Su una torta piccola ci vuole una ciliegia grande

Quello che dicono gli esperti prima della tappa quello succede in corsa. Gli esperti prevedevano un’alleanza tra la Deceuninx per una vittoria di tappa con Almeida e la Bike Exchange per la vittoria di tutto il Giro con Yates, e puntualmente hanno attaccato la DSM per Bardet e la Bahrain per Caruso. Il siciliano alla fine è stato l’unico che ha provato a ribaltare il Giro, è partito da lontano in discesa, ha staccato Bardet, non è riuscito a vincere il Giro ma almeno ha vinto la tappa, e in fondo oggi con Bernal non c’era molto da fare, stava bene e pure la sua squadra. Più di tutti è stato eccezionale Martinez che ha fatto un ritmo notevole nel finale, ha staccato man mano gli avversari, pure Yates e proprio nel tratto più duro dove si attendeva un suo attacco, a 2 km dall’arrivo ha avuto la prontezza di riflessi di arretrare un attimo a due millimetri dal traguardo volante per lasciare l’abbuono al capitano, ha ripreso subito a tirare e quando i due Ineos rimasti soli sono apparsi alle spalle di Bardet mi è sembrato di sentire ciuff ciuff, poi all’ultimo chilometro si è fatto da parte come se avesse finito le energie ma ha solo respirato un attimo ed è ripartito per mantenere il terzo posto di tappa. Certo che la novità dei traguardi volanti con abbuono a pochi km dalla conclusione della tappa è una genialata che ci dovrebbero spiegare, ma farebbero prima e meglio a non riproporla in futuro. Tornando a Caruso, nei giorni scorsi aveva detto che non barattava il podio per una vittoria di tappa ma ha ottenuto entrambe le cose, e sono tanti gli apprezzamenti sulla sua professionalità, ma sulla faccenda del gregario che ha lavorato sempre per gli altri si sfiora quasi il pietismo, e allora rassicuriamo chi non segue molto il ciclismo, non è che lo tenevano chiuso in uno stanzino per farlo uscire solo per la corsa e minacciandolo di fargli vedere le puntate del Processo di AdS se non si fosse comportate bene. Caruso alle Olimpiadi di Rio è stato l’unico italiano a correre sia la prova in linea che la cronometro, ha più volte avuto la possibilità di fare la sua corsa e al Giro di Svizzera del 2017 è arrivato secondo dietro Spilak, lo sloveno che faceva il fenomeno solo in Svizzera, sarà una questione di campi magnetici, boh. Insomma gli mancava solo la vittoria importante che è finalmente arrivata e, a detta del suo diesse Pellizzotti, è la ciliegia grande su una torta piccola. Da gregario di lungo corso Caruso ha ringraziato in gara il suo gregario di giornata Bilbao e poi nelle interviste tutta la squadra, dicendo che se hanno fatto tutto questo in 5 (3 si sono ritirati) si chiedeva cosa avrebbero fatto al completo. Cioè pure con Lando, pardòn, Landa? Meglio non saperlo.

Il gregario ringrazia il suo gregario, cioè no, il capitano ringrazia il suo capitano, insomma ci siamo capiti.

