La Zeriba Suonata – frammenti

Meglio non farle le playlist che appena l’hai fatta ascolti in ritardo qualche disco che lì ci stava proprio bene, e poi a distanza di anni quelle liste sarebbero addirittura sconvolte. Le mie informazioni sulle uscite discografiche sono frammentarie e derivano da fonti disparate, nessuna sistematica, cioè tradotto in italiano non compro nessuna rivista fisso. Scrivevo all’amico Enri che, appena chiusa la mia, ho letto e ascoltato un’anticipazione del primo disco di Elena Tonra a nome Ex:Re e che probabilmente l’avessi ascoltato prima sarebbe finito nella playlist 2018. Il punto è che forse quel disco non era ancora uscito e infatti lo sto ancora aspettando. Intanto avevo anche richiesto Devotion di Tirzah, Domino 2018, non ero molto convinto, forse la cosa in più era la collaborazione di Micachu di cui avevo ascoltato solo il primo giocattoloso Jewellery e poi l’avevo persa di vista nei miei ascolti frammentari. E acoltando il primo disco della britannica Tirzah (al secolo Tazir Mastin) sono bastati un paio di brani per capire che ha ragione chi lo indica tra i migliori dell’anno scorso. In verità i primi pezzi potrebbero farvi pensare che il disco sia difettoso o il vostro lettore stia per abbandonarvi, ma io invece questo non lo pensavo, sia perché il mio lettore lo tratto bene e non gli faccio suonare nessun cantatroce, sia perché un po’ di suoni frammentati li ho ascoltati, e facendo dei paragoni non so quanto pertinenti potrei dire che la musica di Tirzah è più romanticheggiante e orientata verso soul e hip/trip hop, non è il country mascherato degli Alt-J, non è cupa e melodrammatica come quella di Arca, né solenne nervosa e a tratti (lunghi tratti) ostica come le cose di Holly Herndon. E il video di Gladly è il corrispettivo di quei suoni spezzettati.

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Perline di Sport – che anno quell’anno

Ma quale 68?! L’ anno in cui sono successe cose davvero epocali fu il 1989. Innanzitutto uscì Doolittle, il capolavoro dei Pixies, ma diciamo che se anche fossero passati da Surfer Rosa direttamente a Bossanova sarebbero stati lo stesso il grandissimo gruppo che sono stati. Poi cadde il muro di Berlino, come vi ricorderanno molte volte in questo trentennale, e  fu una liberazione per i milioni di persone che lì, checché ne dicessero allora certi ciechiottusi di sinistra, non se la passavano tanto bene, poi lascia stare che dopo ci fu la ostalgie e l’insicurezza, ma quei regimi erano assurdi fino al ridicolo, e da lì iniziarono le crepe che portarono al crollo anche dell’URSS, e i primi ad andare in fuga dal mondo sovietico furono i baltici, che poi ci presero sfizio ad andare in fuga, soprattutto nel  ciclismo. E proprio nel ciclismo, agli inizi di quell’anno, ci fu un altro evento storico. A Pont-Chateau, dove oggi si disputa una prova di Coppa del Mondo, ci furono i mondiali di ciclocross. La RAI, che allora era solo generalista, non sempre li trasmetteva, quell’anno lo fece e noi che c’eravamo vedemmo una cosa mai vista: c’era il ciclista belga Danny De Bie, già secondo nel 1987, che non scendeva dalla bici per superare gli ostacoli, ma li saltava in bici, una cosa che oggi fanno in molti, anche qualche donna, ma allora era una novità determinante, perché De Bie vinse quel mondiale battendo quel collezionista di argenti che era Adrie Van Der Poel, oggi purtroppo per lui e per la storia più famoso come padre del fenomeno, e poi niente, cioè poco altro ha vinto De Bie, il Superprestige nella stagione successiva e tre titoli nazionali. Però, come potete vedere da questo servizio, si può dire che se n’è visto bene, fu festeggiato con cerimonie solenni e sfilata di carri. Meglio vivere un giorno da De Bie che 100 anni da fate voi.

La Zeriba Suonata – Fear of a Blue Planet

Laurens De Vreese è un ciclista gandiano, nel senso che è nato in una delle capitali di questo sport, e dovrebbe essere noto agli appassionati italiani soprattutto per essere arrivato secondo dietro Marco Marcato alla Paris Tours del 2012. Passato all’Astana dove nelle classiche aveva davanti solo Boom, praticamente nessuno, non ha però ottenuto grandi risultati ed è diventato principalmente un anonimo gregario. Purtroppo ha pensato bene (si fa per dire) di uscire da questo anonimato dandosi al rap con tutta l’Astana, con un video in cui Vino indossa una catena della bici al posto della classica catenona d’oro dei rappers e come leader della gang, forse perché fa rima, si propone l’improponibile Fuglsang; e dire che è appena uscito dal gruppo il vero duro, l’ucraino Andry Grivko (chiedere a Marcello Bellicapelli). Pensando anche ai mezzi disastri con cui i kazaki hanno esordito in Australia nella prima tappa della prima corsa della stagione, c’è da augurarsi di non incontrare mai questa gang di notte nei sobborghi di Astana perché si correrebbe il rischio di scompisciarsi. Però ora ci starebbe bene anche una risposta, come ai bei tempi (si fa sempre per dire) di Tupac e Notorious B.I.G., proprio di Lars Boom e della sua nuova squadra, la Roompot-Charles, e allora potrebbe essere Yo! Boom Rush The Show.

La Zeriba Suonata – vecchie statistiche

Secondo una vecchia ricerca del 1986 alcune ragazze sono più grandi di altre e alcune ragazze madri sono più grandi di altre ragazze madri. Meno male che il ramo di The Smiths era la musica e non la ricerca. Invece se si volesse desumere una statistica dalle canzoni del più famoso cantatroce italiano si dovrebbe concludere che tutte le donne sono puttane, tranne una certa Marinella che, causa morte precoce, non fece in tempo a prostituirsi.

