Ancora spot

Il Giro scremato arriva al Sud ma non troppo, a Guardia Sanframondi in provincia di Benevento passando per la salita del Calvese, maledetta da Binda, che a detta di un vetero-tifoso del luogo è “abbastanza durissima” e ne parla come se quella volta in cui vinse comunque Binda lui fosse stato presente, ma fatti due conti è improbabile. Non si poteva pretendere che il Giro arrivasse a Caserta dove non gliene frega niente a nessuno, e poi qui la carovana non avrebbe avuto dove passare perché quando hanno decretato che ci si poteva ristorare solo all’aperto i ristoratori non se lo sono fatto dire due volte e stanno occupando tutti gli spazi possibili e già per i pedoni ci sono difficoltà a muoversi ma penso che tra poco di problemi ne avranno pure i motorizzati. Ma il Paese lo esige, per dire stamattina fuori a un bar di quelli lussuosi c’erano due che mangiavano come se fossero andati alla mensa della caritas e avessero trovato chiuso, evidentemente quando si dice che certi politici edonisti parlano alla pancia delle persone si intende in senso letterale, e praticamente quello che si riteneva il Paese del Gusto è ormai diventato il Paese del Disgusto.

Ancora si parte con una notizia cattiva e una buona. La cattiva è il ritiro di Caleb Ewan che è caduto sotto una galleria, anzi si è ritirato come ci si aspettava, anzi ha preso una botta al ginocchio, non si è capito bene cosa è successo ma, anche se ieri aveva detto che gli sarebbe piaciuto terminare la corsa perché per la prima volta si trovava in testa alla classifica a punti, nessuno gli ha creduto ed era prevedibile che per centrare il suo obiettivo di vincere tappe in tutti e tre i grandi giri dovesse risparmiarsi sforzi inutili in salita. Comunque sia il Giro che fin qui era stato discretamente cremoso riprende a scremarsi perdendo questo incrocio tra McEwen e Cavendish le cui volate un giorno saranno esposte al Museum of Contemporary Art di Sidney. La buona notizia è un nuovo spot, non tanto per il prodotto pubblicizzato che è roba ottenuta riciclando materiale, che sarebbe sempre più ecologico delle vetture ibride, ma per la testimonial che è Giada Borgato in persona e, dato che quando ci vuole ci vuole, in questo video è davvero graziosa.

Anche oggi arriva la fuga e vince il giovane francese Victor Lafay, che in curriculum aveva una vittoria in una corsa semipro e una commozione cerebrale, precedendo Francesco Gavazzi più vecchio di 11 anni. AdS dice che si attendeva di più dall’altro fuggitivo Campenaerts che sarebbe più esperto, ma subito viene contraddetta perché in realtà il cruccio di quel disastro del belga è quello di essere bravo a cronometro e a tirare il gruppo, che è un po’ la stessa cosa, ma di non aver fatto granché nelle prove in linea. Ma AdS, non contenta, prima dice di non aver visto Bardet finora e la regia tempestivamente manda le immagini della sua fuga dell’altro giorno in compagnia di Bettiol e Ciccone, e poi assegna la maglia ciclamino alla classifica dei traguardi volanti. Ma la preoccupazione principale di tutta la squadra RAI è come si pronuncia il nome di Attila Valter, che ha già attirato tifosi dall’Ungheria, intesa come nazione e non come Loggia. Valter ha iniziato con la mtb e solo a 18 anni è passato alla bici da strada, quella che AdS definisce bici da corsa come se in mtb si stesse fermi sul posto, e i suoi idoli infatti sono stati Absalon e Schurter ma in tv vedeva pure Bodrogi che però a un certo punto prese la cittadinanza francese. E si vede che di ciclismo su strada Valter ne capisce ancora poco perché ha detto che la sua squadra è la più forte del mondo, ma lui non corre né con la Ineos né con la Jumbo né con la Deceuninx, ma con la Groupama diretta da Madiot e Maudit, che non sono una coppia di comici, almeno non ufficialmente.

In chiusura del Processo viene trasmesso un nuovo spot per la sicurezza sulle strade. In questo video ci sono tre personaggi inespressivi che sono a turno a piedi in bici e in auto, si incrociano più volte e rispettando le norme nessuno investe nessuno. Quello che non è chiaro è se gli autori hanno immaginato una situazione tipo Io sono leggenda in cui i tre sono gli unici sopravvissuti sulla Terra dopo una terribile pandemia o dopo che tutti gli altri sono morti per un’indigestione universale dopo essersi abbondantemente ristorati, oppure se si tratti di un caso di stalking triangolare.

L’ultima cartolina dell’ex ungherese a fine carriera.

