La Zeriba 10 – mutante

Stando sfogliando una rivista musicale, c’era la pubblicità di un nuovo disco e non c’era scritto di chi, e guardando il personaggio nella foto (sotto) ho pensato che forse era uno che copiava Arca, e invece no, era proprio la pubblicità del suo prossimo album Kick in uscita a giorni, e Alejandra Ghersi già Alejandro prima o poi doveva comparire in questa rubrica sugli anni 10 essendone stato uno dei musicisti più significativi, oltre che il produttore che ha dato nuova vitalità a Bjork. Questo personaggio più che un transqualchecosa è un mutant, e se la sua musica vi sembra inquietante, ditemi se non sono più inquietanti le immagini del video, quasi grottesche coreografie.

La Zeriba 10 – la vitalità della decadenza

Riascoltando il gruppo misto Ladytron, che da oltre un ventennio fa musica elettrogotica e decadente agli inizi più ballabile e a volte stereolabile e col tempo diventata più lenta ambient e a tratti psichedelica, mi è venuta in mente una vecchia barzelletta. C’è l’Europa che decade dalla fine dell’800 e mano a mano che decadendo passa da un secolo all’altro, per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene.”

White Elephant

90 Degrees

Kletva (versione dal vivo di una delle non rare canzoni con testo in bulgaro e pertanto l’immagine del video è fuorviante perché ritrae Helen Marnie ma la bulgara del gruppo è Mira Aroyo)

statue di gente che scriveva

In provincia non è come nelle grandi metropoli, ci si contenta, per esempio qui proprio in centro c’è una statua a figura intera di un mezzo olandese che era un grafomane, 3 volumi solo di lettere, però non gliel’hanno fatta per quello, ma perché facendo di mestiere l’architetto costruì un palazzo con giardino a pochi passi, e quindi di gente che come primo lavoro scriveva c’è solo un busto per Gianvolfango Goethe, uno scrittore minore, non come quel giornalista poeta eroe navigatore e se non erro pure santo che tiene una statua a Milano. E pensavo che quel rammollito del giovane Werther non si sarebbe ucciso se, invece di quell’altro rammollito di Goethe, avesse conosciuto il virile giornalista che gli avrebbe riso in faccia, semmai gli avrebbe mollato pure qualche benefico ceffone e gli avrebbe ringhiato: “Questa Lotte pare che ce l’ha solo lei.” Perché il mondo è pieno di donne e lui da uomo di mondo aperto verso le altre civiltà non faceva differenze: bionde brune bianche nere maggiorenni minorenni, basta che respiravano, e se non respiravano pazienza, ce n’erano delle altre. Però almeno con il busto di Goethe stiamo tranquilli, nessuno lo calcola, forse neanche  lo conoscono, invece quello importante che sta a Milano lo imbrattano, perché lo accusano, ma ingiustamente perché, come ricordano i suoi difensori, lui diceva: “Se c’è una caccia alle streghe, vado prima di tutto a sentire le ragioni delle streghe”. E prima sentiva le ragioni delle streghe poi, hai visto mai, da cosa nasce cosa.

a occhi chiusi

Se volete che il prezzo di un libro sia direttamente proporzionale al numero di pagine, alla lunghezza delle storie e al tempo di lettura, allora le Logosedizioni non fanno al caso vostro, perché i loro volumi cartonati sono da intendersi più come libri d’arte: belle illustrazioni per brevi storie che si leggono in pochissimo tempo. Io ho fatto un’eccezione per Lorenzo Mattotti che seguo da una 40ina di anni e che è ai vertici delle mie preferenze da quando la Corazzata Anselmo II entrò nella baia dell’Isola di Sant’Agata. Per una collana dedicata ad attività umanitarie Mattotti ha disegnato Blind, una storia che descrive il passaggio dalla cecità alla vista, da un bianco e nero, più macchie che figure, che ricorda il suo Hänsel e Gretel, ai suoi pastelli coloratissimi. Avevo visto un’anteprima su internet ma “dal vivo” è un’altra cosa e comunque spesso i libri di Mattotti li compro a occhi chiusi, e tutti dovrebbero poterli vedere, poi se non gli piacciono quello è un altro discorso.

