Vacanze impegnative

Ieri sono iniziate le mie vacanze e si preannunciano impegnative. Di pomeriggio ho acceso la tivvù per seguire i campionati europei di vari sport che si disputano a Monaco di Baviera, a me interessava solo il ciclismo su pista e quando passavano ad altre discipline mi mettevo a leggere, se la pausa era lunga il libro di Tullio Pericoli, se l’interruzione era breve qualcosa dal numero di Linus su Marylin Monroe che ho trovato in libreria. Non mi lamento.

Visibìlia – Floria e fauna

Floria Sigismondi nacque a Pescara, cosa credevate? Ma già a due anni i previdenti genitori cantanti d’opera si trasferirono in Canada. Floria ha iniziato disegnando e dipingendo, poi si è data anche alla scultura alla fotografia e alla regia. Ha diretto spot pubblicitari, un film sulle Runaways, il primo gruppo di Joan Jett, clip pubblicitarie e soprattutto musicali. I suoi video malati la fanno accostare a Chris Cunningham (clic e clac), il suo stile è caratterizzato da ritmo spezzato, effetti di luce, soggetti fuori fuoco e presenza di insetti e serpenti. E altra bella fauna è quella con cui ha lavorato, da quel sarchiapone di Marylin Manson ai White Stripes che erano sposati ma dicevano di essere fratelli. Si dice che una volta abbia definito i suoi video come “entropici sottomondi abitati da anime torturate e esseri onnipotenti”, e chissà se un’altra volta sarebbe stata capace di ripetere questa definizione pari pari. Un video che illustra bene lo stile di Floria Sigismondi è Push It dei Garbage, il gruppo composto da tre produttori e dalla cantante Shirley Manson che non era parente di Marylin ed era la vera forza del gruppo, la conditio sine qua non, non so se mi sono spiegato.

Push It

A spasso con la Zeriba – Altena

Ho recuperato questa vecchia rubrica per dare un consiglio a chi non ha ancora deciso dove andare in vacanza e sta approntando un qualche genere di sorteggio all’aeroporto o alla stazione, ferroviaria marittima o delle corriere è uguale. La meta consigliata è ideale per quelle che una volta la stampa snobbona definiva vacanze intelligenti, perché vi permetterà di apprezzare delle opere di arte contemporanea, ma stranamente è poco ambita dai turisti italiani, non ho statistiche sottomano per poterlo dire con certezza, ma chi ha bisogno di dati per dire quello che gli passa per la testa? Sto parlando del Noord-Brabant o Brabante settentrionale, per distinguerlo da quello belga, ma dire Brabante olandese sarebbe come dire l’Emilia lombarda, e non mi fate ripetere sempre le stesse cose. Il capoluogo di questa provincia dei Paesi Bassi è ‘s-Hertogenbosch, città che ha dato i natali a un pittore famoso con il nome d’arte di Hieronymus Bosch e alla ciclista Marianne Vos. La meta più specifica di questa puntata è la municipalità di Altena. In mezzo alla campagna brabantina, sotto il cielo basso che compete ai Paesi Bassi, c’è uno dei borghi che ne fanno parte: Babyloniënbroek, un paio di strade in tutto. L’attrazione locale non sono i Giardini pensili di Babyloniënbroek ma un’installazione artistica risalente al 2009. L’anno prima l’illustre compaesana Marianne Vos vinse la medaglia d’oro nella corsa a punti alle Olimpiadi Pechino. Gli storici narrano che la ragazza fu portata in trionfo su due biciclette d’oro, o più probabilmente dorate, di autore ignoto, non è chiaro se a cavalcioni di entrambe o a turno, e poi i manufatti furono collocati sulla Broeksestraat.

Nei paraggi, ma proprio da qui a lì, c’è Meeuwen che può vantare anche un Castello, ma in una Monarchia un castello non si nega a nessuno. Ma noi non ci andremo perché visto un castello visti tutti.

Infatti la seconda meta della nostra passeggiata è pochi passi più a sud, non guardate i cartelli con le indicazioni, sì a tot km in per di là c’è Breda ma non ci interessa, dobbiamo guardare giù, proprio la rotonda.

