La Zeriba Suonata – 4 secondi in più

Se non conoscete Sufjan Stevens e volete informarvi seriamente andate pure sui siti specializzati, non mi offendo, perché se dico che è uno dei più importanti musicisti di questo secolo il mio parere non conta niente. Ma se volete trattenervi qui vi aggiungo che è uno dei pochi uomini in un periodo in cui le cose più interessanti vengono soprattutto dalle donne, forse perché le gentili pulzelle in percentuale sono meno legate al rock troglodita chitarra-basso-chitarra-batteria-chitarra-urla belluine-chitarra, anche se in questo genere direi che negli ultimissimi anni le cose migliori le ho sentite da Rosalie Cunningham che, a giudicare dal nome e soprattutto dalle porzioni anatomiche che fuoriescono dai suoi vestitini, non mi sembra proprio un uomo. Tornando a Sufjan Stevens, questo giovane 45enne è eclettico per indole, zompetta tra generi e tempi, e dopo le cose lente e acustiche di Carrie & Lowell e delle colonne sonore, è tornato all’elettronica, prima con il Lowell di cui sopra, suo patrigno e cofondatore dell’etichetta della gatta asmatica, e ora col suo nuovo album ufficiale ufficialissimo, intitolato The Ascension, un disco di 80 minuti e 4 secondi, i 4 secondi in più usufruendo forse di una deroga sulla lunghezza dei cd. Questa lunghezza è in parte dovuta al brano finale America di 12 minuti, ma io vi linko un pezzo più breve, che poi è la title track.

The Ascension

This is the Day

Il giorno a lungo atteso non voleva arrivare, programmi diversi, intrusi come Trentin all’Europeo 2018 e altri accidenti, ma al termine di una settimana di polemiche con Van Aert che accusava Van Der Poel di aver corso la Gent-Wevelgem solo per farlo perdere e per questa affermazione è stato criticato dai suoi grandi connazionali, che se fosse per i semplici campionissimi da quelle parti si può trattare di invidia verso i giovani ma quando poi si aggiunge pure Merckx che è al di sopra di tutto e tutti allora va bene, dicevo che proprio nella Corsa più bella del mondo, il Giro delle Fiandre, c’è stato l’atteso duello tra i due ragazzi venuti dal ciclocross. L’azione decisiva in realtà l’ha iniziata Alaphilippe subito seguito da Van Der Poel e solo in seguito raggiunto anche da Van Aert, ma il francese nuovo delle pietre ha cercato più volte di cadere, e visto che da solo non  ci riusciva gli ha dato una mano una moto della giuria rallentando in un punto dove non poteva stare e contro cui ha urtato il campione del mondo, e ora speriamo  che non tirino fuori la storia della maledizione della maglia iridata. Trovatisi in testa loro due da soli senza intrusi, essendo tipi orgogliosi, non hanno cercato di fare i furbetti ma hanno tirato dritto dandosi cambi regolari e percorrendo affiancati l’ultimo muro come Merckx e Gimondi al Mondiale di Mendrisio. Però passare da Merckx e Gimondi a Roche e Criquelion, o peggio a Chiappucci e Cassani, è un attimo e nell’ultimo km hanno rallentato vedendo gli inseguitori in fondo al lunghissimo rettilineo d’arrivo, ma poi si sono decisi a partire all’unisono e hanno tagliato il traguardo praticamente appaiati con Van Der Poel davanti di una nticchia di ruota.

Così, se dei quattro campioni del mondo del ciclocross passati in anni recenti alla strada il primo a vincere una Classica Monumento è stato Van Aert a Sanremo, il primo a vincere una Monumento sulle pietre è stato Van Der Poel, ma continua a essere molto difficile dire chi dei due è il più forte. Forse solo tra qualche anno potremo dirlo, quando si potrà anche ricordare Chantal Blaak, prima nel Fiandre femminile, come degna vincitrice di un mondiale che fece storcere la bocca a chi la riteneva una seconda linea, e si potrà dire se questo 2020 sarà stato l’anno del ricambio generazionale. Alla Ronde mancavano Gilbert e Van Avermaet troppo infortunati, c’è ancora la Vuelta dalla quale però è difficile aspettarsi grandi cose da parte dei vecchietti Froome e Valverde, intanto al Giro gli altri vecchietti Nibali Fuglsang e Pozzovivo sembrano non poter più sperare di vincere un grande giro, soppiantati dai nuovi, come Almeida che con smorfie degne di Voeckler mantiene a stento la maglia rosa, come Kelderman che sembra però il favorito, come l’Impronunciabile che ha vinto la tappa, e diciamo che se la crono del sabato era stata la tappa dei tanti vincitori, la tappa della domenica è stata la tappa dei tanti sconfitti, però un altro vincitore, potremmo definirlo “morale”, c’è ma non si vede, ed è un altro figlio, Axel figlio di Eddy, che nella sua Axeon ha fatto crescere Almeida Guerreiro e l’Impronunciabile, e dato che il ciclismo è un mondo dove la bravura viene premiata è rimasto senza sponsor.

