casi umani

Ieri al Giro si è corsa una tappa evitabile e bivalente. Evitabile per i motivi della sua bivalenza, perché omaggio alla Gran Fondo 9 Colli e a Pantani. La tappa infatti ricalcava il percorso della 9 Colli e il mondo degli amatori a volte mi sembra un male necessario per il ciclismo agonistico, necessario più per il mercato che per l’interesse attorno alle gare e comunque per alcuni aspetti mi lascia perplesso. E non sono mai stato un ammiratore di Pantani, ma al di là di questo aspetto personale, dato che ha ancora tanti estimatori bisognerebbe ricordare loro che in bici bisogna indossare il casco e non la bandana e che in discesa è opportuno pedalare sulla sella perché posizionarsi dietro al sellino non è meno pericoloso della tanto criticata posizione alla Mohoric. Pantani era un forte scalatore ma al discusso Giro del 1999 era in testa alla classifica generale, a quella della montagna e a quella a punti, e poi dicono Bradley Wiggins, anche se mi lasciavano altrettanto perplesso anche le successive maglie rosa di quella edizione. Sta di fatto che Pantani suscitò molto interesse attorno a un ciclismo che di attenzione in Italia già ne aveva persa molta, penalizzato dallo spazio che le ritagliava la RAI e da cronache noiose impettite e nostalgiche con De Zan che anticipava di decenni l’attuale PdR, e per questo ora sembra quasi incredibile che questo sport che non riesce a fare notizia possa aver innescato allora una faccenda di scommesse e camorra. E ieri in tivvù c’era la mamma di Pantani e la sua ostinazione a chiedere e denunciare si può capire, meno lecito è pretendere che la seguiamo, lei ha anche detto che non avrebbe voluto partecipare alla trasmissione ma l’ha convinta AdS, di cui si deve ammirare l’empatia che crea verso chiunque anche se in questo caso avrei detto che se lei non voleva venire non insistere, o almeno facci vedere prima l’arrivo del terzo e del gruppo e poi inizi con la sezione Pantani. Che poi Pantani tutti gli vogliono bene, tutti lo ricordano, ma a lasciarlo in pace proprio non ci pensano, il punto è che ci si può ancora ricavare qualcosa, c’è chi ci scrive il libro (l’ha fatto anche lo scrittore parlante con un titolo stra-retorico) e chi ci fa il film, e ad esempio è uscito il film Il Caso Pantani – l’Omicidio di un Campione e la Gazzetta scrive: “è un noir contemporaneo, un thriller, ma anche un film d’inchiesta, un biopic, un film drammatico” e se c’era anche un po’ di slapstick lo andavo a vedere. Tornando alla tappa, è stata evitabile anche per il clima, freddo e pioggia, abbiamo visto la maglia rosa che in corsa sembrava intirizzito, è arrivata la fuga e nel finale c’è stato il momento di maggiore interesse quando erano in testa Narvaez e Padun, poi Padun ha avuto un problema alla bici ed è iniziato un appassionante inseguimento finito male per lo sfinito ucraino. Dietro altri casi umani, Fuglsang quando era già rimasto senza compagni ha forato e ha dovuto inseguire, e il suo problema è sempre quello delle difficoltà economiche dell’Astana, la sua bici ad esempio l’ha procurata Martinelli con la raccolta punti del discount più 39 euro. Altro caso umano, in testa al gruppo ha tirato a lungo la NTT poi in cima all’ultima salita è andato in testa Pozzovivo e si è girato a guardare quando scattava il suo capitano poi si è ricordato che stavolta era lui il capitano ed è finita lì. Insomma i corridori stanno prendendo freddo e acqua, potrebbero ammalarsi anche di malanni tradizionali, si dovrebbe arrivare tra una decina di giorni a Milano mentre la Lombardia è la regione più colpita dal covid, giacché siamo in Romagna non si potrebbero fare un altro paio di tappe in zona e finire a Milano sì ma Marittima che è uguale? Più o meno quello che ha chiesto la EF, cioè di concludere la corsa lunedì per le violazioni della bolla, ma questo Giro dopo aver superato lo shock della maglia della EF non teme più nulla.