Il Paradosso di Manzoni

Da festa di maggio il Giro è diventato la festa dell’omaggio e per questo scopo i morti non bastano, oggi si parte da Ravenna e si arriva a Verona e la tappa ricorda Dante, Giulietta, Romeo, quello che scriveva sotto le mentite spoglie di Shakespeare e pure Elia Viviani che è vivo e in buona salute ed è perfino in grado di reggere una bandiera. Anzi, per dirla con Totò, specie che quest’anno c’è stata una grande morìa di velocisti come voi ben sapete, è il favoritissimo in quella che potrebbe essere l’ultima volatona di questa edizione. In RAI continua la gara di pronostici tra Rizzato e Pancani. Sono in fuga i soliti Pellaud Marengo e Rivi, che secondo il Supercittì ormai sono amici, di certo si vedono spesso in queste fughe, e Pancani in vista di un traguardo volante pensa che non ci sarà volata, e infatti i tre si scatenano e alla fine Pellaud, battuto, si impermalisce e stacca gli altri due, e per un po’ proseguono col distanziamento sociale, ma alla fine si ricongiungono e si danno appuntamento al bar per mangiarsi un cornetto ché le barrette che sanno di sterrato se le mangi il supercittì. La tappa è piatta in tutti i sensi e c’è spazio per chiacchiere oziose più che mai, si censiscono tutti gli ex professionisti che hanno dei ruoli in carovana, per lo più motorizzati, e tra questi c’è Mario Manzoni di cui si ricorda sempre che ha vinto poche corse e la sua sfortuna fu che la più importante arrivò nella tappa del Giro 1997 in cu cadde Pantani e tutte le attenzioni mediatiche erano sul cosiddetto Pirata, ma questa cosa è stata ricordata tante volte per cui paradossalmente questa vittoria di Manzoni ha avuto fortuna col tempo ed è più ricordata di tante altre. Poi si arriva nella green zone dove si possono buttare i rifiuti perché l’organizzazione si impegna a raccoglierli, e vola davvero di tutto: borracce, cartacce, sacchetti, cartoni di pizza, toner, pile esauste, mascotte di peluche vinte da ciclisti che non hanno figli. Pare che il lancio di cartacce abbia creato problemi a qualche ciclista che, a detta di Rizzato, ha commentato che si possono benissimo mettere “nel dietro” e Rizzato intende nella tasca posteriore ma ho il sospetto che la sua interpretazione non sia corretta. E’ una tappa nel complesso scontata ma con dei momenti di follia come quello del traguardo volante ricordato prima e poco dopo nel gruppo un tentativo di ventaglio senza vento. Ma quello più concreto è stato il tentativo da finisseur di Affini, che tira la volata a Groenewegen ma poi si accorge che dietro non c’è nessuno, si crea il buco e tira dritto e col suo passo raggiungerlo è un’impresa, se ci fosse riuscito l’avrebbero chiamato Affinisseur, ma uno solo ci riesce e quello è lo stilista Nizzolo che finalmente vince una tappa al Giro, con Gaviria quinto senza la sella e Viviani nono senza la bandiera, ma paradossalmente tutto questo avviene nel giorno prima dello Zoncolan, per cui tutti i commentatori hanno detto: Hai vinto finalmente? Bravo, ma ora spostati che domani c’è lo Zoncolan. Invece Het Nieuwsblad, oltre a titolare Eindelijk!, che significa finalmente, ha ricordato tutti gli undici secondi posti di Nizzolo. E il bello di un Giro scremato è che può diventare democratico per cui la squadra più miserella e scalcagnata del World Tour ha già vinto due tappe in questa edizione.

L’Affinisseur.

Ciclismo fluido

Il mondo è sempre più fluido dal punto di vista etnico e geografico, checché ne dicano i sovranisti, compresi quelli ex-giustizialisti neo-garantisti, o gli integralisti neri, e per fare un esempio (im)pertinente di recente nella rubrica musicale ho scritto del saltarello suonato dagli australiani, del blues suonato pure dai bianchi e del reggae cantato dalle tedesche, anche se Bob Marley tra una canna e l’altra avrebbe detto che possono farlo solo quelli iscritti all’albo dei rastafariani. Quindi non c’è niente di strano che sugli Appennini si disputi un tappone alpino o quasi. La tappa è in ricordo di Bartali e proprio a Ponte A Ema parte la fuga, non tutti sono d’accordo e qualcuno dal plotone grida che gli è tutto sbagliato, ma alla fine la fuga va. Lo sconfitto di ieri, Evenepoel, dice che non è finita finché non è finita e devo dire che sono d’accordo finché sono d’accordo. L’inviata RAI dal paese ospitante a sua volta ospita un giovane musicista che vuole rendere un omaggio a Battiato definendolo cantautore, ma non sono cose che si dicono, cantautore sarà lui e chi non gli ha insegnato le buone maniere. A proposito di buone maniere, oggi la tappa è anche in ricordo di Martini e lo scrittore parlante rimpiange le persone educate di una volta, quelle che avevano i valori di una volta rimpianti da Pancani, mentre Borgato aveva già rimpianto i nonni di una volta e poco dopo il Supercittì rimpiange i massaggiatori di una volta: che volta quella volta! Il Supercittì e tutto il ciclismo italiano intanto esultano per un simbolico riconoscimento fatto a questo sport: Elia Viviani è stato scelto come portabandiera per le Olimpiadi, così almeno si rende utile, a parità di opportunità con Jessica Rossi, una che spreca le pallottole sparando ai piattelli, ma non dico quale miglior utilizzo potrebbe farne. Pare che la reazione di Elia sia stata discreta e non si è fatto dare subito una bandiera per sventolarla sulle teste degli altri ciclisti gridando Alé-oò, perché il suo diesse dice che dentro è inglese, evidentemente se il mondo fluisce i luoghi comuni ristagnano, però alle 5 p.m. Viviani si è puntualmente avvicinato all’ammiraglia per prendere la borraccia del tè con i pasticcini. All’arrivo Viviani è stato intervistato da AdS che ha riproposto la vecchia gag dell’anello, perché è una che si interessa di gossip, cioè è un’impicciona, ha scritto un libro su Coppi e la Dama Bianca con dentro tutti i cavoli loro, e insomma insiste perché Elia sposi Elena, che poi neanche vincono più niente cosa aspettano? Elia invece ha parlato del fratello Attilio che è stato convocato al Giro perché ci fosse qualcuno che lo sopportasse, ma Attilio si è ritagliato il suo spazio in questa corsa, e infatti il fratello di Viviani contende al figlio di Minali la maglia nera ma per ora è in vantaggio Riccardino Minalino.