Fernando contro tutto

Anche alla partenza della tappa di oggi ci sono brutte notizie, una interna e una esterna. Dall’estero arriva la notizia dell’annullamento della Parigi-Roubaix per il secondo anno consecutivo, una incongruenza dato che in Francia il Tour si correrà regolarmente e si disputano anche tante altre corse e corsette, una disdetta per le donne che non riescono a correre la prima edizione della prova femminile e anche per certi vecchietti come Stybar che non so quante altre occasioni avranno nelle loro carriere. E a proposito di vecchietti, l’altra notizia è il ritiro di Pozzovivo, e anche se era andato benino nella cronometro questo suo continuo infortunarsi e riprendersi sembra quasi accanimento terapeutico, e se a fine stagione non si ritira mi sa che bisognerà abbatterlo, dopo Rebellin ovviamente, salverei solo Casagrande perché l’ambiente delle marathon in mtb è pieno di vecchietti, c’è meno stress e poi finché non c’è stato il covid dopo le gare c’era il pasta-party in cui con la scusa di recuperare le energie si mangiavano cofane di spaghetti, altro che il riso scotto di Froome.

Ieri parlando di sicurezza e lancio delle borracce AdS incitava i ciclisti alla disobbedienza civile e a lanciarle tutti le dove gli pareva. Quando oggi a un certo punto ne sono volate alcune sembrava quasi che le avessero dato ascolto, ma gli uomini RAI si sono poi accorti che era una zona verde e quindi i ciclisti stavano rispettando le regole. Anzi, i corridori mi sa che vogliono evitare AdS e il suo Processo e per questo vanno a una media bassa per arrivare tardi e ridurre la durata della trasmissione che alle 18 si chiude. Un messaggio ambiguo arriva anche da Giada Borgato che, incerta se fosse più opportuno un attacco in contropiede o un colpo di mano, auspicava un attacco contromano. Ma Giada deve solo chiedere e viene subito accontentata. Succede che Fernando Gaviria, consapevole di non poter contare su un compagno capace di tirargli la volata, cioè quel Molano che è stato difeso proprio dalla Borgato, e forse ritenendosi battuto allo sprint, ha tentato il colpaccio che gli è riuscito più di una volta, quello da finisseur a corta gittata, e a 500 metri è partito in contropiede contro mano contro vento. A quel punto Ewan portato in carrozza dai compagni fin lì ha dovuto prendersi l’onere di inseguirlo, ma in progressione con i suoi tempi, e poi lui non teme il vento perché basso com’è il vento lo prende chi gli è alla ruota e quello era Cimolai, e sembrava proprio come se Ewan potesse finire per tirare la volata a Cimolai ma questi non è riuscito neanche a uscirgli dalla scia e anzi deve aver pensato che seguendo quel diavolo di un tasmaniano avrebbe fatto almeno secondo e così è stato. Ma a questo punto bisogna citare Fellini, non con la “e” finale che Felline è arrivato undicesimo e chissà se riuscirà mai a vincere una corsa importante, ma con la “i”, cioè proprio il regista che polemizzava con gli spot durante i film, e quelli che i film li trasmettevano farciti di pubblicità dicevano che vabbe’, ma se li gira pure lui, ma Fellini criticava quando e dove li inserivano, la famosa storia che non si interrompe un’emozione. E mi chiedo appunto se durante le partite di calcio dopo un gol mandano la pubblicità, semmai uno spottino breve, ma nel Giro Rai succede invece che appena arrivano i primi non solo partono tre minuti almeno di spot ma cambia pure trasmissione palco e commentatori, e quando riprendono il collegamento hai dimenticato pure che corsa era, e poi a sentire AdS altro che emozione, viene lo sconforto.