una notizia buona e una buona

Il calendario del ciclismo prossimo futuro è sempre più futurista: simultaneista e cangiante, l’unica cosa certa è che molte gare si correranno in contemporanea ma quando non si sa, perché il calendario cambia continuamente e oggi l’UCI ha fissato le date ma l’aveva fatto anche l’altro ieri e un paio di settimane fa, insomma gli organizzatori non dormano ma si tengano pronti che ogni giorno può essere quello buono. La versione aggiornata a oggi dice che a Ferragosto si correrà non la Classicissima di Primavera ma la Classica delle foglie morte, e in effetti a pensarci a volte a metà agosto già cambia il tempo, ci sono acquazzoni e tira un venticello fresco. RCS si lamenta perché in contemporanea al Giro ci saranno molte classiche, ma un po’ è anche colpa loro che non hanno voluto fare un’eccezione per tempi eccezionali e si sono intestarditi a volerlo fare in 23 giorni come sempre, e neanche guardano che intanto le classiche italiane sono le uniche senza ingombranti concomitanze, solo un mezzo Delfinato per il Lombardia. Nel frattempo le cose migliorano per le sponsorizzazioni e al contrario che nelle barzellette ci sono una buona e una buona notizia. La prima è che la Mitchelton lascia ma viene da subito soppiantata da uno sponsor spagnolo. La seconda è che nella squadra dovrebbe avere un ruolo non ancora precisato Stefano Garzelli che vive appunto in Spagna e pare che per questo motivo abbia già dato le dimissioni dalla RAI. Tenuto conto che l’altra squadra in cerca di sponsor è l’attuale CCC ex BMC in cui ha corso per anni Alessandro Ballan speriamo che si trovi un nuovo sponsor e con esso anche un ruolo per l’altro commentatore soporifero.

La Zeriba Suonata – Grafica e altri disastri

Negli anni novanta e ancora negli anni zero in Italia sono stati pubblicati molti brutti libri. Stampa Alternativa lanciò i millelire per dimostrare che i libri potevano costare poco, ma in realtà quella era una furbata e quei libricini non potevano costare di più: erano formato cartolina, e si trattava di operine minori e brevi di autori famosi o di autori esordienti spesso meritevoli dell’anonimato fino agli sciocchezzai che allora andavano di moda sulla scia di Io speriamo che me la cavo. Però altre case editrici vollero sfruttare il momento e si misero a pubblicare classici e classicini fuori diritti su carta di pessima qualità, brutti oggetti, ma almeno letture spesso importanti a portata di tutti in un paese che ha scarsi rapporti con le biblioteche. Ma c’erano molti libri in quegli anni che, a prescindere dal prezzo, avevano un brutto aspetto grafico, ancora oggi da quello puoi riconoscere in che periodo sono stati stampati, e per dire c’erano  volumi di narrativa che somigliavano alle dispense per i concorsi. Forse anche il computer, le cui potenzialità erano ancora da conoscere ed espandere, usato con pressapochismo ha avuto il suo ruolo. Lo stesso accadeva con i video, e ancora nel 2010… ma adesso ci arriviamo. La mia forse eccessiva curiosità mi spingeva a comprare in edicola una rivista chiamata :Ritual: che in realtà era una fanzine di lusso e trattava di musica tardo-dark e di simpatici gruppi neogotici neofolk neopagani o semplicemente neonazisti, e infatti gli articoli più interessanti erano quelli sui fantasmi e sui cimiteri. C’erano musicisti supponenti che quando incidevano un disco sembrava che avessero scritto un trattato di filosofia. E in copertina facilmente finiva Elena Alice Fossi, sia come cantante dei Kirlian Camera che per il suo progetto SPECTRA*paris, fondamentalmente per i metri quadrati di epidermide scoperti, ma del resto nei concerti di queste musiche che facilmente sfociavano nel rockazzo metallazzo il pubblico non è che andava lì per vedere manoscritti autografi di Wittgenstein, e allora nel settore c’era da rivaleggiare con Cristina Scabbia. Nel 2010 SPECTRA*paris pubblicarono License To Kill, cd + dvd, e sia la confezione che i video avevano una grafica orribile con caratteri illeggibili e brutti disegni e animazione a iniziare dalla presentatrice virtuale, una cosa paradossale per un gruppo che puntava quasi tutto sull’immagine. Della musica non saprei cosa dire, non malvagia dal vivo ma tediosa su disco, forse l’elemento migliore della compagnia era la bassista e chitarrista Marianna Alfieri che a momenti ricordava, soprattutto quando indossava l’abito di pelle, la sua ben più illustre collega Suzi Quatro, e il clou del breve dvd è l’esibizione a Odeon Tv presumibilmente all’interno di una trasmissione sportiva. Questo filmato, da cui vi propongo Mad World, cover dei Tears For Fears, ha un grande valore come documento dell’epoca, non nel senso sociologico, ma perché le immagini sono proposte pari pari alla messa in onda con le notizie che scorrono in sovrimpressione e se vi interessa sapere contro chi giocavano la Fiorentina l’Atalanta o la Sampdoria la vostra curiosità può essere soddisfatta.

Elena Alice Fossi e Marianna Alfieri.

La Zeriba Suonata – le lotte per i – beep- diritti

ATTENZIONE: contiene parolacce e pure qualche indicativo dove voi mettereste il congiuntivo.