Per quanto riguarda la tappa finalmente ha vinto Andrea Vendrame, uno che non ha un buon rapporto con gli automobilisti e corre per la AG2R, cioè una di quelle squadre francesi che se non fosse per le regole del World Tour in molti non vorrebbero nemmeno che fosse invitata, ma intanto questi ogni anno vincono almeno una tappa. Vendrame era nella fuga giornaliera, ma dietro c’è stata battaglia tra gli uomini di classifica, anzi no, perché ogni tappa alpina che si rispetti, anche se si corre sugli Appennini, viene affrontata con cautela in vista di un’altra, che però sarà a sua volta affrontata con cautela in vista … insomma sono arrivati in un bel gruppotto di oltre 30 non belligeranti, e solo Nibali ha preso qualche secondo di vantaggio, perché, dopo averci provato invano con Ciccone, se n’è andato da solo in discesa con la scusa che la strada era brutta e preferiva farla in testa, però Bernal non ha gradito, ha talmente poca fiducia o molta paura che teme pure l’Uomo dal braccio rotto. Però non è stata una giornata sprecata per Bernal, che infatti all’arrivo si è ritrovato senza nessuno sforzo supplementare due titoli mondiali juniores nella mtb, perché AdS, come fosse Re Mida, ha tramutato in oro le medaglie d’argento e di bronzo che Egan vinse a suo tempo

Amaarae – Fluid

Covid battuto

Quelli di Het Nieuwsblad ne capiscono di ciclismo e oggi ricordano la vittoria di quel gran corridore che era Cadel Evans nella tappa del Giro 2010 corsa sulle strade bianche. In Italia nonostante gli amarcord e le immagini in bianco e nero e le mitologie e le agiografie a volte la memoria è corta. Però quelle di oggi secondo il plotone non sono proprio strade bianche. Non so, a me sono sembrate abbastanza bianche, bianchicce, sfumature di bianco o grigio, o forse intendevano che non è la stessa cosa della corsa di Siena. Invece c’erano le salite e anche il finale per le stradine strette del centro storico dove la volata bisognerebbe affrontarla in testa, e la tappa che era anche Wine Stage, perché al Giro si celebrano e reclamizzano più cose contemporaneamente, è venuta come piace ai suiveurs sadici, con bagarre, attacchi, crisi, polvere. La Ineos ha sfiancato il gruppo, a un certo punto sembrava fatica sprecata, ma poi hanno iniziato a staccarsi gli uomini di classifica, e tra questi Evenepoel, era prevedibile data la lunga lontananza dalle corse e la difficoltà a guidare sullo sterrato e in discesa, ma in RAI volevano vedervi a tutti i costi un blocco psicologico del ragazzino belga, e quando a un certo punto si è staccato l’auricolare questo significava chiaramente nervosismo, blocco psicologico, mancanza di fiducia in sé stesso, paura di essere abbandonato dai compagni, senso di inadeguatezza, desiderio del latte materno, o forse no. Però Evenepoel con un piccolo aiuto dall’amico, si fa per dire, Almeida era a un minuto dal gruppo di Bernal, ma è stato quando Stefano Rizzato dalla moto ha detto che lo vedeva meglio e si era ripreso che il distacco si è dilatato fino ad arrivare a oltre due minuti. La squadra di Bernal è più forte di quella del belga che da giorni è un po’ dispersa, ma nel finale Egan ci ha messo del suo, si è scatenato e ha staccato tutti i rivali di classifica, ma non ha vinto la tappa. Davanti infatti, alla fuga di giornata era stato concesso un grande vantaggio, sufficiente per arrivare, e alla fine in testa sono rimasti due ciclisti giovani ma pratici di terreni accidentati: Alessandro Covi ex crossista e lo svizzero Mauro Schmid che è biker crossista e alle Olimpiadi correrà su pista. Ha vinto Schmid perché è passato in testa nelle strettoie del centro di Montalcino, e al battuto è toccato pure di essere chiamato Alessandro Covid da AdS, la quale, avendo poco tempo a disposizione per il Processo, piuttosto che mostrare le premiazioni o sentire qualche intervista, preferisce l’attualità proponendo pezzi scritti da Zavoli 50 anni fa.