Treno contro treno tra tre notizie

Oggi la tappa è partita con tre notizie, una buona una cattiva e una bah. La buona è il ritorno alle corse dell’Airone Rosa di Maastricht, che punta alla cronometro delle Olimpiadi e tornerà in gara al Giro della Svizzera, un po’ come dire che di lavorare per Roglic al Tour non se ne parla proprio. La notizia bah è la rielezione di Malagò alla Presidenza del CONI, c’erano due candidati dal mondo del ciclismo e avremmo visto volentieri al vertice dello sport italiano Antonella Bellutti, mentre l’altro speriamo solo che si convinca ad andare finalmente in pensione, insomma poteva andare peggio. La brutta notizia è il ritorno dello spot delle barrette miracolose che proprio pensavo scongiurato, ma come dicevano in RAI Cassani è capace di fare più cose contemporaneamente: cicloamatore, maratoneta, Commissario di Tutti i Commissari Tecnici, commentatore (attività iniziata quando ancora correva), autore di libri e almanacchi, testimonial di più sponsor e di iniziative varie, e può ancora puntare a presentare il prossimo Sanremo o succedere a Mattarella. Ma per quanto riguarda il commento tecnico c’è Giada Borgato che è sempre più preziosa, ad esempio quando Pancani stava ipotizzando, anche se con tutte le cautele, che forse ieri era posizionato troppo avanti il vigile frangiflutti che è stato travolto da Dombrowki (che deve essere il tipo che di fronte a un bivio lo imbocca), lei ha subito precisato che queste persone fanno corsi di aggiornamento e quindi sapeva dove mettersi. E poi è di Giada la perla linguistica della giornata, quando di Mollema dice: “Usa usare questi lunghi lunghi rapporti”, che è una frase pure musicale e potrebbe affiancare Cassani nella conduzione di Sanremo. Ma tornando al tema dell'(in)sicurezza, oggi ne è capitata un’altra da antologia (dell’orrore) con Pieter Serry abbattuto dall’ammiraglia della Bike Exchange, gente che dai tempi in cui si chiamavano Orica già sapevamo che non sanno portare gli autobus, e stavolta il guidatore, poi squalificato, era in amabile conversazione e scambio di indumenti con un auto dell’organizzazione, e come facilmente previsto dai ciclisti le regole per la sicurezza causano altro genere di incidenti. Serry tra l’altro quest’anno era già stato abbattuto dalla polizia in Catalogna. Sugli arrivi come quello di ieri un bel paragone viene da Matej Mohoric che non si fa problemi per non poter più andare in discesa nella posizione da lui inventata ma ha detto che arrivare nei centri cittadini come successo ieri è “come guidare le Formula 1 su un circuito di go-kart”. E Mohoric è stato uno dei protagonisti della tappa di oggi. I due corridori determinanti sono arrivati uno a quasi 9 minuti e l’altro a 19 minuti dal vincitore, ma si tratta di due passistoni, due treni che hanno lavorato per i compagni. Mohoric, dopo il ritiro di Capitan Landa, ha tirato per miriametri per portare all’arrivo il gruppetto con dentro Gino Mader che ha completato il lavoro, anche se nel finale ha temuto di essere beffato come alla Parigi-Nizza. Filippone Ganna invece si è inventato un ventaglio da falsopiano per sparpagliare il gruppo e semmai avvicinare i fuggitivi. De Marchi è stato la vittima principale di questo attacco e quando ha capito che non ce l’avrebbe fatta a raggiungere il gruppo dei migliori, e non sto parlando di banchieri, ha mollato e probabilmente già starà pensando a una vittoria di tappa da conciliare con la buona classifica di Dan Martin. Ma quelli che vanno più forte al momento sono i due sulla cui forma c’erano molti dubbi, Bernal ed Evenepoel, con Ciccone in subordine e criticato da Cassani perché non corre con giudizio. Ma alla fine, quando i precipitosi cronisti RAI stavano già dando la maglia rosa al ragazzino terribile belga che oggi aveva un’espressione da assassino cinico e spietato, o era soltanto inespressivo, facendo i conti si scopre invece che tomo tomo cacchio cacchio il primo in classifica è il giovane ungherese Attila Valter, primo in maglia rosa del suo paese, e che, come ci ricorda Het Nieuwsblad, fu uno di quelli che al mondiale bagnato di Harrogate caddero nelle pozzanghere della cronometro, e ora e sta a vedere che i francesi della Groupama dopo averci provato con i connazionali Pinot e Gaudu hanno trovato nell’est sovranista l’uomo per le corse a tappe. Come ormai tradizione celebriamo il processo al Processo, in cui AdS con l’incompetenza che le compete dice che la Ineos poteva benissimo venire al Giro solo con Ganna e Bernal, che forse voleva essere una esagerazione retorica, ma inopportuna nel giorno in cui hanno lavorato molto anche Moscon e Castroviejo, quest’ultimo anche con una ruota forata, e poi Martinez ha fatto un bell’attacco per far lavorare i rivali. Sempre più insostenibile, AdS fa le domande ma poi risponde lei stessa o non è contenta finché il malcapitato intervistato non dice quello che le aggrada, quando si dice il piacere di confrontarsi. Poi a fine giornata, da un altro sport, arriva una quarta notizia, pure questa buona e giusta, e dovrebbero essere d’accordo anche quelli che preferiscono i ciclisti che corrono spesso rispetto a quelli che si prefissano solo pochissimi obiettivi stagionali: Marcell Jacobs, uno che non ha paura di gareggiare e corre all’aperto e indoor, ha stabilito il nuovo primato italiano nei 100 metri togliendolo a uno che corre poco perché si risparmia e poi è impegnato a girare gli spot pubblicitari.