The The – This Is the Day

La Zeriba Suonata – Old Young

young Young 1 – Dai, nonno, cantaci quella canzone che fa “Only love can break your heart“!

old Young – Che cari ragazzi, certo che ve la canto.

young Young 2 – Però dicci la verità nonno, questa non l’hai scritta tu. Secondo me l’ha scritta Bacharach.

old Young – Certo che l’ho scritta io, brutto b****rdo maledetto! Ma quella P****na di tua madre non ti insegna un po’ di f****ta educazione?

Only Love Can Break Your Heart

Just A Perfect Day

In questi giorni c’è stata la notizia di due positività, ma di quelle vecchio stile, il controllo per un giovane stradista e la squalifica di una meno giovane biker, e in altri tempi i media mediocri si sarebbero buttati su queste notiziole per fare titoloni a 9 colonne e ½ gridando Lo vedete che i ciclisti continuano a drogarsi? Ma ha fatto molto più notizia la positività al coronavirus di due girini, ed è curioso che al Tour c’era un regolamento molto rigido ma nessuna squadra è andata a casa, mentre qui c’è un regolamento più favorevole alla permanenza in corsa delle squadre coinvolte ma già due hanno fatto i bagagli. E sembra curioso anche che i due ciclisti positivi sono Matthews della Sunweb e Kruijswijk della Jumbo ma le squadre ritirate sono la Jumbo e la Mitchelton. La Sunweb ha Kelderman che in questa confusione potrebbe pure vincere il Giro e ha detto a casa andateci voi. La Mitchelton aveva già avuto il caso del gemello Simone, poi ieri è stata la volta di alcuni dello staff e per evitare che i ciclisti rimasti a turno si dispongano lungo la strada a passare il rifornimento ai compagni o la sera si aggiustino le bici da soli hanno salutato la carovana. La Jumbo Visma poteva restare, non dava fastidio, ma avendo perso l’unico uomo di classifica ha abbandonato con motivazioni non comprensibili, però pare che già nei giorni precedenti il capitano morale Altro Van Emden si fosse lamentato della presenza di estranei negli alberghi in violazione della bolla. Insomma per tornare a parlare della corsa ci voleva qualcosa di clamoroso, e allora diciamo che Peter Sagan ha scelto il giorno perfetto per intestardirsi a vincere e non in maniera ordinaria, ha fatto partire la fuga divertendosi con Ganna ad averla vinta contro gli inseguitori della Groupama, poi ha staccato i residui della fuga su uno strappo molto pendente, in discesa non ha rischiato e sul rettilineo d’arrivo ha chiamato la standing ovation. A intervistarlo c’era Mitraglia Rizzato a cui ha detto che ha vinto col suo stile e Rizzato, che già ai suoi inizi in RAI aveva avuto qualche incomprensione con lo slovacco, ha chiesto se si riferiva alla discesa, e a quel punto Sagan ci ha rinunciato e ha risposto in maniera quasi normale.

E dato che la tappa abruzzese è stata paragonata alla Liegi questa vittoria dimostra che aveva ragione chi, per esempio ci deve essere un mio post da qualche parte, diceva che Sagan può vincere anche le corse ardennesi. Anche per la classifica c’è stato un episodio importante in quanto Fuglsang ha forato negli ultimi km e ha perso più di un minuto, ma ora non può certo lamentarsi del mancato fairplay che nel finale di corsa sarebbe ridicolo, può solo lamentarsi dei gregari caduti nell’adempimento del loro dovere e del budget ridotto dell’Astana che deve fare economia e compra le ruote negli empori dei cinesi. Infine per chiudere la trasmissione televisiva ci voleva la poesia e lo scrittore parlante nella sua Cartolina ha accostato la bolla ai palloncini rosa che decoravano il percorso, e si sa che il palloncino c’ha la poesia incorporata, e chiedeva dove finiscono i palloncini, lasciandoci col dubbio se ci è o ci fa, intendo l’ingenuo: lo sanno anche i bambini che i palloncini finiscono nello stomaco delle balene. 

