Perline di Sport – Primo Maggio di passaggio

Forse non tutti sanno che nell’albo d’oro del G.P. di Francoforte, nelle sue varie denominazioni, figurano entrambi i fratelli Zberg, Beat e Markus, vittoriosi a distanza di 5 anni l’uno dall’altro, e se ci fosse stata anche la prova femminile avrebbe sicuramente vinto anche la sorella Luzia. Questa corsa, una delle poche con la data fissa, il primo maggio, posta tra le classiche del nord e i grandi giri, è anche la più importante corsa in linea vinta da Baldato e Garzelli, mentre nel 1997 per Michele Bartoli, che pochi giorni prima a Liegi aveva fatto uno dei suoi capolavori e qui batté con una gamba il vincitore uscente del Tour de France, era un trofeo da riporre vicino agli altri, se c’era un po’ di spazio.

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Il Paese stretto

Scrivevo ieri che in Lussemburgo, stretti tra paesi ciclofili, corrono anche lì. E aggiungerei che, stretti tra paesi alcolici, bevono anche lì, o fanno bere le vincitrici straniere di passaggio, come Letizia Paternoster e Sofia Bertizzolo.

Scrivevo ancora che dopo il Festival Elsy Jacobs, che è la corsa di cui si parla, torneremo a dimenticarci del Lussemburgo. Sì, ma non c’è fretta.

 

librerie diseducative

Vado in libreria, alla sezione sport, tante volte è uscito qualche libro in occasione del Giro, e invece c’è un invadente libro sul pallone messo davanti a quei pochi sul ciclismo e lo sposto da lì senza pensarci due volte. Cerco anche un libro sui Talking Heads, non ce ne sono, purtroppo ce n’è uno su Ligabue con una sua foto da giovane in copertina che ha attirato una ragazza, e poi ne ho contati ben 5 su Vasco Rossi, che io mi chiedo cosa ci scrivono in quei libri, cosa si può dire su gente che di suo non è in grado di dire niente.

Una libreria dopo la presentazione di un libro su Vasco.

Il Granducato, anche suonato

Uno se lo dimentica il Lussemburgo. Poi alla Liegi vince Jungels, dicono che è il terzo lussemburghese a vincere questa corsa, e tu ti sorprendi e ti chiedi chi erano gli altri. E invece solo pochi anni fa ci fu l’impresina di Andy Schleck, che si pensava potesse vincere molto più di quello che alla fine hanno totalizzato lui e il fratello Frank, pure chiacchierato. E i due Schleck sono comparsi quando ancora Kim Kirchen non era stato costretto a smettere per problemi di salute. Ma i lussemburghesi nel ciclismo ci sono sempre stati, non solo Charlie Gaul; stretti tra paesi ciclofili, tra Francia Belgio e Olanda, vuoi che non corrano anche loro? In campo femminile oggi c’è soprattutto Christine Majerus, brava su strada e nel cross, ma la più importante del Granducato è stata Elsy Jacobs, anche perché vinse il primo mondiale su strada nel 1958, e non fu un episodio, perché vinse ancora un argento su strada e un bronzo nell’inseguimento, e furono longevi lei, che si ritirò nel 1974, e il suo primato dell’ora, stabilito sempre nel 1958 e battuto da Mary Cressari solo nel 1972.

Elsy Jacobs morì nel 1998 e dieci anni dopo le dedicarono una corsa, che fino al 2011 era in linea e poi diventò a tappe e si chiamò Festival Elsy Jacobs. La prima edizione fu vinta da Monia Baccaille e terza si piazzò Marina Romoli. Poi una razzia di Vos e Van Der Breggen, che lo diciamo a fare? L’anno scorso vinse proprio Majerus, che se non ci riusciva almeno una volta pareva brutto, e ora è in corso l’edizione 2018. Poi dopo, con calma, ci dimenticheremo di nuovo del Lussemburgo, che per motivi strani diede il nome allo strano progetto Grand Duchy formato dalla bassista Violet Clark e dal marito Charles Thompson che nella circostanza sfoggia il nome d’arte delle grandi occasioni, Black Francis, che questa è una cosa che non ho capito: il principale problema dei Pixies sembra sia stato soprattutto il rapporto conflittuale e poi la sostituzione dell’insostituibile bassista Kim Deal, e Black ce l’ha in casa la bassista, anche se però lei preferisce altro genere di musica, più sull’elettronico, e si sente, ad esempio in questa Seeing Stars tratta dal primo omonimo album Petits Fours, che risale proprio a quel 2008 in cui partì il Festival Elsy Jacobs e direi che il cerchio si può chiudere così.

