamo almeno al presente e proprio con la compagna di Musk.

In fatto di tecnologia non sono molto aggiornato, però pensavo che se i robot sono macchine intelligenti ce ne dovrebbe essere già qualcuno in grado di interagire con un computer e, quando quello con il test CAPTCHA gli chiede se è un robot, che sia anche capace di rispondere cose tipo: Ma certo che no, cosa vai a pensare?

Grimes – Be A Body – live

ultime cartoline

Nel primo anno di vita di questo blog vi segnalai un librone sulle cartoline che negli anni del boom raffiguravano luoghi periferici o che comunque non si possono considerare parte della famosa “grande bellezza”. Ora invece il Saggiatore ha pubblicato un libretto intitolato Tanti cari saluti, con ben due sottotitoli: “Cartoline dall’Italia e “Storia trash delle nostre vacanze”, di Lorenzo Marchionni, grafico che cura una pagina instagram sull’argomento. Le pagine del volume in realtà sono proprio cartoline che, anche se sul retro hanno stampati piccolo testi superflui, possono essere staccate e spedite, e si tratta di riproduzioni di vere cartoline edite in anni più recenti rispetto a quelle “periferiche”, diciamo gli ultimi 40 anni, e definite trash anche se su questo termine si è molto discusso tra i 90 e gli 00 ai tempi del Grande Revival Generale. Il libretto non ha lo stesso approccio sociologico del librone di Caredda ma è tutto sommato divertente, le immagini sono generalmente dozzinali e di cattivo gusto, e sembra che non importi più mostrare il luogo in cui si passano le vacanze, come se tutto fosse già noto, e ai tipici panorami non tutti invidiabili – basti pensare alle spiagge assediate da alberghi e bagnanti – si sovrappongono ingombranti scritte e disegnini, o donnine seminude, ma la mia preferita è quella che raffigura San Petronio in Bologna minacciata da un Papa in versione Godzilla.

L’incredibile prevedibile

Incredibile non è l’auto che sponsorizza Cassani in uno degli spot più insopportabili ma l’ultima tappa del Tour, prevedibilissima finché sarà disegnata così. Si inizia col tratto di trasferimento più lungo ma che qui fa parte del percorso ufficiale e in cui ci sono i brindisi e le foto di rito per singoli, per squadre, per nazioni, poi si arriva a Parigi e prima di entrare nel circuito finale si passa attraverso il Louvre dove la sorpresa è che Gerainthomas riesce a non andare a sbattere contro la piramide. Poi c’è la fughetta interlocutoria ma che sia di pochi temerari, infatti ieri ne stava partendo una troppo corposa ed è stata subito ripresa, poi ricongiungimento, volatona insolita e su un arrivo in pavé e in leggera salita ci sta che vince Van Aert battendo Cavendish, il quale ha avuto la cattiva idea di non seguire il suo apripista Morkov ma la ruota di Wout. Van Aert così in un’unica edizione del Tour ha vinto in tutti i modi, salita crono e volata, e l’intervistatore gli ha chiesto come ha fatto, ma a questo punto bisognerebbe chiedersi semmai come ha fatto in primavera a perdere una volata e mezza contro quell’altro fenomeno di Pidcock. Altro fenomeno ancora è Pogacar, il primo che a meno di 23 anni ha vinto due Tour. I due gareggeranno tra meno di una settimana alle Olimpiadi, e Pogacar è chiaro che aveva come obiettivo principale il Tour ma di Van Aert non si sapeva se avrebbe concluso la corsa e forse ha deciso solo strada facendo, e tra pochi giorni vedremo se ha avuto ragione lui o tutti quelli che si sono defilati. Ma già da ora si può prevedere che quelli avranno difficoltà con le Olimpiadi saranno gli spettatori italiani che vorranno seguire tutto o quasi, dall’atletica al nuoto dal dressage al badminton, non solo perché le gare si disputeranno in orari dell’altro mondo ma perché dovranno saltare da una rete all’altra per la rigidità del palinsesto RAI.