Evenepoel twitta entusiasmo per il comportamento della sua squadra. Già, doveva essere lui il capitano al Giro, quindi se dovesse vincere Almeida non dite più che certe cose capitano sempre alla Van Der Breggen.

Just A Perfect Day

In questi giorni c’è stata la notizia di due positività, ma di quelle vecchio stile, il controllo per un giovane stradista e la squalifica di una meno giovane biker, e in altri tempi i media mediocri si sarebbero buttati su queste notiziole per fare titoloni a 9 colonne e ½ gridando Lo vedete che i ciclisti continuano a drogarsi? Ma ha fatto molto più notizia la positività al coronavirus di due girini, ed è curioso che al Tour c’era un regolamento molto rigido ma nessuna squadra è andata a casa, mentre qui c’è un regolamento più favorevole alla permanenza in corsa delle squadre coinvolte ma già due hanno fatto i bagagli. E sembra curioso anche che i due ciclisti positivi sono Matthews della Sunweb e Kruijswijk della Jumbo ma le squadre ritirate sono la Jumbo e la Mitchelton. La Sunweb ha Kelderman che in questa confusione potrebbe pure vincere il Giro e ha detto a casa andateci voi. La Mitchelton aveva già avuto il caso del gemello Simone, poi ieri è stata la volta di alcuni dello staff e per evitare che i ciclisti rimasti a turno si dispongano lungo la strada a passare il rifornimento ai compagni o la sera si aggiustino le bici da soli hanno salutato la carovana. La Jumbo Visma poteva restare, non dava fastidio, ma avendo perso l’unico uomo di classifica ha abbandonato con motivazioni non comprensibili, però pare che già nei giorni precedenti il capitano morale Altro Van Emden si fosse lamentato della presenza di estranei negli alberghi in violazione della bolla. Insomma per tornare a parlare della corsa ci voleva qualcosa di clamoroso, e allora diciamo che Peter Sagan ha scelto il giorno perfetto per intestardirsi a vincere e non in maniera ordinaria, ha fatto partire la fuga divertendosi con Ganna ad averla vinta contro gli inseguitori della Groupama, poi ha staccato i residui della fuga su uno strappo molto pendente, in discesa non ha rischiato e sul rettilineo d’arrivo ha chiamato la standing ovation. A intervistarlo c’era Mitraglia Rizzato a cui ha detto che ha vinto col suo stile e Rizzato, che già ai suoi inizi in RAI aveva avuto qualche incomprensione con lo slovacco, ha chiesto se si riferiva alla discesa, e a quel punto Sagan ci ha rinunciato e ha risposto in maniera quasi normale.

E dato che la tappa abruzzese è stata paragonata alla Liegi questa vittoria dimostra che aveva ragione chi, per esempio ci deve essere un mio post da qualche parte, diceva che Sagan può vincere anche le corse ardennesi. Anche per la classifica c’è stato un episodio importante in quanto Fuglsang ha forato negli ultimi km e ha perso più di un minuto, ma ora non può certo lamentarsi del mancato fairplay che nel finale di corsa sarebbe ridicolo, può solo lamentarsi dei gregari caduti nell’adempimento del loro dovere e del budget ridotto dell’Astana che deve fare economia e compra le ruote negli empori dei cinesi. Infine per chiudere la trasmissione televisiva ci voleva la poesia e lo scrittore parlante nella sua Cartolina ha accostato la bolla ai palloncini rosa che decoravano il percorso, e si sa che il palloncino c’ha la poesia incorporata, e chiedeva dove finiscono i palloncini, lasciandoci col dubbio se ci è o ci fa, intendo l’ingenuo: lo sanno anche i bambini che i palloncini finiscono nello stomaco delle balene. 