Fa’ la cosa sbagliata – momenti nordici topici

La stagione delle classiche di primavera, come tradizione, si conclude prima della primavera medesima, e in questo post vorrei riassumerla in 8 immagini che immortalano delle azioni sbagliate, da non fare a casa.

La Gent Wevelgem si conclude con la volata di un gruppo numeroso e tutti i velocisti si buttano sulla loro destra. Sagan invece si butta sulla sua sinistra, dove c’è più vento, e invece di essere frenato, batte tutti gli altri che prima si ostacolano tra di loro e poi troppo tardi cercano di prendere la scia dello slovacco, ma bisogna capirli perché nessuno ha piacere a stare dietro un Peto, tanto più se contro vento.

Esiste un record del mondo di salto in alto in bicicletta, probabilmente ufficioso. In genere ci si provano i crossisti già abituati a saltare gli ostacoli artificiali inseriti nei circuiti, ma comunque il ciclista che salta deve rimanere in bici. Se invece preferite lo stile fosbury datevi all’atletica leggera, è più sicuro, perché non sempre, o quasi mai, dietro steccati e siepi si trovano materassi per un comodo atterraggio. Ma se proprio volete provarci, come ha fatto Oscar Riesebeek al Limburgo, ingannato dalla curva in discesa di Jan Tratnik, ecco, la prossima volta (inteso nell’accezione italiana, non come Volta Limburg) invece che lo sloveno, seguite Geniez e poi opplà (senza la “h” perché così sarebbe una squadra dilettanti italiana), sarà comunque meno pericoloso che continuare a seguire il francese.

Avete presente quei ciclisti che non possono partecipare al Giro, infortunati o non invitati, che iniziano a dire ma non so, non credo di seguirlo, anzi proprio no, come offesi se non invitati o troppo dispiaciuti se infortunati. Beh, lasciateli perdere e guardate questa foto: non è un fotogramma di Fantozzi contro tutti con i reduci dall’allenamento per la Coppa Cobram. Sono invece Rudy Barbier, Roxanne Fournier e Chloe Hosking che si sono sfracellati al Fiandre e sono stati curati all’Ospedale di Geraardsbergen ( 33.000 abitanti: se fosse Italia avrebbero già tagliato l’ospedale). Intanto sarei curioso di sapere cosa hanno consigliato i medici a Chloe Hosking per la convalescenza, visto che lì non è neanche in condizione di stare seduta, ma neanche due settimane dopo sarà dall’altra parte del mondo a vincere i Giochi del Commonwealth. Qui i 3 (de)relitti si sono coalizzati, o sarebbe più giusto dire coagulati, per impossessarsi manu militari (è singolare non perché in latino si dice così ma perché è già tanto se hanno una mano sana cadauno) di una stanzetta col televisore e continuare a seguire la corsa.

Ma cosa hanno poi visto i tre invalidi? Per un bel po’ di minuti e chilometri hanno visto Niki Terpstra a bagnomaria tra i tre all’attacco e il gruppo inseguitore, ma non guadagnava sui tre ed aveva sempre il gruppetto alle spalle. Ok, Niki, c’hai provato, ora rialzati perché questa è una corsa in cui bisogna risparmiare più possibile. Invece Terpstra niente, continua, e quando si continua spesso lo si fa imperterriti, e quando arriva l’Oude Kwaremont in due pedalate è sui tre davanti, e in altre due pedalate i tre davanti sono già dietro. Un capolavoro di autogestione, e con questa vittoria Terpstra si colloca tra i grandi olandesi delle classiche, non al livello di Raas e Kuiper, ma certo in compagnia di Knetemann, Rooks, Van Der Poel, Dekker, Boom, no, Boom no.

Lo Scheldeprijs è la più facile delle corse sul pavé ma anche la più pericolosa. Intanto, proprio perché poco selettiva, si viaggia sempre in gruppone, e poi si può scivolare, si può finire contro un’auto che non dovrebbe stare dove sta, e poi può passare il treno. Su questo punto da quest’anno i regolamenti sono più severi, e succede che una trentina di ciclisti, dietro una moto incauta, che le moto in Belgio è meglio lasciarle stare, attraversa un passaggio a livello col rosso, e scatta una squalifica all’ingrosso. Tra i puniti c’è anche Arnaud Démare e questo dimostra che Démare può essere squalificato, nessuno glielo impedisce.