Su questa rotonda nel 2016 fu collocata una scultura che raffigura bici che salgono e che scendono e in mezzo, intagliato nel duro metallo, un nome: Marianne Vos (come avete fatto a indovinare?)

L’opera di Pim Wever è intitolata Wielerkoningin (= la Regina del ciclismo) , però anche alla Regina è costata fatica perché alla solenne cerimonia di inaugurazione il telo che copriva l’opera non fu strappato con un semplice gesto da una qualche autorità ma abbassato da una fune collegata alla pedaliera di una bici rossa azionata manco a dirlo da Marianna medesima.

Su youtube c’è un video un po’ lungo della manifestazione e non lo posto, all’inizio si vedono molte persone in bici, soprattutto ragazzini, che corrono attorno alla Rotonda, poi discorsi lunghi e solo quando parla Marianne i presenti ridono, ma non capisco cosa dice quindi niente. Ma questo non è stato il primo omaggio che Meeuwen ha voluto rendere all’illustre concittadina, perché già nel 2013 nel parco locale furono collocate delle opere di Richard Van De Koppel dedicate ad abitanti speciali della cittadina, e tra i pochi che un piccolo centro statisticamente può permettersi c’era ovviamente la Vos cui è stata dedicata un’altra scultura intitolata “Kanjerroute”, in parte metallica e in parte in materiale trasparente che raffigura il suo profilo con i cinque cerchi olimpici in testa.

E con questo mi sembra che qui non c’è più niente da vedere, ma tenete presente che il padre di Marianne, come ha raccontato lei stessa al Tour de France, sta raccogliendo suoi trofei e memorabilia per farne un museo.

Ma è questo il trono che si addice a Marianne: una panchina in mezzo alle sue campagne con vicino una bici, pronta a partire per altre fantastiche avventure, con buona pace delle avversarie.

Visibìlia – Le 3 vite di 3D

Nel 1989 RipRig+Panic e i loro eredi Float UP CP si erano già sciolti mentre i Massive Attack non avevano ancora pubblicato il loro primo disco. Neneh Cherry fece uscire Raw Like Sushi, il suo primo album, che conteneva Manchild scritta insieme a Robert Del Naja alias 3D. Quest’ultimo, a causa di una presunta gaffe di Goldie, è sospettato di essere Bansky ma, dato che è di origini napoletane, potrebbe essere anche Elena Ferrante. Il video di questo brano che è già trip-hop è di Jean-Baptiste Mondino ed è caratterizzato dalle immagini ondulatorie, come le onde del mare o una culla o un’altalena, vai a sapere cosa gli frullava, anzi gli dondolava in testa.

Manchild

2 Neneh 3D.

Visibìlia – Troppo di tutto

Non so se avete presente Michael Jackson and Bubbles, la scultura a grandezza naturale di Jeff Koons in porcellana bianca e oro che sembra una bomboniera gigante. Eppure in confronto al video di Victims dei Culture Club sembra un oggettino sobrio. Si è molto discusso, soprattutto ai tempi del Grande Revival Generale, delle differenze tra kitsch camp e trash, ma per questo video quei distinguo non hanno senso perché dentro c’è tutto, e non un po’ di tutto ma troppo di tutto, una tendenza al grandioso che non si vede neanche nei peggiori matrimoni, e c’è anche una delle migliori performance canore di Boy George. Il video fu diretto da Godley & Creme noti videomakers in quegli anni ma anche musicisti prima nei 10CC e poi in coppia.

Victims

Visibìlia – Bjorkoid

Nella prima puntata di questa rubrica ho proposto John Frusciante e i RHCP. Il chitarrista uscente in passato è stato il compagno di Emily Kocal, cantante delle Warpaint, la cui bassista Jenny Lee Lindberg è stata sposata con Chris Cunningham, videoartista che ha girato le clip disturbanti di Aphex Twin, quelle morbose dei Portishead e anche All Is Full Of Love, un classico di Bjork, in cui vediamo la costruzione di androidi (o ginoidi, o forse lesboidi) con le sembianze della cantante. Il risultato, a dispetto del titolo, è in linea con le altre cose del regista più invidiato del mondo (almeno dai warpaintofili).