Weyes Blood – Perfect Day

Lou Reed – Kicks

Cure fai da te

Linus e La Gazzetta dello Sport in occasione del Giro d’Italia hanno realizzato un numero speciale intitolato Extralinus con racconti e fumetti su ciclismo e biciclette più alcuni classici (Peanuts e Calvin & Hobbes) che non hanno bisogno di pretesti. E tranne i classici che non hanno bisogno di commenti qualcosa di buono c’è, come ad esempio due raccontini di Giorgio Scerbanenco e il fumetto di Alessandro Tota, poi c’è anche una cosa per fortuna breve dello scrittore parlante ma non è la sua peggiore.

C’è gente che hanno studiato

In questi giorni è iniziata la distribuzione dei premi Nobel e anche se nel mondo del ciclismo c’è gente che ha studiato e ancora studia per migliorare le cose difficilmente qualcuno vincerà un Nobel. Prendiamo ad esempio la tappa di ieri e partiamo dalla fine. La RAI si è inventata la realtà virtuale con la quale gli intervistati sembra che stiano sul palco e invece no perché per le regole anti-covid stanno altrove, due metri più in là, e nonostante questo sfoggio di tecnologia avanzata non solo non sono riusciti ad avere uno straccio di fotofinish dell’affollata volata ma neanche a fermare le immagini riprese di lato nel punto preciso in cui i velocisti tagliavano il traguardo. In rimonta sembravano prevalere Démare e pure Ballerini ma io avevo l’impressione che sul traguardo fosse passato ancora primo Sagan, ma poi hanno detto che dovevamo credere sulla fiducia che aveva vinto Démare, ma va bene, in fondo il francese non dà fastidio, in genere vince una tappa e basta, almeno nei grandi giri, poi ci sono piccole corsette a tappette in cui dilaga. E poi ha vinto nonostante l’insubordinazione di Scotson, uomo del trenino che aveva tentato di sfruttare un buco per vincere e che si era già distinto in modo poco distinto nei confronti di due Bardiani. E nel ciclismo mi sa che non arriverà neanche il nobel per la fisica: dopo l’arrivo Guarnieri pesce pilota di Démare dice che il suo capitano ha vinto per un micron, AdS domanda quant’è un micron e Bennati le risponde che è meno di un millimetro, quando si dice la precisione millimetrica. Ma prima la questione più dibattuta è stata quella delle borracce che in questo giro volano che è un piacere, o un dispiacere per Gerainthomas che è tornato a casa con una piccola frattura. Gli scienziati studiano ogni particolare della bicicletta e dei suoi componenti e anche dell’abbigliamento, tutto finalizzato alla performance, ma non studiano dei portaborracce sicuri, o forse li avranno pure studiati ma poi i capoccia dei team preferiscono quelli leggeri e inaffidabili sacrificando la sicurezza alla solita performance. A dirne la potenza c’è stato un momento in cui una borraccia vagante ha colpito al piede uno spettatore che è subito sembrato dolorante. E non bastassero le borracce ci si mette pure l’elicottero delle riprese che, a quanto dicono, all’arrivo del gruppo si è abbassato troppo e ha fatto volare le transenne che hanno abbattuto Van Empel e Wackermann, con quest’ultimo che è un altro fortunello, un incrocio tra Thomas e Pozzovivo. Quest’anno gli italiani hanno accusato e dileggiato organizzatori sloveni e polacchi per arrivi troppo pericolosi ma dopo il fattaccio hanno subito dato tutta la colpa all’elicottero dicendo che le transenne erano state legate bene.  Torniamo ai nobel, e diciamo che lo scrittore parlante difficilmente vincerà quello per la letteratura, con grande sorpresa dello staff RAI che lo ossequia manco fosse Ariosto e lo ringrazia come se non lo pagassero e scarrozzassero a fare quello che molti pagherebbero di tasca propria. Scappati via ciclisti e direttori sportivi perché c’era da attraversare lo Stretto di Messina ancora privo del magnifico ponte che il governo ri-Conte vuole costruire, al processo hanno utilizzato il tempo residuo per sentire uno psicologo dello sport, e AdS ha detto che la parola “psicologo” ad alcuni fa paura ma non bisogna avere paura dello psicologo, e si vede che non lei ha studiato, intendo non ha studiato la storia della psicologia, e non sa del cinismo e della crudeltà di cui sono stati capaci gli psicologi nei loro esperimenti con cavie umane e non.

