La Sky non va bene mai

Intanto tutti si augurano che vinca Gerainthomas purché non vinca Froome, poi dopo inizieranno a dire che è strano che ha vinto uno che finora era arrivato solo 15esimo, e però allora come mai in ogni corsa a tappe in cui partiva lo davano tra i favoriti? La povera Sky, si fa per dire, che non ha mai fatto un’operazione simpatia, lasciata all’iniziativa dei singoli, e Froome al Giro era andato molto bene, molto disponibile, si trova qui quasi in territorio nemico, e quello di cui non aveva bisogno era l’espulsione di Moscon, che le fa perdere un gregario, e la lite che ha causato l’espulsione, negativa per l’immagine della Sky. Moscon è uno dei preferiti, se non il preferito tra i preferiti, per gli stessi commentatori che attaccano la Sky, e ci si dimentica che le cause pendenti per i celestiali prima del Tour erano due, e che il nuovo episodio fa quasi riconsiderare quello vecchio relativo a Reichenbach. Ora però mi aspetto che tutti quelli che hanno parlato di due pesi e due misure, compresi i sostenitori di Moscon, si augurino una squalifica uguale a quella di Lars Boom per un episodio analogo, e mi auguro che Cassani ci pensi bene prima di fare la sua squadra. E poi che si chiuda lì la vicenda, anche perché Moscon si è subito scusato, o almeno subito dopo il presumibile cazziatone che avrà avuto dalla squadra, e ha detto che gli dispiace e che non lo farà più, he’ll never, never, never, never, never, never do it again (not until the next time).

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Date a Cyrille quel che è di Cyrille

Oggi la diretta della tappa non è cominciata nel migliore dei modi, almeno per me. AdS ha citato una dichiarazione di Guimard dicendo che forse questo nome non dice molto agli spettatori, e ha ricordato che Guimard è stato direttore sportivo di Hinault, e allora dovrei pensare che sono davvero vecchio visto che Guimard me lo ricordo quando correva, 7 tappe al Tour e la maglia gialla ai tempi di Merckx, terzo al mondiale di Mendrisio e a quello di Bitossi, sì lo so che non vinse Bitossi ma ci siamo capiti. E allora mi chiedo se mi da più fastidio questo fatto dell’età o il fatto che non si da a Cyrille quel che è di Cyrille. Sono le solite cose che fatico a capire, come quando di un omicidio stradale si dice che l’automobilista correva a folle velocità. Cosa significa correre a folle velocità? Quell’auto è stata fabbricata in modo da poter correre a quella velocità, e se l’hanno fatta così, e se nell’industria automobilistica ci sono menti osannate un giorno sì e l’altro pure sì, vuol dire che in quello che hanno progettato queste grandi menti non ci può essere niente di folle. Ma l’industria della bici non è da meno, per esempio la bici di Calmejane, che sentendo l’albigese aria di casa è andato in fuga, quella sì folle, al punto che il suo dièsse voleva buttarlo giù come se fosse Froome, dicevo la bici era una bici speciale, fatta a regola d’arte, e se poi è risultata più leggera di quello che prevede il regolamento è colpa della solita burocrazia che si accanisce contro la libera iniziativa, e allora i meccanici potevano appesantirla con lo specchietto retrovisore, o col campanello che sulle salite piene di folli servirebbe, anche se sarebbe meglio un manganello, oppure potevano mettere, al posto della sella, un bel bidet che ormai è il simbolo e vanto della civiltà italiana, ma i meccanici, con scarsa fantasia, l’hanno solo piombata, e alla fine ha vinto Cort Nielsen, che non c’entra con la bici di Calmejane, ma visto come è andato bene sulle salitelle si vede che non è solo un velocista, la Liegi lo attende. Intanto sembra certo che la Bahrain voglia chiedere i danni al Tour per la faccenda di Nibali, e il Tour forse prova ad anticipare la Bahrein e pure la Sky presentando tre denunce contro i soliti ignoti per gli accidenti vari di questi giorni. Ma ora si potrebbe chiedere qualcosa anche ai veri tifosi del ciclismo, con cattiveria: una ritorsione. Visto che di costumi di supereroi e altri personaggi dei fumetti se ne sono visti molti lungo le strade, e non tutti indossati da individui inoffensivi, si potrebbe andare alle ferie del cosplay con bandiere varie, della Colombia, delle Fiandre, dell’Italia, semmai col bidet al posto dello stemma savoiardo, e inneggiare a questo o quel ciclista, però non a Tommeke perché quello è pure un personaggio dei fumetti e così si perderebbe l’effetto.

