La Zeriba Suonata – sentimentale sperimentale

William Doyle è un musicista elettronico britannico influenzato anche dalla musica ambient, ha iniziato con la ragione sociale East India Youth e un synth-pop che a volte si avvicinava a quello dei Django Django come in Turn It Away. Poi col suo nome ha pubblicato quattro dischi, l’ultimo dei quali è il recente Great Spans Of Muddy Time per la Tough Love Records. Dai siti specializzati o specializzandi viene accostato a nomi di sperimentatrici a me molto gradite come Julia Holter o Jeane Weaver, però sapete come sono questi inglesi, soprattutto quelli che suonano da soli e se fossero italiani li chiamerebbero cantautori parlando con rispetto, a un certo punto gli può partire la canzone sentimentale o che può sembrare tale e allora scatta la duratura influenza dell’americano Scott Walker che trovò l’America in Gran Bretagna.

Nothing At All

Il dipinto in copertina è del pittore olandese del 1600 Melchior d’Hondecoeter che si specializzò in soggetti volatili, si impara sempre qualcosa.

La Zeriba Suonata – aspettando l’Amstel

Ci sono state e ci sono anche adesso cantanti che si esibiscono scalze, da Sandie Shaw a Madame, e poi qualche settimana fa scrivevo che ormai chi non fa un concertino sui tetti non è nessuno. Per vie strette e contorte come ce ne sono nei Paesi Bassi (vedi Ronde Van Drenthe e soprattutto Amstel Gold Race), insomma per la parentela con un artista postale scomparso, ho scoperto una cantante e pianista ex olandese, Roos Blufpand, che fa l’uno e l’altro, si esibisce su un tetto con le antenne, che nei Paesi Bassi non stanno solo sull’Eyserbosweg (la Salita delle Antenne che quest’anno è stata tagliata perché causa covid il percorso dell’Amstel è stato ridotto a un circuito), e scalza esegue una tipica canzone boreale triste perché al nord si divertono così: Blijven, Komen & Gaan, il tutto documentato da un video il cui regista per un malinteso senso delle pari opportunità oltre ai tetti ci tiene a mostrare pure le tette. Ma all’occorrenza la ragazza si scatena col r’n’b che diventa prima glam e poi synth-pop, non male ma le ex olandesi riescono meglio nel ciclismo: Geweten.

La Zeriba Suonata – attualità drammatica

Quando si parla dell’attualità o della modernità di un artista io non capisco mai cosa si intenda, ma forse neanche quelli che ne parlano. Ad esempio ricordo che in passato quando si parlava della modernità di Dante, giusto per restare nell’attualità, si finiva a parlare della Democrazia Cristiana. Ma la sto prendendo un po’ da lontano e allora veniamo al dunque, diciamo che, se qualcuno oggi volesse fare una versione moderna e legata alla drammatica attualità di un classico brano romanticone, io ho una proposta per la sceneggiatura del video che vi vado a sottoporre.

Piove. Lei è fuori a un locale che si chiama Pink Flamingo. Le misurano la temperatura ed entra. Siede a un metro e mezzo da lui e iniziano a parlare. A un certo punto Lui dice: Toglimi le mani di dosso! Lei risponde: Guarda che le ho disinfettate con la soluzione alcolica. Lui continua: Io non ti appartengo, lo vedi e indicando il proprio viso coperto dalla mascherina le dice: Guarda questa faccia per l’ultima volta. E a quel punto a lei viene un dubbio, si abbassa la mascherina e fa altrettanto con la sua e poi esclama: Io non ti ho mai conosciuto. E neanche tu mi conosci. E lui: Infatti. Con queste mascherine è facile sbagliarsi. Io aspettavo un’altra, e ora quando viene devo rifare daccapo tutta questa scena madre, uffa. Così i due si salutano dicendosi Hello, Goodbye.

Soft Cell – Say Hello, Wave Goodbye

Pink Flamingo in pink.

La Zeriba Suonata – Madame et messieurs

Ho scoperto Madame neanche tanto tempo fa con il video Baby che ritrovo con piacere nell’eponimo album di esordio. Nonostante duri 46 minuti la prima volta che l’ho ascoltato ho avuto l’impressione che fosse troppo lungo, forse perché qualche pezzo si poteva tagliare, o forse perché ci sono troppo featuristi, teppisti e trappisti che per di più non possono aggiungere molto alle canzoni di una con la sua personalità e la sua voce, che a volte, come si diceva per certi cantanti jazz, suona quasi come uno strumento, diciamo uno strumento elettronico, come in Bamboline peruviane. Le sue storie sono mediamente disperate, problema che mi pare diffuso tra i giovani e i semigiovani, ma ci sono storie e storie e ci sono modi e modi di raccontarle e Madame non spacciava, come altri che ce lo vengono pure a raccontare per la gioia di quei critici che nel curriculum di un musicista gradiscono la fedina penale sporca, e poi suona sincera, a differenza ad esempio di quei finti rocker che hanno vinto il festival. Insomma verrebbe da dire che non ci sono più i giovani di una volta e, anche se la faccenda della gioventù non mi riguarda da un bel pezzo, per reazione mi viene voglia di ascoltare quei ragazzi che musicalmente nascevano già vecchi ma almeno cantavano siamo giovani corriamo ecologici e se ne andavano in giro su un letto.