Nervi a fior di pelle e pelle di banana

Al giro scremato oggi c’è stata una tappa piatta piattissima, quasi una tappa di trasferimento come c’erano una volta e come una volta c’è stata la fuga-parenti con Lorenzo Fortunato accolto a Bologna come avesse appena vinto il Giro. C’è spazio per gli Extraliscio che all’inizio mi incuriosivano, oggi meno, perché quel loro leader lì non mi convince, non mi sembra sincero, e poi c’è l’intervistatrice che tra Romagna e Pantani provoca un’ondata di banalità e luoghi comuni. C’è tempo anche per riprendere qualche moto che sfreccia sull’autodromo di Imola, ma questa è una cosa inopportuna in quanto è stato vietato il super-tuck perché pericoloso e perché il pubblico era portato a emulare i discesisti folli, ma se si ritiene che il pubblico del ciclismo è facilmente impressionabile non mostrategli le moto col rischio che poi lo spettatore si metta a correre nel traffico cittadino piegandosi nelle curve, che poi non è molto lontano da quello che accade realmente nelle città. Ma il fatto è che il Giro in bici è sponsorizzato dai motori, anzi c’è una guerra di sponsor tra i due commissari. Il Super Commissario di Tutte le Nazionali Cassani pubblicizza una marca d’auto, mentre una marca concorrente è reclamizzata da Saligari, che passò al ciclismo con molta voglia di imparare e per questo faceva sempre domande, tanto che Baronchelli disse che gli sembrava un commissario e da lì gli venne il nomignolo, e poi nello stesso spot ci si mette pure Pastonesi che gironzola su una motorella eufemisticamente definita bici a pedalata assistita. Però quest’anno Cassani non è più testimonial delle barrette miracolose e forse per ripicca mangia prodotti genuini locali in favore di telecamera. Siamo dalle sue parti, il supercittì ne approfitta per ricordare Monica Bandini ma per dare l’idea del tempo passato dalla vittoria mondiale di Bandini e compagne fa una cosa che sarebbe contro le buone maniere, cioè chiede l’età di Giada Borgato che però non si fa problemi a dirla, e del resto se qualcuno fosse curioso basta un qualsiasi sito di ciclismo. Si va verso il mare e si pensa alle vacanze, ma si scopre anche una grave carenza legislativa perché il legislatore ciclistico ha proibito ai ciclisti di lanciare borracce e gettare cartacce, ma delle bucce di banana, che sono biodegradabili ma scivolose, non ha detto niente e allora che si fa? In attesa di una risposta dall’UCI i ciclisti possono approfittarne per alimentarsi con tutto quello che non rientra nelle categorie delle cartacce e delle borracce e portarsi dietro uova, come Binda, gavette pentole tegami e volendo anche una moka ma quella forse non serve poi vedremo perché, e poi si può continuare a sperimentare con le lingue e ancora Garzelli parla di “pelle di banana”. L’andamento lento si vivacizza in vista del traguardo volante e, sarà che le varie classifiche non sono ancora definite, quest’anno non ci sono cortesie per i traguardi parziali ma sprint combattutissimi, i fuggitivi Tagliani e Marengo fanno una volata che sembrano WVA e MVDP e poi arriva lanciatissimo il gruppo. L’avevano appena definita una tappa rilassata e rilassante, ma con un relax simile chi ha bisogno di stress? In gruppo diventano tutti nervosi, ecco perché dicevo che della moka non hanno bisogno, Sivakov la settimana scorsa aveva detto che il capitano è Bernal ma che in corsa può succedere di tutto, e infatti è caduto. Poco dopo è caduto anche Landa, stavolta non per colpa sua ma per una deviazione improvvisa di Dombrowski che ha abbattuto un vigile spartitraffico, e così il Giro scremato perde altri pezzi. Intanto la regia continua a perdere le volate e a non far capire cosa succede e si perde le acrobazie di Caleb Ewan che vince uno sprint confuso in cui l’unica certezza è il secondo posto di Giacomo Nizzolo che si avvia a stabilire un record. Ma ancora più confuso è il Processo dove AdS invita a parlare tre persone contemporaneamente e subito toglie la parola a tutte e tre per sentire una quarta. Poi accenna al rapporto di Alessandro De Marchi con la scrittura, ma rimanda a domani, e allora c’è l’internet per scoprire che ha partecipato a un libro a più mani pubblicato da quelli di Bidon, ma quest’anno un’altra iniziativa interessante è il Diario dall’ammiraglia di Giovanni Ellena, diesse al servizio del Principe Duca Conte, pubblicato su Cicloweb.

Una simpatica action figure in pelle di banana raffigurante il Delfino di Bibione Franco Pellizzotti.

