Perline di Sport – un’altra Vos

Stanno per iniziare i Campionati mondiali su pista, che quest’anno si disputano ad Apeldoorn, in Olanda, come già nel 2011. Marianne Vos a fine gennaio 2011 vince i mondiali di ciclocross e dopo neanche due mesi passa dal fango al pino siberiano. Qualche mese prima, ottobre 2010, ha perso il mondiale su strada da Giorgia Bronzini. In quegli anni le due rivali vanno forte anche nelle specialità della pista dette di endurance o di situazione. Nella corsa a punti, vinta da Vos nel 2008 e da Bronzini nel 2009, le due si marcano e vince la bielorussa Sharakova, ma Giorgia almeno riesce a rimediare un bronzo. Nella penultima giornata c’è lo scratch, di nuovo le due rivali rischiano di annullarsi a vicenda, ma sono i mondiali di casa, può la Vos tornarsene a mani vuote? No, infatti nel finale parte in caccia, si crea in testa un gruppetto di 3, poi 4, infine 5 cicliste, neanche una medaglia qualunque è sicura, ma nell’ultimo giro Vos parte e stacca tutte di ruota, facendo una doppietta cross-pista davvero unica. A fine stagione Marianne perde di nuovo il mondiale su strada dalla Bronzini, ma in mezzo l’olandese vince 33 gare su strada, tra cui la Freccia Vallone e il suo primo giro d’Italia, e lascia la Coppa del Mondo alla compagna Van Vleuten, che però non riesce a ricambiare il favore al Mondiale su strada, quando nel ruolo di pesce pilota viene surclassata da Monia Baccaille.

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emergenze

“Vogliamo tutto e subito” diceva uno slogan dei sessantottini e forse questa è la più diffusa eredità di quella cosa lì, il 68. Quando nel 1973 ci fu l’Austerity causata dalla crisi petrolifera, e ci furono le domeniche senza traffico, e la fine dei programmi televisivi ad un’ora in cui oggi forse non è ancora iniziato il prime-time, ancora la gente si adeguò, pur se borbottando, ma poi quell’idea del volere tutto e possibilmente subito si è fatta strada, in Occidente e non solo, perché possiamo constatarla ad esempio anche nei paesi arabi ricchi. Insomma chi ha i soldi non vuole sentire ragioni: c’è una strada con un fondo di lastroni sconnessi, non m’importa, c’ho il macchinone e per quella strada non solo ci voglio passare ma ci voglio sfrecciare; da una settimana o anche più è annunciata una tempesta di neve, non m’importa, c’ho i soldi e voglio prendere l’aereo. Poi se inevitabilmente ci sono cancellazioni, attese e pure scarse notizie, il colpevole si trova facilmente, e per l’elzevirista, il corsivista non più ghettizzato in terza pagina ma con l’onore della prima pagina, il colpevole è l’impiegato, ovvero il burocrate, che non fornisce le notizie che non ha e non fa il lavoro che non deve fare, e se la prende col cliente che, secondo una leggenda metropolitana che piace molto agli elzeviristi, sarebbe quello che gli paga lo stipendio. Beh, a parte il fatto che l’impiegato ha un datore di lavoro, che può essere un Ente una Società o altro, che l’ha assunto, gli paga lo stipendio e gli da anche precise disposizioni sul lavoro da fare, ci sarebbe da vedere anche se il cliente in questione le paga le tasse da cui proverrebbero i soldi per quello stipendio, cosa tutta da  verificare. Però uno sbaglio l’impiegato in questione l’ha fatto e ve lo spiego io che non faccio il corsivista: dato che non tutti hanno il piacere di abitare sul luogo di lavoro e poter scendere a timbrare in mutande, l’impiegato ha sbagliato a uscire di casa per andare a lavorare con quel tempo, rischiando l’incidente se ha usato un veicolo o una scivolata se è andato a piedi. Avrebbe potuto invece andare a sciare a Piazza San Pietro o a giocare a palle di neve e in prima pagina ci sarebbe finito anche lui, sui giornali di un paese che disprezza chi lavora e gratifica gli sfaccendati. Però pensavo anche un’altra cosa: da quando ai politici di mestiere si sono aggiunti quelli che vengono dalla società civile, o incivile fa lo stesso, il fatto che un politico non abbia mai lavorato da molti è considerato un fatto negativo, come a dire che a quel politico manca un’importante esperienza. Ecco, dovrebbe essere lo stesso anche per i corsivisti.

La Zeriba Suonata – scambisti scozzesi

E’ uscito Always Ascending, il nuovo disco dei Franz Ferdinand, che tra i gruppi della ondata britpop degli anni zero sono stati tra i più divertenti, ma hanno avuto anche il merito di aver contribuito a riscoprire e rieditare i gruppi postpunk scozzesi da cui sono stati influenzati: Orange Juice, Josef KFire Engines. In particolare con quest’ultimo gruppo, quello più funk della compagnia, che si riformò per breve tempo nel 2004, fecero un singolo in cui su un lato c’erano i Franz Ferdinand con Get Up And Use Me dei Fire Engines

e sull’altro i Fire Engines con Jacqueline dei Francesco Ferdinando.

