Ma cantare non cantava

Ferdinand Kubler, scritto con la dieresi, con quel naso poteva fare solo il mestiere del ciclista. E lo fece molto bene: ha vinto un Tour de France, un Mondiale, 2 Liegi e 2 Freccia Vallone, anzi 2 Frecce Valloni, insomma ha vinto due volte la Freccia Vallone. In Svizzera, poi, ha vinto tutto e nel 2000 fu nominato atleta svizzero del 900. Però se avesse cantato, se avesse fatto anche un solo disco, pure brutto, della sua morte si sarebbe parlato di più.

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Ferdi Kübler e Gentile Signora

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La Domanda dell’Anno

Questo 2016 che sta per finire direi che è stato caratterizzato da due cose. La prima è la grande morìa di cantanti, che se non fosse una cosa tragica rischierebbe di diventare comica per il gran finale con la caduta di un aereo che portava un intero coro russo. Alla mezzanotte del 31 i cantanti superstiziosi tireranno un sospiro di sollievo. L’altra cosa sono gli animali fantastici, e allora questo era l’anno adatto per proporre una mia annosa domanda, a cui potrebbero rispondere Cavazzoni, o Labbate, o Borges (da lassù, o da laggiù, chissà). Quella nella foto è la Fontana dei Delfini, ma se quelli sono delfini io sono il presidente dell’UCI (e giuro che non lo sono, altrimenti pensate che il calendario dell’UCI World Tour sarebbe così, con le corse arabe e senza Paris-Tours?) Insomma, la domanda è: che specie di bestie sono quelle?

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© Io

Cavalli vincenti

Ho difficoltà a capire il modo in cui si parla dell’ippica; si parla dei cavalli come se l’avessero voluto loro e fossero consapevoli della competizione, quando in realtà mi pare che i fantini e i driver usano pure il frustino, una cosa che non fa neanche Scinto con Pozzato. E quindi non mi piace l’ippica, tanto più quando poi toglie spazio in tv al ciclismo, come oggi con la Coppa del Mondo a Zolder. Quando si corre lì si ricorda sempre il mondiale su strada del 2002, uno dei più noiosi della storia, anche se viene esaltato da quelli che criticano tutti i percorsi mondiali, dicendo che dovrebbero essere più impegnativi, e che un mondiale per velocisti può andare bene ogni dieci anni. Non aggiungono, ma lo pensano, che può andare bene purché l’Italia abbia un forte velocista, e in quel 2002 aveva il cavallo vincente: c’era quello famoso che oggi fa il vecchio criticone. Ma tornando alla gara di oggi, se il duello continuo tra Van Der Poel e Van Aert appassiona gli appassionati, si deve ritenere che i responsabili di RAI Sport non lo siano. In effetti a volte sembra che per loro quello che non è calcio è un tutt’uno indistinto da programmare in maniera random. O forse no. Perché se oggi, per la prima volta, c’è stata un trattamento migliore per la gara femminile mandata in diretta, mentre per quella maschile (dove, manco a farlo apposta, il duello oggi è mancato) c’è la differita, un motivo, nazionalistico, c’è: ormai ci sono due, quasi tre, ciclocrossiste italiane sempre ai primi posti nelle gare internazionali. E però proprio oggi invece c’è stato il ritorno definitivo di Marianne Vos. Che una carriera così intensa, tra strada pista cross e mtb, iniziata così presto potesse essere già alla fine ci poteva stare (ricordate, ad esempio, Saronni?) Ma, dopo un periodo di infortuni e stress, Marianne ha iniziato l’estate scorsa a vincere su strada, prima gare nazionali, poi internazionali, una bella prova alle olimpiadi, poi è tornata al cross, ha vinto la sera del 23 nel Superprestige, e oggi, in Coppa del Mondo, il successo più importante, per ora, di questa seconda fase della carriera, con pochi secondi di vantaggio, ma avendo mostrato la sua straordinaria abilità nel guidare la bici e una grandissima determinazione, la famosa cattiveria agonistica. Secondo me il ritorno ai suoi livelli di questa fuoriclasse deve far piacere a tutti i veri appassionati; poi non so se questo significherà che le gare femminili la RAI tornerà a mandarle in registrata molto differita.

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Le avversarie sembrano pensare che la pacchia è finita.