Toccata dalla fuga

Sono passati una ventina d’anni dal momento migliore per i ciclisti campani, quando Totò Commesso e Giuliano Figueras dal napoletano vincevano belle corse anche se meno di quanto promettevano da dilettanti. Ora sembra il momento di Vincenzo Albanese dal salernitano che si sta specializzando nella classifica degli scalatori delle prime tappe, quando centra le fughe e col suo spunto velocino vince i GPM sulle prime pedalabili salite, insomma una specie di Gran Premio della Collina. Sembra che non abbia vinto ancora niente perché l’unica vittoria nel calendario professionistico Albanese l’ha ottenuta al Matteotti quando era ancora under 23 e fu convocato nella nazionale di Cassani. Oggi la concorrenza era maggiore perché c’era più gente in fuga e la Fuga è stata l’argomento principale di discussione. Dicono che Mirko Rossato, guidatore dell’ammiraglia della Bardiani e più o meno direttore sportivo, si è arrabbiato perché i fuggitivi andavano troppo veloci e secondo lui così non si riesce ad arrivare al traguardo, ma forse parlava dei suoi, perché uno è arrivato ed era il primo a non crederci, il paesebassino Taco Van Der Hoorn, qualche vittoria in carriera ma come Merlier al suo primo grande giro. Durante la diretta Pancani ha fatto una domanda a Borgato che era quasi una gaffe, perché le ha chiesto se era la tipa che andava in fuga, ma che domande, l’unica vittoria tra le élite, il campionato italiano 2012, la ottenne proprio con una bella fuga. E nel finale, quando Taco non si arrende e resiste al gruppo che lo bracca o quasi, e tutti fanno il tifo per l’unico sopravvissuto della fuga, Giada sembra molto coinvolta, si alza dalla sua postazione e sembra identificarsi nel fuggitivo ed è davvero contenta per la sua vittoria.

Il Giro era la Festa di Maggio ma è diventata la Festa dell’Omaggio, che gli omaggi si sprecano, finiscono per sovrapporsi, inizia il Processo con due secondi di Paolo Conte e AdS dice che quello era un omaggio, perché lei fa un omaggio con la destra, uno con la sinistra, con i piedi no perché le servono per fare la sua televisione. Ma questo Giro si prospetta molto interessante anche dal punto di vista linguistico. Giada Borgato dice che nel finale c’è uno “strappellotto, come si usa dire”, ma non specifica dove si usa dirlo, sarà una via di mezzo tra uno strappo e uno zampellotto. Garzelli invece conferma che la pronuncia ufficiale della corsa è il veneto perché il cognome del neozelandese Patrick Bevin lo pronuncia “Bevìn”, più veneto di così.

Un simposio della sezione veneta del “Patrick Bevìn Fans Club”.

La crema del Giro scremato

Ieri mi sono costretto a vedere la presentazione del Giro d’Italia dal Castello del Valentino di Torino, in genere uno spettacolino noioso che cerco di evitare, ma ieri mi scappava da ridere per la ridicolaggine del tutto con effetti speciali e frecce tricolori, orchestra morriconeggiante e acrobati danteschi, retorica e pompa magna, un conduttore dalla cadenza da radio-dj che mi vanto di non aver riconosciuto, un anglofono che con un paio di cene risolleverebbe il settore della ristorazione italiana e finalmente una faccia familiare, Francesco Pancani, che però si è astenuto dal fare domande un minimo originali. Subito la brutta notizia della conferma di AdS alla conduzione del Processo, si spera almeno che a titolo di aggiornamento professionale abbia fatto un corso sull’ABC della democrazia, dopo le polemiche dell’anno scorso nel giorno dello sciopero. C’era anche Barbara Pedrotti non so se come giornalista o come parte voluta dall’occhio, certo è che se alcune giornaliste incidentalmente piacenti ci tengono a dimostrare di essere anche brave, lei mi sembra che ci tenga a dimostrare l’inverso, e prima si esibisce in versione Barbraless e poi con un abito vedo-non vedo-no,no,vedo. E per restare in tema, oltre alle squadre sono state presentate anche le maglie e, per la nota faccenda del carro di buoi, le indossavano quattro ragazze e l’importanza crescente delle maglie era diciamo resa visivamente dalla grandezza crescente della taglia di reggiseno. Oggi c’è il silenzio elettorale, cioè no, mi confondevo, e domani finalmente parte il Giro scremato d’Italia e allora vediamo qual’è la crema di questo Giro light, chi sono i protagonisti attesi, i nomi di spicco. Diciamo che se il Giro si fosse disputato un anno fa e avesse avuto alla partenza Nibali, che da tempo non iniziava una stagione così forte come fece alla Parigi-Nizza, Evenepoel giovane fenomeno dal potenziale ancora non conosciuto e Bernal vincitore uscente del Tour, si sarebbe presentato come un cremoso supergiro. Ma in questi mesi nell’ambiente gli ortopedici hanno avuto più lavoro degli epidemiologi e il campo partenti finisce per ricordare Fantozzi contro tutti, la scena in cui Fantozzi e colleghi tornavano in ufficio dopo la sgambata del giorno prima.

