La Zeriba Suonata – sembrano cose e-levate

Il nuovo disco di Holly Herndon, sperimentatrice elettronica, si intitola Proto (4AD) e in pezzi come Frontier, che sembra gli Alt-J che eseguono Bjork, quella prodotta da Arca, ha qualcosa di religioso. Chi non l’ha mai ascoltata si penta e faccia ammenda, poi, se ha un vitello grasso lo ammazzi, così pure lui impara a mangiare come un porco. Oggi quanti ne abbiamo? 18 maggio? Eh, credo che questo sarà uno dei miei brani dell’anno.

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La Zeriba Suonata – 18.000 vecchie lire

Quando ero giovane e in tasca avevo poche lire, se ne spendevo 18.000 per un disco di Jonathan Richman, quando i dischi in media ne costavano 14.000, poi mi sentivo bene.

La Zeriba Suonata – l’insostenibile leggerezza del pop italiano

Ieri pomeriggio al supermercato la radio trasmetteva Freak di Samuele Bersani, avevo dimenticato sia la canzone che il cantante, e diciamo che è stato anche Bersani con la produzione successiva a farci dimenticare quel pezzo insolitamente divertente. Il testo tratteggia una ragazza presa da effimere mode alternative, che ricorda il personaggio di Mia (Silvia Dionisio) nel film Il Belpaese, un filmetto minore con Villaggio che però rivelava come il regista Luciano Salce fosse a suo modo coraggioso deridendo miti e mode della sinistra, dell’intellighenzia, degli alternativi, ma la tipa è un personaggio che può ricordare anche ragazze che abbiamo davvero conosciuto. E poi l’io narrante (questo qui sta sempre in mezzo) mostra insofferenza per i Doors, l’icona massima della trasgressione trasgressiva, oggetto di una mitologia insostenibile. Ma poi, avesse continuato così, dove sarebbe andato Bersani, in un paese in cui bisogna schierarsi, in cui non si può essere leggeri, a meno di non far parte dell’immaginario dell’infanzia felice di Fabio Fazio? Appunto, come fai ad andare da Fazio a promuovere i dischi? Questo è un paese che in alternativa a Sanremo ha creato un premio dedicato a un cantante triste che scriveva canzoni tristi e poi si è suicidato, e come avrebbe potuto parteciparvi uno che, avesse continuato così, poteva rischiare di essere accostato a cantanti sconsiderati come Jonathan Richman o Daniel Johnston? E poi quella frase: “Ciao ciao belle tettine”, oggi gli scatenerebbe contro #metoo e compagnia castrante.

La Zeriba Suonata – generazione ex

Non so se si può parlare di una generazione di gruppi pop italiani nati a cavallo dei novanta e degli zero, di sicuro non c’era una scena, ma in ogni caso quella generazione si sta perdendo. Michele Bitossi nelle sue varie incarnazioni (Laghisecchi, Numero 6, Mezzala), il più rock della compagnia, da anni non si fa più vivo. Gli ultimi Perturbazione mi sembravano troppo condizionati da Sanremo. I Virginiana Miller si sono messi a cantare in inglese. Non so se possiamo includere i Baustelle, ma il loro pop sciagurato degli inizi, con due dischi fondamentali da inserire nei 10 migliori italiani di sempre (il problema sarebbe trovare gli altri 8) era inevitabilmente destinato a finire con la maturazione, in cui Bianconi si è perso dietro De André e anche frequentando brutte compagnie: lo ricordo su una copertina di XL con Agnelli e Godano, presumo in una gara di presunzione. Quelli che sono ancora in buona salute e anzi migliorano sono gli Ex-Otago. Le mie prevenzioni su cantautori, (t)rappers e manifestazioni nazional-popolari (Sanremo & Concertone) mi avevano tenuto lontano sia da Marassi che dal recente Corochinato, ma poi la curiosità ha prevalso, quello che ho ascoltato mi è piaciuto e sono andato a comprare quest’ultimo album, in cui come al solito riconducono ogni genere al pop, sembra di sentire dal vecchio new acoustic movement a Grimes passando per Ariel Pink, non gli fa schifo niente, nel senso buono, del resto nella loro carriera hanno coverizzato Corona, Duran Duran e pure De André. E ora mi tocca comprare pure Marassi, nonostante ci cantino Caparezza, Finardi e il peggio del peggio Jake La Furia. Questa è La Notte Chiama, in cui l’io narrante vorrebbe appendere la vodka al chiodo e passare tutta la notte con la sua ragazza.

La Zeriba Suonata – maggio il mese delle spose

Maggio è il mese delle spose e pure le Lush, o meglio la sezione femminile dei Lush, volevano sposarsi, ma poi ci hanno pensato bene su e hanno concluso che, invece di far tintinnare le campane, è meglio restare Single Girl e, essendo ragazze cresciute a latte cereali uova bacon e Smiths, far tintinnare le chitarre.

radio dies

Mi ricordo di aver ascoltato la Corrida di Corrado che forse si approfittava un po’ di quegli ingenui mandati allo sbaraglio, ma niente in confronto al cinismo di Bonolis, anche se altrettanto cinicamente penso pure che chi vuole farsi vedere in tivvù a tutti i costi in fondo si merita quello e altro. Puntate a caso di Alto Gradimento, il cui gradimento da parte mai non è mai stato troppo alto. Poi Hit Parade e la sua serie B che mi pare si chiamava Dischi Caldi. Quando seguivo tutti gli sport ho ascoltato delle dirette e anche Tutto il calcio minuto per minuto con la sigla di Herb Alpert. Ma quando la musica è cambiata ho cercato la musica, quella cambiata appunto, prima su qualche rara emittente locale poi su StereoRai e fu un piacere sentire qualche conduttore che leggevo su Rockerilla. Uno di questi nell’estate del 1987 in collegamento da Londra annunciò lo scioglimento degli Smiths e non mi dispiacque perché le cose hanno un inizio, una fine, l’importante è che sia stato buono il durante perché a volte neanche quello. Poi la radio l’ho sentita sempre meno, ho seguito per anni il Ruggito del Coniglio, dove cercavano di inserire in tornei di orrori musicali la Giapponese a Roma di Kahimi Karie che a me invece già sembrava una cosa geniale, prima della nippon invasion e prima di scoprire che dietro c’era Momus. Mai ho sentito un programma politico e quindi non mi preoccupa la sorte di Radio Radicale, non ci vedo la grande minaccia per la già malandata democrazia italiana, anzi penso che tutte quelle testate giornalistiche, scritte e orali, che da decenni invocano il libero mercato dovrebbero piuttosto essere contente di finalmente naufragare nel dolce mare del mercato.

 

La Zeriba Suonata – i 60 visti dai 90

Dicono che gli anni 60 sono stati favolosi, ma io non posso dire perché era il primo decennio che vedevo e non avevo con che paragonarlo, ma se lo sono stati è stato solo fino a quando poi una masnada di borghesi non si sono messi a giocare alla rivoluzione, in attesa di diventare cinici professionisti, altrettanto cinici librai, giornalisti di destra e registi erotomani con licenza d’autore. E proprio perché era solo un gioco sono riusciti a trascinarvi anche gli operai che altrimenti neanche sapevano cos’erano questi operai di cui si parlava in giro, e infatti agli operai forse la rivoluzione neanche interessava, gli importava avere i soldi per far studiare i figli che non diventassero operai pure loro e poi se avanzava qualcosa comprarsi la 500.