Quando mi capita di parlare con qualcuno molto più giovane di me mi rendo conto che è arrivato alla musica popolare in una fase molto più avanzata rispetto a quando ci sono arrivato io, sono successe molte più cose rispetto a quante se ne erano sentite sino ad allora, e orientarsi e conoscere non deve essere facile e meno male che per informarsi ci sono riviste, libri e siti, tra cui non di certo il blog che state leggendo. Chi oggi ascolta (t)rap deve sapere che il rap non esisteva in natura e che la musica si faceva con strumenti con o senza corrente e se ce n’era qualcuno elettronico era molto fisico, come il moog che per portarlo in giro c’era bisogno del nulla osta degli assessorati all’urbanistica e alla mobilità, e pure il computer immaginavamo che fosse ancora come quello nelle vignette, più grande del moog pieno di pulsanti e lucine e con la risposta su una striscia di carta. Poi a un certo punto venne fuori che in America i neri per suonare avevano preso a usare gli stessi dischi di vinile, quelli c’erano, con le manacce li facevano andare velocemente avanti e indietro sul piatto sotto la puntina che non era una bella cosa, si rovinavano, con quel che costavano, e su quelle basi recitavano versi in ritmo e in rima, e quest’ultima cosa non era una novità, né tra i neri e neanche tra i bianchi e in fondo pure la poesia in versi con una metrica ha il suo ritmo. Ma insomma quello che ne usciva non erano canzoni cantate, era roba che lasciava perplessi, anche quando ci si buttò un jazzista famoso come Herbie Hancock. E questo con tutto un contorno di break dance e street art. Allora chi poteva fungere da Carro di Troia per farci avvicinare al rap, forse qualche bianco? Sì, ma non quei tamarri degli Aerosmith che duettarono con i Run DMC. Beh, ci riuscirono tre facce da schiaffi, tre cazzoni che sembravano scartati da Animal House, e infatti scelsero giustamente di chiamarsi Beastie Boys, anche se va detto che lottavano per i loro diritti ancorché opinabili. E anche nella loro musica c’era il metallazzo ma non come influenza, bensì come ingrediente nel loro calderone che in fondo quella della contaminazione era una strada che poteva prendere la musica per non ripetersi, e ditemi voi se il punk che già scimmiottava sé stesso poteva più raggiungere quella potenza, ma i tre da ragazzacci quali erano prendevano per il culo anche i gruppi metal e tutto il già stantio immaginario rock. Il loro primo disco, una bomba, una cosa epocale, si intitolava Licensed To Ill e di quella licenza di ammalarsi (sarà quello il significato?) uno dei tre ha abusato al punto di morire di tumore a soli 47 anni: era Adam Yauch, quello che nel video di Pass The Mic, dice: “My name is MCA”, ma questo brano l’ho scelto tra i tantissimi anche per la sinuosa linea di basso. I BB esordirono con la storica etichetta rap DEF JAM, prima degli stessi Public Enemy, i quali, per dimostrare che anche tra i neri c’erano delle notevoli facce da schiaffi, al duro e pure puro Chuck D affiancarono Flavor Fav, e mi chiedo se in questi giorni di manifestazioni negli USA si ricordano di loro e suonano i loro pezzi come se fosse Fight The Power. Quei rappers cantavano, o meglio parlavano, con energia, con rabbia, poi dopo, soprattutto nella generazione dopo i due famosi morti ammazzati, sono arrivati altri che cantavano, o parlavano, così piano che neanche si capivano e sembrava che ti stavano facendo un piacere, ma chi ti ha chiesto nulla? Ma i generi musicali prendono le loro strade e non date la colpa ai personaggi di cui ho raccontato se in tivvù a tradimento vi trovate davanti Fabri Fibra.

E con la morte di Adam Yauch la foto sulla copertina del doppio antologico “The Sounds Of Science” con i tre che per finta si raffiguravano come vecchi non può essere replicata dal vero e quindi resta solo una delle loro tante burle.

Cartolina dall’Aldilà

Quando nel 2016 presentarono la passerella di Christo Yavachev sul Lago d’Iseo rimasi sorpreso perché credevo fosse già morto, poi mi accorsi che mi confondevo con la moglie Jeanne-Claude. Sarà l’età, sta di fatto che questa cartolina che raffigura l’impacchettamento del Pont-Neuf, risalente al 1985, l’ho comprata una trentina di anni fa e quindi non ricordo se allora conoscevo già l’artista e i suoi impacchettamenti. Christo ha fatto anche altre cose, e tra queste ha avuto anche contatti episodici con l’arte postale, con cui non c’entrano però le cartoline come quella che posto qui sotto perché la loro vendita era uno dei metodi con cui egli finanziava le sue costose operazioni mentre l’arte postale, tranne casi aberranti, si basa sulla gratuità e lo scambio. Ora non so se Christo sarà sepolto da qualche parte, ma una tomba o una cappella mi viene da pensare che potrebbero essere a loro volta impacchettate da qualche suo ammiratore o emulo o anche da qualche istituzione che volesse rendergli degno omaggio.

agit-prop

Se qualcuno ha ancora il mito dei caffè letterari dove si riunivano gli artisti i poeti gli scrittori i canzonettisti e i filosofi e sui tavolini componevano le loro cose, dicono che a volte scrivevano sui tovaglioli forse perché per condurre un’adeguata vita bohémien non avevano soldi per la carta, ora con la riapertura dei locali dove si magna e si beve e con il ritorno della movida questo qualcuno può credere che ci sia un rifiorire della vita culturale.