Evenepoel nella polvere, ma non in senso figurato.

La Zeriba Suonata – ferri corti

Lo so che ho gusti musicali strani, mi piace il reggae suonato dai bianchi, anzi dalle bianche, e il brit-pop fatto dagli scandinavi, soprattutto The Cardigans che non si sono mai sciolti anche se l’ultimo disco risale al 2005. Insomma i membri del gruppo non sono mai arrivati ai ferri corti, anche perché Nina Persson, la cantante con due occhi che non finiscono mai, in sala di incisione per non annoiarsi preferisce quelli da calza.

I Need Some Fine Wine And You, You Need To Be Nicer

Ancora spot

Il Giro scremato arriva al Sud ma non troppo, a Guardia Sanframondi in provincia di Benevento passando per la salita del Calvese, maledetta da Binda, che a detta di un vetero-tifoso del luogo è “abbastanza durissima” e ne parla come se quella volta in cui vinse comunque Binda lui fosse stato presente, ma fatti due conti è improbabile. Non si poteva pretendere che il Giro arrivasse a Caserta dove non gliene frega niente a nessuno, e poi qui la carovana non avrebbe avuto dove passare perché quando hanno decretato che ci si poteva ristorare solo all’aperto i ristoratori non se lo sono fatto dire due volte e stanno occupando tutti gli spazi possibili e già per i pedoni ci sono difficoltà a muoversi ma penso che tra poco di problemi ne avranno pure i motorizzati. Ma il Paese lo esige, per dire stamattina fuori a un bar di quelli lussuosi c’erano due che mangiavano come se fossero andati alla mensa della caritas e avessero trovato chiuso, evidentemente quando si dice che certi politici edonisti parlano alla pancia delle persone si intende in senso letterale, e praticamente quello che si riteneva il Paese del Gusto è ormai diventato il Paese del Disgusto.

Ancora si parte con una notizia cattiva e una buona. La cattiva è il ritiro di Caleb Ewan che è caduto sotto una galleria, anzi si è ritirato come ci si aspettava, anzi ha preso una botta al ginocchio, non si è capito bene cosa è successo ma, anche se ieri aveva detto che gli sarebbe piaciuto terminare la corsa perché per la prima volta si trovava in testa alla classifica a punti, nessuno gli ha creduto ed era prevedibile che per centrare il suo obiettivo di vincere tappe in tutti e tre i grandi giri dovesse risparmiarsi sforzi inutili in salita. Comunque sia il Giro che fin qui era stato discretamente cremoso riprende a scremarsi perdendo questo incrocio tra McEwen e Cavendish le cui volate un giorno saranno esposte al Museum of Contemporary Art di Sidney. La buona notizia è un nuovo spot, non tanto per il prodotto pubblicizzato che è roba ottenuta riciclando materiale, che sarebbe sempre più ecologico delle vetture ibride, ma per la testimonial che è Giada Borgato in persona e, dato che quando ci vuole ci vuole, in questo video è davvero graziosa.

Anche oggi arriva la fuga e vince il giovane francese Victor Lafay, che in curriculum aveva una vittoria in una corsa semipro e una commozione cerebrale, precedendo Francesco Gavazzi più vecchio di 11 anni. AdS dice che si attendeva di più dall’altro fuggitivo Campenaerts che sarebbe più esperto, ma subito viene contraddetta perché in realtà il cruccio di quel disastro del belga è quello di essere bravo a cronometro e a tirare il gruppo, che è un po’ la stessa cosa, ma di non aver fatto granché nelle prove in linea. Ma AdS, non contenta, prima dice di non aver visto Bardet finora e la regia tempestivamente manda le immagini della sua fuga dell’altro giorno in compagnia di Bettiol e Ciccone, e poi assegna la maglia ciclamino alla classifica dei traguardi volanti. Ma la preoccupazione principale di tutta la squadra RAI è come si pronuncia il nome di Attila Valter, che ha già attirato tifosi dall’Ungheria, intesa come nazione e non come Loggia. Valter ha iniziato con la mtb e solo a 18 anni è passato alla bici da strada, quella che AdS definisce bici da corsa come se in mtb si stesse fermi sul posto, e i suoi idoli infatti sono stati Absalon e Schurter ma in tv vedeva pure Bodrogi che però a un certo punto prese la cittadinanza francese. E si vede che di ciclismo su strada Valter ne capisce ancora poco perché ha detto che la sua squadra è la più forte del mondo, ma lui non corre né con la Ineos né con la Jumbo né con la Deceuninx, ma con la Groupama diretta da Madiot e Maudit, che non sono una coppia di comici, almeno non ufficialmente.