 

Lollo, Eva e i giochi proibiti

Le Olimpiadi in tivvù sono uno spettacolo che va bene per quelli che sono capaci di mettersi lì a vedere qualsiasi sport, di cui diventano esperti in pochi minuti, e tifare per qualunque italiano, pure mai sentito, pure se antipatico, basta che sia italiano. E questi spettatori credo siano capaci di discutere al bar dell’esclusione dell’Italia dal curling, lo sport zimbello per antonomasia, così come ai tempi dell’America’s Cup erano tutti tifosi di Azzurra o altra barca equipollente e tutti esperti di tattiche delle regate. Io di questo non sono capace e, anche a causa degli orari infelici, non ho visto quasi niente, a parte il fatto che chi segue le cattivissime scenette di LOL, che ho scoperto da poco, non credo avrebbe avuto piacere di vedere il bob a 4 sapendo che in gara non c’era il Tajinekistan.

Però ho potuto seguire almeno la gara che più mi interessava, la mass start del pattinaggio, una gara a metà strada tra la corsa a punti e lo scratch, o forse più vicina alla seconda perché è decisivo l’ordine d’arrivo. Questa gara però, più che a quelli che vengono dal ciclismo (e infatti la ciclista più famosa della compagnia, Martina Sablikova, si è astenuta) è adatta a quelli che vengono dal pattinaggio a rotelle, dove abitualmente si corre in gruppo, come la bella estone Saskia Alusalu, che ha tentato la fuga a sorpresa, la bella olandese Irene Schouten e la bella laziale Francesca Lollobrigida.

Da sinistra Schouten, Lollobrigida e Alusalu, tutte e tre occasionalmente in bici.

L’italiana, che viene chiamata Lollo come una sua lontana parente che in anni lontani faceva l’attrice, era la favorita ma non ha preso medaglie, e dopo la gara ha polemizzato perché vorrebbe continuare a correre pure con le rotelle, ma la Federazione non vuole. C’è una grossa differenza tra gli sport inseriti nei programmi delle olimpiadi e quelli esclusi, perché questi non portano medaglie e vengono trascurati, un problema che tocca pure il ciclocross, che Sven Nys & Friends vorrebbero far inserire nelle olimpiadi invernali, ma non è possibile perché le olimpiadi fredde sono più precisamente Olimpiadi della neve e del ghiaccio, e allora o diventano anche del fango o niente, e Nys per poter partecipare ai giochi olimpici si adattò alla mtb, ma ora direi che la Fat Bike o Snow Bike non ci sarebbero motivi per escluderla. Meno comprensibile è l’esclusione di uno sport molto praticato come il pattinaggio a rotelle dalle olimpiadi calde. Comunque la vicenda di Lollobrigida mi ha ricordato le traversie di Eva Lechner, criticata dall’ex ct della mtb perché nel 2016 si era dedicata troppo al ciclocross e non aveva fatto un simpatico ritiro in altura, e criticata poche settimane fa anche dal ct del cross per un cambio di bici non effettuato durante il mondiale, polemiche che non celano neanche tanto il fatto che i due cittì in questione avrebbero voluto che gli atleti si dedicassero solo o principalmente alla loro disciplina, in contrasto con la Multidisciplinarietà di Cassani, con la quale invece convive senza fare storie il cittì della pista Marco Villa, anche se bisogna dire che finché fai il multidisciplinare in due specialità olimpiche va bene, e anche il nuovo cittì della mtb, il placido Celestino, non fa di queste scenate. Il punto è che sia a Eva che alla Lollo piace gareggiare e questo secondo tanti dirigenti non va bene, contano le medaglie, i risultati, e, anche se non sono più i tempi dell’importante è partecipare, non mi sembra bello quantificare le medaglie da vincere, doppia cifra, poi dice che gli atleti si drogano. Ma l’importanza data ai risultati è una cosa che si verifica pure nelle gare per i giovanissimi, e per esempio a Radiocorsa qualche tecnico si è lamentato del fatto che, per emulare le corse delle categorie superiori, a volte nelle gare delle categorie giovanili a premiare i vincitori ci sono le miss, cosa che chi va sul sito della Federazione constata tranquillamente. E, a proposito delle miss, mi facevo un paio di domande in questi giorni, sui segnali contrastanti che si possono scorgere in paesi mussulmani, almeno guardandoli con occhi europei. Per esempio nella Turchia di Erdogan, che di recente avrebbe detto che bisognerebbe reintrodurre il reato di adulterio, al Giro di Antalya sul palco c’erano più miss che ciclisti, e poi ad Abu Dhabi c’erano le miss che consegnavano un premio e aiutavano a indossare le maglie delle classifiche e poi basta, e mi chiedevo ma se uno si distrae un attimo e per la forza dell’abitudine bacia una miss poi cosa succede?

