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Anche al Vigorelli?

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Buste da favola

Nei giorni scorsi ho parlato di cartoline e oggi parlo di buste, quelle per la corrispondenza, perché ABEditore ha lanciato una collana di storie imbustate, che si chiama proprio L’Imbustastorie. Niente a che vedere con lo straordinario romanzo grafico ed epistolare Griffin And Sabine di Nick Bantock, uscito nel 1991 quando per le mie risorse di allora costava troppo, in cui erano riprodotte fisicamente le cartoline e le buste con dentro le lettere da estrarre, che i protagonisti del romanzo si inviavano. Qui invece ci sono una serie di volumi, pardon, diciamo di uscite, che comprendono una busta, con la quale si potrebbe davvero spedire a qualcuno il contenuto, e dentro 3 fogli A4 e una cartolina, più una piccola nota sui traduttori che fanno parte della Bottega dei traduttori. Ogni uscita è dedicata alle fiabe di un paese o di una regione e sono riprodotte su pagine cosiddette anticate, ma la carta è normale se non mediocre. Poi c’è una cartolina ma senza notizie sull’immagine riprodotta. Il sito dell’editore dice che queste cartoline si possono usare come segnalibri, si, vabbe’, ma in un libro vero, qui non c’è niente da segnare su 3 fogli piegati. E poi, anche se l’editore scrive che questo è un modo leggero di far conoscere favole e leggende, non è abbastanza leggero da rientrare entro i 20 grammi, per cui se qualcuno volesse davvero spedire una busta a un amico, perché convinto che gli interessi o per inimicarselo, deve entrare nel meraviglioso mondo delle Tariffe Postali e dei Francobolli, partecipare alla caccia al tesoro sul sito gialloblù per cercare l’importo dell’affrancatura e poi avventurarsi alla ricerca degli introvabili francobolli di importo diverso da quello standardissimo per l’Italia entro i 20 grammi, francobolli più rari degli unicorni, per cui se invece preferite avventurarvi in coda alle poste medesime forse fate pure prima. Comunque, alla fine della storia, non è il caso di stare tanto a sottilizzare perché ogni busta costa 3,50 euri. Io ho comprato le favole provenzali, giapponesi e polinesiane. Quelle giapponesi sono tutte tragicissime, una provenzale su tre finisce bene per il cosiddetto rotto della cuffia, mentre quelle polinesiane sono tutte a lieto fine. E poi dice che Gauguin se ne andò in Polinesia.