In chiusura del Processo viene trasmesso un nuovo spot per la sicurezza sulle strade. In questo video ci sono tre personaggi inespressivi che sono a turno a piedi in bici e in auto, si incrociano più volte e rispettando le norme nessuno investe nessuno. Quello che non è chiaro è se gli autori hanno immaginato una situazione tipo Io sono leggenda in cui i tre sono gli unici sopravvissuti sulla Terra dopo una terribile pandemia o dopo che tutti gli altri sono morti per un’indigestione universale dopo essersi abbondantemente ristorati, oppure se si tratti di un caso di stalking triangolare.

L’ultima cartolina dell’ex ungherese a fine carriera.

Fernando contro tutto

Anche alla partenza della tappa di oggi ci sono brutte notizie, una interna e una esterna. Dall’estero arriva la notizia dell’annullamento della Parigi-Roubaix per il secondo anno consecutivo, una incongruenza dato che in Francia il Tour si correrà regolarmente e si disputano anche tante altre corse e corsette, una disdetta per le donne che non riescono a correre la prima edizione della prova femminile e anche per certi vecchietti come Stybar che non so quante altre occasioni avranno nelle loro carriere. E a proposito di vecchietti, l’altra notizia è il ritiro di Pozzovivo, e anche se era andato benino nella cronometro questo suo continuo infortunarsi e riprendersi sembra quasi accanimento terapeutico, e se a fine stagione non si ritira mi sa che bisognerà abbatterlo, dopo Rebellin ovviamente, salverei solo Casagrande perché l’ambiente delle marathon in mtb è pieno di vecchietti, c’è meno stress e poi finché non c’è stato il covid dopo le gare c’era il pasta-party in cui con la scusa di recuperare le energie si mangiavano cofane di spaghetti, altro che il riso scotto di Froome.

Ieri parlando di sicurezza e lancio delle borracce AdS incitava i ciclisti alla disobbedienza civile e a lanciarle tutti le dove gli pareva. Quando oggi a un certo punto ne sono volate alcune sembrava quasi che le avessero dato ascolto, ma gli uomini RAI si sono poi accorti che era una zona verde e quindi i ciclisti stavano rispettando le regole. Anzi, i corridori mi sa che vogliono evitare AdS e il suo Processo e per questo vanno a una media bassa per arrivare tardi e ridurre la durata della trasmissione che alle 18 si chiude. Un messaggio ambiguo arriva anche da Giada Borgato che, incerta se fosse più opportuno un attacco in contropiede o un colpo di mano, auspicava un attacco contromano. Ma Giada deve solo chiedere e viene subito accontentata. Succede che Fernando Gaviria, consapevole di non poter contare su un compagno capace di tirargli la volata, cioè quel Molano che è stato difeso proprio dalla Borgato, e forse ritenendosi battuto allo sprint, ha tentato il colpaccio che gli è riuscito più di una volta, quello da finisseur a corta gittata, e a 500 metri è partito in contropiede contro mano contro vento. A quel punto Ewan portato in carrozza dai compagni fin lì ha dovuto prendersi l’onere di inseguirlo, ma in progressione con i suoi tempi, e poi lui non teme il vento perché basso com’è il vento lo prende chi gli è alla ruota e quello era Cimolai, e sembrava proprio come se Ewan potesse finire per tirare la volata a Cimolai ma questi non è riuscito neanche a uscirgli dalla scia e anzi deve aver pensato che seguendo quel diavolo di un tasmaniano avrebbe fatto almeno secondo e così è stato. Ma a questo punto bisogna citare Fellini, non con la “e” finale che Felline è arrivato undicesimo e chissà se riuscirà mai a vincere una corsa importante, ma con la “i”, cioè proprio il regista che polemizzava con gli spot durante i film, e quelli che i film li trasmettevano farciti di pubblicità dicevano che vabbe’, ma se li gira pure lui, ma Fellini criticava quando e dove li inserivano, la famosa storia che non si interrompe un’emozione. E mi chiedo appunto se durante le partite di calcio dopo un gol mandano la pubblicità, semmai uno spottino breve, ma nel Giro Rai succede invece che appena arrivano i primi non solo partono tre minuti almeno di spot ma cambia pure trasmissione palco e commentatori, e quando riprendono il collegamento hai dimenticato pure che corsa era, e poi a sentire AdS altro che emozione, viene lo sconforto.

