La Zeriba Suonata – la folla era scatenata

E’ morta Elsa Quarta, cantante leccese che ha avuto una certa fama negli anni 60, un’epoca in cui c’era una netta divisione tra interpreti, musicisti e parolieri e i primi si può dire che dovevano accontentarsi di quello che gli passava il convento e alla Quarta non è che andò molto bene. Non era una ragazza yé-yé, si può dire anzi che le sue canzoni tristi su amori finiti erano ancora legate ai melodrammatici anni 50.

Solo nel 1967 sembra che una sua canzone parta un po’ più pimpante, lei si rivolge a dei ragazzi che stanno suonando, forse vuole unirsi all’allegra brigata, e invece no, come non detto, gli dice Ragazzi non suonate più perché la canzone gli ricorda il suo ex, che ha tradito i sogni di lei e ha dato a un’altra i baci suoi, che eufemismo. Elsa Quarta incise anche canzoni in spagnolo e in turco e soprattutto nella seconda fase della sua carriera cantò molto all’estero al punto che discogs etichetta i suoi dischi come schlager. Poi nel 1985 incise il suo ultimo 7 pollici dedicato allo sport, con due canzoni piene zeppe di retorica imbarazzante in un linguaggio rudimentale, opera di mestieranti semisconosciuti. Il lato B è intitolato Azzurri Battimani e non si capisce se queste due parole sono sostantivi aggettivi o chissà cosa’altro, forse è meglio non saperlo, ma questa sorta di inno avrebbe fatto la sua figura cantata sui balconi qualche mese fa. Il lato A si intitola Viva la bicicletta ed è dedicato al ciclismo, ma la particolarità del testo è che, retorica per retorica, ci si aspetterebbe di sentir cantare delle eroiche gesta di eroici scalatori, ed è vero che quelli erano piuttosto gli anni di Moser e Saronni e la bandana ancora non si sapeva cos’era, ma siamo pur sempre in Italia dove c’è gente che vorrebbe vedere le salite anche nei velodromi. E invece la canzone parla proprio di sprint, di pista, di 6 giorni, di folla scatenata che aspetta la volata, e nomina il Vigorelli, ma la cosa alla fine non sorprende perché qui c’è un piccolo conflitto di interessi: Elsa Quarta è sposata con Sante Gaiardoni.

Viva la bicicletta

Sante Gaiardoni è stato campione olimpico nella velocità e nel chilometro a Roma e tra i professionisti ha vinto due mondiali nella velocità. Su strada ha vinto da dilettante la classica Milano-Busseto. Erano anni in cui anche il ciclismo su pista era molto popolare e infatti c’è una foto in cui Gaiardoni è premiato da un’altra cantante e non proprio l’ultima: Mina.

Tornando alla canzone, se i nomi degli autori della musica e dei testi diranno qualcosa solo agli addetti ai lavori, quello che sorprende è il nome del produttore, famoso sì ma in tutt’altro campo, trattandosi dello storico rivale di Gaiardoni, Antonio Maspes che di mondiali ne vinse ben sette.

Maspes è quello con la maglia iridata.

Elsa e Sante  si sposarono nel 1963 e, in tempi in cui il gossip non riguardava la metà della popolazione come accade oggi, erano così popolari che alle loro nozze ci fu il miracolo della moltiplicazione degli invitati: Gaiardoni raccontò di aver prenotato per 200 ma poi si presentarono in 800 e i guadagni dei due successivi mesi di gare servirono a pagare la differenza, perché, anche se oggi può sembrare strano, a quei tempi si guadagnava anche con la pista. Un’ultima curiosità è che quasi tutte le canzoni di Elsa Quarta erano scritte da poco noti mestieranti ma uno dei suoi primi singoli fu Esta Noche composto dal Maestro Gorni Kramer, che all’anagrafe faceva Gorni di cognome mentre il nome Kramer era dovuto all’ammirazione del padre per Frank Kramer, tanto per cambiare uno dei primi campioni della pista.