Cartolina da Antalya

Eddy da Kuurne

Cercavo un asino ma ho trovato un asso, un asso del disegno. Cercavo qualcosa su Kuurne che è chiamata la città degli asini, e ci tengono a questa cosa, e infatti un pupazzo che raffigura un asino  viene consegnato al vincitore della Kuurne-Brussels-Kuurne, detta la corsa degli asini, una gara vinta da velocisti (oggi per esempio Groenewegen che sta mettendo su un bel palmarès) e specialisti delle classiche, compreso  Nick Nuyens, l’idolo di Alessandra De Stefano (l’ho scritto pure ieri per l’Het Volk, uguale), ma non è stata mai vinta né da italiani né da belgi di nome Eddy, nonostante da quelle parti non sono mai mancati, a parte quello là. Ma non ho trovato niente di interessante, pensavo almeno una cartolina con questi asini, però ho trovato che Kuurne è la città natale di Eddy Vermeulen, in arte Ever Meulen, illustratore e fumettista visto pochissimo in Italia, forse qualcosa su Dolce Vita, il giornalone molto “anni 80”, che sarebbe bello se qualcuno ricordasse con qualche libro, come già fatto per altre pubblicazioni del passato. Ever Meulen ha uno stile stiloso che rinnova la ligne claire, e per questo ha pubblicato sul New Yorker, con quel pizzico di avanguardie del 900, e per quest’altro ha pubblicato su Raw, e gli vengono a volte dei personaggi con gli spigoli che ricordano Daniel Torres e Giorgio Carpinteri. Poi per gli asini se ne parla un’altra volta.

Het Volk

Nei giorni scorsi il boss del New York Times ha dato massimo 10 anni di vita alla versione su carta del suo giornale. Beh, niente che non sia già successo altrove, come per l’Unità, il giornale fondato da Gramsci e affondato dal PD. Il giornale fiammingo Het Volk smise le pubblicazioni nel 2008 e di conseguenza non organizzò più la classica di apertura della stagione di muri e pavé, che portava il suo nome. La corsa dall’anno seguente fu organizzata da Het Nieuwsblad che successe alla testata non più concorrente anche nel nome della corsa. Però la gara è sempre più o meno la stessa, un piccolo Fiandre, che poi è la stessa cosa che si dice del GP di Harelbeke, altra corsa dal nome cangiante, però la legge belga non impedisce che ci siano due piccoli Fiandre. E quest’anno l’Omloop Het Nieuwsblad ha pure recuperato il vecchio tratto finale, con Muur e Bosberg, che il Giro delle Fiandre non utilizzava più. L’Het Coso, che oggi ha visto una doppia sorpresa danese, con la giovanissima Siggaard e il poliedrico Valgren, che ne ha bisogno perché la sua Astana è a corto di soldi, è l’unica classica fiamminga che manca a Boonen, che almeno un paio di volte l’ha buttata via. Per il resto l’hanno vinta molti dei migliori specialisti, compreso Nick Nuyens, l’idolo di Alessandra De Stefano. Il primo vincitore italiano è stato Ballerini nel 1995, come antipasto alla sua prima Roubaix, l’ultimo è stato Paolini nel 2014 dopo l’amico Pozzato nel 2007, e in mezzo, nel 2001, Michele Bartoli, l’italiano più completo nelle corse in linea dai tempi di Moser. Bartoli vinse con la maglia di campione nazionale conquistata l’anno prima, e, per chi non ricorda o era distratto da Pantani o non era ancora nato, quello era il periodo quasi buio della carriera di Bartoli dopo gravi incidenti, figuratevi nel periodo migliore.

La Zeriba Suonata – sabato al cinema

Forse i Calibro 35 sono il gruppo italiano più sostenuto dai critici in questi anni, e il recente Decade sembra essere il loro album migliore. Probabilmente dal vivo sono più coinvolgenti, semmai con brani come questo Travelers che in certi momenti ricorda i Portishead. Però… però se uno si distrae un attimo, e resta sovrappensiero, poi potrebbe chiedersi: ma quando comincia il film?

Si parla tanto di spoiler, ma con i Drifters non c’era il rischio che ti raccontassero il film, a stento si ricordavano il titolo; non bastasse la mimica del cantante Johnny Moore, ci sono questi versi molto significativi in Saturday Night At The Movies, classico del doo woop e della musica tutta: “Saturday night at the movies/ Who cares what picture you see/ When you’re huggin’ with your baby/
In the last row in the balcony?”.
Ecco, appunto, who cares?