Cose che succedono lassù

Non so se è una coincidenza che i privati che si sono buttati sul turismo spaziale hanno molto a che fare con la musica: Richard Branson fondò la Virgin Records, Elon Musk ha sposato Grimes che prima del matrimonio era una delle musiciste più interessanti in circolazione e Jeff Bezos non saprei, ah sì, tramite Amazon sono stati venduti molti dischi che sicuramente saranno arrivati all’acquirente molto più velocemente di quelli ordinati ai sempre più rari negozi che hanno a che fare con grossisti e distributori inaffidabili. Molti km più in basso delle orbite dei razzi privati ci sono i 2408 metri del Port d’Envalira nello Stato Libero (più che altro dalle tasse) di Andorra dove il Tour ha collocato la cima più alta, il Souvenir Henry Desgrange corrispettivo francese della Cima Coppi, in questa edizione meno dura delle altre. Dicono che negli anni olimpici disegnano una corsa con meno salite per non far scappare (non nel senso di andare in fuga) i ciclisti, e in effetti nel 2012 prima di Londra fu così e vinse il passista Wiggins che sulle poche salite fu contemporaneamente graziato e sbeffeggiato dal gregario Froome. Ma quest’anno è andata male perché molti sono andati a casa per le cadute, altri perché arrivati fuori tempo massimo e altri ancora per prepararsi meglio per le Olimpiadi, soprattutto oggi che c’è il secondo giorno di riposo. Potrebbe lasciare il peloton anche il 41enne Alejandro Valverde, ciclista poco glamour che non usa né lo shampoo magico né la brillantina Linetti più consona alla sua età, e non ha neanche tanta voglia di farsi la barba e così non può schierarsi tra le tribù di ex calciatori rasati o barbuti di cui non riusciamo proprio a liberarci, e però Valverde è ancora capace di fare barba e capelli a tanti più giovani, e solo uno di questi, l’americano incostante Sepp Kuss, è riuscito a precederlo sul traguardo pirenaico. La tappa è stata abbastanza combattuta, sia per la vittoria che per una maglia a pois raramente così contesa, ma è stata un pochino meno combattuta per la classifica perché tutti compreso Pogacar hanno fatto almeno uno scattino ma senza benefici. Gli unici che hanno perso posizioni sono stati il filosofo Guillaume Martin e Mattia Cattaneo ed è curioso che il primo, che corre senza pensare, e il secondo, che corre guardando il contatore, hanno fatto corsa parallela. Le loro colleghe, intanto, possono concentrarsi su Tokyo senza lasciare il Giro d’Italia perché ieri è terminato, Coryn Rivera ha capito che per vincere doveva andare in fuga e fare una volata di gruppetto e anche per lei è stata la prima vittoria al Giro, mentre è stata l’ultima per Anna Van der Breggen che a fine stagione si ritirerà e non è tentata dal volere provare il Tour. E già, e allora diciamo che è stato pure l’ultimo Giro Donne senza la concorrenza del Tour de France, che l’anno prossimo tornerà e chissà se le campionesse correranno entrambi o si inizieranno le discussioni sull’importanza dell’uno e dell’altro e le doppiette e insomma le stesse che già annoiano per il ciclismo maschile.

Si parla tanto delle squadra maschili che aprono una sezione femminile, ma al Giro la SD Worx solo femminile si è presa tutto.

Quante storie!