Ciclismo alcolico

Già il nome GranPiemonte con cui è stato ribattezzato il Giro del Piemonte sembra quello di uno spumante, in più ieri si è corso nelle zone dei vini che sono molto apprezzati dai cronisti RAI, soprattutto da De Luca che sta coltivando sempre più un’altra passione, quella per l’architettura, perché sta sempre lì a parlare di architetti, torri, campanili, palazzi e tecniche di costruzione. Ma ieri durante la diretta anche gli altri dello staff della RAI sembravano aver già apprezzato i vini locali perché le solite chiacchiere sembravano più incespicanti e a vanvera del solito e quando si è parlato della cancellazione dei mondiali in Svizzera e della ricerca di una nuova sede, per come la facevano facile, sembrava quasi che chiunque possedesse un terreno con un paio di stradine asfaltate alla bell’e meglio potesse candidarsi per ospitare il mondiale. Poi chi come me è abbastanza ignorante in Storia ieri ha scoperto con dispiacere che anche da quelle parti a Monforte c’erano i Catari e quindi in RAI ne hanno approfittato per una nuova puntata sull’argomento così se quest’anno il Tour non passa per Albi la lezione l’abbiamo fatta lo stesso. La diretta è stata lunga e c’è stato spazio anche per un più ardito esempio di logica aristotelica ciclistica di cui scrissi giorni fa, cioè che se si corre nelle terre dei vini tra i favoriti c’è Ulissi perché lui è della zona dei vini anche se toscani. E Ulissi manco a farlo apposta ha sfiorato la vittoria ma come al solito gli è mancato un qualcosa per vincere, una goccia di tempismo o di fortuna, mancando di un nulla un clamoroso inseguimento al neozelandese George Bennett. E ora un altro fatto clamoroso è che tra i maggiori favoriti per il Lombardia di sabato, nonostante abbia vinto solo due corse in carriera, c’è questo trentenne che è esploso tardi e in genere fa il gregario e dopo la corsa ha detto che quest’anno avrà libertà solo in queste due corse, ma è tra i favoriti non per una valutazione del suo potenziale bensì per il modo in cui ha staccato tutti su una salita non molto selettiva. E anche Ulissi è tra i favoriti per il Lombardia perché quest’anno rispetto al solito ci sono in meno una decina di km e diversi avversari impegnati nel Delfinato e come dicono in Piemonte fusse che fusse la vorta bbona?

Bennett offre un goccio agli amici.

FRUGALI-BUM-TA’

Nel varietà della politica italiana qualcuno invocava il modello fiscale olandese, molto conveniente per chi ha i soldi e vuole continuare a tenerli tutti per sé, però neanche il tempo di raccontare una barzelletta al pubblico pagante che al numero successivo l’Olanda che poi si chiamerebbe Paesi Bassi invece di ringraziare te la trovi alla guida della compagnia di giro dei paesi frugali e diciamo la verità: la frugalità non si addice a un paese crapulone come l’Italia.

 

Appunti per una storia di zombies

Una cosa che proprio non mi piace è lo spreco di cibo, fosse anche la pizzetta o il gelato caduti per terra, ho ascoltato troppe storie di fame della guerra ma anche del dopoguerra e di fame tanta se ne vede anche oggi sia per strada che nei media. Di più, mi lascia perplesso anche l’utilizzo di prodotti alimentari per altri scopi come le cure di bellezza, forse sarà mia ignoranza sulle materie prime usate, però vedendo ad esempio una bacinella di cioccolato da spalmare su qualche corpo io penso che sarebbe meglio spalmarla su una fetta di pane per qualche bambino di quegli stessi paesi che il cacao lo esportano, ma a questo punto voi mi direte che questo è un falso problema perché quel bambino neanche ce l’ha una fetta di pane a disposizione. Comunque sia, pensavo che allora sarebbe bella una storia di zombies, un film o un fumetto, in cui, in uno di quei paesi che esportano cacao, dei bambini zombie assaltano un centro benessere e mordono i clienti dando vita un miscuglio di sangue e cioccolato, una cosa schifosa tanto più per me che non sono amante dell’horror e però questo film lo vedrei, soprattutto se mi mandate un biglietto omaggio perché vi ho regalato questo piccolo spunto, insomma questo spuntino.

Con gli zombies vai tranquillo perché essendo sfatti non si può dire che sono disegnati male.