Finalmente il fotofinish.

Classicomani e non

Non so chi ha inventato la parola “classicomane” o l’ha adattata al ciclismo, di sicuro la usa molto il sito Cicloweb per definire quei ciclisti che vanno forte soprattutto nelle classiche, tipo Gilbert o Van Avermaet, tipologia al momento rara in l’Italia dove il migliore nella specialità è Nibali che è il migliore in tutto mentre altri, Trentin Ulissi o Viviani, si potrebbero definire “tappomani” perché le loro vittorie più illustri in fondo sono le tappe dei grandi giri più che le semiclassiche o gli europei,  e altri ancora come Colbrelli e Nizzolo non sono neanche quello. E infatti Ulissi, deludente al mondiale, lanciato alla grande da Conti che al mondiale neanche c’era perché dimenticato da Cassani, ha vinto alla prima occasione utile di questo Giro, un arrivo in salitina, resistendo al resistibile ritorno di Sagan. Quello che invece non vuole rassegnarsi al ruolo di classicomane è Fuglsang che invece di andare alla Liegi a cercare di bissare il successo dell’anno scorso è venuto al Giro per fare classifica, ma nelle prime due tappe ha già perso i due principali gregari Lopez e Vlasov. Ma potremmo definire classicomane anche l’appassionato che preferisce le corse in linea a quelle a tappe e quell’appassionato sono io, e le domeniche del Giro saranno come quelle di decenni fa quando ancora non schifavo il calcio, cioè sarà tutto il ciclismo minuto per minuto perché si corrono in contemporanea le mie corse preferite, le classiche del Nord, e la corsa più dura del mondo nel paese più autoindulgente del mondo, o era il paese più bello del mondo? E infatti eccole le bellezze d’Italia quando stacco dai boschetti della Vallonia: viadotti di cui non si capisce il senso. Bisogna dire pure che il Sud non sa valorizzarsi perché mentre al nord Europa ci sono le stradine strette in pavé e nel senese ci sono le strade bianche che vanno molto di moda al sud ci sono le strade brutte; beh, perché in questi casi ci si dimentica dei tempi eroici del ciclismo eroico quando tutte le strade erano brutte? Meno male che qualcuno che ne capisce, e non è lo scrittore parlante, quando due ciclisti della stessa squadra, Viviani e Consonni, cadono in punti diversi fa notare che forse non è una coincidenza e forse non sono le brutte strade ma il brutto vizio di gonfiare troppo le gomme aumentando la performance ma perdendo il famoso grip che non è prerogativa del fuoristrada, però di queste cose si parla e subito dopo ci si dimentica. E comunque quando dalla Liegi si passa al Giro è un dispiacere perché almeno la metà delle volte sta parlando lo scrittore, ora ci dice di Camilleri ora degli abiti dei giullari che erano multicolori, come la maglia della EF che è stata multata però non per la bruttezza ma solo perché non era stata comunicata all’UCI nei tempi previsti, e quando di sera al TGiro propongono la sintesi della tappa e nel momento saliente della caduta dei due Cofidis si risente lo scrittore che blatera di colori dei giullari ci si rende conto ancora di più dell’assurdità della situazione, e ci si chiede perché non lo prestano a qualche altro sport, e non si capisce perché solo il ciclismo deve essere occasione per parlare e straparlare dei luoghi che ospitano gare. Dicevo due corse in contemporanea, oltre 400 km in totale ma anche a sommarle c’è stato poco spettacolo, tutto concentrato nei finali, gli ultimi 2 km al Giro e gli ultimi clamorosi 20 alla Liegi, fuga ripresa verso la fine in entrambe e Liegi decisa sulla Roche-aux-faucons dove sono andati via Alaphilippe Hirschi Roglic Pogacar con Kwiatkowski e Woods che arrancavano e sono rimasti dietro. Nessuno ha provato a evadere davanti e quando nel finale i quattro hanno iniziato a controllarsi Alaphilippe deve essersi ricordato dell’Amstel dell’anno scorso, e infatti dietro c’era Van Der Poel a tirare ma in mezzo c’era Mohoric che era partito in discesa e arrivato sul gruppetto di testa non li ha beffati ma ha finito per tirare la volata al campione del mondo. Ma oggi Alaphilippe forse sentiva troppo la pressione e ne ha combinate di tutti i colori. Già prima dei -50km aveva cambiato tre volte la bicicletta e pure gli scarpini, e nell’ultimo km ha sbandato prima a 900 metri e poi nel rettilineo finale danneggiando Hirschi e Pogacar, ha tagliato il traguardo alzando le mani troppo presto e Roglic l’ha infilato col colpo di reni. Difficile dire se Hirschi e Pogacar che sembravano ben lanciati potevano superarlo ma diciamo anche che per tutti questi errori oggi Alaphilippe non meritava la vittoria, e sta bene che sia andata a Roglic sia perché ci ha creduto fino all’ultimo sia perché, ridimensionato dall’esito del Tour, come già l’anno scorso anziché chiudere la stagione ha continuato con le corse in linea ed è ancora in tempo anche lui per cambiare mestiere e diventare classicomane. Alla fine la giuria impietosita ha retrocesso Alaphilippe per la deviazione finale così avrà meno rimpianti per come ha buttato la vittoria, ma se avesse vinto l’avrebbero squalificato ugualmente? Mistero, come un mistero è stata l’invisibile gara femminile che dicono sia stata vinta da Lizzie Deignan mentre delle protagoniste delle ultime gare solo Vos è arrivata ancora quarta, Longo Borghini Van Der Breggen e Van Vleuten  attardate, unica incrollabile certezza il ritiro di Puck Moonen che non dobbiamo giudicare oggi ma tra 4 anni quando vincerà il mondiale.