La multidisciplinarietà: bel concetto ma la parola è troppo lunga; se vogliamo continuare a parlarne si dovrebbe trovare un sinonimo più breve. I suo sostenitori dicono che correre su pista fa bene, insegna tante cose. E la gara che insegna più trucchi e trucchetti è la 6 giorni, e anche se ce ne sono sempre meno e non hanno più i cast stellari di una volta, comunque una regola da osservare per vincere la Roubaix è di non portarsi dietro nel velodromo un seigiornista o un pistard, soprattutto uno di quelli vincenti ed esperti come Duclos-Lassalle. Insomma quello che invece fa Sagan con Dillier, ma una volta arrivato nel velodromo di Roubaix il funambolo Sagan sembrava trovarsi a suo agio anche in pista e infatti parte da sprinter e vince. Però anche così c’è un rischio seppur piccolo, perché questi sono tempi di fake news e proprio in quei giorni c’è stato il pesce d’aprile secondo cui Pozzato era stato ingaggiato per rinforzare (!) la Bora. Ecco, se si astraesse la foto sotto dal contesto della storia di questa Roubaix, si potrebbe insinuare una combine. Hanno sospettato anche di Vino che alla Liegi 2010 si trovò nel finale con Kolobnev e si dice che gli avrebbe proposto dei soldi per perdere, che, se vero, sarebbero stati soldi buttati perché non si è mai visto Kolobnev vincere una corsa, figuriamoci qui, dove, anzi, se guardate bene, quella che è una stretta di mano dopo l’arrivo potrebbe essere spacciata per un lancio all’americana.

Sempre a proposito di Roubaix, con tutti gli strumenti tecnologici che abbiamo oggi per comunicare, se hai avuto un contrattempo, se fai tardi, se sei ancora al Carrefour de l’Arbre e ti hanno detto che i primi sono già arrivati e ha vinto Sagan e per giunta fori e devi cercare una ruota a quell’ora in fondo alla corsa e la trovi perché per fortuna c’è un’ammiraglia rotta sul carro attrezzi e puoi continuare perché ormai ti sei incaponito e questa Roubaix la vuoi concludere, almeno telefona, manda un messaggino, perché altrimenti rischi di trovare tutto chiuso, non ti hanno lasciato neanche un goccino di champagne, e devi pure fare questioni col custode del velodromo per farti aprire, e per fortuna il custode non ha il libro di un ex ciclista abruzzese al posto del cuore e non infrange il sogno del lituano Evaldas Siskevicius di concludere la Roubaix anche se fuori tempo massimo.

Fare la cosa giusta o quella sbagliata? Fare o non fare? E sì, perché anche il non fare è a suo modo un fare, ce lo fa capire Giada Borgato quando ammonisce che non bisogna prendere indecisioni. E quando si passa dalle Fiandre alle Ardenne, e non c’è più il terreno per poter attaccare, volendo, anche dalla testa, insomma quando le corse diventano più tattiche, più controllate, allora indecidersi può essere fatale. E quando all’Amstel parte a sorpresa Valgren e alla Liegi Jungels si allontana a guisa di fagiano, dietro prendono delle importanti indecisioni, e finisce lì. Ora per le corse del nord, per le vittorie, per gli sbagli, se ne parla l’anno prossimo, a meno che qualcuno non voglia tentare l’esame di riparazione a Francoforte.

Garibaldi (il)

Si sta correndo il Giro di Romandia, poi ci sarà il G.P. di Francoforte, c’è una stagione di mtb ben avviata, ma lo so che ormai quasi tutti i ciclofili stanno già pensando al Giro d’Italia. E se finora quelli che sono fuori dal giro del Giro si sono chiesti cos’è e com’è il famoso “Garibaldi”, la guida della gara, ora possono consultarlo anche loro andando sul sito del Giro. E se Garibaldi inteso come Giuseppe non è stato mai scaricato da Anita, nonostante la sua fama (e fame) di seduttore, voi potete scaricare Garibaldi inteso come ilgaribaldi cliccando qui.