Decisi!

C’erano persone decise oggi al GranPiemonte, ma niente a che vedere col decisionismo di politici mai abbastanza dimenticati. Deciso il fuggitivo Rossetto, con quel naso che ricorda quello di Fedrigo, che fu più volte vincitore a danno degli italiani. Deciso nella volata Nizzolo, in una delle sue vittorie più belle e convincenti, con quella si chiama cattiveria, ma cattiveria agonistica, niente a che vedere con la cattiveria di quei politici decisionisti eccetera, per di più con un finale difficile, tortuoso e in salita. E deciso anche il ct Cassani che, diversamente da altre volte, non ha dato una prima lista di convocati per il mondiale, tra cui scegliere quelli da portare in viaggio e poi solo sul posto decidere titolari e riserve. No, Cassani ha dato direttamente i titolari, le due riserve, che è come se fosse solo uno, perché l’altro è Pozzato, e ha indicato anche il capitano, cioè il Nizzolo medesimo. Talmente capitano che dei suoi compagni di squadra, quelli con cui ha più affiatamento, gli uomini di fiducia, Alafaci e Felline restano a casa e Coledan fa la riserva.

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La planimetria dell’ultimo chilometro del GranPiemonte

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Un’altra Settimana Santa

Per i fiamminghi, e non solo per loro, la Settimana Santa è quella tra la domenica del Fiandre e quella della Roubaix, e lo era soprattutto quando il mercoledì c’era la Gent-Wevelgem, che oggi, spostata alla domenica precedente il Fiandre, è stata sostituita dallo Scheldprijs, corsa meno prestigiosa ma altrettanto pericolosa. Quest’anno il cambiamento del calendario ha generato una Settimana Santa anche in Italia, che forse è un po’ più santa perché qui si parla di catto-ciclismo. Questa settimana inizia il sabato del Giro dell’Emilia, che arriva alla Basilica di San Luca, e finisce il sabato del Lombardia, che cambia continuamente percorso ma passa sempre per la Madonna del Ghisallo. In mezzo c’è il mercoledì con la Milano-Torino che arriva alla Basilica di Superga. Finora con le vittorie di Chaves e Lopez è stata una settimana più colombiana che italiana, ma in genere chi vince l’Emilia o la Milano-Torino difficilmente vince pure il Lombardia, a meno di non chiamarsi Michele Bartoli. Oggi poi, con una frattura alla clavicola, è finita pure la Via Crucis di Adriano Malori durata tutta la stagione. Ma c’è stato anche il miracolo: la diretta RAI, e non so da quanti anni non accadeva per la Milano-Torino, ammesso che ci sia mai stata la diretta, anzi, ricordo piuttosto anni in cui le due corse piemontesi si disputavano al buio delle telecamere. Poi fu la luce, e questo è meglio dirlo in italiano, che in latino può sembrare pubblicità per le auto di quelli là che c’hanno la squadra di calcio con lo stile.

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3 Valli e 2 mezzi

Oggi alla Tre Valli Varesine c’è stato qualcuno che ha coronato il sogno della sua carriera nel ciclismo. Ma non Colbrelli, che ha ottenuto la sua vittoria più importante, ma aspira a vincere classiche internazionali, bensì Andrea De Luca che è salito sul palco tra le miss. Il suo compagno di avventure Stefano Garzelli, invece, sta diventando l’erede di Sgarbozza: sarà che vivendo in Spagna parla correntemente la lingua locale, si impappina, sbaglia i nomi (oggi per esempio ha visto in corsa Darwin Quintana e Kunziger), sbaglia le finali. Dicevo Colbrelli. La gara si è risolta in un duello finale con Ulissi, insomma i due mezzi campioni, tendenzialmente casalinghi, che sembra sempre che stiano per fare il cosiddetto salto di qualità (che non è specialità olimpica), e poi invece niente. Colbrelli ha un anno meno di Ulissi, l’anno prossimo potrebbe correre nel World Tour se i soldi del Bahrain saranno sufficienti, e per ora reclama un posto in nazionale. Diciamo che, come pure Ulissi, la sua occasione l’ha già avuta agli Europei, su un percorso più adatto, e lì ha fatto meglio di loro anche il vecchio Samuel Dumoulin. Per cui direi meglio un lavoratore in più e un piazzato in meno.

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Emilia paranoica

In questo ciclismo sempre cangiante è il caso di non affezionarsi a niente. E a dire la verità in particolare non era proprio il caso di preferire quel Giro dell’Emilia che in pratica chiudeva la stagione e si andava sempre più impoverendo nel campo partecipanti. In fondo è stata per anni una premondiale ed è tornata ad esserlo, almeno quest’anno col mondiale ottobrino in Qatar, che ha sconvolto il calendario. E a dirla tutta, dato che il mondiale è piatto, questo Giro dell’Emilia è stato più un pre-Lombardia. Quindi c’erano uomini da grandi giri, e ha vinto Esteban Chaves, per il quale non è la prima vittoria in linea, con al terzo posto Uran, che forse per la fase finale della carriera farebbe meglio a puntare di più sulle classiche. Però, dato che per il terzo anno c’era anche la corsa delle donne, che non hanno poi il loro Lombardia, per quelle tra loro più portate per le salite è stato lo stesso la gara di chiusura della stagione, e ha vinto Elisa Longo Borghini, che vince poco ma bene. Abbiamo visto infine che ai tre (e alle tre) saliti sul podio sono stati consegnati molti premi, tra cui la classica mortadella gigante delle corse organizzate da Amici.

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Elisa Longo Borghini rientra in albergo con tutti i premi vinti.

Io penso negativo. Per forza!

Stamattina il quotidiano fondato da Gramsci e affondato dal PD scrive in prima pagina che Dante (il poeta; forse qui è opportuno specificarlo) non è lento ma è rock. E un settimanale, per parlare dei 500 anni dell’Orlando Furioso, chiede un parere a Jovanotti.

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