Troppo geniale

Max Dalton è un illustratore statunitense che dicono di base a Buenos Aires; boh, le persone normali c’hanno la casa o la residenza, quelli un po’ artisti hanno la base. Tra le tante cose nel 2013 ha pubblicato un libro per ragazzi intitolato Extreme Opposite, tradotto in Italia da Il Castoro col titolo Troppo Opposti nel 2018. Caratteristiche, situazioni opposte (troppo lento/troppo veloce, troppo lungo/troppo corto…) sono illustrate con disegni semplici ed efficaci e con un umorismo a volte cattivo e non sempre adatto a un pubblico di bambini anche per la mancanza di nozioni necessarie a comprendere le trovate, ma queste trovate spesso le ho trovate geniali, e nonostante il libro non sia troppo lungo e l’abbia sfogliato praticamente tutto in libreria l’ho  comprato lo stesso perché vale la pena tenerlo.

La Zeriba Suonata – Tre Allegri Ragazzi Rinati

Nel mondo della musica italiana non c’è un personaggio che mi indispone come Jovanotti, neanche Ligabue. Sentirlo nominare o peggio vederlo mi dà sui nervi, per non parlare della copertina del suo ultimo disco (parlando con rispetto) dove guida un’auto scoperta col braccio comunque fuori dal finestrino che non c’è. E da quella volta che i Tre Allegri Ragazzi Morti collaborarono con lui non sono più riuscito a comprare un loro disco, come se fossero contaminati, sarà un mio limite. A dirla tutta non è che i loro ultimi album pre-cumbiani mi piacessero molto, finivo alla fine per apprezzarne solo la grafica di Alessandro Baronciani. Però mi sono sforzato per il nuovo Sindacato dei Sogni, uscito sempre per La Tempesta, e ho fatto bene perché è diventato subito uno dei miei preferiti della loro discografia e direi anche in generale dell’anno in corso. Niente più esotismi modaioli come cumbia e reggae, ma rock con influenze della neopsichedelia, soprattutto chitarrine alla REM ma non dimentichiamo come si traduce in inglese il titolo del disco, e poi new wave con un omaggio al Great Complotto nel video C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno, la new york di Velvet Underground e Television, c’è il dark in cui precipita Accovacciata gigante che parte folk ma finisce che sembra Bela Lugosi’s Dead, e ci sono sempre gli Smiths a ispirare quell’andamento oscillante delle loro canzoni, come in Bengala, che immagino a chiudere i concerti col pubblico che oscilla a sua volta con accendini lumini e fiamme votive, e che ritorna in versione acustica come ghost/bonus track alla fine del disco, dopo un brano sintetico non proprio sintetico, perché Una ceramica italiana persa in California è un pezzo suonato col synth ma non ha il cosiddetto dono della sintesi, dura ben 12 minuti, mentre la ceramica ritorna, oltre che nel video di Bengala che vi propongo, anche come immagine di copertina: è una semplice ceramica raffigurante tre gatti cui il Davide Toffolo in modalità fumettista ha disegnato delle maschere, e quindi state tranquilli, non è un’opera di Jeff Koons.

L’Arte è un gioco, anzi due o tre

Enrico Baj era un artista anarchico legato a vari movimenti e avanguardie, in particolare alla patafisica di Alfred Jarry. Le sue opere spesso erano su temi sociali e politici, dai funerali di Pinelli ai grotteschi generali fino alla prevalenza della tecnologia e alla robotizzazione della società, e in questi casi ha utilizzato anche il meccano. E coerentemente la sua opera più vista è stata sicuramente il disegno realizzato per quello straordinario strumento di affrancamento economico individuale che è il biglietto della Lotteria Italia.

Artista quindi molto noto e ormai istituzionalizzato, non mi ha sorpreso trovarlo in compagna di altri pittori di epoche varie come oggetto di un gioco nel numero della Settimana Imitatissima che sta per lasciare il posto in edicola a quello nuovo in un avvicendamento senza soluzione di continuità, che poi è l’unica soluzione che non trovate a pagina 46.

l’utilità del princisbecco

Fandango Libri ha pubblico il Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana in cui ogni scrittore invitato scrive la voce relativa a una parola di suo gradimento. Lo scrittore performer e bibliofilo Paolo Albani ha scritto la voce “Princisbecco” che, al di là del nome evocativo derivante in realtà dal suo inventore Princhbeck, è una lega di rame stagno e zinco simile all’oro e usata anche per realizzare dei falsi. E pensavo che questo falso oro poteva servire ad arricchire la terminologia ciclistica affiancando nel campo dei titoli virtuali, alle già usate e anche abusate categorie dei vincitori morali e delle medaglie di legno, l’altrettanto poco ambita categoria delle medaglie di princisbecco, riservandoci poi di studiare a cosa possa corrispondere tale titolo. Io, ad esempio, proporrei di utilizzarlo per quelle medaglie della cui effettiva consistenza aurea si può legittimamente dubitare, insomma per quelli che non hanno affiancato a un titolo olimpico o mondiale altre vittorie di altrettanto valore, da Harm Ottenbros a Marino Basso da Laurent Brochard all’australiana Sara Carrigan campionessa olimpica per troppa grazia ricevuta, fino a Rui Costa che ormai non riesce più a vincere neanche nel suo Giro di Svizzera.