La Zeriba Suonata – specchi

Salve, sono uno specchio. L’altro giorno è venuta da me Angel Olsen, una di queste cantanti americane che sembra che i guai li hanno passati tutti loro, ma almeno invece di andare a piangere in televisione ci tirano fuori belle canzoni, ma poi sulla faccenda questo blog ne trarrà un post consuntivo la prossima settimana, dicevo che Angel Olsen si è specchiata e mi ha chiesto: Mirror, mirror on the wall, who’s the fairest of them all? Penso che con them all si riferiva a tutte quelle cantanti disgraziate che dicevo, e lì è una bella lotta, però avrei voluto dirle Cosa ti importa della bellezza? Qui conta la musica, e Angel Olsen ha già fatto dei dischi ma io l’ho scoperta solo con l’album di quest’anno, All Mirrors pubblicato da Jagjaguwar, che i critici dicono sia stato un bel passo avanti, e in effetti di tutta la caravella delle donne perdute lei mi pare la più eclettica: Spring sembra St. Vincent prima di incontrare Byrne e Too Easy parte con una sezione ritmica cupa degna dei primi Cure e finisce leggera come i meglio Cardigans, Chance è una canzone americana classica mentre Endgame è da colonna sonora cinematografica e All Mirrors ricorda Kate Bush. Beh, alla fine alla Olsen ho risposto: La più bella sei tu, e non mi sono sbilanciato perché è la stessa precisa identica risposta che darei se venissero a specchiarsi Weyes Blood, Marissa Nadler, Emily Jane White e via cantando.

Il ritorno delle parole viventi

La Nave di Teseo, la casa editrice voluta da Umberto Eco, difetta di seriosità, avendo pubblicato ad esempio un audace diario di Elena Stancanelli al limite della perversione, gli ultimi pensieri di quel gran mattacchione di Ermanno Cavazzoni, e inoltre cercando piaceri a fumetti accompagnandosi con Igort in Oblomov vedovo Coconino. Ma una casa editrice ogni tanto deve anche ristampare qualcosa che non si trova più in commercio e loro hanno pensato bene di tirare fuori dalla polvere dei secoli, anzi degli anni dall’ultima edizione, le filastrocche nonsense di Fosco Maraini scritte in linguaggio metasemantico (tipo il grammelot). Queste poesie sono ora raccolte, insieme a un’introduzione della figlia Toni Maraini, in Gnòsi delle Fànfole e possono trasformare i vostri giorni smègi e lombidiosi in giorni a zìmpagi e zirlecchi. L’unica pecca di questo libro, per i miei gusti, è il fatto che non sia illustrato, ma d’altronde è comprensibile, provateci voi a disegnare un Lonfo che, com’è noto, non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta, ma quando soffia il bego a bisce bisce sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta.

La Zeriba Suonata – cambiamenti che non cambiano niente

Per una coincidenza danzabile una delle prime puntate di questa rubrica includeva anche un video di Ezra Furman. Il suo è un rock abbastanza tradizionale con un po’ di glam, niente di nuovo ma ha fatto delle belle canzoni, in particolare nel primo disco The Year Of No Returning del 2013. Anche il secondo Day Of The Dog, sempre del 2013, non era male, mentre il terzo Perpetual Motion People del 2015 mi è piaciuto molto meno e da allora l’ho perso di vista. Di recente sono andato a riascoltarlo e mi è rimasta in testa una canzone del primo album, in cui dice più o meno: non piangere, honey, sarò quello con cui puoi sdraiarti al sole (Lay In the sun), potrai cambiare il tuo nome e sceglierne uno che suoni bene, Diana o Clementine, poi, sapendo dei gusti di Furman, il fatto che probabilmente questa persona che lui chiama honey ogni mattina si faccia la barba non cambia niente, mi pare.