Madame a Sanremo in miniatura, a pochi centimetri dal tradizionale arrivo di Via Roma.

Perline di sport – il resto è tipo mito

Da qualche decennio, soprattutto nei linguaggi giovanilistico e giornalistico, si parla a sproposito di miti e leggende, riferendosi anche a eventi e persone miserelli o che comunque si conoscono bene e non hanno un’aura di mistero. Poi ci sono manifestazioni che si auto-pompano dandosi nomi altisonanti, e questo purtroppo succede nella MTB, come nel caso della Capoliveri Legend Cup che si è svolta all’Isola d’Elba. Quest’anno la gara è stata inserita all’interno degli Internazionali d’Italia e forse anche per la situazione che si vive e la scarsità di gare c’è stato un campo di partenti di livello mondiale. E in questi giorni i siti specialistici hanno più volte ricordato quando nel 1994 all’Isola d’Elba si disputò una tappa della Coppa del Mondo, che allora aveva uno sponsor ingombrante, e ci fu uno degli ultimi duelli tra John Tomac e Ned Overend, due miti della disciplina anche perché tra i pionieri. Entrambi vinsero il campionato mondiale, anzi proprio le prime due edizioni, Tomac cominciò con la bmx, era fortissimo anche nel downhill e portò a termine un Fiandre e una Roubaix, Overend era più vecchio di 12 anni. Ma il modo migliore di portare i miti sulla terra e renderli umani è di andarli a vedere, e l’unico filmato soddisfacente che ho trovato di quella gara non è in italiano, perché è vero che la campionessa del mondo in carica era Paola Pezzo, ma aveva vinto il mondiale del 1993, battendo tra l’altro Jeannie Longo, senza l’ausilio della scollatura, e quindi questo era uno sport ancora di nicchia, una nicchia all’aria aperta. Nel video è interessante anche la fauna, sia il pubblico e gli addetti ai lavori a volte con abitini vistosi che sapevano ancora di anni 80, sia i concorrenti, tra in quali un altro pioniere come il riccioluto Tinker Juarez e lo svizzero Thomas Frischknecht appartenente a una dinastia di fuoristradisti, il ciclocrossista Fabrizio Margon e il futuro stradista Dario Cioni, l’eclettica Maria Paola Turcutto e l’onnipresente Jeannie Longo. Alla fine vinsero la canadese Alison Sydor e il 39enne Ned Overend, ma l’epica battaglia non fu a base di sportellate, ci fu una grande rimonta di Overend su Tomac, ma non vediamo il momento del sorpasso e possiamo giudicare solo in base a poche immagini, e vuol dire che almeno per stavolta qualcosa lo lasciamo al mito.

Elba, Coppa del Mondo MTB 1994

Paola Pezzo

La Zeriba Suonata – Giovani antenati di marmo

Non conosco molto né il dj produttore e fiancheggiatore dell’hip-hop americano Otis Jackson jr. in arte Madlib né il produttore e dj britannico Kieran Hebden in arte Four Tet, ho solo un paio di dischetti per ciascuno. I due sono di quei dj e produttori che spesso miscelano brani di altri musicisti e ora hanno realizzato un disco a 4 mani e chissà quanti piatti e manopole intitolato Sound Ancestors che è un vero piacere. I due hanno lavorato su un centinaio di frammenti sonori prendendo come riferimento il capolavoro del genere Entdtroducing … DJ Shadow. E succede che quando senti poche note familiari ti chiedi se stanno citando Roni Size/Reprazent o erano questi ultimi che già stavano campionando qualcun altro. Poi i dj, quelli buoni e non quelli che fanno i programmi radio con le scemate che vogliono essere simpatiche, si divertono oltre che a suonare anche a divulgare cose rare o quasi inaudite. Ma nonostante ciò un po’ sorprende sentire nel brano Dirtknock l’antico gruppo gallese Young Marble Giants, che, a pensarci bene, agli albori degli 80 con la loro musica scarna che si potrebbe definire musica pelle e ossa, erano la più autentica antitesi a tutto il chiasso degli anni 70, dalla pompa magna prog alla retorica hard dalle esagerazioni glam alla rabbia non sempre sincera punk.

