La faccenda del pubblico

Questo calcio sta dappertutto: che ci fa nella pagina del ciclismo di Het Nieuwsblad? E’ che pure lì ha fatto notizia l’apertura degli stadi italiani al pubblico. In Belgio niente, due Fiandre senza pubblico che già uno sembrava strano, al secondo per strada c’era solo un ragazzino, lo svizzero Schar per ringraziarlo gli ha donato una borraccia ed è stato squalificato in flagranza di reato secondo l’Editto Lappartient, ma tutti gli altri ciclisti avevano invitato il pubblico a stare a casa perché così potevano salire sui marciapiedi senza il rischio di abbattere qualcuno. Pure la stagione del ciclocross è stata senza pubblico, tutti davanti al televisore, se passavi per le strade deserte del Belgio all’ora italiana di pranzo sentivi il rumore dei campanacci provenire dalle case. Però i fotografi hanno detto che le foto così venivano meglio. In Italia invece la decisione a gamba tesa del Banchiere di aprire gli stadi al 25% del pubblico ha scatenato un effetto domino e dal Ministero di Cultura Spettacolo e Fuochi d’Artificio hanno detto che allora bisogna aprire pure teatri e cinema. E il Banchiere, che è uomo di poche parole perché tiene da fare, ha detto: E sia. E ieri il TG diceva che dal 26 aprile andremo a cinema e a teatro, un messaggio volutamente ambiguo, perché detto così sembra che sia un obbligo, come vaccinarsi dato che non farlo è ritenuto un’attività sovversiva. Però posso tranquillizzarvi perché non sarete tenuti ad andare a vedere una simpatica commedia di quel simpaticone di Salemme o il remake del sequel de I Fantastici 4 contro King-Kong, per ora non c’è l’obbligo. Si sorvola invece sul pubblico del ciclismo, perché come fai a dire che sullo Zoncolan potrà andare solo il 25% degli indiani? E intanto oggi si corre l’Amstel Gold Race in un circuito chiuso e vedremo se esiste il Cauberg senza il pubblico, io credo di no, penso piuttosto che è una salita che il pubblico la porta da casa insieme alle birre.

Dagli archivi dell’Area 51 una foto che dimostrerebbe l’esistenza del Cauberg senza pubblico.

La Biblioteca di Babele spiegata ai laureandi

C’era uno scrittore argentino che si chiamava Jorge Luis Borges che era davvero bravo a scrivere. Per intenderci, se hai presente Calvino, ecco, lui era ancora più bravo. E scrisse una raccolta di racconti intitolata Finzioni dove dentro c’era questo racconto intitolato La Biblioteca di Babele in cui ragionava di questa biblioteca che in pratica coincideva con l’universo, era sterminata perché c’erano tutti i libri immaginabili, che contenevano tutte le combinazioni possibili dei 25 simboli ortografici. Una comodità, se avevi una mezza eternità libera potevi cercare qualsiasi cosa.

La Zeriba Suonata – attualità drammatica

Quando si parla dell’attualità o della modernità di un artista io non capisco mai cosa si intenda, ma forse neanche quelli che ne parlano. Ad esempio ricordo che in passato quando si parlava della modernità di Dante, giusto per restare nell’attualità, si finiva a parlare della Democrazia Cristiana. Ma la sto prendendo un po’ da lontano e allora veniamo al dunque, diciamo che, se qualcuno oggi volesse fare una versione moderna e legata alla drammatica attualità di un classico brano romanticone, io ho una proposta per la sceneggiatura del video che vi vado a sottoporre.

Piove. Lei è fuori a un locale che si chiama Pink Flamingo. Le misurano la temperatura ed entra. Siede a un metro e mezzo da lui e iniziano a parlare. A un certo punto Lui dice: Toglimi le mani di dosso! Lei risponde: Guarda che le ho disinfettate con la soluzione alcolica. Lui continua: Io non ti appartengo, lo vedi e indicando il proprio viso coperto dalla mascherina le dice: Guarda questa faccia per l’ultima volta. E a quel punto a lei viene un dubbio, si abbassa la mascherina e fa altrettanto con la sua e poi esclama: Io non ti ho mai conosciuto. E neanche tu mi conosci. E lui: Infatti. Con queste mascherine è facile sbagliarsi. Io aspettavo un’altra, e ora quando viene devo rifare daccapo tutta questa scena madre, uffa. Così i due si salutano dicendosi Hello, Goodbye.

Soft Cell – Say Hello, Wave Goodbye

Pink Flamingo in pink.

Gente che pensano sempre ai soldi

Da quando c’è la pandemia con i problemi economici collaterali la CGIA di Mestre si è scatenata a fornirci dati e studi, e sono sempre in negativo, che poi così c’è il rischio che gli viene la depressione, e allora ascoltate un modesto consiglio, non state sempre a pensare ai soldi, distraetevi un po’, non dico vedetevi il ciclismo, ma chessò interessatevi di cultura ogni tanto, e se non sapete cos’è non c’è problema, apposta c’abbiamo l’internet, se digitate “cultura” su google qualcosa dovreste trovare.