Omar Fraile contro Obelix

La Zeriba Suonata – Domeniche

Qual’è l’ora più bella della domenica? Forse quando al risveglio ci si accorge che è festa e non si lavora? Forse, ma non è questa la My Finest Hour che intendevano The Sundays, uno dei vari gruppi che inevitabilmente alla fine degli 80 suonavano canzoni dondolanti come quelle degli Smiths e facevano tintinnare la chitarra come quella di Johnny Marr.

Mostri

Il Giro della RAI è un grande doposcuola, un sussidiario non richiesto, l’ho già scritto, ma pure durante il Tour ci sono i compiti per le vacanze, e la Rai, soprattutto con delle sovrimpressioni inopportune, ci fornisce varie nozioni, alcune senza senso, tipo tutti i ciclisti nati il 17 luglio che hanno vinto al Tour, come se ci fosse un qualcosa da dedurne, o notizie storiche da incasellare nella nostra ignoranza in materia, che a stento ricordiamo in che anno c’è stata la rivoluzione francese. Ma oggi, mentre andava una tappa che finalmente faceva contento il pubblico, una fuga monstre dicevano, con molti partecipanti e pochi tatticismi, una notizia interessante ce l’hanno data, che poi chissà a chi può realmente interessare, ma per quello che mi riguarda mi riporta a qualcosa di piacevole: all’aeroporto di Mende, dove arrivava la tappa odierna, fu girata qualche scena di Tre uomini in fuga con due mostri del cinema francese, Bourvil e uno scatenato Louis De Funès. Poi la tappa che sembrava stesse finendo nell’ancor sguarnito palmarès di Jasper Stuyven, mancato erede di Cancellara, è stata vinta dall’astano Fraile, che si rivelò al mondo battendo Cunego al Giro dell’Appennino 2015, e solo a vedere nel finale lo sforzo di quei due e di Alaphilippe che si era intercalato veniva l’affanno. Non sono in affanno, invece e purtroppo, i contestatori di Froome, ma, dato che la Bahrain sembra stia pensando a una richiesta di danni per l’incidente di Nibali, questi infelici spettatori non passivi che pensano che i loro problemi siano causati dall’asma di Froome, farebbero bene a pensare che una task force di avvocati che ha prodotto 8000 pagine per la faccenda del salbutamolo, nel caso di un danno causato a Froome potrebbero confezionargli una richiesta danni mostruosa.

quasi un pistolotto

Forse non dovrei stare a parlare tanto di quelli che mettono i commenti dappertutto che poi pure la RAI li lusinga mandandoli in sovrimpressione o citandoli, rispondendogli pure a volte, però non lo so, ma quello che volevo dire è che quelli sono molto partigiani ma non nel senso di maquisards che la Resistenza sul divano non viene bene, no, nel senso che sono  molto di parte, e allora se in corsa cade un italiano, per qualsiasi motivo, pure a 650 metri dal traguardo, allora il gruppo si deve fermare ad aspettarlo, pure se bisogna prima fargli le lastre, se invece cade uno straniero pure comunitario, la corsa è corsa, si tiri dritto, sorry. Ora, stabilito che i due Sky sull’Alpe d’Huez non stavano facendo il fairplay, e peccato che per questo misunderstanding non abbiamo apprezzato quella fase di studio, che poi ad attaccare ha iniziato Bardet e si vede che non aveva studiato bene, ma io vorrei sapere gli Sky perché avrebbero dovuto avere fairplay se fino a pochi giorni fa tutti anche in gruppo dicevano che Froome doveva fermarsi e che era uno scandalo, una cosa che fa male al ciclismo, eccetera. Froome e i suoi, volendo, hanno un loro potere sindacale, lo hanno dimostrato nella tappa romana del Giro, ma le spaccature nel gruppo non giovano e non incentivano proteste serie. Solo pochi anni fa ci furono seri problemi al Giro di Toscana Donne, ci fu una mezza protesta, nel senso che metà del gruppo continuò a gareggiare, e Fanini se la prese con la sola Noemi Cantele. Ecco, tutti hanno tirato in ballo i due pesi e due misure, il diverso trattamento per Ulissi e Petacchi rispetto a Froome, ma la Sky si è battuta per la presunta innocenza, io sono innocente dimostratemi voi che sono colpevole, furono le altre squadre che sbagliarono a non pretendere lo stesso. il ciclismo non è un mondo a parte, pieno di eroi con grandi ideali e portatore di valori ecologici e sociali, se li portano li tengono chiusi nel bagagliaio della fuoriserie, non è diverso dal resto del mondo, e questa faccenda mi ricorda quelli che nel mondo del lavoro invece di lottare (in senso ampio, va bene pure nel senso di borbottare) per i propri diritti lottano contro i diritti degli altri, quelli ritenuti privilegiati perché hanno le ferie e la malattia, che poi io personalmente più che la malattia ho sempre preferito la salute.