Dirtknock

La Zeriba Suonata – Più ultimo del Buscadero

E’ uscito il nuovo disco di questa cantante un po’ retrò, e il fatto che sia influenzata dal trip-hop non cambia questa considerazione perché, come ci ricordano in questi giorni le riviste di settore, è comunque storia di 30 anni fa. Chemtrails Over The Country Club forse non è all’altezza del precedente ma merita.

Yosemite

Nelle foto del disco compaiono alcune donne, più o meno giovani, più o meno attraenti, più o meno rifatte, tra le quali spicca una bellezza familiare: è Natalie Mehring, o Weyes Blood, che però nel disco canta solo nella cover di For Free di Joni Mitchell, di cui avevano già proposto una versione dal vivo e in ammollo.

For Free

La Zeriba Suonata – La tunica

Almeno fino a metà anni 90, come se l’Italia fosse un grande collegio di suore, le televisioni si adeguavano al clima penitenziale prepasquale e bandivano programmi frivoli leggeri e ridanciani. Nel 1994 ricordo di aver visto una versione rappezzata di El Topo di Jodoroswki, già terribile di suo, ma il venerdì santo e il sabato pure andavano forte i film biblici o storico-religiosi come La tunica.

Sonic Youth – Tunic (Song For Karen)

La Zeriba Suonata – Jorja on my mind

La scena musicale odierna è deprimente, lo dicono in tanti e non posso smentirli io che non ne capisco. Sono andati per sempre i bei tempi di quando i mulini erano bianchi e i vinili erano neri. E meno male direi, perché ci sono talmente tante cose interessanti che non riesco a seguire tutto. A volte qualche nome mi sembra meritevole di attenzione ma faccio finta di niente, però prima o poi in un modo o nell’altro capita l’occasione, è successo di recente con gli Sleaford Moods e ora con Jorja Smith.

The One

Jorja Smith è inglese di padre giamaicano, il suo nome non è un vezzo tutto suo perché scopro che ci sono altre Jorje in giro per il mondo. Lei fa soul corretto con altri generi. Dice che era ossessionata da Amy Winehouse, ma dichiara anche altre passioni, oltre ad aver avuto una formazione classica, e come potete sentire è una cantante straordinaria.

Goodbyes

Poi non so se è una coincidenza o l’ha fatto apposta pensando al titolo del classico di Hoagy Carmichael famoso nell’interpretazione di Ray Charles, fatto sta che ha composto una canzone intitolata On My Mind, e avrei voluto proporvela in un’altra versione, perché in questo, che è il video originale, è circondata da brutti ceffì e si sente puzza di fumo anche attraverso lo schermo, ma pare che si tratta dei musicisti.

On My Mind

La Zeriba Suonata – ne vale la pena

Qualche settimana fa a proposito della casuale scoperta di Mitski scrissi che in realtà cercavo notizie su Frances Forever e che ne avrei parlato se ritenevo che ne valesse la pena. Anche se FF si è accasata con l’etichetta Mom+Pop non si parla ancora di un disco d’esordio, ma dato che da quei pochi pezzi che si possono ascoltare in giro su internet direi che ne vale la pena eccome, ve la propongo subito senza perdere tempo ad aspettare altro. Frances Forever è la ventenne Frances Garrett dal Massachusetts circondata da musicisti e coriste sciagurati come lei, fa una musica poppissima, tipo gli Stereolab senza la parte motorika, sembra il ritorno dei favolosi anni zero di quei gruppi casinisti e scanzonati e pure poco attenti al look che facevano un pop tutto loro e dei bei video anche animati ma con un’animazione non sofisticata, insomma gente come Architecture in Helsinki, Tilly And The Wall, The Pipettes o Peter Bjorn & John, che incidevano per etichette raggruppate sotto la sigla Coop poi PIAS e che sembravano interessati soprattutto a fare la loro cosa divertendosi. Ma non sono questi i suoi riferimenti, perché il nome d’arte scelto è proprio derivato dalla canzone Francis Forever di Mitski, ma lei ritiene troppo complessa la musica della cantante nippoamericana, e però non è una dilettante, avendo studiato canto corale. E proprio i coretti sono uno dei punti forti di Frances Forever come si può sentire nella versione live di Space Girl, nella quale in versione acustica non perdono niente e sono bravissime anche le due coriste che all’inizio sembra che stiano lì per decorazione. Ma di questo brano vi consiglio anche il video ufficiale dove i colori primari risaltano sul bianco della neve. Frances dice di scrivere canzoni anche per terapia, i testi sono tristi o ironici, ad esempio nella canzone della ragazza spaziale lei che si definisce pansessuale prende in giro i queer che su internet sembrano pensare solo in termini astrologici, ma la musica è sempre allegra, anche quando piangono in auto o mandano qualcuno a fare in cuore, come direbbero i ligabovari.