Anime quasi morte

Ci sono anime che prima di passare completamente nell’aldilà cercano qualcuno che avevano perso di vista e pensano alle scelte fatte in vita e alle loro conseguenze. E ci sono altre anime che le guidano in questo passaggio. Quanto questo sia frutto della fantasia del fumettista cinese Golo Zhao e quanto sia già in filosofie e religioni di quel paese sterminato non chiedetelo a me, che mi limito a segnalarvi Soul Guide, tradotto in Italia da Bao Publishing. Golo Zhao è un autore prolifico premiato ad Angouleme già nel 2012. I suoi disegni sono potenti e suggestivi e infatti non lo conoscevo ma questo libro mi ha subito attirato grazie alla copertina.

Addio Super Tuck

Come era stato annunciato da tempo, terminano oggi le avventure di Super Tuck, il supereroe che non potendo gettare il cuore oltre l’ostacolo perché attaccato al cardiofrequenzimetro getta lo sterno oltre il manubrio. Il primo a interpretare Super Tuck è stato Matej Mohoric, seguito da Michal Kwiatkowski e Peter Sagan, ma la maggiore popolarità l’ha avuta con l’interpretazione di Chris Froome, a cui sono seguiti tanti altri, anche semplici caratteristi. Super Tuck è stato sconfitto dal suo acerrimo nemico, il villain David Lappartient nei panni di Monsieur Le Président, che l’ha messo in condizione di non nuocere, non tanto ai professionisti , ché di incidenti causati da quella postura non se ne ricordano, quanto ai giovani che lo emulano. Ed è qui che a guisa di fagiano parte la domanda: si tratta del solito autolesionismo del ciclismo (che sarebbe più corretto definire bicilesionismo) o è solo il suo pubblico a essere psicolabile e facilmente suggestionabile? Perché diversamente anche nell’automobilismo e nel motociclismo, per evitare emulazioni, dovrebbero mettere un limite di velocità di 70 km orari, anche 50 nei centri abitati come nel G.P. di Monaco. In realtà c’è pure un’altra cosa che mi chiedo: se Evenepoel fosse stato accucciato in quella posizione scendendo dalla Colma di Sormano sarebbe volato oltre il muretto?

Abbinamenti

Ieri ho voluto comprare un fumettino di Zerocalcare di appena 20 pagine, ma il fascicoletto era un inserto de L’Espresso, settimanale illeggibile nel quale tocca vedere pure che l’ultima pagina che fu del placido Umberto Eco è ora affidata a una scrittrice odiatrice ma che sta dalla parte giusta quindi nessuno se ne lamenta. Pazienza, però nel cellophane c’è pure un libercolo di poesie di Pasolini, ve le leggete voi, ma non è ancora finita perché, non so se la domenica funziona così, in abbinamento c’è l’altrettanto illeggibile quotidiano La Repubblica, sul qualche ci sono 4 righe 4 sul ciclismo e il cruciverba di Bartezzaghi che se si risparmiava le definizioni sui capigruppo del PD era meglio, poi nient’altro da segnalare. Sono sprechi che forse possono permettersi perché hanno aiuti dallo Stato questi giornali che predicano in coro i tagli alla spesa pubblica. E forse predicano anche la riduzione degli imballaggi e delle confezione degli alimenti, per cui la carta dei giornali si può sprecare così ma se fai la spesa devi portare a casa biscotti o fette biscottate già sbriciolati. Poi ci sono abbinamenti come quelli che si sono verificati negli ultimi due weekend di corse del World Tour che fanno piacere perché vengono premiati quei team che hanno sia la squadra maschile che quella femminile: la settimana scorsa in Italia doppia vittoria della Trek-Segafredo e ieri alla Ghent-Wevelgem doppietta della Jumbo-Visma con Wout Van Aert, che ha battuto tre italiani che non hanno voluto azzardare il colpaccio da finisseur, e Marianne Vos nella cui collezione mancava questa corsa.

Non era la Slovenia

Dopo il Tour dell’anno scorso conteso da due sloveni tutti esaltavano la Slovenia e Saronni che c’era stato diceva che lì ci sono gli investimenti e già dalla scuola vedono i ragazzi per quale disciplina sono portati. Chissà se si faceva così già quando a scuola ci andava Roglic perché il forte ciclista ha iniziato facendo salto con gli sci. E poi oltre Pogacar chi altro c’è? Giovani promettenti non mi pare, un talento inconcludente come Mohoric famoso più per un modo di andare in discesa che a giorni sarà bandito e qualche onesto ciclista che ogni tanto riesce pure a vincere. Ma non era la Slovenia che dovevano osservare, bisognava andare a vedere cosa succede in Danimarca, perché ormai ogni giorno c’è un danese che vince, a volte due, come pochi mesi fa quando due Pedersen vinsero due classiche nello stesso giorno. E vincono classiche e tappe, per ora non ancora i Grandi Giri ma per quelli potrebbe candidarsi il giovane Jonas Vingegaard che sta vincendo alla Coppi e Bartali. Può darsi che ora, come è già successo qualche anno fa con il boom degli inglesi, escano fuori i sospettoni che avranno pure la battuta troppo facile: c’è del marcio in Danimarca, contenti loro. Intanto ieri Kasper Asgreen, che non a caso è pure campione nazionale, ha fatto un’impresona all’E3 Prijs andando due volte in fuga e vincendo sulle stesse strade del Giro delle Fiandre, unica differenza oltre al chilometraggio è il fatto che qui affrontano prima il più breve Paterberg e poi il buon Vecchio Kwaremont, e secondo me è più micidiale la sequenza inversa.