Vincenzo Nibali ha un’età, ma non è che Geraint Thomas sia tanto più giovane eppure è dato tra i favoriti del Tour. Forse in Francia ci sarebbe voluto andare pure Nibali ma lui è ligio alle norme e da un anno gareggia solo nel raggio di 300 metri da casa sua e quindi eccolo al Giro. Ma poche settimane fa si è rotto il polso in allenamento, lui ha detto che avrebbe fatto l’impossibile per partecipare ma che l’impossibile non sempre è facile, e dopo aver controllato sul vocabolario credo che abbia ragione, ma un po’ di impossibile l’ha fatto ed eccolo al Giro. Però ora l’osso è tenuto da una placca e 11 viti, per cui rischia di accumulare svantaggio non tanto in salita o a cronometro ma ai metal detector.

Remco Evenepoel è ancora giovanissimo ma ieri sembrava invecchiato di un lustro, non ha mai corso un grande giro e da quando è caduto nel burrone al Lombardia non ha mai gareggiato. Riprende a correre proprio al Giro, e poi dicono che non gli mettono pressione.

Egan Bernal ha dolori alla schiena che sarebbero causati dal fatto di avere una gamba più corta. Finché correva con il Principe Duca Conte si ricorreva ai rimedi della nonna, di Savio o di Bernal fa lo stesso, e gli mettevano un tacchetto sul pedale. Ma poi è passato alla iper-scientifica Ineos e la situazione è cambiata da “così” a “cos’ho?” Per dire, il primario della squadra aveva comprato degli occhiali a raggi X per guardare le ragazze. Ma cosa avete capito, brutti maiali? Voleva guardarne il viso coperto dalle mascherine, ma è successo che si è trovato a passare Kwiatkowski e il medico si è accorto che il polacco aveva una costola rotta e gli avevano appena fatto correre 300 km su e giù per i capi della Sanremo.

Pavel Sivakov dovrebbe correre come gregario di Bernal ma lui dice che nelle corse possono succedere tante cose, ma bisogna vedere a chi succedono, e forse lui non conosce il Primo Principio dell’Orografia secondo cui a ogni ascesa segue una discesa. Ora qualche secchione precisino dirà che a volte invece segue un falsopiano, va bene, ma prima o poi la discesa arriva, e se Pavel va forte in salita, a vederlo in discesa viene il dubbio che vivendo in Francia si alleni col Premiato Maestro Discesista Alexandre Geniez.

Simon Yates è il grande favorito, il che la dice lunga sullo stato delle cose. Nel 2018 ha dato spettacolo ma poi ha pagato gli sforzi, ora dice che starà più accorto, quindi darà mezzo spettacolo, oppure con biglietto a metà prezzo per militari e bambini, difficile che vinca la classifica generale, molto più probabile che vinca quella delle smargiassate.

Romain Bardet era uno che sembrava forte nelle gare a tappe, ma non ha ottenuto questi grandi risultati, e allora forse a pensarci bene potrebbe fare meglio nelle corse in linea dove…, no, neanche lì, insomma ci stiamo ancora pensando.

Da quanto si è visto al Tour Of The Alps, al contrario di Sivakov, Daniel Martin può risolvere il problema delle difficoltà in discesa in maniera radicale: proverà a tagliare direttamente per i dirupi.

Se qualcuno avesse praticato il lockdown estremo e fosse tornato solo dopo l’autunno da un isolamento totale e avesse saputo che il Giro 2020 era stato vinto da Tao Impronunciabile Hart davanti a Jay Hindley avrebbe pensato o a una caduta generale degli avversari o a una epidemia di covid nel plotone. Noi ci siamo invece limitati ad attendere un segnale di vita dall’australiano, che è giovane e se deve fare degli errori di gioventù deve approfittarne adesso e non attendere la vecchiaia, questo per definizione, insomma un po’ più di vivacità nelle prime corse, e invece niente.

E poi per la classifica ci sono ancora i tanti sottocani, capeggiati da Mikel Landa e Wilco Kelderman, che anche quando hanno avuto l’occasione della vita si sono guardati bene dal coglierla. Però ci sono anche le vittorie di tappa, e per quelle ci sono quei corridori portati per le corse in linea, come Gianni Moscon, o cronomen come Filippo Ganna, che appunto, no, niente, devono fare i gregari. E ancora, per lo spettacolo non necessariamente agonistico ci sono Peter Sagan e Simon Pellaud, ma le regole anti-covid e soprattutto le nuove proibizioni UCI gli impediranno di interagire col pubblico o di impennare senza mani e senza piedi o di firmare libri in corsa o di fare selfie o di scambiare figurine e borracce o chissà che altro, e allora alla fine restano i velocisti.

Caleb Ewan non può puntare all’Olimpiade che si corre su un percorso impegnativo né al Mondiale che ha tratti in pavé che dovrebbero essere indigesti per uno piccolo come lui, e dato che però lui non è un velocista qualunque si è posto un obiettivo ambizioso: vincere tappe in tutti e tre i grandi giri. Ma anche se non avrà lo stress della classifica generale non potrà concluderli tutti e tre, per cui voi dite che il Giro è la corsa più dura del mondo e allora alla prima occasione Calebino farà le valigie.

