Lopez & Friends

Se anche in questo strano mese di maggio ci fosse stato il sole, qui sarebbe stato ugualmente strano il panorama cittadino, perché in primavera inoltrata/inizio estate alzando la testa dovresti vedere la natura in piena salute, come se fosse ora il suo picco di forma, e invece niente perché nei mesi scorsi la psicosi dell’albero killer ha suggerito al bestio umano di tagliare segare stroncare gli alberi, perché con la natura si ragiona come con le persone, e per esempio stamattina nella via dello shopping, dove comunque non ci sono alberi ma qui non c’entra, all’improvviso è apparsa una donna nera con capelli afro tipo Lola Falana e un abito rosso né succinto né volgare e la gente non diceva Oh, che apparizione celestiale, quale incedere maestoso ed elegante! e neanche M@d°##@ che p€##° di gn°##@!, bensì diceva Come fa ad avere i soldi lei che è nera e non le spetta? Ecco, sono uscito fuori tema, parlavo degli alberi, oggi si scala il Manghen e la cartolina promozionale che si spedisce in eurovisione è piena di alberi abbattuti, per colpa di un tornado ma comunque non è un bel vedere. E come al solito non è bello sentire lo scrittore parlante che dice che anche nel nome la salita dura deve incutere paura, se si chiamasse Birillo non andrebbe bene, Manghen invece sì e mi sa che lo scrittore ha letto troppe Sturmtruppen. E proprio sul Manghen sembra che stia per iniziare qualcosa di eroico epico ed epocale perché attaccano Lopez e i due Movistar e si poteva immaginare una lunga fuga d’altri tempi, come quella di Froome risalente al lontanissimo 2018, ma Nibali e Roglic sembrano pensare Ma dove vanno questi che è ancora presto? Infatti i tre scollinano con poco vantaggio e con poche pedalate rientrano gli altri. Subito dopo Nibali mangia un piatto di orecchiette servitogli da Pozzovivo e alcuni  cannoli portati da Caruso, evidentemente aveva rischiato la fringale. Poi km e km di pace tra i big, fughette di seconde linee, e lo scrittore parlante che, quando viene esposto un cartello vintage in ricordo di Weylandt, dice che il ciclismo non dimentica, peccato che pochi minuti prima si era lamentato del fatto che Nencini è un ciclista dimenticato. Così si arriva al finale in cui scatta più volte Lopez e Carapaz gli va sempre alle calcagna, già l’anno scorso correvano l’uno sull’altro, qualcuno nei giorni scorsi ha detto che sono amici, e come disse Charlotte Bronte, anche se io pensavo l’avesse detto Groucho Marx,  Con amici simili chi ha bisogno di nemici? Zakarin in discesa cade e fa le cosiddette curve quadrate, spaventando un inviato sulla moto che poi tira un sospiro di sollievo quando inizia la salita, ma proprio sul suo terreno il russo si stacca. Anche Roglic perde terreno ma senza mai andare in crisi, Garzelli ha appena detto che negli ultimi giorni erano diminuiti i tifosi sloveni che ne spuntano due che a turno spingono Roglic, col risultato che verrà penalizzato. Un terzo tifoso fa cadere Lopez e nonostante cerchi di scusarsi viene schiaffeggiato dal colombiano che ci ricorda il miglior Wladimir Belli. Nibali invece ci ricorda i politici di una volta che, al contrario di quelli ignorantoni attuali, erano diplomatici con tutti e con tutti stringevano accordi, e infatti il siciliano all’inizio della tappa sembrava in accordo con Roglic per riprendere i fuggitivi e poi nel finale si accorda con gli ispanici per staccare lo sloveno. Alla fine Carapaz tira la volata a Landa ma Bilbao lo supera e lo batte nettamente, e per Mikelanda domani potrebbe esserci, oltre a questa della vittoria di tappa sfumata, la beffa bis di venire di nuovo superato da Roglic per il terzo posto perché il suo vantaggio è risicato. Più consistente è quello di Carapaz e lo sloveno manco con un ruotone alla Moser e protesi alla Lemond potrebbe sperare di recuperarlo.  Molti pensano  che il Giro sia stato regalato a Carapaz dai tentennamenti tattici di Nibali e Roglic, ma oggi il supercittì, dopo aver, come suo solito, cercato di far penalizzare qualcuno, ha ricordato anche la caduta di Carapaz a inizio giro che gli ha fatto perdere tempo. Poi, l’ho detto, Roglic è stato davvero penalizzato ma, al contrario di Belli nel 2001, Lopez no, ma se avessero osato sanzionarlo ci sarebbero stati di sicuro dei flash mob in cui i gli amici di Lopez e del ciclismo avrebbero gridato lo slogan Siamo tutti Lopez!

