La Zeriba Suonata – gioco di squadra

Stavolta vi propongo i Zoey Van Goey e voi finalmente penserete ah, bene un gruppo fiammingo o anche olandese o sudafricano boero o tante volte newyorchese di lontane origine olandesi. No, mi dispiace ma pure questi sono di Glasgow, ma se i Delgados si capiva che avevano preso il nome da Perico Delgado viceversa non mi risulta nessun ciclista di nome Van Goey. Ma che c’entrano ora i Delgados? Ragazzi, siamo nel fantastico mondo del pop scozzese dove i musicisti fanno gioco di squadra meglio della nazionale belga in cui spesso i capitani non si vedono di buon occhio, e qui l’ex Delgados Paul Savage produce e poi pubblica con la sua etichetta Chemikal Underground. E poi i ZVG ricordano spesso i Delgados. O forse bisogna dire  ricordavano, perché hanno fatto solo due dischi: The Cage Was Unlocked All Along del 2009 da cui vi faccio sentire Sweethearts In Disguise

e Propeller Versus Wings del 2010  che apriva con Mountain On Fire. Poi più niente.

 

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Mountain Bike e altri disastri

Raisport trasmette un po’ in differita e un po’ in diretta il Mondiale di MTB Marathon da Auronzo di Cadore, una trasmissione con alta valenza turistico-alberghiera, non ai livelli della Maratona dles Dolomites, la gara col più alto differenziale tra livello agonistico e ore di ripresa, comunque un ottimo spot pubblicitario con una bella gara intuita tra un intervista al sindaco e una all’assessore. Il finale è insolito per la disciplina, perché ci sono tre bikers in testa, è un finale incerto e viene ripreso dall’elicottero. La vegetazione lì è fitta e il telecronista si è lamentato che purtroppo ci sono molti alberi. Ma come, siamo alle Tre Cime di Lavaredo, nelle Dolomiti, patrimonio Unesco, paradiso naturalistico eccetera e ci si lamenta che gli alberi sono troppi?! Neanche stavolta Leonardo Paez riesce a vincere e mi ricordo che anni fa si diceva che avrebbe potuto tentare anche di correre su strada, ma meglio che non abbia cambiato per diventare uno dei tanti colombiani dalla carriera traballante. Vince invece il brasiliano Avancini che pratica soprattutto il cross country e nell’intervista dopo la corsa dice di aver cominciato dal basso, io pensavo si riferisse al livello sportivo, invece il telecronista dice che viene dalle favelas, e se avesse più tempo forse aggiungerebbe che è il dodicesimo di undici figli quasi tutti orfani di genitori uccisi in scontri tra bande rivali, non so, siamo sicuri? Anche tra le donne vince una biker eclettica, la danese Langvad, ma abbiamo capito che la sua vera specialità è di cadere a poca distanza dal traguardo, ma per sua fortuna oggi, a differenza di domenica scorsa nel mondiale cross country, il suo vantaggio è tale da vincere lo stesso in tranquillità. Quando arriva terza la polacca Wloszczowska subito dopo il traguardo scompare dalla vista e si vedono solo i fotografi che mirano per terra e non si capisce se è crollata o se dopo il traguardo c’era un’installazione di Anish Kapoor. Le interviste nel dopocorsa sono effettuate da una che non sappiamo chi è ma si capisce che è anglofona, e non sappiamo se le sue siano rappresentative delle interviste straniere, ma di sicuro al suo confronto AdS e Stefano Rizzato meritano il Pulitzer. Commentatore è Luca Bramati, che a me sta simpatico, e poi ha un modo direi fumettistico di esprimersi, e quando la gara è combattuta gli piace dire che se le danno di santa ragione, ma ovviamente in senso figurato. Se però commentasse anche la strada, ecco, oggi è tornato a correre Gianni Moscon, ha vinto l’Agostoni, prima corsa in linea vinta solo al terzo anno da professionista, non il massimo per un cosiddetto predestinato, e, dicevo, ora che si è aggiunto al grande plotone del ciclismo, a Nacer Bouhanni e Lars Bum Bum, quella frase lì potrebbe non essere più in senso figurato. Il ritorno pure vincente di Moscon è una manna per Cassani e Di Rocco che, entusiasti quando fu presentato il percorso di Innsbruck, si sono invece trovati con Nibali ammaccato e Aru enigmatico e, dato che l’Italia non è la Gran Bretagna che con Froome e Thomas in vacanza in qualche birreria può comunque schierare i gemelloni che vincono la Vuelta, ora non possono guardare tanto per il sottile e va bene anche sperare che Moscon stia fermo con le mani e riesca a portare in alto, non nel senso figurato ma proprio fisicamente, i suoi 70 chili. Certo, se si vuole che il ragazzo si dia una calmata sarebbe anche il caso di non stare sempre a ricordargli i suoi precedenti, che poi sono ancora niente rispetto a quanto fatto da qualche divo del passato, come quel velocistone che picchiò uno scalatorino che gli arrivava a stento alla cintura, griffata ovviamente. Noi però per adesso facciamo più affidamento sulla ragazza di Moscon, quella Sofia Bertizzolo che ha avuto una straordinaria costanza durante tutta la stagione, tanto da vincere la maglia bianca al Giro, la classifica under 23 del World Tour e di recente il neonato Giro delle Marche. Ma dato che qui non siamo troppo nazionalisti (è semplice plurale maiestatis) l’importante è che sia un bel Mondiale e che a Innsbruck non ci siano troppi alberi in giro che disturbano la visuale.