Treno contro treno tra tre notizie

Oggi la tappa è partita con tre notizie, una buona una cattiva e una bah. La buona è il ritorno alle corse dell’Airone Rosa di Maastricht, che punta alla cronometro delle Olimpiadi e tornerà in gara al Giro della Svizzera, un po’ come dire che di lavorare per Roglic al Tour non se ne parla proprio. La notizia bah è la rielezione di Malagò alla Presidenza del CONI, c’erano due candidati dal mondo del ciclismo e avremmo visto volentieri al vertice dello sport italiano Antonella Bellutti, mentre l’altro speriamo solo che si convinca ad andare finalmente in pensione, insomma poteva andare peggio. La brutta notizia è il ritorno dello spot delle barrette miracolose che proprio pensavo scongiurato, ma come dicevano in RAI Cassani è capace di fare più cose contemporaneamente: cicloamatore, maratoneta, Commissario di Tutti i Commissari Tecnici, commentatore (attività iniziata quando ancora correva), autore di libri e almanacchi, testimonial di più sponsor e di iniziative varie, e può ancora puntare a presentare il prossimo Sanremo o succedere a Mattarella. Ma per quanto riguarda il commento tecnico c’è Giada Borgato che è sempre più preziosa, ad esempio quando Pancani stava ipotizzando, anche se con tutte le cautele, che forse ieri era posizionato troppo avanti il vigile frangiflutti che è stato travolto da Dombrowki (che deve essere il tipo che di fronte a un bivio lo imbocca), lei ha subito precisato che queste persone fanno corsi di aggiornamento e quindi sapeva dove mettersi. E poi è di Giada la perla linguistica della giornata, quando di Mollema dice: “Usa usare questi lunghi lunghi rapporti”, che è una frase pure musicale e potrebbe affiancare Cassani nella conduzione di Sanremo. Ma tornando al tema dell'(in)sicurezza, oggi ne è capitata un’altra da antologia (dell’orrore) con Pieter Serry abbattuto dall’ammiraglia della Bike Exchange, gente che dai tempi in cui si chiamavano Orica già sapevamo che non sanno portare gli autobus, e stavolta il guidatore, poi squalificato, era in amabile conversazione e scambio di indumenti con un auto dell’organizzazione, e come facilmente previsto dai ciclisti le regole per la sicurezza causano altro genere di incidenti. Serry tra l’altro quest’anno era già stato abbattuto dalla polizia in Catalogna. Sugli arrivi come quello di ieri un bel paragone viene da Matej Mohoric che non si fa problemi per non poter più andare in discesa nella posizione da lui inventata ma ha detto che arrivare nei centri cittadini come successo ieri è “come guidare le Formula 1 su un circuito di go-kart”. E Mohoric è stato uno dei protagonisti della tappa di oggi. I due corridori determinanti sono arrivati uno a quasi 9 minuti e l’altro a 19 minuti dal vincitore, ma si tratta di due passistoni, due treni che hanno lavorato per i compagni. Mohoric, dopo il ritiro di Capitan Landa, ha tirato per miriametri per portare all’arrivo il gruppetto con dentro Gino Mader che ha completato il lavoro, anche se nel finale ha temuto di essere beffato come alla Parigi-Nizza. Filippone Ganna invece si è inventato un ventaglio da falsopiano per sparpagliare il gruppo e semmai avvicinare i fuggitivi. De Marchi è stato la vittima principale di questo attacco e quando ha capito che non ce l’avrebbe fatta a raggiungere il gruppo dei migliori, e non sto parlando di banchieri, ha mollato e probabilmente già starà pensando a una vittoria di tappa da conciliare con la buona classifica di Dan Martin. Ma quelli che vanno più forte al momento sono i due sulla cui forma c’erano molti dubbi, Bernal ed Evenepoel, con Ciccone in subordine e criticato da Cassani perché non corre con giudizio. Ma alla fine, quando i precipitosi cronisti RAI stavano già dando la maglia rosa al ragazzino terribile belga che oggi aveva un’espressione da assassino cinico e spietato, o era soltanto inespressivo, facendo i conti si scopre invece che tomo tomo cacchio cacchio il primo in classifica è il giovane ungherese Attila Valter, primo in maglia rosa del suo paese, e che, come ci ricorda Het Nieuwsblad, fu uno di quelli che al mondiale bagnato di Harrogate caddero nelle pozzanghere della cronometro, e ora e sta a vedere che i francesi della Groupama dopo averci provato con i connazionali Pinot e Gaudu hanno trovato nell’est sovranista l’uomo per le corse a tappe. Come ormai tradizione celebriamo il processo al Processo, in cui AdS con l’incompetenza che le compete dice che la Ineos poteva benissimo venire al Giro solo con Ganna e Bernal, che forse voleva essere una esagerazione retorica, ma inopportuna nel giorno in cui hanno lavorato molto anche Moscon e Castroviejo, quest’ultimo anche con una ruota forata, e poi Martinez ha fatto un bell’attacco per far lavorare i rivali. Sempre più insostenibile, AdS fa le domande ma poi risponde lei stessa o non è contenta finché il malcapitato intervistato non dice quello che le aggrada, quando si dice il piacere di confrontarsi. Poi a fine giornata, da un altro sport, arriva una quarta notizia, pure questa buona e giusta, e dovrebbero essere d’accordo anche quelli che preferiscono i ciclisti che corrono spesso rispetto a quelli che si prefissano solo pochissimi obiettivi stagionali: Marcell Jacobs, uno che non ha paura di gareggiare e corre all’aperto e indoor, ha stabilito il nuovo primato italiano nei 100 metri togliendolo a uno che corre poco perché si risparmia e poi è impegnato a girare gli spot pubblicitari.