Weyes Blood – Perfect Day

Lou Reed – Kicks

La Zeriba Suonata – musica per gli occhi (neri)

Scrivevo pochi giorni fa che i dischi programmati per questo periodo stanno man mano uscendo e ora è stata la volta di Shabrang di Sevdaliza, cantante persiana naturalizzata ex olandese, che ho scoperto pochi mesi fa e subito vi ho proposto. In realtà a leggere qualche presentazione su internet mi è venuto il dubbio che siano usciti due dischi, perché si dice che questo è un disco acustico in cui è scomparso il trip-hop, e a me non pare, ma anche tutta questa ricerca dell’oscurità la vedo fino a un certo punto, sarà che forse oltre quel punto non riesco a vederla proprio perché è scuro. Di s(i)curo c’è la copertina che è disturbante, la cantante è raffigurata con un occhio nero, ma lei dice anche che ne è passate tante ma le ha superate. Il disco è stato pubblicato dalla Twisted Elegance, sua etichetta personale, ed è stato anticipato da alcuni singoli con annesso video per cui qualcosa già l’avevamo ascoltato. Si comincia con Joanna che ricorda i Portishead come pure Rhode, mentre Dormant ricorda più gli Hooverphonic. In più brani Sevdaliza ricorre all’autotune, ad esempio Human Nature sembra Bjork eseguita da Holly Herndon, e forse il brano più acustico, anche perché un po’ americano, quasi Tori Amos, è All Rivers At Once. Ci sono pezzi più soul e pop, tra i quali Oh My God accompagnato da un video con immagini della cantante da piccola, e va bene il trip hop e l’autotune ma in questo brano ci sono pure gli XTC di Dear God e direi pure il Carosone di E la barca tornò sola, altroché.

Oh My God

UK Decay

Le bandiere non mi piacciono ma se c’è una bandiera in senso metaforico del ciclismo inglese quella oggi la porta una mamma, la sciura Deignan, che ha già vinto tre classiche in un mese e mezzo e la stagione non è ancora finita. Gli altri, cioè gli uomini, per lo più fanno a gara di smargiassate. C’è il fenomenino Pidcock che tutto baldanzoso ha voluto correre il mondiale élite e non si è visto, c’è Froome che è convinto di poter ancora vincere il Tour, c’è il gemello Simone che dopo le sbruffonate del 2018 è venuto al Giro e di nuovo con l’intenzione di vincere proclamando che è più forte, almeno del gemello Adamo, e già questo è da vedersi. Ieri sull’Etna ha messo la squadra a lavorare come se preparasse il grande attacco ma poi appena è aumentata l’andatura ha iniziato a staccarsi ed è già finito fuori classifica, a meno di fughe bidone. E poi c’è Gerainthomas che in RAI non sanno con quante “erre” si scrive. Quando ha vinto il Tour di transizione 2018 non ha sorpreso il fatto che sia andato più forte degli altri, che il potenziale ce l’aveva, ma piuttosto che sia rimasto in piedi, essendo un fortunello cascatore inferiore all’imbattibile Zakarin ma degno almeno di Porte. Ma il punto è che l’anno dopo si è ripetuto, e col secondo posto dietro Bernal ha legittimato la vittoria dell’anno prima, e tutti pensavano che avesse imparato ad andare in bicicletta. Ma uno che fino a pochi anni fa correva sul pavé vincendo pure a Harelbeke si presume che in bici ci sappia andare, è solo sfortunato, e cadere addirittura prima della partenza è una cosa degna di Richie Porte. Sono spuntati vari video che mostrano come a un ciclista della Bahrain, forse per qualche bruttura stradale, sia saltata la borraccia dalla bici e sia finita tra le ruote di Gerainthomas, ed è curioso vedere un video con commento in siculo sul sito di Het Nieuwsblad. All’inizio non sembrava niente di grave ma ai primi attacchi in salita il lucky man gallese ha iniziato a lamentarsi e staccarsi scortato prima da Ganna e poi da Puccio. E qui possiamo dire che poteva decidersi prima a cadere e uscire di classifica, avrebbe consentito a Puccio di sentirsi libero e andare all’attacco insieme agli altri semi-siciliani Visconti e Romano. Invece il primo Ineos a sentirsi libero è stato Castroviejo, ormai più viejo che castro, solo 35esimo nella crono di sabato, ma davanti era andato via un altro ecuadoriano, stavolta trattasi di Caceido, non uno qualunque perché è il campione nazionale sia su strada che a cronometro e vestendo i colori nazionali ha evitato di indossare la maglia della EF che Jonathan Vaughters ha commissionato al suo nipotino di 6 anni pur di farlo stare zitto invece di stare sempre lì a chiedere di quella volta che l’Innominato…