Anche se Lopez è ancora giovane, siamo certi che questo resterà uno dei più apprezzabili gesti atletici della sua carriera.

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Il Fratello Grande

Ieri, mentre Garzelli elogiava la multidisciplinarietà, purché finalizzata ad andare bene su strada, in Lussemburgo si disputava il prologo di una corsa che in italiano è la Freccia del Sud, perché anche un lussemburghese nel suo piccolo può essere un meridionale a casa sua, ed era un prologo breve ma con uno strappo duro e ai primi posti dell’ordine d’arrivo una valanga di ciclocrossisti: secondo il terzo uomo Toon Aerts, tra i piazzati Eli Iserbyt che non è andato in crisi per la fine della relazione con Puck Moonen, e primo Hermans, uno che avrebbe bisogno di più popolarità per poter essere finalmente chiamato da tutti, anche da quelli della RAI, col suo vero nome Quinten e non come quel regista lì che fa i film con gli ammazzamenti. E a proposito di popolarità, lasciamo stare Peters che è giovane ed è ancora presto per vedere se è una meteora o no, c’è l’australiano Will Clarke che popolare sembrava potesse diventarlo, a 26 anni vinse una tappa al Tour Down Under e i commentatori dicevano Ah però, però poi dopo è stato più ah che altro, vittorie sì ma in corse minori. In un ciclismo dove abbondano le omonimie, e non tutti sono parenti, lui potrebbe essere confuso con il connazionale Simon, che ha vinto una tappa alla Vuelta e qualcosa pure in Italia, e poche settimane fa ha ottenuto il suo piazzamento più prestigioso, secondo all’Amstel essendo salito sul predellino del treno Van Der Poel. Ma il caso più clamoroso sono i Bennett: il velocista irlandese Sam, lo scalatore neozelandese George e lo statunitense Sean che non ha ancora deciso cosa fare da grande. Ma tornando a Will, ora sembra che punti a riprendersi un po’ di popolarità vincendo la maglia nera: si è messo alla ruota di Sho Hatsuyama e chissà che con la sua esperienza non lo beffi proprio sul filo di lana, anche se Sho ha la crono finale dalla sua. Chi invece rinuncia alla lotta per la maglia nera è Nico Denz che stava in fondo alla classifica perché non era in buone condizioni, ma un po’ si sarà ripreso un po’ la squadra si sarà galvanizzata per la vittoria di ieri, oggi avrà pensato che tutto sommato era meglio andare in fuga in cerca di fortuna. E nella fuga figuriamoci se non si infila Maestri, che nei giorni scorsi ne aveva mancata una. L’assente stavolta è Frapporti e allora tutta la Androni lavora per portare in volata Belletti come se avessero Démare. E poi c’è Damiano Cima, professionista per doppia grazia ricevuta. Damiano  come il fratellino Imerio è uno di quei tanti ragazzi che stavano prendendo una brutta strada giocando al calcio, poi il ciclismo li ha salvati, cosa che purtroppo non è successa per un ospite del Processo  che era un buon under 23 ma poi si è fatto prete, ma dato che ha detto oggi gli è venuta l’adrenalina a vedere l’arrivo della corsa lo perdoniamo va’, rimane sempre uno della grande famiglia del ciclismo, suddivisa in tante piccole famiglie. E qui passiamo alla seconda grazia ricevuta da Cima. La Nippo due anni fa ha puntato su questo velocista col nome da scalatore, Imerio come Massignan, che ha vinto molto nelle categorie inferiori ma è tuttora molto giovane, e qualche mese dopo averlo ingaggiato devono aver pensato che in squadra avevano tanti brocchi, pardon, tanti ciclisti non molto quotati, a iniziare dai giapponesi, e non avevano niente da perdere a ingaggiare pure il fratello che era già al secondo anno da élite, un buon corridore, per fare compagnia a Imerio. Poi Damiano vince in Cina e in squadra avranno pensato che sarà capace di vincere un traguardo volante al Giro. E qualcuno l’ha vinto,  e sembrava doversi e potersi accontentare di questi traguardi parziali, ma oggi la fuga è stata sottovalutata, e dietro a un certo punto hanno dovuto accelerare di brutto, andavano a 10 km orari in più rispetto ai tre davanti, li prendono, però non sono riusciti a mantenere quella velocità, non li prendono, ma davanti negli ultimi km hanno iniziato a studiarsi, allora li prendono, alla fine hanno trovato un compromesso e i fuggitivi sono arrivati primo, decimo e undicesimo, perché Denz (11°) voleva arrivare, Maestri (10°) voleva arrivare, Cima voleva vincere. Lo scrittore parlante se n’è uscito con la solita tiritera del sogno di quelli davanti e la realtà del gruppo che recupera, come se non ci fossero velocisti che sognano di vincere una tappa, Consonni per dirne uno. Ma oggi, almeno, quando lo scrittore ha fatto il raffronto abusato tra i ciclisti che corrono incerottati e i calciatori che fanno scenate, De Luca è quasi sbottato dicendo che quello dei pallonari è un trucchetto antisportivo come nel ciclismo ci sono i succhiaruote e ha detto che non gli piacciono i luoghi comuni, ma purtroppo ha zittito lo scrittore solo per poco, poi ha ripreso a straparlare. Ah, De Luca è uno tosto, ha raccontato che negli USA ha avuto una discussione con dei ragazzi che pensavano che la pizza l’avessero inventata gli americani. Un altro luogo comune dice che i veneti sono amanti del vino, e in corsa Saligari, con un’espressione un po’ ambigua, ha detto che si vede che ne fanno uso, ma alcuni spettatori hanno dato sostegno alla sua tesi, da quello sceso in strada con l’accappatoio a quello più pericoloso che ha scagliato una bici in strada mentre passavano i fuggitivi. Ben più rilassato in gruppo sembrava Jan Bakelants, ciclista che in una prima fase della carriera no, nella seconda ha vinto gare importanti, ma nella terza ha fatto parlare di sé per una brutta caduta al Lombardia con molte fratture e per aver fatto intendere che al Tour si congiunge carnalmente con le miss della corsa. Oggi era appoggiato al finestrino dell’auto della presidentessa della giuria e i due ridevano e scherzavano, sembrava quasi che ci stesse a provare.