L’Età del Loro

Non mi viene da dire l’espressione “ai miei tempi” né di pensarla, non rimpiango tempi mitici in cui le cose erano migliori, e sì che avrei l’età per farlo. La memoria che perde offusca i ricordi e fa filtrare più le cose positive che quelle negative, ma in compenso si possono rivedere certe cose quasi come fosse la prima volta ed è lì che possiamo ragionare dei tempi mitici. Lasciamo stare gli aspetti sociali e quelli alimentari spesso tirati in ballo in quei discorsi, posso dire che già di fronte ai famosi filmati di Carosello o a scenette comiche di vecchi varietà spesso mi sono chiesto che cosa avessero di tanto eccezionale. E poi nei giorni scorsi Raisport ha replicato la perla di sport relativa al Giro di Lombardia del 1985 e di motivi per non rimpiangere quelle telecronache ne ho notati un bel po’: cronaca limitata agli ultimi 25 km che allora era già tanto mentre oggi anche da Amburgo ne trasmettono il triplo, incapacità di eliminare i suoni esterni e quindi voce di De Zan coperta dallo speaker e per la nostra conoscenza va bene che la RAI l’abbia riproposto pari pari e non l’abbia fatto rimasterizzare da Steven Wilson, poi De Zan, certo appassionato competente ed educato ma con gli spettatori, un po’ meno con gli intervistati, parla e straparla, distribuisce notizie e nozioni come se fosse wikipedia e imposta tutta la telecronaca come un compito in cui ci deve essere un’introduzione uno svolgimento e un finale con riassunto esaustivo. E questo può essere un esempio di qualcosa che può essere rimpianto ma ingiustificatamente, e però ogni generazione ha il suo periodo mitico che, guarda un po’, coincide con quello della degenerazione secondo la generazione precedente, e forse i retroguardoni rimpiangono solo l’età della loro giovinezza, l’estate del loro contento, e infatti dal dopoguerra si sono succedute diverse età dell’oro l’una dietro l’altra. Però una cosa mi chiedo: ma quelli che il mondo di una volta e il cibo di una volta e i dischi di vinile, se devono farsi un’iniezione cosa usano, mica comprano le siringacce di plastica? Useranno certamente quelle belle siringone analogiche di vetro nel loro pregevole bollitore di metallo.