C’è solo una persona che in questo periodo va più piano di Elia Viviani ed è Elena Cecchini. Allora, per restare in famiglia, Elia con la sua esperienza da pistard potrebbe provare a lanciare le volate al fratello Attilio, hai visto mai?

5 anni fa Fernando Gaviria era praticamente imbattile su pista, il giovane promettentissimo che prometteva moltissimo e tutti se lo contendevano. Oggi cercano di disfarsene ma nessuno lo vuole.

Compatibilmente con la presenza alla settimana della moda, sarà alla partenza, almeno a quella perché all’arrivo è difficile dato il suo ginocchio volubile, lo stilista e campione italiano ed europeo Giacomo Nizzolo che non ha mai vinto una tappa in un grande giro. Ora o mai più, più probabile la seconda.

Una delle cose più agghiaccianti che mi è mai capitato di leggere è stata la descrizione, fatta dalla fidanzata, dello stato di Fabio Jacobsen dopo l'”incidente” in Polonia. Dylan Groenewegen fece quella che alcuni definirebbero una volata di mestiere, di giustezza, e sono gli stessi che in pratica hanno rimproverato a Longo Borghini di non aver stretto alle transenne Van Vleuten all’ultimo mondiale. Groenewegen è stato squalificato, è stato socialmente insultato e minacciato, ed è difficile immaginare in che condizioni psicologiche più che fisiche rientrerà. Invece le transenne, che a un certo punto sembravano le uniche colpevoli, non sono state squalificate, e anzi il Giro di Polonia è stato premiato dalla Polonia come miglior evento sportivo in Polonia dello scorso anno, figuriamoci il peggiore. Con altrettanto cattivo gusto una nota rubrica televisiva di ciclismo non perde occasione di mostrare e rimostrare l’incidente da tutte le inquadrature, ma se non altro ci ricordano l’accaduto, che alcuni giudici di gara sembrano aver già dimenticato continuando a vedere il mestiere e la giustezza dove invece ci sono solo plateali scorrettezze.

E poi tra i velocisti alcuni inseriscono Davide Cimolai, ma quelli sono i soliti scemi che vogliono fare gli scherzi.

Gradite un Giro scremato?

Non so a voi, ma a me sembra imbarazzante vivere in un paese dove c’è già chi va dicendo che il settore che più contribuisce al PIL è quello della ristorazione, che se un domani vai all’estero e qualcuno di etnia estera ti chiede quale è la principale attività economica del paese devi rispondere: magnare e bere. E così poi succede che quando un ciclista forte, sempre di etnia estera, viene a correre il Giro e semmai vince pure e poi se n’esce con le solite storie sulla corsa dura e il paesaggio e il pubblico, gli italiani, sarà perché sono allenati, se la bevono subito. E continuano a lamentarsi dello strapotere del Tour e sul Giro ripetono lo slogan: “La Corsa Più Dura Del Mondo Nel Paese Più Ridicolo Del Mondo”, o era diverso? Non so, non sono ferrato negli slogan. La verità è che al Giro vengono a correre quelli che al Tour proprio non ci possono andare, perché la squadra non li ha selezionati o perché c’è qualche faccenda ancora da chiarire e se deve scoppiare uno scandalotto meglio che capiti a quelli che corrono il Giro. La crema del ciclismo partecipa al Tour perché lo vogliono gli sponsor, perché è più ricco, perché è più seguito, più popolare, e poi sarà anche vero che c’è più stress ma quello si allevia con i soldi. E non solo al Tour partecipano i massimi capitani, ma per affiancarli con i compagni più forti possibili ci vanno anche quelli che in assenza del leader potrebbe correre per vincere. Però l’assenza al Giro di grandi favoriti potrebbe anche significare una corsa più spettacolare. Può succedere? Vediamo due esempi recenti, diciamo uno a favore di questa tesi e uno contrario. Nella stagione del ciclocross le gare più combattute e spettacolari sono state le prime, quando i due fenomeni erano a riposo, poi sono arrivati prima Van Aert e poi Van Der Poel, che manco hanno lottato molto perché un giorno dominava l’uno mentre l’altro aveva dei problemi e la volta dopo era il contrario, e di spettacolo se n’è visto di meno. Invece il Giro d’Italia di ottobre scorso, persi per strada i pochi favoriti, si è risolto in un duello tra due ragazzini nei quali solo un commentatore che avesse fatto il pieno di eccitanti anfetamine e simpamine, come i ciclisti di una volta, avrebbe potuto vedere i futuri protagonisti delle corse a tappe, e infatti i due già sono tornati nel semi-anonimato, ma soprattutto quell’ultima cronometro decisiva che avrebbe dovuto essere ricca di pathos fu a senso unico. E allora c’è una sola cosa in cui sperare e che può salvare lo spettacolo: la temutissima fuga bidone.