Il direttore di corsa Allocchio e il DS della Nippo Manzoni discutono di tattica ciclistica.

Secondo riposino

Oggi secondo giorno di riposo al Giro d’Italia e, come sempre, sono diversi i modi in cui i ciclisti scelgono di trascorrerlo. Roglic ha deciso di accettare l’invito di Nibali ed è andato a casa del siciliano a vedere la bacheca con i trofei e nell’apposita sala ha potuto ammirare anche delle opere d’arte, tra cui una scultura di Santiago Botero raffigurante Paolo Slongo. Garrone Cataldo ha portato la spesa a una coppia di novantenni che abitano al sesto piano di un palazzo senza ascensore ma quando nella conversazione è uscito fuori che di mestiere fa il ciclista i due vecchietti moribondi si sono improvvisamente rianimati e l’hanno cacciato a bastonate chiamandolo drogato. Il Principe Duca Conte ha di nuovo accolto i suoi ragazzi nella sua modesta principesca dimora dove ha concesso a Florez di rilassarsi portando a spasso i levrieri afgani mentre Vendrame si è divertito a tagliare le siepi e Cattaneo è stato premiato per la fuga di ieri con l’onore di spolverare i numerosi cimeli storici. Carapaz ha telefonato al Presidente dell’Ecuador ma ha sbagliato numero, poi il Presidente dell’Ecuador ha telefonato a Carapaz ma ha sbagliato anche lui numero perché gli avevano dato quello di Landa, e il servizievole Mikel ha finalmente messo in comunicazione i due illustri connazionali, perché questo è il suo destino. Alcuni rappresentanti della Dimension Data hanno incontrato Monsieur Le Président per sottoporgli l’idea di un concertone benefico UCI for Africa, ma Lappartient, che pensa in grande e ha grandi modelli di riferimento, ha risposto: Non chiedete cosa può fare l’UCI per l’Africa, chiedete cosa può fare l’Africa per l’UCI. Infine Antwan Tolhoek è andato a comprarsi la bicicletta nuova perché dice che Roglic gliel’ha tutta ammaccata.