La Zeriba Suonata – Il ritorno del mio DJ

Dalla metà degli anni novanta è cambiata la considerazione del dj, forse soprattutto in Italia. Il dj diventava quasi come una rockstar, non era più visto solo come uno che mette i dischi, e poteva attirare grandi folle anche in spazi aperti. Però delle differenze rimangono ancora, non frequento discoteche ma vedo che nei locali suonano facilmente grossi nomi, per esempio tra il casertano e il basso Lazio almeno una volta all’anno ma anche di più si esibisce Little Louie Vega; il corrispettivo diciamo così di LLV nella musica suonata dove e quante volte si può sentire? Forse la differenza la fa soprattutto il fatto che gli spostamenti di un dj non richiedono una ditta di traslochi come per i musicisti tanto più se famosi. In Italia sul finire dei 90 i Subsonica miscelavano rock e musica da discoteca e intitolavano un brano Il mio dj, di recente rifatto da un giovane trappano (o si dice trapper?), qualche dj esondava diventando quasi maître à penser della sempre più malmessa sinistra e l’insopportabile Albertino con Einaudi, la casa editrice ex intellettuale che cercava pubblico giovane e pop gonfiando se non inventando fenomeni, scriveva un libro insulso illustrato da un irriconoscibile Giorgio Carpinteri ex Valvoline per di più funestato da una grafica da giornalino scemo per teenagers. Intanto nel mondo nel 1996 c’era stato l’album di esordio di quello che sarebbe diventato il mio dj preferito. Il dj in questione è americano, si chiama Josh Davis ma in arte ha scelto il nome DJ Shadow, e quel disco a scanso di equivoci si intitolava Endtroducing….. (con 5 puntini sospensivi) e non era un disco qualunque: si narra infatti che sia il primo disco realizzato interamente con suoni campionati ma non ne veniva fuori un collage inascoltabile ma grande musica jungle, hip e trip pop o solo pop al limite del prog. Ora è tornato con Our Pathetic Age, un doppio album con il disco 1 intitolato Instrumental Suite, dove qualcuno che canta pure si trova ma è più strumentale e molto cupo, e il disco 2 intitolato Vocal Suite con molti altri ospiti canterini tra cui Samuel T. Herring dei Future Islands che canta proprio nella title-track, la cosa più pop fatta da DJS nella sua carriera. E se poi vi chiedete perché DJ Shadow pensi che questa sia un’età patetica guardate un’immagine interna che raffigura una coppia che si fa un selfie sullo sfondo di un fungo atomico.

Una ruota che gira

Il ciclocross italiano è come una ruota che gira e non sempre nel fango. Sembra ieri che Bertolini spodestava Fontana e ora un altro Fontana sta per spodestare Bertolini che però è ancora giovane. Oggi si correva a Brugherio, il più bel percorso italiano allestito nello Stadio Increa in una ex cava, perché ognuno dalle cave ci ricava quello che si merita, chi i parchi anche sportivi chi le discariche, e con la pioggia il percorso era ancora più impegnativo, per cui avrebbe dovuto prevalere l’esperienza e quindi l’età e invece sia tra gli uomini che tra le donne al primo e al terzo posto sono arrivati degli under 23: Dorigoni, il suddetto Fontana, Casasola e Baroni. In Italia i giovani che promettono ci sono sempre, ma poi tra gli élite gli uomini scompaiono: o preferiscono la strada che può pagare di più o la mtb che è specialità olimpica o più semplicemente si perdono. Le donne invece mantengono le promesse forse anche perché quale che sia la specialità che poi scelgono comunque le pagano poco o niente.

Sotto quel fango dicono che ci sia Dorigoni e noi ci fidiamo.

La Domenica della Zeriba – La giraffa e la formica

Una favola che in realtà è un dramma dell’incomunicabilità.

La giraffa e la formica

Una giraffa camminava con la testa tra le foglie e, non potendo vedere dove metteva i piedi, stava per pestare una formica. La formica le gridò: Ehi tu, stai attenta a dove cammini, mi stavi ammazzando! La giraffa da lassù non poteva sentirla e la formica arrabbiata e offesa continuava a gridarle: Fai finta di non sentire? Sei assassina e pure altezzosa! Ma la giraffa continuava a non sentirla. L’udì invece un formichiere che stava acquattato nei paraggi e poté catturarla facilmente e inghiottirla in un sol boccone. Così la formica la prossima volta impara a gridare a vanvera, cioè non questa formica qui che ormai è andata, le altre.