La Zeriba Suonata – privi

Privi del chitarrista Fausto Mesolella, morto un anno fa, del serioso prefisso Piccola Orchestra, della Sugar di Caterina Caselli e di tanta napoletanità in cui aveva nuotato soprattutto il cantante Peppe Servillo, che ancora al Sanremo ultimo scorso era a cantare una brutta canzone dell’evitabile Enzo Avitabile,  un po’ a sorpresa sono tornati gli Avion Travel, con l’album Privé, che contiene, secondo me, una delle canzoni migliori della loro carriera, il singolo Come si canta una domanda. La canzone era stato scritta da Servillo e dal contrabbassista Ferruccio Spinetti per l’album Leggera del duo Musica Nuda, quindi si può dire che rimane in famiglia, manca solo l’altra metà del duo, la cantante Petra Magoni, ma lei canta da jazzista mentre gli Avion Travel hanno fatto le cose migliori quando hanno fatto pop e basta.

 

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Giro al largo

Quando la fascetta o la pubblicità di un libro dice che è un caso editoriale, quello è un caso in cui giro al largo. Quando sulla fascetta o nella pubblicità di un libro ne parla benissimo uno scrittore famoso di quelli che vanno in televisione, è sempre un caso in cui giro al largo, soprattutto se già giro al largo da quello scrittore famoso che va in televisione.

Quando il libro è di una casa editrice piccola, pure locale, che c’è di male? Ma se è stampato con un brutto font, quasi baroccheggiante, che chissà cosa si credono di fare, giro al largo. Quanti giri mi tocca fare in libreria.

 

Contagio

Se in una famiglia qualcuno si becca un’influenza, un virus, facile che contagi gli altri familiari. Ora è vero che Elia Viviani e Elena Cecchini, nonostante gli sforzi di AdS che non si fa i cavoli suoi, non sono coniugati, ma comunque Elena è stata contagiata dai successi di Elia e, dopo due anni, in cui ormai stava finendo a fare la gregaria della treccina francesina che poi neanche lei vince, è tornata alla vittoria sempre in Turingia, battendo in volata una forte come Coryn Rivera, anche se l’osso più duro rimane AdS.

e poi chiudiamo

Un’ultima cosa sul Giro d’Italia e poi non ne parliamo più. Il sito del giornale fiammingo Het Nieuwsblad posta la foto di uno degli italiani protagonisti al Giro, con qualche riga di commento. Ma non si tratta di Pozzovivo né di Viviani che corre per lo squadrone belga.

Il futuro del Giro e del Ciclismo

A chiusura di questo Giro d’Italia faticoso e con tanti inconvenienti, la Zeriba Illustrata non assegna maglie e trofei, non da voti, ma come commento finale racconta cosa faranno o dovrebbero fare alcuni protagonisti.

CHRIS FROOME. Detto molto sportivamente, vada al Tour e corra per vincere. Così almeno al Mondiale non avrà più energie.

TOM DUMOULIN. Si dia un soprannome da solo, scelga quello che più gli piace e finiamola qui.

THIBAUT PINOT. Se potesse farsi cittadino italiano per un giorno e chiamarsi Teobaldo Pinotti. Vorrei sentire i tifosi travestiti da deficienti gridare “Dai Teobaldo!”

SIMON YATES. In famiglia al momento il miglior risultato in un grande giro resta il quarto posto al Tour di Adam, che è anche quello che va meglio in linea. Per cui se il gemello Simone si da una botta di umiltà in testa male non gli fa.

FABIO ARU. Scendi giù!

ALEXANDRE GENIEZ. Non correndo il Tour può concedersi uno strappo alla regola francescana della vita da ciclista e pranzare nel suo ristorante preferito, scoperto per caso una volta che provava una discesa: la “Trattoria Al Curvone”.

Geniez, impareggiabile animatore di tavolate in allegria.

