50 sfumature di strade bianche

Marco Pastonesi, tra i tanti libri che ha scritto, nel 2017 ha pubblicato La leggenda delle strade bianche. Piccolo omaggio alla polvere e al sudore degli eroi a pedali, per Ediciclo Editore, un piccolo libricino che si legge velocemente e, dato l’autore, con grande piacere. Pastonesi qui non parla solo degli sterrati senesi, ma di tutte le strade non asfaltate, compresi il pavé, le strade africane, scenario di corse avventurose che ha seguito e raccontato in un altro volume, e anche i campi del ciclocross e i sentieri della mtb, e, come gli capita spesso, non lo fa in maniera sistematica, ma quasi seguendo il flusso degli aneddoti e dei luoghi, come in una specie di deriva situazionista in bicicletta. Non vi resta che uscire dal gruppo in caccia di questo libro e raggiungerlo al più presto, in modo da terminarne la lettura prima che inizi la diretta della corsa, sabato 9 marzo.

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Fama da lupi

Qualche settimana fa ho visto in libreria un volumone illustrato di Michel Pastoureau, docente di storia del simbolismo ed esperto di colori, non chiedetemi dettagli, intitolata Il Lupo – Una storia culturale, edito da Ponte Alle Grazie, 2018, e l’ho comprato, ma era destinato a sgomitare per farsi strada nel gruppone dei libri da leggere. Senonché l’aver scritto dell’episodio di Keisse a San Juan e del wolfpack mi ha spinto a leggerlo. Il libro è la storia di come il lupo sia stato visto dalla cultura nelle varie epoche, soprattutto in Europa, i miti, i personaggi lupeschi di racconti popolari o colti, la cattiva nomea che l’ha accompagnato quasi sempre, fino ai giorni nostri in cui la sua immagine è migliorata, e nel capitolo sull’oggi immagino che ognuno potrebbe inopportunamente dispiacersi per delle assenze, da Lupo Alberto a Pugaciòff agli sfigati paramedici in Masha e Orso, mentre si cita il lupo degli scatenati cartoons di Tex Avery, e però non dimentichiamo che l’autore è francese. Ma il libro non nega i pericoli che il lupo ha costituito, soprattutto in passato, per gli altri animali e anche per gli umani, come invece fanno certi animalisti fondamentalisti, con cui Pastoureau polemizza. Il libro è davvero interessante e mi viene da pensare che se questa è una storia culturale e sociale, peccato che quando anni fa studiavo all’università le cosiddette scienze umane e sociali si perdesse tempo a studiare movimenti politici e sindacali, invece di interessarsi a queste altre bestie qua, come per esempio il lupo.