La bici di Tolhoek portata ieri al traguardo da Roglic.

I Promossi Sponsor

Il Giro d’Italia è quasi a lutto. Avevano preparato una bella terza settimana strapiena di montagne, montagne dappertutto, pure nel giorno di riposo, poi annullano il Gavia e montagne non ce ne sono più, finite, tutto piatto al punto che Viviani aveva chiesto di essere riammesso per partecipare a queste volate non programmate, e la classifica in pratica è già decisa. Fino all’ultimo hanno sperato di poter salire lassù, ieri Vegni è andato a fare l’ultimo sopralluogo accompagnato dagli sherpa locali ma si è trovato circondato da muri di neve, un bianco così accecante che a un certo punto ha iniziato ad avere delle visioni, gli è parso di vedere lo yeti nudo che correva a fianco ai ciclisti, ha visto il simpatico Otzi, l’uomo del Similaun, coinvolto nello scandalo Salasso, poi quando si è riavuto ha deciso di sopprimere il Gavia e passare al piano B che non prevede un’altra salita ma semplicemente un frego col pennarello sull’altimetria della tappa. Ora sarebbe il caso di essere realisti e così come si è deciso di non inserire il Terminillo nella Tirreno Adriatico bisognerebbe pensare o di spostare il Giro a giugno o a settembre, correndo il rischio di trovare un caldo da Volta a Portugal, oppure di lasciare il Gavia, che già ha dei brutti precedenti, e il Kronplatz e il Crostis alla mtb che ne ha ben donde. Quindi partiamo per questa tappa che ricalca il percorso di recenti edizioni del Lombardia sul lago di Como, ma prima il tratto di trasferimento. Questa è una cosa che viene sottovalutata ma resta nelle gambe dei ciclisti perché in genere si tratta di spostarsi da un luogo turistico e adatto ad accogliere moltitudini di persone fino a un luogo più idoneo alla mobilità, e se qualcuno chiede perché non inserire anche questo tratto nel percorso sappia il Sig. Qualcuno che si tratta spesso di strade strette lastricate o sconnesse, o addirittura di tratturi misteriosamente presenti nel centro di grandi città, e ricordo quello della tappa di Caserta del Giro Donne 2014 quando passarono per una strada centrale pochi mesi prima che la rifacessero perché era in pessimo stato. Ma restando ai ricordi, credo che è dai lontanissimi tempi di Valery Borzov avversario di Mennea che non sentivo parlare così tanto e ovviamente a sproposito di robot senza anima, come fanno gli uomini RAI con il povero sloveno Roglic che, per sua fortuna, non conosce l’italiano e poi è impegnato a correre e non può sentire le castronerie pomeridiane, ma per sua sfortuna oggi fora e, dato che la sua squadra si mostra di nuovo debole tanto che la maggior parte dei gregari sono dalle parti del lago di Garda, prende la bici dell’unico gregario nei paraggi, Tolhoek, che però non è delle sue misure e in più è sporca, poco oliata, con le gomme consumate e il sellino mezzo sfondato. Quando l’ammiraglia lo avvicina, Roglic sta molto tempo a condividere la borraccia con l’auto, ma non per trarne vantaggio, è che vuole leggere accuratamente tutta l’etichetta e la data di scadenza, semmai la cosa più sospetta è che subito dopo mandano la pubblicità dell’acqua che sponsorizza la corsa. Davanti non ne approfittano più di tanto e Roglic rientra. Sulla salita il primo ad attaccare è Carthy e quelli della RAI, che stanno sempre a difendere tutti i ciclisti e inneggiare ai gregari e alle secondo linee e tutti primi al traguardo del mio cuore, storcono il naso e scherniscono il britannico, dicendo che non è un pesce grosso, è alto e secco, è storto, brutto, ha l’alito cattivo e si taglia le unghie coi freni a disco. Nibali attacca in salita e in discesa stacca tutti, De Luca dice che nelle altre occasioni Nibali aveva sempre qualcuno attaccato al posteriore, e se ci sono dei pervertiti in gruppo capiamo perché si arrabbiava. Ma c’è il colpo di scena, Roglic si accorge che sulla bici Tolhoek ha attaccato l’adesivo della sua collega e connazionale Puck Moonen e perde il controllo della bici finendo abbracciato al guard rail come se fosse l’olandesina poco volante e non riesce più a rientrare. Poi i migliori di giornata riprendono Nibali in vista del traguardo e tutti insieme vanno quasi a riprendere i fuggitivi del mattino, che sono Garrone Cataldo e Mattia Cattaneo e vince il primo, gregario che lavora sempre per i compagni e fa buone azioni, aiuta tanti progetti e quando all’arrivo inquadrano un cagnolino che è la mascotte dell’Astana viene da pensare che sia un randagio raccolto da Cataldo per strada. Cassani al Processo insiste sul passaggio della borraccia a Roglic e anche stavolta sembra mirare alla squalifica, ma poi si capisce perché si accanisce sulle scorrettezze degli altri: si è legato al dito la squalifica di Moscon per colpa sua al mondiale norvegese. Però va detto che non infierisce su Roglic e quando lo mostra nella scia delle auto dice Questo è consentito almeno a quel  che so io, e forse, dati i vari mestieri che fa, sarebbe il caso che approfondisse l’argomento e non pensasse solo agli integratori.