Oggi era quel giorno, anzi quei due giorni, quello atteso e quello temuto. Si attendeva la 34esima vittoria al Tour di Cavendish ed è arrivata, certo si potrebbe dire che è stato facilitato da una concorrenza scarsina ma si sa che chi ha torto è sempre assente (si dice così?), e dopo l’arrivo Cav abbracciando il compagno Cattaneo ha detto “Abbiamo fatto la storia”: eh, quante storie! E dire che neanche doveva essere al Tour ma il suo compagno Sam Bennett, che fino a poche settimane fa era il meglio velocista del mondo, ha avuto quello che Beppe Conti ha definito “un problema politico al ginocchio” e l’anno prossimo dovrebbe tornare alla Bora che aveva lasciato in cerca di maggiore spazio. Cavendish di Merckx non vuole sentire parlare, nel senso che non si ritiene al suo livello, ma durante l’intervista, più ancora che nelle precedenti, per descrivere la volata ha fatto ampi gesti e marcate espressioni con la faccia, forse dopo Merckx vuole eguagliare pure Voeckler. Ma oggi era anche il giorno temuto, si arrivava a Carcassonne ed era il tradizionale giorno del massacro dei Catari, e poiché questo è il primo Tour seguito dallo scrittore parlante la lezione di Storia è toccata a lui. Ma guardate che c’è stata una caduta, un’altra caduta, dei ritiri, una foratura, attacchi e contrattacchi, ventagli, no, prima i Catari poi la corsa. Andrea De Luca dà la sua interpretazione delle guerre di religione dicendo che in realtà nascondono interessi economici, bene, lui ci è arrivato, ora non sarebbe male se lo capissero pure quelli che guardano i telegiornali facendo il tifo o quelli che, non avendo di meglio da fare, vanno in piazza a bruciare le bandiere in rituali patetici. De Luca ormai è complice dello scrittore parlante, in passato sembrava più sensibile al vino e alle belle donne, soprattutto durante le edonistiche sintesi del Tour Down Under, ora invece sembra che gli interessi solo l’architettura, e a 4 km dall’arrivo ha invitato Genovesi, che voleva vedere la corsa, a dire almeno due parole sulla Cittadella di Carcassonne.

C’è stata volatona anche al Giro Donne e ha vinto nettamente Lorena Wiebes, ma per lei non si prospetta un prosieguo di carriera monotono a base di soli sprint, perché altrove ha dimostrato che volendo può infilarsi anche nelle fughe, mentre si ferma a 30 vittorie, almeno per quest’anno, il record di Marianne Vos che, per preparare meglio le Olimpiadi, dovrebbe abbandonare il Giro evitando di affrontare nella tappa di domani il Monte Matajur, che pure tanti soldati nella Prima Guerra Mondiale, se avessero potuto, avrebbero evitato volentieri.

Vedi Carcassonne e poi muori.

Lo dicevo io che erano i danesi

Qualche mese fa Saronni spiegava il presunto miracolo sloveno con gli investimenti statali e il fatto che lì già dalle scuole si indirizzano i ragazzi verso gli sport a loro più congeniali. Se è così con Pogacar e Mohoric hanno visto giusto, ma già per Tratnik con quel suo fisico tracagnotto ho dei dubbi. Ma soprattutto chi ha consigliato a Roglic di fare il salto con gli sci? Ma neanche il ciclismo avrebbero dovuto suggerirgli perché con la sua tendenza a sfracellarsi Roglic avrebbe dovuto darsi al biliardo o alle bocce, ma meglio ancora l’asso pigliatutto. E poi in Slovenia, che è un piccolo paese, non ci sono tutti questi fenomeni, almeno nel ciclismo. E mentre Saronni diceva queste cose i danesi dilagavano e io su questo blog scrivevo perché non andiamo a vedere piuttosto come sono organizzati in Danimarca? In quest’ultimo quinquennio hanno vinto titoli mondiali con Dideriksen e Pedersen, il quale nel calendario compresso dell’anno scorso vinse una classica il giorno in cui un omonimo ne vinceva un’altra, e poi altre classiche con la stessa Dideriksen, Uttrup Ludwig, Fuglsang, Kragh Andersen, Valgren, per non parlare dell’esplosione di Asgreen, e poi il miglior pesce pilota sulla piazza, anzi sul rettilineo finale: Morkov. Mancava solo un nome per le corse a tappe, ma ora forse c’è. Ai sospettoni non pareva vero di aver trovato un fenomeno fenomenale come Tadej Pogacar sul quale finalmente poter convogliare pensieri cattivi, ma ieri, mentre Wout Van Aert andava a vincere, a sorpresa ma forse neanche tanto a sorpresa, la tappa con due passaggi sul Mont Ventoux, Pogacar andava “finalmente” in difficoltà e a metterlo in crisi nell’ultimo km del secondo passaggio è stato il giovane danese Jonas Vingegaard che era venuto a fare il gregario per Roglic. Poi alla fine il suo attacco si è rivelato una carapazzìa perché è stato ripreso nel finale, ma ci si sono dovuti mettere in tre per raggiungerlo. Invece al Giro Donne c’era una tappa attorno al Lago di Como, e subito verrebbero in mente Ghisallo, Civiglio, San Fermo della Battaglia, Sormano meglio di no, ma nella tappa non c’era niente di tutto questo, e in fondo non è detto che se si arriva da quelle parti si debba per forza salire, però questo Giro è stato disegnato male con una partenza brusca e già alla seconda tappa c’era una classifica ben delineata per cui mettiamo in negativo nel bilancio anche questa tappa. In partenza Marianne Vos si è dimostrata ancora una volta una ciclista illuminata, in tutti i sensi perché, dovendo la corsa passare sotto alcune gallerie, ha montato una lucina sulla bici. Poi, dopo qualche attacco senza speranze, c’è stata volata e Lorena Wiebes a 22 anni ha già lo status della capitana che cerca di far vincere le sue compagne, nello specifico Coryn Rivera, che donna da volatone di gruppo forse non lo era neanche nel suo periodo migliore, e così ha vinto Emma Cecilie Jørgensen Norsgaard, danese ovviamente.