All Is Full Of Love

Covid e quote rosa

Quando in Italia c’era il covid molte persone si ergevano a unità di misura della malattia e dei vaccini: “è stata come una semplice influenza quindi non c’è da preoccuparsi” oppure “non ho avuto effetti collaterali per il vaccino quindi fatelo tutti tranquillamente”. Ma ogni organismo reagisce a modo suo e ce l’ha confermato il Tour. Gianni Moscon si è ritirato perché non è in forma, si pensa che sia il long covid, ci sarebbe da capire perché l’Astana ha 30 ciclisti e abbia convocato proprio lui che stava messo così male, misteri kazaki. Ma pure l’AG2R ha lasciato a casa un monumento vivente come Greg Van Avermaet per schierare un talento ormai perduto come Bob Jungels, uno che sembrava un uomo da corse a tappe, no, da classiche vallonate, no, da classiche acciottolate, no, buono tutt’al più per il campionato lussemburghese, e per giunta l’abbia fatto partire positivo asintomatico approfittando di norme sempre più confuse. Ma alla prima occasione in cui la fuga di giornata poteva davvero arrivare Jungels ha vinto, dopo un testa a testa a distanza (ma non per il covid) con quel cartone animato di Teobaldo Pinot che dopo la botta in testa del giorno prima è tornato pimpante, o quasi, perché a raggiungere il primo non ci è riuscito, ma in compenso è stato superato pure da un duo di veterani spagnoli. Neanche il tempo di vedere arrivare Pinot che da dietro la curva sbucava Pogacar che ha voluto fare lo sprintino che gli ha fatto guadagnare altri secondini, poi vedremo se questo modo dispendioso di correre pagherà o “lo” pagherà. La fuga è stata anche stavolta mezza sconclusionata, con dentro quel cavallo pazzo di Van Aert e Rigoberto Uran che voleva guadagnare qualche minuto in classifica e alla fine ne ha persi altre sei, e quando l’hanno intervistato ha serenamente dichiarato: “Porco cane! Cazzo! Questo ciclismo moderno non mi piace.” Poi, interrogato su un argomento più scottante, cioè l’omelette, si è lamentato che non sempre si trova il prosciutto San Daniele. Ora per tutti c’è il secondo giorno di riposo, atteso per riprendersi dalle fatiche e dalle conseguenze delle cadute ma temutissimo per i test covid. Le girine invece si godranno un riposo più lungo, altri impegni permettendo, perché la corsa è finita, Van Vleuten ha vinto la classifica per la terza volta ed è pure la più anziana tra le vincitrici del Giro, mentre l’ultima tappa è stata vinta da Chiara Consonni davanti a Rachele Barbieri, due velociste che al termine di un giro duro avevano ancora energie per sprintare, come se tra gli uomini l’ultima volata la vincesse Mareczko che in genere non arriva alla quinta tappa. E puntuale arriva la lamentazione: Chiara Consonni cambierà squadra, ma comunque la Valcar che ha lanciato lei, Balsamo, Cavalli, Persico e tante altre, rischia di chiudere per difficoltà economiche. L’arrivo era a Prato della Valle in Padova e si è parlato anche del problema delle quote rosa tra le statue collocate nella piazza, perché i personaggi ritratti, che hanno dato lustro alla città, erano ovviamente tutti uomini, era un’altra epoca storica, ma questo non basta, si chiede che venga eretta anche qualche statua di personaggi femminili e qualcuna sarebbe stata già individuata. Io potrei suggerire qualche ciclista, vediamo un po’, Alessandra Cappellotto e Tatiana Guderzo sono vicentine, di Padova ci sarebbe Giada Borgato, per me va bene.

Bozzetto per la statua di Giada Borgato.