Dopo il ritiro Borzov ha messo su molti chili: è tutta anima.

Le telefonate impossibili – Carlien

Qui siamo quasi sempre dalla parte dei ciclisti, ma a volte è giusto sentire anche l’altra campana, e allora oggi abbiamo voluto sentire Carlien, di cui ometteremo il cognome per la faccenda della privacy, per farci dire cosa è successo veramente con Victor Campenaerts, che le chiese un appuntamento in maniera molto discreta, apparendo in mondovisione con la richiesta scritta sul petto.

-Pronto, Lei è proprio la Carlien di Campenaerts?

-Si, purtroppo.

-Ci dica cosa è successo veramente. Si è detto che l’appuntamento c’è stato.

-Si, mi ha invitata a cena e devo dire che stava andando bene, finché non ci hanno servito lo champagne.

-Perché, cosa è successo?

-Ha stappato la bottiglia e ha spruzzato lo champagne su tutti i presenti. Che figura! Però, nonostante tutto, siamo andati nel mio appartamento.

-Può dirci qualcosa senza entrare nei dettagli più intimi?

-Gli ho chiesto se aveva in mente qualcosa di “hot”. E lui si è seduto su una sedia guardando uno schermo spento: ha detto che gli piace molto l’hot seat.

-E lei?

-Gli ho detto che se voleva aspettare l’arrivo di qualcuno migliore di lui non ci avrei messo molto a trovarlo.

-Finita lì?

-No, gli ho chiesto se aveva delle fantasie erotiche e lui voleva giocare al vincitore e la miss e voleva il bacio, e a quel punto gli ho detto che secondo me quel rossetto sulle guance dei ciclisti è di cattivo gusto e che sembra un timbro, ma lui ha ripetuto che gli sarebbe piaciuto. E allora gli ho detto: se è questo che vuoi ti accontento, basta che poi te ne vai.

-E se ne andato con l’impronta delle sue labbra sulla guancia?

-No, sulla guancia aveva la scritta “Par Avion”.

-Ma non ha rimpianti ora che è diventato un campione, il primatista dell’Ora?

-Ecco, un’ora con lui è già troppo.