L’attacco di Vingegaard

Latitanti ed evasori

Grazie a un’operazione di intelligence senza precedenti e al coordinamento delle forze di polizia di vari paesi è stata finalmente catturata la più pericolosa latitante d’Europa in quella che è stata definita in codice “Operazione Idioot”. Seguendo la pista segnata da diversi gruppetti di ciclisti caduti a terra è stata rintracciata nel suo covo di cartone la turista tedesca, in realtà francese, che durante la prima tappa del Tour con un cartone (non nel senso di un pugno, ma di un cartello con una scritta) aveva abbattuto un centinaio di ciclisti. La turista si è arresa scongiurando i poliziotti di non fare del male a Opi e Omi, e poiché ormai è un personaggio famoso in gendarmeria gli agenti che l’hanno arrestata hanno voluto farsi un selfie con lei, ma dato lo spazio ristretto il gruppo in posa ha provocato la caduta di altri gendarmi, seguirà bollettino medico. E però ancora non si sa se la signora può essere perseguita penalmente, perché gli organizzatori hanno ritirato la denuncia dicendo che la faccenda è stata troppo gonfiata e di gonfiati ci devono essere solo il Tour medesimo e Monsieur Le Président, il sindacato dei ciclisti ne ha presentata una che le autorità hanno utilizzato per farne dei pratici ventagli, come suggerito proprio da Lappartient, e infine l’unico ciclista che si è ritirato per le conseguenze di quella caduta, il tedesco Jasha Sutterlin, ancora non ha fatto la denuncia e ora si fa pregare: “Potrei soprassedere, in fondo sono cose che capitano, ma potrei anche chiedere un risarcimento stratosferico, non so, ci devo pensare”, e al limite potrebbe farsi prestare la piattaforma Rousseau per sentire il parere dei suoi fans, ammesso che ne abbia questo ragazzo passato con grandi speranze come tanti e come tanti finito a tirare il gruppo in pianura. Certo, anche la sua squadra potrebbe ritenersi danneggiata perché ha perso un supporto ai suoi capitani, ma dato che la DSM di quest’anno è lontana e acciaccata parente della Sunweb dell’anno scorso con una richiesta del genere si farebbe ridere dietro. Ma potrebbe esserci un colpo di scena perché sta valutando la possibilità di una denuncia uno dei più incazzosi del gruppo, Marc Soler, che però se si presentasse in un qualunque tribunale tempo 5 minuti e verrebbe subito accusato di oltraggio alla Corte. Ma i ciclisti non hanno bisogno dell’aiuto esterno per cadere, oggi per esempio ci hanno provato a un traguardo volante con un’ampia gamma di scorrettezze, e dire che non era neanche per la vittoria parziale perché davanti c’erano gli evasori di giornata, pardòn, i fuggitivi. Mi è venuto “evasori” perché stavo pensando agli ultimi provvedimenti economici del Migliore che ha autorizzato gli italiani ad abboffarsi nei più lussuosi locali e ad andare in vacanza tranquillamente perché paga Europantalone, e di questo passo tasse e tributi in Italia saranno lasciati al buon cuore dei cittadini, come fecero i Radiohead con In Rainbows scaricabile con offerta a piacere e non a caso non ci hanno più riprovato. I fuggitivi dicevo, non due disperati ma due vecchietti però medagliati, Greg Van Avermaet e Roger Kluge. Il secondo le medaglie le ha prese su pista e che vada in fuga ci sta, soprattutto dopo aver perso Capitan Calebino, ma il primo ha fatto venire la tristezza a quelli di Het Nieuwsblad. Alla fine sempre un vecchietto ha vinto, di nuovo Cavendish, anche perché gli alpecini si stanno intestardendo a sacrificare Merlier per tentare di far vincere Philipsen, ma non è mestiere suo, per ora continui a fare il garzone di bottega, insomma lo sciampista.