Ma il meglio il mondiale marathon se lo gioca subito col trailer pubblicitario, in cui, con in sottofondo una musica così enfatica da passare in soprafondo, una dama del 700 sale su una mtb portata su una gondola e via per la ciclabile e sul percorso della gara, lungo il quale raccoglierà altri bikers, e fin qui niente di ulteriormente strano, ma passerà vicino a una bambina che raccoglie un mazzolin di fiori e lattai e soldati della prima guerra mondiale (forse per il servizio d’ordine non si sono trovati giovani?) e altri personaggi folkloristici. Alla fine nei credits scopriamo che sono stati coinvolti alcuni bikers locali tra cui la povera Giada Specia.

La Zeriba Suonata – scarpe

A volte per vedere cosa succede nel mondo dei pazzi vado a scorrere larepubblicapuntoit e più si scende giù sulla casapagina più si cade in basso, più si abbassa il livello, fino al gossip, e lì in questi giorni si parlava dei problemi di un vip che ha troppe scarpe da mettere a posto, e quella prima foto (non ho approfondito) mi ha ricordato un video di Jenny Wilson, cantante e musicista svedese che cominciò la carriera solista nel 2005 con Love And Youth, album che conteneva Let My Shoes Lead Me Forward. Nonostante tutte quelle scarpe non si può certo parlare di shoegaze, questo è piuttosto pop sintetico, comunque è musica, la roba che fa il vip lasciamo stare, speriamo che resti occupato a lungo con le scarpe e basta.

La Zeriba Suonata – La nonna che visse due volte

Qualche puntata fa a proposito di the innocence mission parlavo dei favolosi anni zero, e uno dei gruppi più interessanti del decennio si costituì proprio nel 2000 spaccato. I Fiery Furnaces erano i fratelli Eleanor e Matthew Friedberger, nati in quell’Illinois cantato sempre negli zero da Sufjan Stevens e spostatisi poi a Brooklyn. La loro musica era un rimescolamento di vari generi, soprattutto vecchi, ma con strumenti anche nuovi (per dire, nei crediti non si elencano gli strumenti suonati da Matthew ma è genericamente scritto “others”) e il risultato più curioso fu Reheasing Choir del 2005, concept album dedicato alla nonna che fu direttrice di un coro e che cantava ancora in quel disco. In anni in cui dj’s e rapper già si circondavano di giovani sculettanti e nella migliore delle ipotesi anche cantanti, i fratelli vantavano il feat. della nonna. Basterebbe questo per apprezzare l’operazione, ma c’è pure la musica, per esempio A Candymaker’s Knife In My Handbag.