UK Decay – Uk Decay

Giornata nera per Simon Yates.

La Zeriba Suonata – brit pop concentrato

Una delle cose che mi diverte di più su internet è cercare cover di canzoni che mi piacciono, se ne trovano di rispettose o di curiose, da parte di musicisti famosi o di musicisti di strada. L’altro giorno cercavo cover degli Smiths e ne ho trovata una fatta da Jeff Buckley, e nonostante la mia avversione per questo mito ingiustificato ho provato lo stesso ad ascoltarla ma quando ha iniziato a cantare non ho resistito più di 15 secondi. Molto meglio questa versione.

Belle & Sebastian – The Boy With The Thorn In  His Side

La Zeriba Animata – ma chi sono?

Ma chi sono i genitori di questi studenti che all’uscita dalle scuole si assembrano senza mascherine e scambiandosi le sigarette, sono forse quelli che un mese fa dicevano che abbiamo fatto i sacrifici stando chiusi in casa e non è giusto che vengono qui gli stranieri già infettati? E questi studenti chi sono, sono forse quelli che due anni fa il venerdì dicevano di voler salvare il mondo? Non hanno capito che per salvare il mondo bastava che non uscissero di casa né loro né i loro genitori?

Steve Cutts – The Man 2020

Steve Cutts è un disegnatore e animatore inglese che ha collaborato anche con Moby.

 

La Zeriba 10 – dal materialismo all’anti-materia

Tim Gane ha attraversato i secoli, cioè è passato da quello vecchio a quello nuovo come tanti, però sembra molto lontano il suo primo gruppo, quei McCarthy che negli anni 80 facevano irruento agit-pop marxista. Poi nei 90 c’è stata la svolta col retrofuturismo degli Stereolab e il loro pop elegante che miscelava ma non agitava melodie geometriche, ritmi periodici, musica da film, kraut-rock soprattutto Kraftwerk, anni 60 in particolare il futuro come lo vedevano negli anni 60. Dopo gli Stereolab, ammesso che si siano mai sciolti, Tim Gane negli anni 00 ha collaborato con l’elettivamente affine Sean O’Hagan e poi negli anni 10 ha formato i Cavern Of Anti-Matter, che hanno continuato a fare più o meno quel tipo di musica, forse più orientati al rock e con meno parti vocali, di sicuro senza la voce celestiale di Laetitia Sadier. Ascoltate per farvene un’idea

Melody in high feedback tones

Poi se potete trattenervi un po’ di più c’è quest’altro pezzo che sfiora la decina di minuti.

Void Beat

che poi uno può rimanere deluso

Ma forse per pubblicizzare il campionato del pallone mandano video con Piola o Riva? Perché il ciclismo deve sempre guardare al passato e alle sue leggende a volte romanzate a volte plausibili come l’accecamento di Polifemo? E hanno fatto questo spot sì con i ciclisti morti ma con questa atmosfera idealizzata che sembra il corrispettivo ciclistico di quelli del Mulino Bianco. Secondo me bisognerebbe presentare quello che verosimilmente si può verificare, basterebbero un allungo in discesa di Nibali o una volatina di Calebino. E perché alla RAI hanno preso il vizio di replicare delle azioni di corsa virate in bianco e nero come a dire sembrano imprese del ciclismo eroico ma poi se lo fanno così spesso vuol dire che sono imprese anche di questo ciclismo qua? E non pensano che uno semmai si aspetta le imprese eroiche su quelle salite che oggi non fanno neanche più selezione e poi dopo ci può anche rimanere deluso?