Anatomia di una squadra

Se non fosse caduto, in questo Tour Nibali avrebbe potuto vincere una tappa, ma non quella di ieri, anche salire sul podio, ma difficilmente avrebbe vinto, perché avrebbe dovuto far tutto da solo. Quando era in corsa e c’era da usare la testa, si vedevano cose con poco raziocinio, Pellizzotti aiutava gli Sky e i fratelli Totò e Peppino Izagirre andavano in fuga. Ognuno è libero di pensare quello che vuole, di aspirare a quello che crede, ma i due fratelli, che si dice in partenza dalla Bahrain,  hanno un’età e hanno mostrato i loro limiti, e non credo che una squadra World Tour possa ingaggiarli per fare classifica nei grandi giri, al limite quegli sconclusionati della Dimension Data. Poi, dopo l’incidente a Nibali, come dicono quelli che parlano bene, si dovevano tirare fuori i cosiddetti, e non dico che oggi doveva andare in fuga tutta la squadra, ma battagliare un po’ di più, un po’ molto di più, e invece nessuno in fuga, nessuno da finisseur, e una comparsata di Colbrelli in volata. Però nel gruppo sono in buona compagnia, perché, chiarito che ieri quando i 4 in testa si sono allineati non era per fairplay ma per studiarsi come fossero Criquelion e Roche senza Argentin, diciamo che una settimana fa c’è stata una specie di protesta per una tappa lunga prima del pavé e ora che è successo qualcosa, più di qualcosa, che riguarda la sicurezza, niente proteste. Dall’organizzazione è lecito aspettarsi tutti i provvedimenti possibili, e oggi si è continuato a parlare di quello, ma secondo me il vero problema è che certe manifestazioni, che siano di pochi o di molti tra il pubblico, sono un prodotto di questo modo di vivere, e per quello soluzioni non ne vedo.

Niente di (ana)logico

Quello che è successo ieri al Tour, in particolare a Nibali, è un qualcosa che si presta a qualsiasi commento cattivo, a qualsiasi attacco, quindi quella che si dice una manna per i socialcommentatori, ci si può davvero sbizzarrire. C’è chi accusa il Tour e i francesi, chi accusa Froome perché non ha atteso abbastanza Nibali, chi accusa Bardet (e i francesi) perché è scattato nel finale, chi accusa i tifosi (in realtà pochi, perché il tifoso sembra fatto della stessa materia di cui sono fatti i social), chi accusa il tifoso per aver sputato a Froome, chi accusa tutti gli altri che non gli hanno sputato, chi accusa Viviani (non lo so, ma potrebbe essere) perché è facile vincere al Giro dove non ci sono le cadute del Tour, e così via, ognuno può inventarsi la sua accusa secondo le sue preferenze. Ma se è normale, nel senso statistico, che questo avvenga sui social a portata di tutti, che lo faccia un quotidiano è normale uguale, se si tratta di un giornale scritto con la maiuscola che si è sempre distinto per le sue battaglie per i diritti incivili e se l’articolo non lo firma uno a caso ma il giornalista che ha scritto un libro di sedicente passione ciclistica insieme a un banchiere, e quindi ecco che scatta addirittura l’accusa di golpe; in fondo, a dar retta a quel giornale ci sono in media 2/3 golpe a settimana.

Ma, dopo aver letto e visto che la caduta di Nibali è stata causata dalla cinghia di una macchina fotografica e non da una moto, anch’io ho la mia accusa da fare: io ce l’ho con gli analogici. Ma possibile che con tutti i telefonini, gli smartufini e smartufoni, le camerette digitali che ci sono in giro, c’è ancora il fanatico con la macchina professionale senza essere professionista? E io non riuscivo a fare una foto decente con le usa e getta, che non erano professional, erano continental, tagliavo le teste, e ora con la Panasonic (che una volta sponsorizzava una squadra ciclistica) faccio delle foto guardabili e poi col pc me le taglio come voglio. E che dire del negozio di dischi che frequento, dove gli ellepì stanno togliendo lo spazio vitale ai ciddì? E’ una cosa che mi fa rabbia non per una presa di posizione teorica ma per il semplice motivo che non ho più il giradischi e quando ce l’avevo erano più i dischi che saltavano, che ancora mi ricordo oltre 30 anni fa, quando comprai The Wishing Chair dei 10,000 Maniacs, riuscii solo a capire che era un bel disco, però era un disco di rock un po’ wave e un po’ folk, non era un salterello. E adesso tutti questi dischi, non tanto le ristampe, tra cui quelli di 180 grammi per altri fanatici, ma gli usati anche a 4 euro, non si può vedere questa cosa. In tutto ciò non c’è niente di logico, ma solo ana-logico.