Al TV Morkov in alto chiude Sagan, Cavendish e Bouhanni fanno a spallate e Colbrelli si incazza.

L’Astana Liberata

All’alba di ieri le truppe di terra e di sottoterra della Premier Tech hanno liberato Astana e deposto lo Zar Alexander Vinokourov, prontamente sostituito da Giuseppe Martinelli, l’abile stratega apprezzato al Giro 2004 quando guidò con autorità Cunego e Simoni che si correvano contro, e affiancandogli Steve Bauer a sua volta apprezzato al Mondiale 1988 quando fece cadere Claude Criquelion e fu squalificato per la goduria del terzo che diventò primo: Maurizio Fondriest. Vinokourov temeva la congiura già da quando il suo braccio destro Alexander Shefer fu allontanato e costretto a trovare riparo nella Gazprom, come del resto si può constatare dai disastrosi risultati della squadra russa. Ora si pensa che Vinokourov lasci il Kazakhistan che tanto ha illustrato con le sue vittorie e le sue squalifiche e vada in esilio in Francia, dove potrà seguire il Tour nelle taverne nei bar e nei bistrot, purché si beva, semmai in compagnia di qualche altro grande decaduto, come il danese dalla fronte fin troppo spaziosa Bjarne Riis con cui ricordare i bei tempi andati (in prescrizione).

Le foto del weekend (non è morto nessuno)

Se Beppeconti fosse eletto Papa scomunicherebbe quelli che non concludono il Giro d’Italia, un sacrilegio. E a volte ci si devono mettere d’impegno per avere qualcosa da ridire su chi invece lo fa. Prendiamo Tim Merlier, era al primo grande giro di una carriera che fino a poco tempo fa era soprattutto nel ciclocross e ci sta che fosse stanco e che senza più tappe per velocisti si ritirasse. Però tornato in Belgio ha vinto subito e in Italia sono arrivati a dire che con la condizione del giro ha falsato la gara. Sono quegli argomenti che si tirano fuori solo quando fa comodo, perché in questi giorni Filippo Zana ha vinto la Corsa della Pace per under 23 e questa è stata celebrata come la sua vittoria più importante, ottenuta però da un reduce dello stesso Giro contro ragazzi che tutt’al più hanno fatto qualche corsetta open. Ma forse nell’under 21 del calcio non è uguale? E poi lui under 23 lo è e professionista si e no perché corre nella Bardiani e forse è meglio se ci fermiamo qui.

Già la categoria under 23, come in passato quella dei dilettanti, è argomento controverso. Comunque si sta correndo il Giretto d’Italia che ha più volte cambiato denominazione: Giro dilettanti, Giro Baby (nome ridicolo), Giro Bio (idem), Giro Giovani Under 23, ma di questo passo finirà per chiamarsi Giro dell’Emilia Romagna e regioni confinanti. Va bene, romagnolo è il Supercittì che ha voluto il ritorno di questa gara, romagnoli gli organizzatori, romagnoli i comuni interessati, però oggi dopo 5 tappe saranno ancora lì e a furia di girare in tondo rischia di diventare una cosa tipo Cani dell’inferno, il libro di Daniele Benati scrittore manco a dirlo emiliano. Dicevo, under 23 ma dalle prime tappe si direbbe che i ciclisti hanno corso più da dilettanti, e dilettante sembra pure il nuovo cronista RAI che tra errori commenti faciloni interviste senza fantasia e troppe visioni di Star Wars (la Qhubeka per lui diventava Chubeka) ha rischiato grosso quando a Cesenatico ha parlato di squalifica per doping di Pantani, un’inesattezza solo formale perché ai tempi dell’ematocrito si parlava di stop per tutela della salute, ma i pantaniani si aggrappano a questo e sono molto suscettibili. Però anche gli elogiatissimi organizzatori hanno mostrato una pecca da dilettanti quando sempre a Cesenatico un ciclista di passaggio si è infilato nella zona transennata e ha attraversato la strada mentre arrivava il gruppo lanciato in volata. Per fortuna non ci sono stati incidenti.