Bicilesionismo

A ora di pranzo ho sentito mezzo TG5 (facciamo TG 2,5) in cui hanno mandato un servizio su una rassegna di street art in Molise. Già in passato si sono occupati di Endless, lo street artist più innocuo del mondo, per non parlare di Jorit, quello che ha ritratto il calciatore innominabile per cui meglio non parlarne. E allora ho pensato che se ne parlano al TG5 anche la street art è ormai istituzionalizzata. Poi hanno celebrato un tuffatore 15enne che ha vinto l’argento ai mondiali. Ricordo minorenni celebrati anche in altri sport acquatici o presunti artistici, e calciatori diciottenni in nazionale, e nessuno ci ha mai trovato niente di strano, poi arriva un ciclista 18enne belga che vince tra gli élite, però l’anno dopo a 19 anni, e crea dubbi e polemiche e scombussola tutti, nella migliore delle ipotesi si discute del modo opportuno di far crescere i giovani ciclisti. E poi ogni piccola notizia su metodi di allenamento o attrezzature scatena polemiche e sospetti. E’ vero che i media generalisti danno spazio ai tuffi che non so quanto seguito abbiano e ignorano la partenza quasi simultanea di Giro Donne e Tour Uomini, ma il mondo del ciclismo è autolesionista, al punto che viene spontaneo il facilissimo gioco di parole e dire che è bicilesionista. Quest’anno i giudici francesi non hanno nemmeno aspettato le grand départ del Tour per scatenare sospetti, disponendo ulteriori ispezioni alla solita Bahrain financo delegando la polizia danese. L’anno scorso non hanno quagliato niente, quest’anno non hanno sequestrato niente, poi a me sembra che nessuno dei ciclisti passati per questa squadra abbia avuto una mutazione come quella di Bjarne Riis oltre 25 anni fa, e allora bene farebbe il Re del Bahrain a tagliare pure lui il petrolio alla Francia. Però nessuno ricorda mai le cose positive del ciclismo, ad esempio la promozione di una mobilità ecologica, a patto che il lavoratore che si sposta in bicicletta non pretenda di essere seguito dall’ammiraglia, e le vite salvate, tutti gli atleti strappati al calcio, Evelyn Stevens che lavorava per i fratelli Lehmann, e ora una storia quasi analoga, quella di un’altra statunitense, Kristen Faulkner dall’Alaska che faceva la promotrice finanziaria, ma poi ha lasciato tutto e dopo aver sfiorato la vittoria al Giro di Svizzera ha vinto oggi il cronoprologo del Giro d’Italia. In passato aveva fatto kayak, no canottaggio, no canottaggio indoor, non è chiaro, né è chiaro dove si svolga il canottaggio indoor: in un palazzetto enorme o direttamente nelle fogne? Ha corso presto per cui le è toccato rimanere un’ora e mezza cronometrata sulla hot seat riservata alla prima provvisoria, un’attività che non si può svolgere in smartworking, ma è stata tutto il tempo a sorridere diventando subito popolare. E’ una mattacchiona, forse pure più della Stevens, e dopo la gara è andata a tuffarsi in mare con la maglia rosa. Si è corso vicino al mare di Cagliari, 31 gradi e forte vento, qualcuno indossava un copricapo da cammelliere ma per la maggior parte degli italo-cittadini un clima così è perfino da invidiare. Per la vicinanza del Tour femminile la SDWorx non ha portato il podio dell’anno scorso, o meglio la vincitrice c’è ma è in ammiraglia, Moolman e Vollering non ci sono e nel caso della sudafricana è stato un grave sbaglio perché è una scalatrice e le montagne del Giro non le troverà al Tour. Però ci sono le due vecchiette (non che la Moolman sia giovanissima, anzi è al suo ultimo anno) ma non fanno più sfracelli come una volta. Nel cronoprologo di Caserta 8 anni fa Van Vleuten e Vos furono prima e seconda, oggi sesta e tredicesima. Della brabantina che ha avuto il dono da Dio ci hanno detto che prima della gara, ridendo e scherzando con le compagne, ha mangiato un panino con prosciutto e formaggio ma non ci hanno detto se prima ha recitato una preghiera di ringraziamento.