ROHAN DENNIS. Ma vuoi proprio puntare ai Grandi Giri? Ci sono tante altre cose nella vita, ciclistica intendo.

DOMENICO POZZOVIVO. Al Robertino del ciclismo italiano Massimo Troisi consiglierebbe di toccare le donne, di andare a rubare, che in gergo ciclistico si può tradurre “Attacca, vinci qualcosa”.

Pozzovivo e il suo DS discutono la tattica da seguire in corsa.

GIUSEPPE FONZI. Andrà alla Biblioteca Nazionale e chiederà tutti i libri di Alfonso Gatto, che lui non sa bene chi sia, forse un parente di Oscar, che quindi quando dice certe cose è interessato. E quando troverà scritta la famosa frase “Tutti primi al traguardo del mio cuore” di nascosto tirerà fuori dalla tasca posteriore un piccolo marker nero, di quelli cinesi che fanno disastri sulla carta, e cancellerà la frase in questione. Restituendo i libri penserà tra sé: Gatto, fatti i cazzi tuoi!

STEFANO RIZZATO. Tra qualche settimana seguirà il Giro d’Italia Femminile e potrà dimenticare tutte le brutte cose sentite durante il Giro maschile, che poi sono quelle che raccontava lui. E l’anno prossimo uno scatto d’orgoglio, basta con le rubriche di curiosità tipo giornale di enigmistica e parli di ciclismo. O di figa, come gli consigliava Cicloweb.

ALESSANDRA DE STEFANO. Lasciali in pace quei due, ora devono pensare a correre in bicicletta, poi quando si ritireranno potranno sposarsi tutte le volte che vorranno. Cioè non volevo dire questo, sono stato frainteso, ma insomma ci siamo capiti, una cosa per volta.

LAURA BETTO. La ragazza ne capisce di ciclismo e si appassiona ancora, per cui può fare di meglio che recitare piccole particine scritte da altri. Propongo l’hashtag Bet-too.

Com’è difficile trovare una foto della Betto in bicicletta.

IL GOVERNO DEL  CAMBIAMENTO. Il governo prossimo (s)venturo vuole mettere mano alla Legge Fornero, così il ciclista Davide Rebellin e il biker ex ciclista Francesco Casagrande potranno finalmente andare in pensione. Altrimenti bisognerà abbatterli.

IL FUTURO DEL GIRO. Ma il Giro mai come quest’anno si è visto che ha bisogno di grossi capitali, e con l’attuale congiuntura economica e politica e il rischio che il Governo del Cambiamento ci faccia uscire dall’Europa, disprezzare da tutte le agenzie di rating  e ridurre in miseria, non è detto che ci sia la possibilità di continuare a organizzarlo, per lo meno come l’abbiamo conosciuto in questi anni. Ad esempio, invece di limitarsi a partire dall’estero si potrebbe disputare completamente in altri paesi, con passerella finale sfacciatamente sponsorizzata dallo sponsor di Marcello e disputato negli stabilimenti A. sul circuito denominato Shamp-Élysées, o potrebbe diventare una corsa minore, con squadre africane emergenti dall’Eritrea e dal Rwanda, i meccanici per rendere le bici più aerodinamiche dovrebbe toglierle campanello e portapacchi, ci sarebbe più spazio per i ciclisti italiani, soprattutto per la squadra del Principe che venderebbe tutti gli altri suoi titoli nobiliari per fare cassa e guiderebbe i suoi uomini dalla sua fiammante apecar blu, la classifica più che dalle imprese sarebbe determinata dalle crisi di fame, ma sarebbe un ciclismo pulito, perché non ci sarebbero soldi per l’antidoping ma neanche per il doping, tanto meno ci si potrebbe permettere i motorini nascosti. Il pubblico seguirebbe il Giro scroccando i giornali o la differita di mezzora alle tv in bianco e nero nei Bar dello Sport, che sostituiranno i locali falliti uno dopo l’altro, e vecchi rincoglioniti dall’alimentazione precaria racconterebbero di Tour vinti da Chiappucci. Ma ci sarebbe da stare attenti alle miss, che sul palco, per la fame, invece di baci potrebbero dare morsi.