Ardenne ingrate per Dries Devenyns: ha lavorato alla Freccia per portare in testa ai 400 m Bagioli che è arrivato 19esimo e oggi per Alaphilippe che ha buttato via la corsa.

Ciclismo crepuscolare

L’estate è al crepuscolo anche se in Sicilia sono previste temperature alte e proprio da lì parte questo eccezionale Giro d’Italia Autunnale. Data la stagione le giornate sono più corte e rispetto a maggio le tappe finiranno prima, a meno che non ci siano ritardi alla partenza o tappe di trasferimento come usava nel rimpianto ciclismo di una volta, e in quei casi la corsa finirà al tramonto. Il processo alla tappa si svolgerà con le tenebre favorevoli e si teme che qualcuno non visto possa dire scempiaggini, ma niente paura, più facilmente le tenebre saranno rischiarate dalle illuminanti dichiarazioni di ex ciclisti preferibilmente autoreferenziali, giornalisti, storici, preistorici e scrittori parlanti. A proposito di scrittori, ve l’hanno mai detto che il Giro d’Italia è un grande romanzo popolare?

 

che poi uno può rimanere deluso

Ma forse per pubblicizzare il campionato del pallone mandano video con Piola o Riva? Perché il ciclismo deve sempre guardare al passato e alle sue leggende a volte romanzate a volte plausibili come l’accecamento di Polifemo? E hanno fatto questo spot sì con i ciclisti morti ma con questa atmosfera idealizzata che sembra il corrispettivo ciclistico di quelli del Mulino Bianco. Secondo me bisognerebbe presentare quello che verosimilmente si può verificare, basterebbero un allungo in discesa di Nibali o una volatina di Calebino. E perché alla RAI hanno preso il vizio di replicare delle azioni di corsa virate in bianco e nero come a dire sembrano imprese del ciclismo eroico ma poi se lo fanno così spesso vuol dire che sono imprese anche di questo ciclismo qua? E non pensano che uno semmai si aspetta le imprese eroiche su quelle salite che oggi non fanno neanche più selezione e poi dopo ci può anche rimanere deluso?