Perline di Sport – Nicolino l’imperfetto

Se non siete sciovinisti che si interessano solo dei ciclisti italiani e avete due quarti d’ora di tempo mettetevi comodi prendete mezzo chilo di popcorn o di patatine ma se preferite va bene anche qualcosa di  commestibile e una bibita supergassata superenergetica supercool o un vin brulé ghiacciato, insomma quello che preferite, perché ora parliamo e vediamo in azione Niki Terpstra che si è fatto male in un periodo negativo. C’è stato il gravissimo incidente di Zanardi, poi, non so se è una coincidenza oppure no, subito dopo che qualcuno aveva ipotizzato che Zanardi stesse al cellulare al momento dell’impatto, il Presidente della Lega dei ciclisti professionisti ha invitato i suoi iscritti a non fare video mentre pedalano, e chissà che non si riferisse soprattutto alla bionda trentina e ai suoi videini uau che viene da chiedersi se è la stessa che fa prodezze in bicicletta soprattutto su pista o è solo un’omonima che le somiglia, e però ci sta bene in questo post in cui parliamo appunto di ciclisti imperfetti, e dicevo quei videini poi la Gazzetta subito li ricondivide col mondo intero. Niki Terpstra qualche giorno prima per scansare delle oche aveva urtato un sasso ed era caduto. Ora non so cosa è successo da quelle parti, a leggere Het Nieuwsblad c’era solo preoccupazione per le condizioni del corridore che erano gravi, fosse successo qui probabilmente ci sarebbe stato il processo al proprietario delle oche e alle oche medesime che qualcuno avrebbe proposto di abbattere. Poi per fortuna Niki si è ripreso velocemente e ha lasciato l’ospedale però proprio le classiche del nord a lui congeniali rischiano di essere compromesse, o almeno la preparazione. Ma questa è la terza grave caduta di Terpstra in neanche due anni e il motivo per cui siamo tutti qui riuniti è che qualcuno ha insinuato che quando un ciclista cade spesso è segno che si è fatto vecchio. E infatti Terpstra ha da poco compiuto 36 anni e però sembra ancora un nome seminuovo perché è maturato lentamente, ha iniziato a vincere su pista, inseguimento a squadre e poi 6 giorni, mentre su strada era gregario e cronoman. Poi si è sbloccato nel 2012 diventando ufficialmente uomo da classiche, in primavera vinse la Dwars door Vlaanderen succedendo a Nick chi cazzo è Nuyens e però già in quel caso vediamo che rischiò di cadere dopo il traguardo. Vinse in quella che diventerà la sua maniera, con fughe da lontano preferibilmente solitarie, salutò Vanmarcke che a sorpresa aveva battuto Boonen all’Het Nieuwsblad, staccò Chavanel e il giovane Wallays e arrivò da solo, festeggiò un po’ troppo e per fare uno di quei gesti simbolici che vai a capire che cosa vogliono simboleggiare rischiò di cadere. Ma quelli che vanno bene sulle pietre non dovrebbero essere bravissimi in bicicletta? E lo stesso dicasi dei pistard, quale lui pure era? E i seigiornisti dovrebbero essere anche dei furbastri vecchie volpi capaci di mettere nel sacco avversari più forti (vedi Duclos-Lassalle ai danni di Ballerini alla Roubaix 1993). Dovrebbe essere così, ma sempre in quel 2012 a fine stagione lo ritrovammo in fuga alla Paris Tours con Marcato, secondo l’anno prima dietro l’altro astro nascente pure lui in ritardo Van Avermaet (era periodo di stelle nascenti) e voglioso di rifarsi, e ti aspetteresti il seigiornista scafato che beffa lo stradista che la pista mai l’ha vista, e invece Nicolino, impaurito dal sopraggiungere di quel bestio di Degenkolb, tirò la volata a Marcato che deviò impercettibilmente per tutta la larghezza della carreggiata ostacolando Laurens De Vreese e vinse con l’olandese che arrivò terzo in una corsa che proprio non gli riesce di vincere. Però in compenso, anzi stra-compenso, Terpstra ha vinto ancora la Dwars, Harelbeke, la Roubaix sempre in fuga da solo, fino al capolavoro del Fiandre 2018, mentre Marcato e De Vreese non hanno vinto più niente e si sono riciclati il primo come gregario nelle squadre di Saronni e il secondo come rapper dell’Astana. Poi vai a capire come succede che una squadra francese di seconda fascia lo strappa allo squadrone belga dal nome cangiante, forse molti soldi, e va a finire che lui non vince più nulla, ma pure il cosiddetto Pacco del Lupo non sembra più quello di una volta e Terpstra avrebbe potuto continuare a esserne capitano, visto che Gilbert se n’è andato Stybar le corse più importanti le sfiora soltanto e i giovani sono cresciuti solo anagraficamente e per il Fiandre sperano addirittura nell’esordiente Alaphilippe. Però è davvero il caso di dire che l’importante è la salute.

L’ho scritto che una delle cose di Terpstra che a me piacciono e ai giornalisti no è il fatto che parla poco?

La Zeriba Suonata – tutta la vinta davanti

Una radio televisiva ascoltata per pigrizia durante l’agile lavoro, un pezzo mandato più volte che alla fine si è ficcato in testa, e allora, superando i miei pregiudizi sui cantautori, tra i quali questo tipo potrebbe essere stato iscritto anche a sua insaputa, e i (t)rappers, perché quel nome singolo e strano mi insospettiva, e infatti da quel genere proviene, ho visto tutti i video che ho trovato del cantante romano Gazzelle, e mi è venuto da pensare che sulle sue canzoni o almeno su alcune si potrebbe fare della facile sociologia su una generazione annoiata apatica disperata senza valori tendenzialmente anaffettiva e bla bla bla, ma non lo so, né lui aiuta molto perché per fortuna è un tipo riservato e non sta a raccontare i cavoli suoi come fanno altri soprattutto quelle che hanno avuto le malattie. Certo non è negativissimo come Vasco Brondi ma neanche allegro come Cesare Cremonini, a volte ricorda piuttosto il Luca Carboni malinconico, augurandogli di non crescere patetico come il bolognese che oggi sembra uscito da un film di Jerry Calà. Poi per quanto riguarda i valori e tutto quello che fa Premio Tenco questi per me sono dettagli, come valore vale di più la sua abilità con le rime e i giochi di parole, lui che ha tutta la vita davanti/ sì, davanti a un bar”, ma per chi ci tiene a quelle cose diciamo che nel video di Stelle filanti interpreta un rider che consegna un macpanino a un ragazzo nero, e infatti lui si è schierato contro le politiche del Capitano. Poi per quanto riguarda il discorso dell’apatia e della paura dei sentimenti qui vi posto apposta Martelli, il pezzo con più pathos.