Ma il mio disco preferito è Bitter Tea, dell’anno seguente, in cui l’andamento della musica è più spezzettato: ascoltate ad esempio Waiting To Know You.

Agli inizi del decennio in corso i fratelli si separano non ufficialmente e si danno alle rispettive carriere soliste. Tra i due ha più seguito e successo Eleanor Friedberger, anche perché la sua musica è diventata man mano più pop e nel recentissimo Rebound si arriva a suoni anni 80, come in Everything. E per stavolta direi che è tutto.

La Zeriba Suonata – i capiscuola tra gli epigoni

Se questo ossimoro può avere un senso allora lo utilizziamo per i Beach House da Baltimora, che tra i nuovi dreampoppers sono in giro da quasi 15 anni e suonano più vari degli epigoni degli epigoni, come ad esempio i Cigarettes After Sex. Il loro ultimo album si intitola 7 e ne estraiamo Lose Your Smile, a conferma che hanno già una certa età se iniziano a perdere le cose.

La Zeriba Suonata – il più squillante dei misteri

Adesso col cambio di stagione e il ritorno al lavoro alla scuola al campionato di calcio si torna anche alla programmazione tivvù standard in cui immagino ci siano ancora programmi sui misteri vari. Ma io non li seguo, anche perché so che non parleranno mai di quel misterioso mistero americano che interessa me, e non ci sveleranno mai perché alcuni gruppi americani negli anni dieci si sono messi a far tintinnare le chitarre e suonare musica uguale a quella inglese degli anni 80, una mescolanza di dreampop, shoegaze, Creation e Sarah Records, Smiths e Sundays. E poi un’altra curiosità è che alcuni di questi gruppi hanno scelto nomi come Leoni Marini o Cavallucci Marini.  Per esempio i Sea Lions, un disco e una mezza cassetta, vengono dalla California e a volte sembrano i Pastels, come in Look.

Mentre i Seapony, tre album, vengono da Seattle e tanto per fare a capirsi dal vivo eseguono spesso Emma’s House dei Field Mice, gruppo cultissimo della Sarah. Io invece vi propongo la loro Be Alone. E che piacere fu quando i dischi tornarono alla lunghezza di 30/40 minuti dopo quelli dilatati fino a 80 di fine millennio.

La Zeriba Suonata – 40 anni fa

Forse qualcuno rimpiangerà i politici di 40 anni fa, quelli prima di Craxi e della generazione post-terremoto irpino-lucano, perché erano generalmente più grigi, più posati, più educati, più colti, meno invadenti, anche se non mancavano mai i servizi giornalistici sui libri di Andreotti e sulle mostre di quadri di Fanfani, e sapevano dare qualcosa a tutti: agli industriali 100 anni di cassa integrazione rinnovabili, ai furbettoni condoni e sanatorie, agli elettori minori un posticino di custode da qualche parte. Ma se non si è sviluppato il senso dello Stato e della cosa pubblica è anche per colpa loro, e poi quelle cose allora potevano permettersele, non c’erano ancora i vincoli europei. E’ vero che si parlava di debito pubblico e ogni comico almeno una volta nella sua carriera televisiva doveva dire la solita battuta che ogni neonato nasceva con già un tot di milioni/miliardi di debito, ma non si parlava mai di spread o di agenzie di rating, e pure di P.I.L. si parlava poco, e questa sigla per alcuni rimandava piuttosto ai Public Image Ltd, il gruppo di John Lydon, Keith Levene e Jah Wooble, fondamentale nel passaggio dal punk al postpunk, un argomento su cui si può dire e si dice tutto e il contrario di tutto, per cui molto meglio ascoltarli, e dal loro esordio tautologicamente intitolato Public Image First Issue del 1978 ecco Public Image.