La Zeriba Suonata – tipo il paradiso dentro la radio

Quello che spesso si dice della musica di Ariel Pink è che sembra uscire da una vecchia radio nei paraggi, e nel caso di Feels Like Heaven, tratto da Dedicated To Bobby Jameson, pubblicato dall’etichetta Mexican Summer nel 2017, verrebbe da chiedersi cosa sta trasmettendo quella radio, The Psychedelic Furs o The Smiths?

Annunci

Contraddizioni a squadre

Il mondiale cronosquadre per team non si disputerà più perché il pubblico non si appassiona alla competizione tra club e perché per le squadre le trasferte sono troppo onerose. Gli stessi team si spostano in altri continenti per partecipare alle Hammer Series, nuovo formato di gara a squadre che per motivi misteriosi dovrebbe interessare il pubblico, pur non essendovi costretti perché non è una gara world tour.

I team si sono lamentati per la riduzione del numero massimo di partecipanti per squadra alle gare, 8 nei grandi giri e 7 in tutte le altre, e al Giro di Lombardia giusto per far numero hanno iscritto ciclisti ormai esausti che si sono ritirati dopo pochi chilometri.

 

Statistiche illustrate – dati lineari

Finite le corse importanti del 2018, andiamo ad analizzare le principali corse in linea della stagione, in particolare i podi delle 5 classiche dette “monumento” e del Mondiale. Cosa c’è di nuovo? Non molto, è vero che c’è la novità del giovane ma non giovanissimo Jungels che ha vinto a Liegi, ma l’età media è alta. Nessuno ha vinto più di una classica monumento, Sagan alla Roubaix ha accoppiato “solo” la Gent-Wevelgem e Terpstra oltre al Fiandre ha vinto Harelbeke. Diciamo allora che la novità è il dominio della Francia che non solo ha ottenuto 4 podi, il doppio di Italia e Olanda, ma li ha ottenuti con tre uomini diversi (Pinot, Bardet e Démare) cui si potrebbe aggiungere l’Alaphilippe di Freccia Vallone e San Sebastian, mentre le altre due nazioni li hanno ottenuti con un solo corridore cadauna: Nibali per l’Italia e Terpstra per l’Olanda. E questi ultimi due sono i primi a livello individuale, Vincenzino con un primo e un secondo posto e Nikolino con un primo e un terzo. Nessuna vittoria per il Belgio ed è una notizia. E questa è la tabella, per quello che vale, perché il ciclismo non si può raccontare solo con i numeri.

Il Lombardia tutte le corse le porta via

Il Lombardia chiude di fatto la stagione ciclistica, di cui ognuno avrà i suoi ricordi preferiti, dal boato di Via Roma in Sanremo all’arrivo insperato di Nibali alla resistenza psicologica di Terpstra a bagnomaria al Fiandre, dalla fugona di Sagan alla Roubaix all’inaspettata impresa di Froome al Giro, dalla volata velocissima di Bastianelli all’Europeo nella capitale mondiale del pop che non ha neanche lanciato la volata e già festeggia la vittoria per distacco fino al lungamente atteso mondiale di Valverde e al bronzo di Guderzo che non doveva neanche esserci. Oggi ha vinto il favorito Pinot, il francese cui piace correre in Italia e che per questo, così come Pietro Sagan, potrebbe essere veneto e chiamarsi Tibò Pinò, ma quando in futuro si vorrà ripercorrere la carriera di Vincenzo Nibali bisognerà ricordare anche il suo secondo posto odierno, perché è partito a 50 km e si poteva anche sospettare che fosse l’attacco disperato di chi sapeva di non poter lottare alla pari con gli avversari e invece no, e poi, staccato dal francese sul Civiglio e ripreso dal gruppo già nel centro di Como, ci si aspettava che mollasse e si piazzasse al più nei 10, e invece il tempo di guardare le facce di quelli che l’avevano raggiunto e ha pensato che era il caso di partire di nuovo e questa è la dimostrazione che Nibali è un’altra cosa. Ora la stagione è finita, anzi non ancora, domani c’è la Chrono des Nations, ultima corsa europea, e poi si chiude, no, poi ci sono le corse asiatiche, e il ciclocross, e la Coppa del Mondo della pista, insomma come non detto.