La fase rosa

Il calcio riparte perché ci sono in ballo montagne di soldi, qualche altro sport ricco si accoda, ma a ruota per ora non c’è il ciclismo, anche in Romania hanno spostato il Sibiu Tour che sarebbe stato importante per le squadre in difficoltà compresa la polacca CCC, eppure rispettando il distanziamento sociale si potrebbero fare delle cronometro, oppure la mtb solo su single track. Invece per la mtb va anche peggio rispetto alla strada, perché la Provincia molto autonoma di Trento ha cancellato le gare internazionali di mtb che dovevano svolgersi a settembre, perché sono vietate manifestazioni con più di 1000 spettatori e in effetti tra parenti e turisti per caso capitati nei paraggi si poteva arrivare anche a 1001, forse anche 1002 presenze. Però direi che se è quello il problema le gare per dilettanti e anche alcune per professionisti possono svolgersi tranquillamente, per non parlare poi di quelle delle donne. Eppure la Gazzetta sta facendo tanta pubblicità per le donne in  bicicletta o forse no. Non so quanti spettatori ha portato al ciclismo Puck Moonen con le sue foto social, in genere senza la divisa delle squadre che l’hanno finora ingaggiata, ma dalle sue parti il ciclismo va forte di suo. Però da un po’ anche la Gazzetta ci ha preso gusto a pubblicare video di belle e giovani cicliste, che forse ne approfittano per cercare qualche sponsor, cosa legittima dato che non sono pagate come i colleghi maschi, però i video di Letizia Paternoster sono poco più che ragazzate, niente a che vedere con quelli divertenti e professionali di Jolanda Neff, e la trentina la preferiamo quando corre con una scaltrezza sorprendente per la sua età e per dire i due giri finali del mondiale dell’americana madison che si sono inventati lei e Elisa Balsamo sono una delle azioni più spettacolari della breve annata. La Gazzetta poi ha voluto diversificare l’offerta e alla biondina Pasternoster ha affiancato la brunetta Rachele Barbieri con un video in cui non riesce a riparare la ruota bucata, anche se il vero problema di Rachele è di non riuscire a tornare ai livelli di quando vinse il mondiale dello scratch, e qui bisognerebbe indagare su come funziona il ciclismo femminile in cui molte ragazze si ritirano proprio all’età della Barbieri o poco più. E voi penserete meno male che ci pensa la Gazzetta a pubblicizzare il ciclismo femminile, ma andiamoci cauti. Il fatto è che siamo in una fase in cui le gare vere non sono iniziate, quelle virtuali sono finite perché i ciclisti possono allenarsi dal vivo, cioè in strada, e non sapendo di cosa parlare ci si butta sul gossip e la rosea dà spazio anche a Moreno Moser che è arrivato alla categoria under 23 ha capito cos’è il ciclismo e ha preferito fare altro, tipo trovarsi una fidanzata famosa, e allora ti viene il sospetto che la Gazzetta il pubblico non lo vuole portare al ciclismo femminile ma vuole tenerselo per sé.

Mangiare le medaglie non ingrassa.

ll COVID dei sogni

Dai, siete persone intelligenti e a quella propaganda che diceva che uscendo dalla chiusura avremmo scelto dopo attenta meditazione un mondo più vivibile non ci avete creduto? Infatti ecco qua che con la scusa di rilanciare l’economia si prospettano cose che neanche i peggiori liberisti avrebbero sperato: finalmente debellare lo spettro delle tasse e abbattere vincoli spesso ambientali e infine occupare quello che resta degli spazi pubblici, spiagge marciapiedi e anche carreggiate stradali, per concederli a bar e locali affini. E non ridete ma piuttosto state attenti che quel balcone dove applaudivate e facevate altre scemate non ve lo requisiscano per metterci un tavolino di qualche povero bar.