A Ovest del Mondiale

Nei giorni dei mondiali sono successe cose interessanti, anche divertenti, come la manifestazione di quelli che dicono che hanno capito, ma secondo me non hanno ancora capito niente perché non hanno ancora rottamato il rottamatore. Ieri mattina, invece, per un’altra manifestazione, ero io che non avevo capito di cosa si trattava e mi chiedevo in quante città capita che organizzino moto e autoraduni in pieno centro, quando mi pare che altrove semmai la domenica chiudono al traffico. Invece quello che vedevo e soprattutto sentivo non era un autoraduno ma una manifestazione contro la pressione fiscale e il costo del lavoro, e i manifestanti facevano rombare i motori delle loro Ferrari, che avevano un numerino a dimostrare che loro manifestano in modo civile e ordinato e non come i morti di fame, e rombando la loro rabbia facevano scattare gli antifurti nei paraggi, peccato solo che non c’era un servizio d’ordine, e secondo me, più che i poliziotti o la Digos, ci stava bene la Guardia di Finanza. Ma in questi giorni non è che il resto del ciclismo si è fermato a guardare il mondiale, si corre continuamente ed è pure già partita la stagione del ciclocross. Nel lontano Ovest si sono disputate le prime due prove di Coppa del Mondo e in entrambe Toon Aerts ha battuto Van Aert. Questa stagione è partita all’insegna del terzo uomo perché la prima gara in Belgio è stata vinta da Van Der Haar, peccato che i due che si dice si contendano questo titolo poco lusinghiero di terzo uomo siano stati sempre discontinui, ma è un bene che dimostrino di poter battere i due fenomeni, così quando quei due passeranno prima o poi alla strada, non si potrà dire che chi resta vince solo perché quelli sono passati ad altro. E poi i terzi uomini ci vadano piano a pregustare future vittorie, perché si annuncia il ritorno di un campione, Lars Bum-Bum, che l’anno scorso disse di non volersi più distrarre col cross e puntare solo alle classiche e ora che ha cambiato squadra scendendo in una professional ha anche cambiato idea, dicendo di voler correre pure per i prati perché il ciclocross è cambiato. Non so a quale cambiamento si riferisca, ma mi pare che si pedali ancora con i piedi e non con la lingua o con i cazzotti, per cui la vedo dura per lui. Continuando a muoversi da lì verso Ovest si finisce per arrivare in Asia, nel Kazakhistan, dove hanno una tale considerazione di loro stessi che il Tour di Almaty, dopo essersi disputato dagli inizi nello stesso giorno del Lombardia, quest’anno si è disputato in contemporanea col mondiale medesimo, impedendo anche che Lutsenko facesse una prestigiosa cinquina in quella prestigiosa corsa. Buon per Vilella che ha vinto una tappa e la classifica generale, lui che finora ha vinto solo la Japan Cup, si vede che l’aria dell’Asia gli fa bene, ma diciamo pure che ci sono tanti che rimpinguano il palmares con le corsette in Cina o in Malesia, lui invece ha vinto le due corse più importanti di quel continente. E continuando a girare arriviamo sul Mar Nero dove c’è stato un altro ritorno alla vittoria, anche qui con tappa e maglia. Il redivivo è Ramunas Navardauskas, in verità già vincente in Cappadocia, ma l’idolo di Schiantavenna’s non è stato convocato per un mondiale con scarsa presenza baltica perché gli hanno preferito il vecchio Konovalovas. Navardauskas da un po’ di tempo corre solo con la selezione nazionale in giro per i continenti contro avversari molto inferiori a quelli con cui gareggiava in passato, perché neanche la Bahrain lo convoca e sembra che non sappia cosa farsene, un po’ come l’Astana con Moser, che quando ha vinto al Laigueglia anche lui correva con la nazionale, e poi, dopo aver fatto lo sborone alle Strade bianche, da lui definita corsa per veri uomini prima di partire e ritirarsi, è di nuovo evaporato, e se non fosse proprio Cassani il suo ultimo estimatore chissà dove sarebbe oggi, forse sempre in Kazakhistan, semmai a rimirare l’enorme installazione alta 12 metri dello scultore britannico Alex Rinsler che raffigura uno scoiattolo, oppure a cercare un ingaggio nella continental kazaka Vino Astana-Motors, ma ditegli però che Vino sta per Vinokourov e non per quella che ormai è la specialità dei Moser, perché di ciclismo odierno meglio non parlarne. Però, tra tutti questi ciclisti di cui le squadre non sanno che farsene, speriamo si trovi qualche team professionistico che sappia che farsene del siciliano Ficara, che continua a far bene nonostante infortuni vari ma corre nella continental di Fanini. Chiudiamo il giro del mondo e torniamo in Austria per riflettere su un’ultima cosa, sul potere dei conservatori nel ciclismo. A inizio anno quelli del Tour hanno annunciato che avrebbero eliminato le miss, poi non l’hanno fatto ma c’è stato l’immancabile dibattito, e le forze della reazione si sono subito attivate, ingaggiando al posto delle miss dei mister, o come volete chiamarli, vestiti agli europei di Glasgow in gonnellino scozzese e ai mondiali austriaci in pantaloncini tirolesi, sperando che così la gente supplicasse gli organizzatori vari e anche quelli eventuali di richiamare in servizio le miss.