Nervi a fior di pelle e pelle di banana

Al giro scremato oggi c’è stata una tappa piatta piattissima, quasi una tappa di trasferimento come c’erano una volta e come una volta c’è stata la fuga-parenti con Lorenzo Fortunato accolto a Bologna come avesse appena vinto il Giro. C’è spazio per gli Extraliscio che all’inizio mi incuriosivano, oggi meno, perché quel loro leader lì non mi convince, non mi sembra sincero, e poi c’è l’intervistatrice che tra Romagna e Pantani provoca un’ondata di banalità e luoghi comuni. C’è tempo anche per riprendere qualche moto che sfreccia sull’autodromo di Imola, ma questa è una cosa inopportuna in quanto è stato vietato il super-tuck perché pericoloso e perché il pubblico era portato a emulare i discesisti folli, ma se si ritiene che il pubblico del ciclismo è facilmente impressionabile non mostrategli le moto col rischio che poi lo spettatore si metta a correre nel traffico cittadino piegandosi nelle curve, che poi non è molto lontano da quello che accade realmente nelle città. Ma il fatto è che il Giro in bici è sponsorizzato dai motori, anzi c’è una guerra di sponsor tra i due commissari. Il Super Commissario di Tutte le Nazionali Cassani pubblicizza una marca d’auto, mentre una marca concorrente è reclamizzata da Saligari, che passò al ciclismo con molta voglia di imparare e per questo faceva sempre domande, tanto che Baronchelli disse che gli sembrava un commissario e da lì gli venne il nomignolo, e poi nello stesso spot ci si mette pure Pastonesi che gironzola su una motorella eufemisticamente definita bici a pedalata assistita. Però quest’anno Cassani non è più testimonial delle barrette miracolose e forse per ripicca mangia prodotti genuini locali in favore di telecamera. Siamo dalle sue parti, il supercittì ne approfitta per ricordare Monica Bandini ma per dare l’idea del tempo passato dalla vittoria mondiale di Bandini e compagne fa una cosa che sarebbe contro le buone maniere, cioè chiede l’età di Giada Borgato che però non si fa problemi a dirla, e del resto se qualcuno fosse curioso basta un qualsiasi sito di ciclismo. Si va verso il mare e si pensa alle vacanze, ma si scopre anche una grave carenza legislativa perché il legislatore ciclistico ha proibito ai ciclisti di lanciare borracce e gettare cartacce, ma delle bucce di banana, che sono biodegradabili ma scivolose, non ha detto niente e allora che si fa? In attesa di una risposta dall’UCI i ciclisti possono approfittarne per alimentarsi con tutto quello che non rientra nelle categorie delle cartacce e delle borracce e portarsi dietro uova, come Binda, gavette pentole tegami e volendo anche una moka ma quella forse non serve poi vedremo perché, e poi si può continuare a sperimentare con le lingue e ancora Garzelli parla di “pelle di banana”. L’andamento lento si vivacizza in vista del traguardo volante e, sarà che le varie classifiche non sono ancora definite, quest’anno non ci sono cortesie per i traguardi parziali ma sprint combattutissimi, i fuggitivi Tagliani e Marengo fanno una volata che sembrano WVA e MVDP e poi arriva lanciatissimo il gruppo. L’avevano appena definita una tappa rilassata e rilassante, ma con un relax simile chi ha bisogno di stress? In gruppo diventano tutti nervosi, ecco perché dicevo che della moka non hanno bisogno, Sivakov la settimana scorsa aveva detto che il capitano è Bernal ma che in corsa può succedere di tutto, e infatti è caduto. Poco dopo è caduto anche Landa, stavolta non per colpa sua ma per una deviazione improvvisa di Dombrowski che ha abbattuto un vigile spartitraffico, e così il Giro scremato perde altri pezzi. Intanto la regia continua a perdere le volate e a non far capire cosa succede e si perde le acrobazie di Caleb Ewan che vince uno sprint confuso in cui l’unica certezza è il secondo posto di Giacomo Nizzolo che si avvia a stabilire un record. Ma ancora più confuso è il Processo dove AdS invita a parlare tre persone contemporaneamente e subito toglie la parola a tutte e tre per sentire una quarta. Poi accenna al rapporto di Alessandro De Marchi con la scrittura, ma rimanda a domani, e allora c’è l’internet per scoprire che ha partecipato a un libro a più mani pubblicato da quelli di Bidon, ma quest’anno un’altra iniziativa interessante è il Diario dall’ammiraglia di Giovanni Ellena, diesse al servizio del Principe Duca Conte, pubblicato su Cicloweb.