In margine ai margini

Forse RCS si vuole distinguere dagli altri organizzatori e alle sue corse non invita quei poveracci delle squadre continental né la nazionale italiana, col risultato che al Gran Piemonte ex Giro del Piemonte ci sono meno partecipanti, meno battaglia e manca qualche ciclista del luogo come Felline, perché la sua Trek non partecipa e la nazionale avrebbe potuto schierarlo e invece niente. E’ vero che ci sono ancora grossi nomi, ma corrono per preparare il Lombardia e non sono adatti al percorso piatto di quest’anno, il cui senso è quello di sfiorare tutte le residenze regali della zona, e i giornalisti probabilmente si mangiano le mani retroattivamente pensando che una corsa così non è capitata ai tempi di Cipollone, perché avrebbero potuto scatenare la loro poca fantasia con giochini di parole a base di regge Re Leone e volate regali. Piove ma Saligari dalla moto dice che in corsa c’è buonumore,  ma pochi km dopo c’è invece una caduta e cade anche lui, fine della motocronaca. Nel finale il gruppo è decimato, c’è poca voglia e poca possibilità di attaccare, ma non ci sono neanche molte squadre che hanno le risorse umane per organizzare un trenino, ci pensa la Bardiani, ma Mirco Maestri mentre sta facendo una grande tirata scivola in curva e tutto si scombussola, c’è confusione, a 350 metri Colbrelli, che con la pioggia va più forte, si trova in testa e pensa che tanto vale partire, ed è vero che gli avversari non sono l’élite della velocità mondiale, ma tenere sarebbero stato difficile contro chiunque e invece ce l’ha fatta. Colbrelli continua a vincere poco, anche per le sue caratteristiche di uomo non velocissimo e con una certa resistenza in salitelle, ma continua a progredire e sembra avere ancora margini di miglioramento, e ormai sono alla sua portata quelle vittorie che darebbero un altro spessore alla sua carriera: una classica e una tappa in un grande giro. Viceversa Guardini, che oggi è arrivato ottavo e come prima si stacca sui cavalcavia ma a differenza di prima non è neanche più un fulmine in volata, e il suo omologo Mareczko, che quest’anno pure in Cina ha difficoltà a vincere, questi due hanno ancora margini di peggioramento.

Erratas Corriges

C’è questa credenza diffusa, o è solo un ingrediente per facile comicità, secondo cui i nomi e le parole spagnole finiscono in “s”, ma non è vero, e infatti Valverde Belmonte non si chiama Valverdes Belmontes e non è soprannominato L’Embatidos. La lingua in cui i nomi finiscono per “s” è il lettone, e, al contrario di quanto scritto ieri, Skujiņš non si chiama Tom ma appunto Toms, però ricordiamo che, come Peter/Pietro Sagan, anche il lettone potrebbe essere un ciclista veneto e chiamarsi Tommaso Scugin. E quando le Repubbliche Baltiche furono le prime a rendersi indipendenti e lì i russi non erano benvisti, i lettoni di etnia russa per mimetizzarsi mettevano una “s” finale al loro nome, ma se poi ti chiami Pēteris Ugrjumovs ti sgamano subito. In spagnolo in genere i nomi finiscono in “s” al plurale, e oggi alla Milano-Torino Valverde sembrava proprio Valverdes, il plurale di sé stesso, anche perché la sua squadra si è sciolta come un gianduiotto al sole ottobrino, e già al primo dei due giri del circuito finale ha iniziato ad attaccare, ormai non ha nulla più da chiedere al ciclismo, sembra volersi divertire e farsi la foto in cui vince con la maglia iridata, e in un gruppetto a 5 con due Groupama e 2 Astana sembrava poterli controllare agevolmente. Sembrava. Ma all’ultimo km Lopez si è distratto a pensare che forse era la volta buona per lui perché, al contrario del solito, non era ancora caduto, ed è andato a scontrarsi con Gaudu che, finito di tirare, si spostava bruscamente.

Immagini che fanno male al ciclismo, ma soprattutto cadute che fanno male ai ciclisti.

Così si creava un buco a favore di Pinot che Valverde, al singolare, non era in grado di chiudere, anzi, veniva rimontato anche da Lopez che, rialzatosi prontamente, rincorreva, rabbiosamente si dice, il francese ma per una volta la fortuna ha girato a favore di Pinot che è stato nominato sul campo Grande Favorito del Lombardia, e se vincesse la cosa farebbe piacere anche agli italiani che ci tengono al rispetto delle corse italiane, perché a Pinot piace correre in Italia. Del resto anche lui potrebbe essere veneto e chiamarsi Teobaldo Pinotti, però, a pensarci, con quel nome lì meglio che è francese.

Alcuni ciclisti, quando corrono una gara di media lunghezza in preparazione di una classica, sono capaci di farsi altri km dopo la corsa per ulteriore allenamento. Una alternativa può essere farsi intervistare da Ettore Giovannelli e le sue domande lunghissime.