Un bidone ci salverà.

Il Giro Scremato – prima dell’anteprima

Il Giro d’Italia 2021 secondo me è un giro scremato, ma di questa cosa, che ha a che fare con gli assenti e le condizioni dei presenti, scriverò nei prossimi giorni. Oggi volevo parlare solo della crema, ma non quella ciclistica, proprio quella pasticciera. Prima della immersione full e anche fool nel ciclismo maschile di vertice o quasi col giro prossimo venturo, diciamo che nel ciclismo femminile l’aspettativa di vita agonistica è bassa, molte cicliste lasciano a 25 anni o anche prima, pure tra le tante medagliate di Salvoldi. Il nuovo Presidente federale si è detto sorpreso che le cicliste italiane pur vincendo molto non siano valorizzate dai media, nonostante il bell’aspetto, ma le cicliste devono correre e non fare le soubrettes o le isolane famose, e in questo sport non si guadagna granché, né possono essere tutte arruolate nella polizia penitenziaria, anche perché le carceri diventerebbero ingestibili se ci fosse molto traffico in bici nei corridoi. E per il futuro, cioè per quando smetteranno di correre, neanche le più forti hanno grandi prospettive, anche se c’è una bicampionessa olimpica candidata addirittura per la Presidenza del CONI però con poche speranze contro due vecchi marpioni. C’è una campionessa mondiale agguerrita sindacalista, qualche giornalista e commentatrice, qualcuna è salita in ammiraglia mentre qualcun’altra ne è già scesa, e poi c’è un’indimenticata multi-campionessa italiana che fa il tecnico della pista. Tra i ritiri precoci c’è quello di Elena Franchi, una delle migliori scalatrici italiane, nel 2019 fu 18esima al Giro a 23 anni, un risultato che in campo maschile le sarebbe valso un lauto ingaggio e una scatola di petardi di Beppe Conti, lei invece non solo non è stata ingaggiata da squadre di vertice ma addirittura è finita in piccole squadrette che al Giro neanche vengono invitate, e così all’inizio di quest’anno ha deciso di ritirarsi per fare la pasticciera. Sui social ha scritto che non bisogna aver paura di seguire i propri sogni, e forse qualcuno potrà pensare che fare il pasticciere non sia granché come aspirazione, ma pensate a Carapaz che sognava di fare il muratore. Certo il periodo non è ideale per questa attività, ma per quanto i proprietari di bar e ristoranti si lamentino e prospettino chiusure definitive, in giro non vedo nuovi esercizi che vendono mascherine o detergenti, ma bar vicino a nuovi ristoranti vicino ad altri nuovi bar, e nella vetrina di uno di questi nuovi baretti ho scorto una cosa che non mi aspettavo: una barretta di quelle pubblicizzate da Cassani, ci sarà qualcuno che le preferisce ai cornetti con la crema. Comunque, male che vada, nel senso appunto delle chiusure dei locali, un ristoro è sempre meglio del niente che si guadagna in bicicletta.

E così la pasticciera Elena Franchi può infischiarsene dei pasticci regolamentari dell’UCI.

Von Der Land

Gli italiani di notte sognano Ursula, ma non quella che come una Venere un po’ mascolina sorgeva dalle acque dopo averne depredato i fondali, no, l’altra, quella dell’Europa, perché trovano più erotici i soldi europei. Ma per avere quei soldi bisogna prima fare i compiti e l’esame e come materia è uscita Le Riforme. Non so se chiederanno delle riforme a piacere o scelgono loro, io vedrei bene la riforma dell’imprenditoria e pure quella delle banche ma pare che non possono essere toccate, e allora andrebbe bene semplificare le leggi, però non possiamo aspettarci indicazioni opportune da persone così rigide per i nostri politici così contorti: che cosa vuoi rendere semplice se non si comincia dalle teste? E già, perché a quanto pare l’incidente turco non è stato causato solo dal padrone di casa che, accortosi che c’era una donna in piedi, le voleva chiedere di preparare un caffè per gli ospiti, ma anche dal rigido protocollo che gli europolitici redigono per sé stessi. E con questa rigida classe eurodirigente non so quanta fiducia si può avere nell’arrivo di quei soldi che permettano di mantenere lo stesso alto tenore di vita, pur continuando a bivaccare nei dintorni dei locali, a un popolo crapulone che con autoironia ha eletto suo Santo Patrono il Poverello d’Assisi. Ma del fatto che qualcosa sia cambiato nel paese, soprattutto nella consapevolezza di quale sia l’attività trainante per l’economia, ce ne accorgeremo quando finirà lo smart-working e allora prevedo che la tivvù di impegno incivile, tra una tetta e una chiappa, pedinerà i dipendenti pubblici per esporre alla gogna quelli che dopo aver timbrato il cartellino andranno a lavorare invece che al bar a sostenere l’economia del paese.