il presepe mancante

Michele Rech da Rebibbia non credo che faccia il presepe, ma se lo facesse sono sicuro che sopra ci metterebbe anche i dinosauri, e allora è un peccato che non lo faccia.

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Tradizioni che stancano

La prima alla Scala, le contestazioni alla prima alla Scala e secondo me se non ci fossero le rituali contestazioni quelli che vanno alla prima in fondo ci resterebbero male, e poi gli atti vandalici contro l’albero di Natale sotto la Galleria Umberto a Napoli, e stavolta invece di abbatterlo hanno pensato che facevano prima a rubarlo, si dice forse per alimentare un’altra tradizione che è quella del falò di Sant’Antuono il 17 gennaio, e l’anno prossimo farebbero bene a pensare a un albero di granito. Ma pure questa tradizione recente dei tramonti rossi del venerdì sta incominciando a stufare, e venerdì prossimo qualunque cosa accada non posterò più foto del genere su questo blog, lo giurerei sulla testa del Premier se solo sapessi qual è dei tanti.

Legittimo presepe

Il Ministro del Cambiamento della Pubblica Istruzione ha detto di essere favorevole a mettere i crocifissi nelle scuole e anche i presepi, perché fanno parte della nostra cultura, della nostra tradizione, come la pizza, il campionato di calcio e i bombardamenti di fine anno e, nel giorno in cui all’Unesco hanno dichiarato patrimonio culturale dell’Umanità il reggae che fa parte della cultura giamaicana, non so tra Italia e Giamaica chi sta messa peggio. Approfitto quindi di questa occasione per sentirmi legittimato a tirar fuori l’immagine dell’unico mio cimento nell’arte presepiale, un’idea che mi venne quando vidi due pastori in una vetrina e subito li associai mentalmente in una simpatica scenetta poi concretizzata. Il ministro ha detto che queste cose possono servire anche a far riflettere, e allora mi sento legittimato a dire che anche questo gruppo scultoreo può far riflettere su un tema molto dibattuto in questo periodo, quello della legittima difesa. Infatti qui vediamo un frate cercante che cerca di catturare a scopo alimentare alcuni volatili commestibili, ma il loro legittimo proprietario imbraccia il fucile, legalmente e legittimamente detenuto, con finalità deterrente.

La Zeriba Suonata – Vesuvius

Inventiamo una storia falsa, che tanto su internet chi se ne accorge. Sul finire dello scorso decennio il grande musicista michiga… michiganiano… michighanese, il grande musicista del Michigan Sufjan Stevens volò a Napoli perché l’avevano convinto che l’aria della solfatara di Pozzuoli avrebbe fatto bene alla sua gatta asmatica. Tornato a casa e abbandonata l’idea, che non aveva nemmeno avuto veramente, di dedicare un disco cadauno ad ogni Stato Unito, pensò di dedicarne uno alla Campania, inserendo nel titolo quella parola che qui sentiva spesso, e così nel 2010 incise l’album The Age Of Adz, che conteneva il brano Vesuvius. Poi qualcuno ha detto che “Adz” suona come “Odds” e il disco infatti è pieno di stranezze musicali, e io aggiungerei che gli artisti americani è meglio se girano alla larga da Napoli, come dimostrato dal triste caso di John Turturro e del suo film praticamente neomelodico.

fumetti impegnati disegnati male

Per il povero Gino Bartali si sta mettendo peggio che per Frida Kahlo, sta diventando un personaggio pop oggetto di tanti libri e film, ma non per quello che ha fatto nello sport, altrimenti ci si potrebbe attendere lo stesso per Binda o Coppi, ma per quella faccenda dei documenti nascosti nella bici che lui voleva tenere segreta e, appena morto, è stata infatti rivelata e pubblicizzata, e ormai nell’ambito ciclistico Bartali avrà superato pure Pantani, quest’ultimo raccontato per trame e cospirazioni il primo per buone azioni. E così gli ha dedicato un libro anche l’editore Becco Giallo, specializzato in temi politici e personaggi idem, meglio se assassinati, e altre disgrazie. Sull’impegno di alcuni fumettisti nella realizzazione di questi fumetti impegnati ho sentito qualche chiacchiera ma non so fin quanto veritiera e allora meglio lasciar stare, però in questo caso, vedendo i disegni di Iacopo Vecchio pubblicati nelle ultime pagine si capisce che avrebbe potuto fare molto meglio dei disegnini che a volte sembrano quasi infantili, soprattutto delle biciclette, che illustrano la vicenda di Bartali, ma mettiamola così, che parlando principalmente di Gino in Francia, il disegnatore si è ispirato ai dipinti di Dufy e Matisse, ma anche se lo dico poi non ci credo. Oppure possiamo ipotizzare che per uscire in tempo per il Giro 2018 sia stata messa un po’ di fretta agli autori e il tutto sia venuto un po’ raffazzonato. La sceneggiatura è di Andrea Laprovitera ed è incentrata, come si dice, sul Tour del 1948 ripercorrendo sia la vicenda agonistica che la faccenda dell’attentato a Togliatti, con dei flashback un po’ forzati che accennano ad altri momenti della vita di Bartali, come la storia dei documenti che servivano a mettere in salvo degli ebrei, la morte del fratello e l’amicizia/rivalità con Coppi. Adesso però sarebbe bello se un editore disimpegnato commissionasse un fumetto su Romeo Venturelli, ma per quello ci vorrebbe Leone Frollo buonanima.