Una simpatica action figure in pelle di banana raffigurante il Delfino di Bibione Franco Pellizzotti.

Toccata dalla fuga

Sono passati una ventina d’anni dal momento migliore per i ciclisti campani, quando Totò Commesso e Giuliano Figueras dal napoletano vincevano belle corse anche se meno di quanto promettevano da dilettanti. Ora sembra il momento di Vincenzo Albanese dal salernitano che si sta specializzando nella classifica degli scalatori delle prime tappe, quando centra le fughe e col suo spunto velocino vince i GPM sulle prime pedalabili salite, insomma una specie di Gran Premio della Collina. Sembra che non abbia vinto ancora niente perché l’unica vittoria nel calendario professionistico Albanese l’ha ottenuta al Matteotti quando era ancora under 23 e fu convocato nella nazionale di Cassani. Oggi la concorrenza era maggiore perché c’era più gente in fuga e la Fuga è stata l’argomento principale di discussione. Dicono che Mirko Rossato, guidatore dell’ammiraglia della Bardiani e più o meno direttore sportivo, si è arrabbiato perché i fuggitivi andavano troppo veloci e secondo lui così non si riesce ad arrivare al traguardo, ma forse parlava dei suoi, perché uno è arrivato ed era il primo a non crederci, il paesebassino Taco Van Der Hoorn, qualche vittoria in carriera ma come Merlier al suo primo grande giro. Durante la diretta Pancani ha fatto una domanda a Borgato che era quasi una gaffe, perché le ha chiesto se era la tipa che andava in fuga, ma che domande, l’unica vittoria tra le élite, il campionato italiano 2012, la ottenne proprio con una bella fuga. E nel finale, quando Taco non si arrende e resiste al gruppo che lo bracca o quasi, e tutti fanno il tifo per l’unico sopravvissuto della fuga, Giada sembra molto coinvolta, si alza dalla sua postazione e sembra identificarsi nel fuggitivo ed è davvero contenta per la sua vittoria.

Il Giro era la Festa di Maggio ma è diventata la Festa dell’Omaggio, che gli omaggi si sprecano, finiscono per sovrapporsi, inizia il Processo con due secondi di Paolo Conte e AdS dice che quello era un omaggio, perché lei fa un omaggio con la destra, uno con la sinistra, con i piedi no perché le servono per fare la sua televisione. Ma questo Giro si prospetta molto interessante anche dal punto di vista linguistico. Giada Borgato dice che nel finale c’è uno “strappellotto, come si usa dire”, ma non specifica dove si usa dirlo, sarà una via di mezzo tra uno strappo e uno zampellotto. Garzelli invece conferma che la pronuncia ufficiale della corsa è il veneto perché il cognome del neozelandese Patrick Bevin lo pronuncia “Bevìn”, più veneto di così.

Un simposio della sezione veneta del “Patrick Bevìn Fans Club”.