Kristen Faulkner prima era nervosa in attesa della fine, poi ha fatto splash.

Il Pirata e gli scultori

Marco Pantani, il ciclista romagnolo morto in circostanze mai chiarite in maniera convincente, lungi dall’essere lasciato riposare in pace come vorrebbe la religione cattolica prevalente in Italia, continua a essere oggetto di libri scandalistici, trasmissioni televisive scandalistiche e monumenti scandalosi. Ormai Pantani sta al ciclismo come San Pio alla religione di cui sopra: il loro culto, nato in anni di ipercomunicazione, ha superato quello di colleghi del passato che probabilmente nel loro ambito hanno fatto di più e di meglio. Binda, Coppi, Bartali, Gimondi, San Sebastiano, Sant’Antonio, l’altro Sant’Antonio, non sono nessuno in confronto alle odierne icone pop. E a 18 anni dalla sua morte la discutibile e triste mitologia del ciclista che correva senza casco ha generato già un discreto numero di indiscreti monumenti, sorti nei luoghi legati a episodi della sua carriera: qua ha attaccato, là è caduto, qui ha riempito la borraccia, lì ha fatto il miracolo della moltiplicazione delle bandane. A queste opere probabilmente ne seguiranno altre, ma se Padre/San Pio è ritratto quasi sempre nella posa della benedizione, sul laico campione gli artisti hanno potuto sbizzarrirsi. Di tutti i monumenti pantaniani a me, che sono ignorante in arte con specializzazione in ignoranza dell’arte contemporanea, piace soltanto la grande biglia con dentro la foto del ciclista a imitazione di quelle usate per giocare in spiaggia, un’opera molto pop che fu posta nel piazzale della Mercatone Uno ma è poi rotolata da qualche parte dopo il fallimento della società.

Poi ci sono sculture che sono delle semplici raffigurazioni del ciclista nell’adempimento del suo dovere, come quella di Cesenatico, e infine ci sono le stranezze, per non dire gli orrori, di cui vi propongo la mia personale Top Five.
Il Carpegna basta
Pantani non era tipo da ritiri in altura. Per allenarsi gli bastava la montagna vicino casa per la gioia dei sostenitori del ciclismo analogico, quello eroico dei tempi eroici. Il monumento sul Carpegna incrocia la leggenda con il superpop e il campione sportivo diventa un supereroe perché raffigurato come la Torcia Umana. Pantani della sua preparazione diceva: Il Carpegna mi basta, e pure il monumento sul Carpegna basterebbe, ma purtroppo ne abbiamo degli altri.

Come un Pantani in una grondaia
Sul Mortirolo il ciclista è raffigurato a cavalcioni di una struttura metallica che sembra una grondaia. A guardare bene si notano dei segni come l’abbozzo di una bicicletta, ma non si è andati oltre per non rischiare di cadere nel figurativismo, che già ai tempi eroici del ciclismo eroico sembrava una cosa brutta.

Sballato
Sul Colle Fauniera c’è Pantani in sella a un blocco quasi indistinto. Sono gli artisti che proprio si rifiutano di raffigurare una bicicletta o questo è un omaggio a quella cultura dello sballo che il ciclista non sembrava disdegnare? Infatti quel coso più che una bici sembra un toro meccanico.

San Marco Decollato
Si dice che sia iniziato il processo di beatificazione di Gino Bartali. Pantani lo supera e viene direttamente santificato, quindi del monumento sorto ad Aulla non suoni blasfemo l’accostamento a San Giovanni Decollato.

Finale slapstick
Gran finale. Anche i francesi, sempre accusati di sciovinismo, hanno omaggiato il ciclista italiano con una struttura posta sul Galibier in pietra acciaio e vetro sabbiato, con prevalenza della parte trasparente. Il rischio è che chi dovesse prendere in discesa la famosa salita alpina e non si accorgesse dell’opera, o scendesse alla Geniez, potrebbe infrangerla come in una comica dei tempi eroici del cinema eroico.