-Grazie Carlien, la saluto. E’ stato un piacere parlare di questa vicenda.

-Per me no.

Per stavolta è tutto, l’appuntamento è alla prossima telefonata, giga permettendo.

 

 

il giorno del ristoro

Ci sono vari modi di trascorrere il giorno di riposo, c’è chi preferisce corricchiare e chi riposare completamente, la cosa più pericolosa che un ciclista può fare è annunciare che l’anno dopo cambierà squadra scatenando immediate ritorsioni da parte della squadra attuale che fino alla fine dell’anno lo convocherà tuttalpiù per qualche corsa nella foresta pluviale cui è costretta a partecipare per esigenze di sponsor. Ma si può approfittare della pausa per fare anche altre cose. Oggi per esempio la Katusha, che ha perso il ciclista testimonial Marcello Bellicapelli, ha cercato di girare un nuovo spot dello shampoo multitasking con i ciclisti residui, ma Zakarin è riuscito a cadere anche durante le riprese. La Ineos invece, volendo mantenere lo stile Sky, ci tiene anche al livello culturale dei ciclisti che sono tenuti a seguire dei corsi su materie per lo più attinenti l’attività dello sponsor, come fisica o petrolchimica. Oggi c’era matematica e il precettore Puccio, cui sono stati affidati Bibì Sivakov e Bibò Hart, poiché tutto è parametrato al livello dello sponsor, gli ha fatto ripetere la tabellina del milione.  Reverberi ha concesso ai suoi ragazzi di distrarsi a vedere qualche serie tv purché sia italiana. Savio ha voluto motivare i ciclisti che finora hanno reso poco concedendogli di lavare la sua Isotta Fraschini mentre quelli che si sono ben comportati hanno potuto visitare, previo pagamento del biglietto al modico prezzo di 14 euro, la sua residenza principesca con una ricca collezione di opere d’arte di ogni epoca tra cui spicca una scultura di Jeff Koons in acciaio rosa che raffigura Leonardo Sierra mentre cade in discesa. E infine il simpatico Valerio Conti, volendo fare lo spiritoso, è andato al bar dell’albergo che ospita le squadre e ha chiesto un Amaro Antunes ma nessuno ha capito la battuta.

La Zeriba Suonata – generazione ex

Non so se si può parlare di una generazione di gruppi pop italiani nati a cavallo dei novanta e degli zero, di sicuro non c’era una scena, ma in ogni caso quella generazione si sta perdendo. Michele Bitossi nelle sue varie incarnazioni (Laghisecchi, Numero 6, Mezzala), il più rock della compagnia, da anni non si fa più vivo. Gli ultimi Perturbazione mi sembravano troppo condizionati da Sanremo. I Virginiana Miller si sono messi a cantare in inglese. Non so se possiamo includere i Baustelle, ma il loro pop sciagurato degli inizi, con due dischi fondamentali da inserire nei 10 migliori italiani di sempre (il problema sarebbe trovare gli altri 8) era inevitabilmente destinato a finire con la maturazione, in cui Bianconi si è perso dietro De André e anche frequentando brutte compagnie: lo ricordo su una copertina di XL con Agnelli e Godano, presumo in una gara di presunzione. Quelli che sono ancora in buona salute e anzi migliorano sono gli Ex-Otago. Le mie prevenzioni su cantautori, (t)rappers e manifestazioni nazional-popolari (Sanremo & Concertone) mi avevano tenuto lontano sia da Marassi che dal recente Corochinato, ma poi la curiosità ha prevalso, quello che ho ascoltato mi è piaciuto e sono andato a comprare quest’ultimo album, in cui come al solito riconducono ogni genere al pop, sembra di sentire dal vecchio new acoustic movement a Grimes passando per Ariel Pink, non gli fa schifo niente, nel senso buono, del resto nella loro carriera hanno coverizzato Corona, Duran Duran e pure De André. E ora mi tocca comprare pure Marassi, nonostante ci cantino Caparezza, Finardi e il peggio del peggio Jake La Furia. Questa è La Notte Chiama, in cui l’io narrante vorrebbe appendere la vodka al chiodo e passare tutta la notte con la sua ragazza.