Finiamo come abbiamo iniziato, con i Blonde Redhead che cantano Pink Love. Questa canzone si potrebbe proporre come sigla della prossima edizione al posto di quel video che per musichetta e immagini sapeva un po’ di french touch anni 90 di seconda scelta.

Poteva andare peggio

Poteva andare peggio, l’ultima tappa è pericolosa, ma per fortuna sono stati limitati la retorica, il celebrazionismo, il fabrettismo, il marchettismo. C’è stato un riassunto del Giro di Fabretti e Garzelli, un’accoppiata che poteva essere fatale dopo il pranzo domenicale, poteva indurre una pennicchella col rischio di risvegliarsi a tappa conclusa, se la tappa fosse stata normale, ma così non è stato. Come concludere il Giro? Con una cronometro che può lasciare insoddisfatti per scarso spettacolo o ribaltoni immeritati (vedi Fignon e pure Fignon), o una crono a inseguimento, tipo Gundersen, in tempo reale, come volete chiamarla, così arriva il primo, il secondo, il terzo, il primo italiano che non è prima del quinto, ma poi o la limiti ai primi 20 e non sarebbe giusto nei confronti degli altri, o aspetti 5/6 ore i comodi di Fonzi o chi per lui. Già, alla fine si parla solo di Froonzi, del primo e dell’ultimo, e nessuna gloria per quelli in fondo alla classifica che non hanno neanche la soddisfazione della maglia nera, come Simion o Frison. Ma dicevo l’ultima tappa, si potrebbe prendere ispirazione dalle piccole corse a tappe, dove i ciclisti sanno che non è ancora finita e c’è ancora un arrivo come quello di Nizza o il Muur del Binck Bank Tour,  oppure si opta per la più tradizionale passerella finale, ma che sia tale e non si rischi di compromettere tutto con una caduta o una foratura, insomma un circuito di 50 km, che sono sufficienti per fare quello che si deve fare, su larghe strade cittadine, e per esempio se volete arrivare a Roma si va all’EUR dove hanno fatto il GP con le auto elettriche. E invece già sono tutti stanchi, i ciclisti, le fidanzate dei ciclisti, tutta la carovana e pure noi spettatori che seguiamo la corsa da più di tre settimane e avremmo anche altro da fare, e non bastasse il megatrasferimento da Cervinia, ci sono pure 110 km finali, con partenza alle 4 di pomeriggio, ner centro de Roma pieno de buche e de sampietrini. In RAI sono occupati a parlare di cose loro in un clima goliardico e si accorgono tardi che il gruppo va piano, e che si discute tra leader del gruppo e rappresentanti delle istituzioni. I ciclisti forse non hanno molto tempo di informarsi o comunque non si aspettavano un fondo stradale in quelle condizioni e così hanno fatto il gioco dei Poteri Forti che non sanno più cosa inventarsi per mettere in cattiva luce la Giunta del Cambiamento, non mi chiedete il cambiamento di cosa, e riescono a ottenere una meganeutralizzazione. Parte la corsa vera, davanti vanno a tutta quelli interessati alla tappa, dietro gli altri se la prendono comoda e Froome, in compagnia di tutta la squadra e del Coso di Maastricht, si fa la più lunga e tranquilla passerella della vita. In volata Bonifazio fa a testate con tutto il gruppo, Viviani parte in testa ma, sempre per mettere in cattiva luce la Giunta del Cambiamento della Giunta, sbanda con la ruota posteriore, e vince Sam Bennett ancora con la fidanzata al seguito. Finisce senza incidenti, ma poteva andare peggio, poteva piovere.

Anche Het Nieuwsblad si allinea con i famosi Poteri Forti