Ma se nelle corse minori sul percorso si intrufola un semplice ciclista in quelle importanti si deve dare di più ed ecco che al Giro di Svizzera Fuglsang si imbatte in un auto.

Tornando ai giovani, ci saranno sicuramente i talent scouts a seguire il Giro under per scoprire nuovi talenti, anche se ormai sembrano più interessati agli juniores. Del resto sono un paio di anni che nel ciclismo dominano i giovani, ma al Criterium del Delfinato si è andati in controtendenza con Porte che vince la classifica finale e Thomas e Valverde una tappa ciascuno. Il gallese ha vinto con una spettacolare azione da finisseur ma dato che ha battuto Colbrelli i commentatori italiani hanno avuto da ridire sul percorso, e il 41enne Valverde in una volata ascendente ha giocato al gatto col topo, e il topo era Tao Coso Hart, vincitore del Giro Sfigato 2020.

Gli italiani, che attendevano Aru ma mi sa che dev’essere un po’ in ritardo, si sono accontentati di appropriarsi delle due vittorie di tappa dell’ucraino Mark Padun, che è cresciuto ciclisticamente in Italia e, come Pietro Sagàn, potrebbe essere italiano e chiamarsi Marco Padano. La cosa curiosa è che in entrambe le tappe Padun ha tagliato il traguardo indicando verso l’alto, e si sa che spesso i ciclisti quando vincono ricordano un parente, un amico, un compagno di squadra o un’altra persona deceduta, ma invece stavolta era un ringraziamento a Dio, perché gli ucraini sono molto religiosi nonostante le loro messe durino circa tre ore, e noi invece ci chiedevamo: è morto qualcuno?

Insomma avevamo pensato male. E a questo proposito mi viene da fare un altro pensiero cattivo, cioè che nelle redazioni dei siti ciclistici che pure parlano di parità salariali tra uomini e donne e di dare più spazio al ciclismo femminile, poi si faccia un qualche tipo di sorteggio e chi perde è costretto a seguire le donne, intendo seguire il ciclismo e non fare stalking. Se così fosse vuol dire che su Cicloweb non ha perso nessuno perché il ciclismo femminile lo stanno completamente dimenticando. Eppure qualche passo in avanti si fa, dall’anno prossimo tornerà il Tour de France e ci sono sempre più corse maschili a cui affiancano una prova femminile, in questi giorni è successo col Giro della Svizzera e con la Dwars Door Het Hageland, una corsa sugli sterrati belgi (muri, pavé, sterrato: in Belgio hanno tutte le comodità) vinta da Chantal Blaak. Questa ragazzona all’ultimo anno di attività ha vinto un mondiale, il Fiandre e altre classiche, quest’anno ha vinto le Strade Bianche ma non andrà alle Olimpiadi perché nella prova in linea ogni nazione può schierare massimo 5 uomini e 4 donne (ma non c’era la parità?) e i Paesi Bassi hanno già Van Der Breggen, Van Vleuten, Vollering e Vos e non c’era più spazio.

E alla fine per svegliare quelli di Cicloweb c’è voluta la seconda e già ultima tappa del Giro di Svizzera col ritorno alla vittoria di Marta Bastianelli, che per il settimo anno consecutivo riesce a vincere almeno una corsa internazionale, e direi che con questa statistica volante elaborata solamente dalla mia memoria possiamo chiudere.