La Zeriba Suonata – L’Australia non è uno Stato Unito però …

Ridendo e scherzando si è fatta ora: sono appena finite le feste, non è ancora finita invece la stagione del ciclocross e già è ora di andare giù sotto. E’ appena iniziato il Santos Tour, versione femminile del Tour Down Under, e la prima tappa è stata vinta dall’australo-trentina Letizia Paternoster, che solo pochi giorni fa era stata elogiata sul sito roseo da Maurizio Fondriest, però sospetto di conflitto di interessi in quanto suo compaesano. Ma a proposito di paesi, gli USA si sono spinti fino alle Hawaii, non oltre, l’Australia è roba del Commonwealth e quindi, se anche avesse voluto tenere fede al suo proposito, poi ritrattato, di dedicare un disco a ogni Stato dell’Unione, Sufjan Stevens non avrebbe avuto competenza sull’Australia. Ma a tutto c’è rimedio: gli Husky sono un gruppo di Melbourne che hanno inciso pochi dischi, ognuno con una differente etichetta, e in Forever So del 2011, inciso per la Sub Pop, la più famosa delle etichette di cui sopra, ci sono dei pezzi, come History’s Door, che, forse anche per la voce del cantante Husky Gawenda, mi ricordano i brani più pacati e meno orchestrali di Stevens. E allora diamo un consiglio a questi australiani senza fissa dimora discografica: invece di girovagare e elemosinare contratti, fatevi una vostra etichetta, potreste chiamarla Asthmatic Kangaroo.

La Zeriba Suonata – riabilitazione di una cattiva maestra

Negli anni 70 le principali band di folk irlandese erano i Planxty, praticamente un supergruppo, i più tradizionali Chieftains capeggiati dallo zampognaro Paddy Moloney vagamente somigliante a Carlo Delle Piane, e infine un’azienda a conduzione familiare, i Clannad dei tre fratelli Brennan (scritto nella più comoda versione inglese) con i due zii Duggan cui, agli inizi degli anni 80, si aggregò la sorella minore Eithne. Leggere i nomi di questi musicisti significava entrare nel misterioso mondo dei nomi gaelici in cui i cognomi differiscono anche tra maschi e femmine: Maire e Eithne Ni Braonain, Pol e Ciaran O Braonain e vi risparmio gli accenti che mettono pure sulle maiuscole e poi un giorno scopriremo che di questi nomi forse esiste una pronuncia più facile. I Clannad rispetto a gruppi più tradizionali erano già più orientati al jazz, ma niente che non succedesse pure in Inghilterra con i Pentangle mentre i Fairport Convention erano più rock e gli Incredible String Band erano diciamo più psichedelici. Nell’album Fuaim del 1982 il quintetto diventa un sestetto, ma per poco.

Nel 1983, dopo che Eithne è uscita dal gruppo, con Magical Ring i Clannad iniziano una svolta verso una musica più eterea ed elettronica. Il grande successo arriva prima con alcuni brani scritti per serie tv e poi con l’album Macalla del 1985 in cui compare il trombone, ma non lo strumento bensì Trombono Vox. Intanto la sorellina, scegliendo il più facile nome Enya, scrive due colonne sonore, ma per l’esordio solista deve attendere fino al 1988 quando con Watermark fa il botto, anche se per chi seguiva i Clannad la sua musica poteva sembrare il prosieguo del percorso familiare. Inoltre era un periodo particolare, sia per l’esplosione di molte cantanti, chi meno dotata (Tanita Tikaram, Tracey Chapman) chi negata per il music business (Michelle Shocked) chi epocale come Suzanne Vega che tutti volevamo sposare, e poi a distanza di decenni ci abbiamo riprovato con St. Vincent, ma anche perché si ascoltava sempre più la musica New Age, in cui, come spesso accade con le mode, ci si infilava di tutto, compreso il duo Tuck & Patti che ebbero forse il maggior successo tra tutti, e che abbiamo scoperto essere gli zii di St. Vincent che sta sempre in mezzo e per fortuna non è loro parente dal punto di vista prettamente musicale. Quindi anche Enya fu buttata nel calderone, come precorritrice, quasi una cattiva maestra, fino ad essere ospite di Fabio Fazio senza chiedersi dove aveva sbagliato per piacere anche all’uomo senza qualità. Ma oggi quel fenomeno è stato dimenticato e molti dei seguaci si presume siano morti, chi di noia, chi per carenze nutritive per aver seguito strane diete e chi, cercando di vivere a contatto con la natura in terre inospitali, ucciso da tribù che non hanno mai visto l’uomo bianco, almeno non in quello stato. Altri poi a un certo punto per reazione potrebbero essersi convertiti ai Prodigy o al death metal norvegese e di sicuro non  si sente più parlare di Andreas Vollenweider o di William Ackermann, mentre invece uno dei nomi più interessanti di questi ultimi anni, l’americana Weyes Blood, dice di essere influenzata da Enya e di adottare anche i suoi trucchi con la voce, ed è un bel sentire.

Nel frattempo i Clannad altro che New Age, avevano preso la piega di un ancor più pesante classic rock con assoli e pompe magne, e allora meglio la carriera solista di Maire, che, forse per affinità con la sorellina, ha scelto il nome di Moya (o forse perché così si pronuncia, e allora non era poi tanto difficile), ma comunque oggi è più seriosa e ricorda quasi il percorso di Antonella Ruggiero, partita da un’ora d’amore poi passata per la mitteleuropa e finita a cantare in Vaticano. Amen.